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IL NEMBO E' RIENTRATO AD HERAT. LA MISSIONE DEI PARACADUTISTI STA PER CONCLUDERSI
Domenica, 9 Febbraio 2014



I PARACADUTISTI DEL NEMBO SONO ARRIVATI AD HERAT
Venerdì, 31 Gennaio 2014
by webmaster

foto: Ettore Guastalla, caporedattore RAINEWS24- inviato al seguito del Contingente italiano , che ha condiviso lunghi giorni insieme ai Paracadutisti descrivendone il lavoro con accuratezza e precisione.
La Bandiera di Guerra del Reggimento lascia Shindand insieme al Comandante seguita dalla scorta. Dietro il 1° Mllo Antonio Carito , sottufficiale di Corpo . Sotto: La Bandiera è giunta a Herat e la scorta la posiziona nella sua sede temporanea,dove rimarrà fino ala partenza




HERAT- Dopo 130 chilometri il lungo convoglio del 183mo paracadutisti è giunto ad Herat senza subire alcun atto ostile.
Partiti da Shindand all'alba di stamane, hanno attraversato l'area che per sei mesi li ha vistio impegnati a sostenere lo sforzo delle forze armate afgane nel controllo del territorio
Gli Ottanta baschi amaranto, tra i quali il Colonnello Franco Merlino ed il Sottufficiale di Corpo 1° Maresciallo Antonmio Carito, che hanno lasciato per ulrimi la base, si apprestano ora alla partenza verso l'Italia, prevista a breve, di cui daremo conto.

Buon lavoro Ragazzi!! Buon rientro.





 
 
 
 
 
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MISSIONE COMPIUTA : IL NEMBO LASCIA SHINDAND
Domenica, 9 Febbraio 2014






MISSIONE COMPIUTA : IL NEMBO LASCIA SHINDAND
Martedì, 28 Gennaio 2014
by webmaster


l'ultimo alzabandiera del 183mo reggimento paracadutisi Nembo all'interno della FOB. Da domani inizierà il rientro in convoglio, attraversando aree che nascondono elementi ostili.


FASE FINALE DELLA TRANSIZIONE: IL NEMBO CONSEGNA L’ULTIMA DELLE BASI AVANZATE ITALIANE . DA OGGI CAMP ARENA DI HERAT RIMANE L'UNICA BASE IN AFGHANISTAN DEL CONTINGENTE ITALIANO


Shindand, 28 gennaio 2014. Questa mattina la base operativa avanzata “La Marmora” di Shindand, ultima delle Forward Operating Base (Fob) italiane, è stata ceduta definitivamente alle Afghan National Security Forces.

L’ufficialità del passaggio è avvenuta con una cerimonia che di fatto ha sancito il definitivo passaggio agli afgani della responsabilità della sicurezza del territorio, affidato dal 2009 ai militari italiani. Questa cerimonia segna la prosecuzione del processo di transizione e del rientro in Patria del contingente italiano, come parte del ridimensionamento che proseguirà fino alla fine del 2014.

I paracadutisti del 183° reggimento “Nembo” di Pistoia hanno consegnato nelle mani del rappresentante del governatore di Herat e del governo centrale di Kabul, le “chiavi” della base, che sarà la sede della brigata aerea della nascente aeronautica militare afgana, di cui gli italiani con 35 istruttori dell’Aeronautica Militare stanno preparando piloti e controllori di volo.

Alla cerimonia erano presenti il generale Taj Mohammad Jahed, comandante del 207° corpo d’armata dell’Esercito afghano, il generale di brigata Michele Pellegrino, comandante del Regional Command West (il comando multinazionale a guida italiana e su base brigata meccanizzata Aosta), il colonnello Franco Merlino, ultimo comandante di Fob “La Marmora” e del 183° reggimento paracadutisti “Nembo”, e numerose altre autorità civili e della coalizione.

Il momento della firma dei documenti, che ha suggellato il passaggio formale della base italiana alle autorità afgane, è terminato con l’ammaina bandiera italiano e il conseguente alza-bandiera afgano. Da oggi sarà l'autorità afgana unica responsabile della base.

Il generale Pellegrino ha sottolineato “il prezzo del processo di transizione in termini di vite umane e l’orgoglio di lasciare nelle mani di una forza matura il controllo, la sicurezza e lo sviluppo della loro madrepatria”.

