Dai diari di Tano Pinna, di Umago d’Istria

art. parac. della 3^, poi 2^ btr. \ I° Gruppo

 

 

 

 

Ecco la “vacca”, il Caproni 133, utilizzato presso la Scuola, durante un volo sulle colline di Tarquinia

 

 

TARQUINIA

 

I VOLI  DI ….AMBIENTAMENTO

 

 

21 AGOSTO 1941

 

Altra prova, il volo, allegria in tutti, nessuno pensa di avere paura, nessuno ci ha parlato di aerei caduti.

Era l’attesa più ….attesa, più entusiasmante, VOLARE!

Di corsa, cantando, ci avviamo al Campo, dove ci aspettano le “vacche”, vecchi trimotori Caproni che hanno fatto la guerra di Abissinia, le strutture sono di metallo, il rivestimento in tela.

 Ne ho contati sei sul campo.

Ci portiamo ai lati del campo e ci fanno seder a terra, in attesa dell’ordine di imbarco.

Per il primo volo quota di seicento metri.

Si va, siamo in nove.

Avanziamo curvi per il vortice d’aria delle eliche, il rumore è assordante, le ali del vecchio trimotore fremono.

Entriamo.

 Un aviere toglie i puntelli dalle ruote, rombano più forti i motori, il pilota tira la maniglia del gas, tira a se la cloche, l’aereo si muove traballando, fugge il terreno,  continua lo scuotimento, ecco, ci siamo, si è alzato, non balla più.

Cerco di sporgermi dal finestrino, devo ritirarmi subito.

 Vicino ho Torre, provo a parlargli, non mi sente, non lo sento.

Il rumore è assordante, il puzzo dell’olio bruciato è insopportabile, da di volta allo stomaco.

Ecco la spiaggia, sotto di noi il mare, c’è un veliero sotto costa.

Il pilota spinge la cloche, si scende improvvisamente.

Cominciano le emozioni, si ha l’impressione di essere sospesi, Vesnaver, che è il più alto, sbatte la testa in alto.

Arriviamo a neanche cento metri sopra la nave, si vedono i marinai che salutano. L’aereo riprende immediatamente quota, emozione inversa, ci sembra di essere schiacciati in basso.

Ci siamo, volo normale.

Dura poco.

Si danza, virate improvvise a destra e a sinistra,  cabrate improvvise, poi picchiate altrettanto improvvise.

Poi…. ci diranno che i piloti vengono dalla caccia, e sono stati mandati a Tarquinia per punizione, di solito perché hanno fatto incidenti  o per voli “mattacchioni” o acrobazie non proprio ortodosse.

Come finale interno qualcuno fa i gattini.

Voliamo sul campo, un giro, si scende, uno sbalzo, qualche saltello, un lungo rullaggio, si rallenta, ci si ferma.

Al primo volo, su nove allievi, due sono eliminati.

Ancora una volta è andata bene, a domani la seconda prova.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un vecchia cartolina della Scuola di Tarquinia, con la “vacca” in primo piano

 

22 AGOSTO 1941

 

Quando arriviamo al campo gli aerei sono impegnati con altri gruppi,  così attendiamo davanti agli hangar.

Sono quasi le dieci, indossiamo i paracadute, gli aerei sono appena atterrati.

Ci incontriamo con il gruppo che ha appena effettuato il volo, …sono pallidi, stralunati:.

Come è andata?”

“Il pilota è matto!”

Entriamo, la partenza è immediata.

Subito in quota, passiamo sulla Salina, si vira, siamo su Tarquinia, si punta su Viterbo. Si sale ancora, infiliamo una nube, poi rispunta il sole.

Arriva un rumore strano dai motori, vediamo che il pilota parla con il motorista, qualcuno fa capire che ci dovrebbero essere due motori fuori fase.

Abbiamo appena passato Viterbo e si dovrebbe andare su Bolsena.

Un motore sembra perdere colpi, si comincia a perdere quota.

Ci guardiamo in faccia, , negli occhi di tutti  c’è un segno di preoccupazione.

C’è il paracadute, salteremo, ….paracadutisti senza corso!

Il pilota fa segno di stare calmi, ma non può nascondere un certo nervosismo.

Il motorista e l’aviere gli stanno vicino.

Siamo ancora in quota, il pilota non intende scendere a Viterbo, sarà certo di poter raggiungere Tarquinia.

Ad un tratto, quasi insieme, i due motori laterali si fermano, dopo un lungo singhiozzare.

Adesso si perde quota paurosamente

Ecco Tarquinia, il pilota dimostra coraggio e maestria.

Laggiù si intravede il campo, voliamo molto bassi, notiamo a più riprese un leggero rollio, è un segnale di allarme?

Sgombero immediato del campo, l’ambulanza, la “gatta morta”, corre e si porta ai bordi della pista, sfioriamo la linea ferroviaria, pochi attimi e le ruote toccano terra, breve corsa, qualche sussulto, poi siamo fermi.

Vediamo molti correre incontro all’aereo, scende il pilota.

Siamo pallidi?, l’abbiamo scampata per poco?

In tre dichiarano subito di ritirarsi.

Ci chiediamo: “è mai possibile far circolare ancora questi aerei?”

Che cosa sarà successo ai motori?

Meno male che il pilota era in gamba, a quest’ora potevamo essere tutti morti: che bel funeralone!

I commenti continuano anche dopo il rientro, così alla sera, per i giudizi critici che hanno seminato incertezza, se non paura, altri cinque si ritirano.

Nessuno viene eliminato, ma c’è una autoselezione continua. “

 

 fine