DA DA PARACADUTISTI BRESCIA.IT 

20 luglio 2010

Da  EL  ALAMEIN  a TUNISI

redattore Gino Compagnoni

Sono andato in vacanza varie volte in Tunisia fra Hammamet e Monastir.

Per me e molti italiani quei luoghi erano considerati solamente un posto esotico, una villeggiatura che il Comune di Brescia proponeva ai cittadini anziani a costi convenienti.

Fino a poco tempo fa anch’io,  come molti altri, non associavo al soggiorno il fatto che, a pochi Km. dal nostro ombrellone, aveva avuto luogo l’ultimo eroico sacrificio dei nostri soldati in terra d’Africa. Ho provato un senso di amarezza nel pensare che gran parte degli italiani nulla sapessero di Takrouna, né del segno tangibile lasciato dai “ragazzi” al momento di dissoluzione della Folgore.

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Si ricordano i protagonisti della decisiva Battaglia di El Alamein, dell’operazione Henrich, della ritirata nel terribile inverno russo, dei ripiegamenti dei fanti nel fango d’Albania, ma quasi nulla  si conosce della drammatica ritirata degli italiani in Africa Settentrionale

Mi sono quindi posto alcune domande e sfogliando le pagine che descrivono la tenacia con cui i soldati italiani hanno fronteggiato l’8° Armata Britannica mi sono chiesto:  dopo El Alamein,  come hanno affrontato  la tragica ritirata gli uomini che sono sopravvissuti ed hanno continuato a combattere – dal 6 ottobre 1942 al maggio 1943 nel deserto in Tunisia?

I pochi reparti paracadutisti che rimasero compatti riuscirono a rompere l’accerchiamento inglese. Affrontarono la fame, la sete, il timore della prigionia, i mitragliamenti dell’Aviazione Alleata; superarono ogni difficoltà durante la lunga sfibrante e deprimente ritirata sino al maggio 1943.

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Circa 500 paracadutisti arrivarono al punto di raccolta, il campo trincerato di Tripoli,  isolati, a gruppi, con ogni mezzo. Si sentivano abbandonati, inutili, fino a quando per iniziativa del Capitano Lombardini comandante della 20° compagnia del Raggruppamento Ruspoli, costituirono amalgamati dall‘amicizia, e dalla  solidarietà germogliata a Tarquinia il 285° Battaglione paracadutisti Folgore.

Va ricordato che mentre con iniziative praticamente personali si svolgeva il lavoro di unificazione dei superstiti provenienti da vari reparti, il Bollettino dello SM/RE aveva, nel frattempo, diligentemente cancellato dall’ordinamento dell’Esercito la Folgore con freddo stile burocratico: “dissolta per eventi bellici”.

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 L’8 novembre 1942, a completare la nostra sconfitta ormai certa, il Corpo di spedizione degli Stati Uniti sbarcava in Marocco ed in Algeria per entrare in battaglia a fianco dei britannici.

Ricordare il valore dei nostri soldati ed il sacrificio dei caduti, allorché soverchiati dalle truppe degli anglo-americani che avevano preso Tunisi tagliando ogni collegamento con l’Italia e rendendo inutile la prosecuzione delle ostilità, è molto più di un dovere.

 Riservandomi di riprendere il tema, voglio accennare,  fra i tanti, ad uno degli innumerevoli  episodi di eroismo che ben sottolineano le caratteristiche fisiche, morali, di solidarietà e altruismo dei paracadutisti della Folgore.

 

LA  CONQUISTA  di TAKOUNA

Circa 400 paracadutisti erano riusciti, insieme ad altri reparti italiani e tedeschi, a rompere l’accerchiamento delle truppe Alleate e  continuato a combattere per tutta la ritirata in Egitto, in Libia, fino in Tunisia.

Lì sostennero aspri combattimenti, anche all’arma bianca. Delle cinque compagnie del 285° Battaglione i circa 180 superstiti formarono due compagnie, alle quali il Generale La Ferla della Divisione “Trieste” affidò il compito di conquistare il caposaldo di Takrouna occupato da truppe neozelandesi

Per la conquista del caposaldo (un villaggio arabo abbarbicato sulla cima di un picco roccioso), era necessario effettuare la scalata di una ripida parete rocciosa di  circa 40 metri esposta al fuoco nemico; quella parete che, secondo il comandante - alpino paracadutista - era la sola via da percorrere per occupare la cima. 

“ … il Sergente Maggiore Sanità si offre volontario per l’’impresa e sceglie 12 uomini. Nove sono paracadutisti provenienti dagli alpini, due granatieri e un tedesco. Passano minuti interminabili, ad un tratto dall’alto si sente il gracidare dei mitra tra scoppi laceranti di bombe a mano . Si odono anche urli e tonfi alla base delle rocce . Sono Neozelandesi scaraventati dall’alto in una feroce lotta a colpi di pugnale ….

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Il Caposaldo di Takruna fu conquistato e difeso ad oltranza dal 19 al 30 aprile 1943.

 

“ dall’Alpin de Trieste n° 146 –luglio 2009

Alle ore 13 del 13 maggio 1943 quel che rimaneva dell’Armata Italiana abbassava le armi. Il Maresciallo Alexander, in un commento apparso sulla London Gazete scrive:

“ … Per quaranta mesi ininterrottamente, quando ogni speranza di vittoria era sparita da un pezzo, ufficiali e soldati, specialmente di fronte agli inglesi, avevano dimostrato che quando non potevano vincere sapevano eroicamente morire.

William Shirer nella Storia del Terzo Reich scriverà: “… Mentre in Libia si combatte ancora , in Tunisia si continua a far affluire uomini e mezzi  per  permettere …. se necessario a Rommel di reimbarcarsi … Se il Führer avesse mandato qualche mese prima soltanto un quinto di quelle truppe e di quei carri armati a Rommel, probabilmente in quel momento “la volpe del deserto” si sarebbe trovata  al di là del Canale di Suez …

                                                          

                                                                                                                      Gino e webmaster

Continua …