Ultimo reggimento a operare nel territorio di Shindand come Transition Support Unit Center (TSU-C) è stato il 183° reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia con il concorso di una compagnia di bersaglieri del 7° reggimento di Altamura (BA), una compagnia del 4° reggimento genio guastatori di Palermo, una compagnia del 2° reggimento trasmissioni alpino di Bolzano e un nucleo di carabinieri con compiti di polizia militare.
Con la cessione della FOB “La Marmora”, la Transition Support Unit Center si rischiera interamente ad Herat presso Camp Arena, sede delle Regional Command West, e unico luogo dove ormai è rischierato il contingente italiano in Afghanistan.

Ai nostri Ragazzi che si stanno accingendo a rientrare ad Herat con un convoglio che attraverserà zone con elementi ostili e successivamente si imbarcherà per il rientro in Italia, vada la nostra ammirata stima per essersi distinti -come sempre- per la capacità di assumere e mantenere il controllo di zone difficili.







 
 
 
 
 
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IL TG3 AGENDA DEL 2O GENNAIO PARLA DEL NEMBO IN AFGANISTAN
Domenica, 9 Febbraio 2014


IL TG3 AGENDA DEL 2O GENNAIO PARLA DEL NEMBO IN AFGANISTAN
Martedì, 21 Gennaio 2014
by webmaster



PARMA- Un sevizio giornalistico del TG3 andato in onda ieri, 20 Gennaio, parla della base di Shindand, con una intervista al Comandante colonnello Merlino.




 
 
 
 
 
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IL PRESEPE DEL NEMBO A SHINDAND
Domenica, 9 Febbraio 2014



IL PRESEPE DEL NEMBO A SHINDAND
Venerdì, 27 Dicembre 2013
by webmaster


SHINDAND-AFGANISTAN- La base aerea di Shindand,presidiata dal 183mo NEMBO della Folgore, si è arricchita in questi giorni di un presepe speciale, semplice e bello,sul cui sfondo c'è un paracadute e la cui stella cometa illumina anche la bandiera del Reggimento. Per la terza volta in Afganistanm dopo Bala Murghab nel 2009 e 2011, i nostri Ragazzi operano di nuovo in una zona molto difficile, dove hanno già sostenuto diversi combattimenti e attacchi con mortai fin dal primo giorno. I paracadutisti hanno costruito un semplice segno natalizio che,speriamo, li faccia sentire meno lontani dalla tradizioni di casa. La splendida foto è stata scattata dal Sottufficiale di corpo del Nembo, 1° maresciallo Antonio Carito






 
 
 
 
 
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RAZZO CONTRO IL NEMBO A SHINDAND
Domenica, 9 Febbraio 2014



RAZZO CONTRO IL NEMBO A SHINDAND
Venerdì, 27 Dicembre 2013
by webmaster

Shindand, 27 dicembre 2013. Un razzo è stato lanciato oggi alle 10,15 circa (le 06,45 italiane) contro la base operativa avanzata di Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan.
Il razzo è esploso circa 350mt ad ovest della Fob “La Marmora” nei pressi dell`ingresso principale dell`aeroporto di Shindand.

Un plotone di quick reaction force ( QRF) della coalizione multinazionale è subito intervenuto per effettuare una ricognizione a sud della base per individuare il possibile punto di lancio del razzo.

Non si sono registrati danni e nessun militare, nè italiano nè di altre nazionalità, è stato coinvolto dall` esplosione.

Nella base operativa avanzata “La Marmora” opera la Transition Support Unit Centre (TSU-C), l’unità di manovra su base 183° reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia che è responsabile del settore centrale del Regional Command West, il comando multinazionale della Nato attualmente guidato dalla brigata “Aosta”.

 
 
 
 
 
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RASSEGNA STAMPA SUL 183mo NEMBO
Domenica, 9 Febbraio 2014

RASSEGNA STAMPA SUL 183mo NEMBO
Venerdì, 27 Dicembre 2013
by webmaster

RAINEWS 24 TELEGIORNALE DELLE ORE 13 - 26.12.2013


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RESTO DEL CARLINO- QN - IL GIORNO ed Nazionale del 27.12.2013
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«Lasciamo l'ultima base avanzata» L'Italia e la missione Afghanistan
A fine gennaio i nostri soldati si ritireranno dal fronte di Shindand
SHINDAND (Afghanistan) «SODDISFATTO? Sarò soddisfatto quando tornerò a Pistoia con tutti i miei uomini, una volta fatto il lavoro che ci hanno affidato». Il colonnello Francesco Merlino, comandante del 183°Nembo della Folgore, che è di stanza nella città toscana, è un uomo concreto, dal quale dipendono 640 uomini schierati per la metà nella provincia di Herat e per metà a Shindand, l'ultima base avanzata italiana, che restituiremo all'esercito afghano tra il 26 e il 28 gennaio. Dopo quella di Farah, Shindand. Il nostro contingente resterà (quasi) solo nella base di Camp Arena, a Herat, in vista della chiusura della missione Isaf, a fine 2014. A Shindand che sorge attorno a un grande aeroporto costruito dai sovietici resteranno gli afgani, 1500 americani e 35 uomini dell'Aeronautica Militare impegnati nella formazione dell'aeronautica afgana. «Non è una ritirata osserva Andrea Margelletti, presidente del Cesi e consigliere del ministro Mauro ma un rischieramento progressivo che ha visto consegnare le nostre basi avanzate all'esercito afgano, che per adesso le sta tenendo bene». Chi è sul campo, conferma. «È normale che gli insorgenti ci provino e ci riprovino, una volta che ce ne siamo andati osserva il colonnello Merlino ma la verità è che il passaggio di consegne delle basi avanzate sta andando in modo ordinato, e che l'esercito afgano, pur avendo meno tecnologia di noi, ci ha messo molto impegno e molti uomini e sta facendo egregiamente. Li abbiamo addestrati noi, e poi sono guerrieri nati: i talebani non passeranno». Anche a costo di non poche perdite. «CHE CI SIA attività da parte dell'insorgenza, che qui è prevalentemente costituita da bande criminali spiega il generale Michele Pellegrino, comandante della Brigata Aosta e del comando regionale Ovest della missione Isaf è un fatto, ma non è tanto determinato dal fatto che ce ne stiamo andando. Il punto è che nel sostituirci gli afghani ci mettono molto impegno, non si limitano a proteggere le basi ma vogliono controllare il territorio: il che fa pagare loro un prezzo, ma fa anche ben sperare per il futuro. Hanno motivazioni, volontà. Del resto, in questi mesi abbiamo condotto 40 operazioni a supporto a operazioni guidate e condotte dalle forze di sicurezza afgane. Il che la dice lunga sulla loro crescita, sulle capacità operative acquisite e sulla responsabilità che si stanno assumendo». Ma in Afghanistan nulla è garantito. Le elezioni di primavera saranno un momento delicatissimo. «Il problema spiega il generale Giorgio Battisti, capo di stato maggiore di Isaf, a Kabul non è tanto militare, ma politico. L'insorgenza afghana oggi non è paragonabile a quella siriana, fa danni ma è gestibile. Le forze di sicurezza afgane che hanno ormai 380mila effettivi, possono controllarla. Il problema è la transizione dall'era Karzai alla successiva. Una transizione delicata come quella del '48 in Italia». «Con l'uscita di scena del presidente Karzai dopo 12 anni prosegue ci sarà un colossale spoil system e ci saranno inevitabili tensioni tra le componenti della società afgana, anche intense, che potrebbero mettere in secondo piano la lotta all'insorgenza». È su questo che contano i signori della droga, la mafia del contrabbando, i talebani. Militarmente deboli, questa è la loro unica speranza. Solo la corrotta classe politica di Kabul, implodendo in guerre per clan e delegittimandosi ulteriormente, può perdere una guerra già vinta.

 
 
 
 
 
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IL MINISTRO MAURO A HERAT E IN LIBANO: "SCUSATECI SE QUALCHE VOLTA NON SIAMO ALL'ALTEZZA DI CIO' CHE FATE QUI"
Domenica, 9 Febbraio 2014

IL MINISTRO MAURO A HERAT E IN LIBANO: "SCUSATECI SE QUALCHE VOLTA NON SIAMO ALL'ALTEZZA DI CIO' CHE FATE QUI"
Mercoledì, 25 Dicembre 2013
by webmaster


HERAT- La vigilia di Natale il Ministro della Difesa Mario Mauro l'ha passata con i militari italiani schierati nell'area west.

Il Ministro Mauro è arrivato ad Herat nelle prime ore del mattino del 24, accompagnato dal Capo di stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

Nel suo discorso al personale militare, il Ministro ha evidenziato la delicatezza del momento che il nostro Paese sta vivendo. “L’Italia di questi ultimi mesi è un’Italia che cerca coraggio e fiducia, un’Italia che vive mille difficoltà. L’Italia che voi testimoniate qui in Afghanistan è un’Italia che ha coraggio e che mostra fiducia”, ha detto Mauro. E ha voluto ricordare, nominandoli singolarmente, i 53 caduti italiani in Afghanistan che di questo coraggio sono la dimostrazione più evidente e che, attraverso l’estremo sacrificio della vita, “hanno reso sacro il nome dell’Italia”.

Durante la giornata, prima di ripartire per il Libano è stato informato dal comandante gen Br Pellegrino sullo stato delle operazioni e si è recato a Shindand, dove ha incontrato i Paracadutisti del 183mo Nembo ( nella foto il Ministro col colonnello Melino comandante del 183mo Nembo, davanti al presepe allestito dai paracadutisti,ndr), trascorrendo con loro alcune ore.

LE FOTO OFFERTE DAL P.I. OFFICER DI HERAT


IL MINISTRO IN LIBANO
Il ministro della Difesa Mario Mauro ha successivamente raggiunto i militari in Libano. Dalla base di Shamaa, il ministro, in video conferenza, ha salutato e fatto gli auguri di ai due marò detenuti in India. Nel suo discorso ai militari all'estero ha detto "scusateci se non sempre siamo all'altezza di ciò che fate qui".



 
 
 
 
 
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NOTIZIE DAL 183mo REGGIMENTO PARACADUTISTI NEMBO
Domenica, 9 Febbraio 2014



NOTIZIE DAL 183mo REGGIMENTO PARACADUTISTI NEMBO
Venerdì, 20 Dicembre 2013
by webmaster

il colonnello Franco Merlino ed il sottufficiale di corpo 1° maresciallo Antonio Carito, incontrano, come consuetudine gli "elders" ( anziani) del villaggio prima della consegna dei manufatti


SHINDAND. Nei giorni scorsi la Transition Support Unit – Center (TSU-C), l’unità di manovra che opera alle dipendenze del Regional Command West, il comando multinazionale a guida italiana su base brigata meccanizzata “Aosta”, affiancata dalle forze di sicurezza locali, ha portato a termine la realizzazione di un pozzo presso il villaggio di Mogholan-e-Khoneh, avviato dei lavori di restauro per la scuola elementare “Farqa Bisto Yak” e consegnato materiale invernale alle forze di sicurezza afghane.
Queste attività, condotte per esplicita richiesta degli anziani dei villaggi oggetto degli interventi e su necessità di supporto delle forze di sicurezza locali, contribuiscono ad incrementare i rapporti di collaborazione tra le forze italiane, la popolazione locale e le forze di sicurezza afghane.
In particolare la realizzazione del pozzo di acqua potabile è stato possibile grazie alla donazione consegnata al colonnello Franco Merlino, comandante della TSU-C su base 183° Reggimento paracadutisti “Nembo”, dall’associazione italiana “lions clubs international”, distretto 108 “La toscana”, che ha consentito l’accesso all’acqua potabile a più di 1000 persone fino ad oggi sprovviste di questo bene fondamentale.
La realizzazione delle opere di rifacimento strutturali della scuola elementare è stata oltremodo apprezzata dalla comunità del villaggio e dagli stessi bambini che hanno potuto vedere come gli ambienti siano diventati vivibili e confortevoli per le loro lezioni quotidiane.
Infine le forze di sicurezza locali hanno potuto contare su una donazione di materiali e di stufe a gas che utilizzeranno in vista dell’inverno, ormai alle porte in questa regione dell’Afghanistan.
Queste iniziative sono state condotte nell’ambito della fase di transizione in atto nel distretto di Shindand e sono finalizzate a incrementare la leadership delle forze di sicurezza afghane nei riguardi della popolazione locale.






 
 
 
 
 
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GLI AUGURI DEL 183mo REGGIMENTO NEMBO
Domenica, 9 Febbraio 2014



GLI AUGURI DEL 183mo REGGIMENTO NEMBO
Venerdì, 13 Dicembre 2013
by webmaster


PARMA-Abbiamo ricevuto dall'Afganistan i saluti e gli Auguri del Comandante del 183mo Reggimento "NEMBO", colonnello Franco Merlino e del Sottufficiale di Corpo, 1° Maresciallo Antonio Carito. Hanno trovato il tempo di salutarci nonostante i gravosi impegni operativi. Come sapete gli uomini del Nembo sono per la terza volta in Missione in quei territori, stavolta a Shindand, e hanno già sostenuto diversi combattimenti ed attacchi con razzi lanciati verso la base; le loro giornate sono piene e difficili e averci dedicato un pensiero ci riempie di orgoglio. Al Comandante di Reggimento ed al suo sottufficiale di Corpo e alle loro Famiglie, in missione col cuore e la mente, mandiamo i nostri Auguri, pregandoli di estenderli anche ai loro coraggiosi Paracadutisti del Reggimento.
Chiediamo a San Michele Arcangelo e a Santa Gemma che li proteggano affinchè la loro missione sia "sotto un cielo senza tempesta,con pozzi generosi e piste senza predoni".
Sarà l'eta che mi ha "rammollito", ma ogni volta che i nostri Ragazzi sono in Missione è come se ci fossero miei Familiari.



 
 
 
 
 
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AFGANISTAN: IL 183mo NEMBO IMPEGNATO NELLA TRANSIZIONE
Domenica, 9 Febbraio 2014






AFGANISTAN: IL 183mo NEMBO IMPEGNATO NELLA TRANSIZIONE
Lunedì, 2 Dicembre 2013
by webmaster


Shindand, 02 dicembre 2013 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia sono iniziati nei giorni scorsi nel distretto di Shindand - Afghanistan occidentale - i progetti “Sicurezza nelle Scuole” e “Alunno Felice”, svolti congiuntamente dall’Afghan National Army (ANA) – l’esercito afghano - e dalla Transition Support Unit Center (TSU-C), l’unità di manovra attualmente affidata al comando del 183° reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia.

I programmi, voluti dal Dipartimento di Educazione di Shindand, sono stati sviluppati nell’ambito dell’attuale fase di transizione della missione Isaf che prevede il passaggio della leadership della sicurezza e della governance alle istituzioni locali. Entrambi sono nati dall’esigenza di diffondere la conoscenza ed elevare la sicurezza nelle fasce più deboli della popolazione contro i rischi causati dal maneggiare oggetti rinvenuti, quali mine ed altri residuati bellici, nonché per dotare di ausili didattici i piccoli alunni dei villaggi di Quanati, di Mogholan-e-Khone e della scuola Farqa Bisto Yak.

Il colonnello Franco Merlino, comandante del 183° reggimento paracadutisti Nembo, presente alla prima lezione del progetto “Sicurezza nelle Scuole”, ha espresso la “testimonianza di quanto i militari del contingente multinazionale, su base brigata meccanizzata Aosta, siano vicini alle necessità della popolazione locale”.

Al termine della lezione i paracadutisti hanno consegnato ai presidi delle scuole 100 banchi da tre posti ciascuno, 400 zainetti, 18 grandi lavagne e materiali di cancelleria e generi alimentari acquistati con fondi del Ministero della Difesa italiano, compresi 200 kit igienico sanitari.

SOLO UOMINI E BAMBINI POTEVANO ATTINGERE ACQUA. CON UN NUOVO POZZO IN UN VILLAGGIO ANCHE LE DONNE POTRANNO FARLO
L’attività a favore della rinascita e della ricostruzione avviata dal contingente italiano nell’area di responsabilità del Regional Command West, ha visto nello stesso periodo la realizzazione di un pozzo d’acqua all’interno del villaggio di Mogholan-e-Khone, permettendo così alle donne di aver accesso alle risorse idriche in quanto, essendo in passato presente un solo pozzo al di fuori del villaggio stesso, solo gli uomini e i bambini potevano recarvisi per prelevare l’acqua.

Contemporaneamente, nel vicino villaggio di Mogholan-e-Now è stato ristrutturato un capannone pericolante per l’allevamento del bestiame e dei più comuni animali da cortile che permetterà di dare successivo impiego ad oltre 300 persone del vicino villaggio.






 
 
 
 
 
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I SALUTI DAL 183mo REGGIMENTO NEMBO
Domenica, 9 Febbraio 2014



I SALUTI DAL 183mo REGGIMENTO NEMBO
Venerdì, 29 Novembre 2013
by webmaster

il Colonnello Franco Merlino con uomini delle forze armate afgane

PARMA- Grazie alla cortesia del Capitano Giuseppe Genovese, PIO RCWEST, pubblichiamo alcune immagini delle attività quotidiane che il 183mo Reggimento Paracadutisti Nembo svolge a Shindand.
A tutti i ragazzi della Folgore impegnati in Afganistan rinnoviamo il nostro augurio di BUON LAVORO e BUONA FORTUNA!


LE IMMAGINI GIUNTE DALL'AFGANISTAN

 
 
 
 
 
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AFFIDATA AL 183mo REGGIMENTO NEMBO LA RESPONSABILITA' DELLA QUICK REACTION FORCE DELLA BASE DI HERAT
Domenica, 9 Febbraio 2014


AFFIDATA AL 183mo REGGIMENTO NEMBO LA RESPONSABILITA' DELLA QUICK REACTION FORCE DELLA BASE DI HERAT
Mercoledì, 27 Novembre 2013
by webmaster

PARMA- Rispondiamo a diversi lettori che ci hanno chiesto notizie circa la presenza di Paracadutisti a Herat -notata in alcune foto da noi pubblicate- oltre che nella base base aerea di Shindand ( foto sopra: l'adunata del Nembo, ndr) , di cui hanno la responsabilità. Sono uomini del 183mo Nembo.

La presenza del Reggimento in Afganistan è distribuita su tre aree: il grosso della forza presidia la base aerea di Shindand, ma al 183mo è stato affidato anche il compito di "quick reaction force", ovvero garantire ,con una Compagnia, una adeguata ed immediata risposta alle minacce interne ed esterne alla base, in eventuale soccorso di reparti sotto attacco.
Una mansione, quella del QRF , che tocca anche ai paracadutisti del 186mo Reggimento attualmente in Somalia.
Ci sono paracadutisi del Nembo anche presso il Provincial Reconstruction Team localizzato al centro di Herat.
Non si tratta di un incarico secondario: gli uomini del PRT si spostano continuamente sul territorio, anche in zone rurali, con i rischi che vi lasciamo immaginare.
Ai danni del PRT ci fu anche un grave attentato con auto-bomba alla loro base cittadina, nel 2011.

Parlando di PRT, ricordiamo che qualche giorno fa abbiamo pubblicato la notizia che il Capitano paracadutista Turolla ha coordinato e portato a termine la consegna di una struttura agricola destinata all'allevamento di volatili,in un villaggio della provincia. .

In tutti e tre i casi di si tratta di incarichi delicati, aggravati a Shindand dalla particolare turbolenza dell'area. Ricorderete che a pochi giorni dall'arrivo del Reggimento comandato dal Colonnello Franco Merlino, i nostri furono accolti da svariati colpi di mortaio caduti dentro la base. Si tratta di azioni che di solito i Talebani riservano ai reparti che temono di più, per saggiarne la reattività, memori delle sberle ricevute a Bala Murghab durante le missioni del 209 e 2011, dove erano stati ricacciati dagli UOmini del Nembo per oltre 50 chilometri.

Venerdì scorso la Bandiera del 6° reggimento bersaglieri, che rientrava in Patria, è stata salutata da un picchetto di Paracadutisti, appartenenti alla QRF del 183mo.

Abbiamo personalmente fatto -stamattina- gli auguri di buon lavoro e di buona fortuna al Comandante di Reggimento Franco Merlino, affinché li riportasse ai suoi uomini, che ci seguono regolarmente.



 
 
 
 
 
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AFGANISTAN: RIPULITI I DINTORNI DI SHINDAND: 25 ELEMENTI OSTILI E 18 IED NEUTRALIZZATI
Domenica, 9 Febbraio 2014



AFGANISTAN: RIPULITI I DINTORNI DI SHINDAND: 25 ELEMENTI OSTILI E 18 IED NEUTRALIZZATI
Venerdì, 8 Novembre 2013
by webmaster



Afghanistan: Arrestati 25 insorti e neutralizzati 18 ordigni esplosivi improvvisati nell’ambito dell’operazione “Southern Thunder” dell’Esercito afgano con il contributo della Nato. Nell'area opera il 183mo Reggimento paracadutisti NEMBO.


Herat, 08 novembre 2013 – Si è conclusa in questi giorni nel settore sud-occidentale dell’area di responsabilità del contingente multinazionale della Nato a guida italiana (RC-W), l’operazione “Southern Thunder”, importante attività congiunta che ha visto i militari italiani del Regional Command West, su base brigata meccanizzata Aosta, operare al fianco dei colleghi dell’esercito afgano, consentendo, alla fine, di arrestare 25 insorti, di scoprire e neutralizzare 18 Ied (Improvised explosive device, ordigni esplosivi improvvisati) pronti ad essere utilizzati, nonché di portare alla luce 2 consistenti cache di munizioni di vario calibro e 25 colpi da mortaio da 82 mm.
L’operazione ha consentito di alleggerire la pressione dei gruppi ostili alle forze afgane e a quelle della coalizione nelle fasi più delicate del ripiegamento da Farah ad Herat della Transition Support Unit South, l’unità italiana che ha operato nella provincia di Farah sino alla chiusura della base operativa avanzata “Dimonios”, avvenuta a fine ottobre. La “Southern Thunder”, inoltre, è stata condotta in un’area che rappresenta da sempre un obiettivo sensibile per gli elementi ostili lì presenti, essendo attraversata da nodi stradali di primaria importanza per i rifornimenti condotti dal nord-ovest al sud del Paese.
Gli oltre 800 soldati del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano sono stati supportati da numerosi assetti specialistici della Nato con più di 200 italiani impiegati sul terreno, come gli elicotteri da trasporto CH47 e gli elicotteri d’attacco A129 Mangusta della Task Force Fenice, gli specialisti nella bonifica di ordigni esplosivi della coalizione, le quick reaction forces (unità di pronto intervento) del 183° reggimento paracadutisti “Nembo” e del 7° reggimento bersaglieri, i trasmettitori del 2° reggimento trasmissioni alpino che hanno assicurato il comando e controllo dell’operazione, i team medici e gli ufficiali del Military Advisor Team, l’unità italiana che assiste il 207° Corpo d’Armata dell’esercito afgano nel proprio processo di crescita.



 
 
 
 
 
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SHINDAND: I TALEBANI HANNO PAURA DEL NEMBO, CONFLITTO A FUOCO POCO LONTANO DALLA BASE
Domenica, 9 Febbraio 2014
foto: Mllo Par V.DiCanio combat camera



SHINDAND: I TALEBANI HANNO PAURA DEL NEMBO, CONFLITTO A FUOCO POCO LONTANO DALLA BASE
Domenica, 20 Ottobre 2013
by webmaster


SCONTRO A FUOCO A SHINDAND. NESSUN FERITO TRA I PARACADUTISTI E I COMMILITONI DEGLI ALTRI REPARTI.

Shindand, 20 ottobre 2013. Questo pomeriggio alle ore 15,30 locali (le 13 italiane), 5 chilometri a sud della base operativa avanzata di Shindand, una pattuglia italiana è stata ingaggiata a fuoco da elementi ostili per circa trenta minuti.

L’attacco alla pattuglia, impegnata in un’operazione di controllo e bonifica degli itinerari, è stato condotto con l’utilizzo di armi leggere, mortai e lanciarazzi Rpg (rocket propelled granade).

Lo scontro ha visto impegnati i paracadutisti del 183° reggimento “Nembo” di Pistoia, i bersaglieri del 7° reggimento di Altamura (BA) e i genieri del 4° reggimento guastatori di Palermo.

Sono intervenuti, a supporto del personale a terra, due aerei dell’Isaf (International Security Assistance Force) e gli elicotteri d’attacco italiani A129 Mangusta della Task Force Fenice.

Cessata l’azione di fuoco avversaria, la pattuglia ha fatto rientro in base a Shindand, senza riportare feriti.

 
 
 
 
 
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DUE RAZZI CONTRO I PARACADUTISTI DEL 183mo A SHINDAND
Domenica, 9 Febbraio 2014


DUE RAZZI CONTRO I PARACADUTISTI DEL 183mo A SHINDAND
Venerdì, 18 Ottobre 2013
by webmaster



RAZZI LANCIATI SULLA BASE ITALIANA DI SHINDAND, NESSUN PARACADUTISTA ITALIANO FERITO.

Shindand, 18 ottobre 2013. Due razzi sono stati lanciati ieri sera alle 22,00 circa (le 19,30 italiane) contro la base operativa avanzata di Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan, poche ore dopo che il generale Bertolini aveva visitato la Base.

Il primo dei due razzi è esploso all’interno di Fob “La Marmora” - come è denominata la base - recando lievi danni ai vetri blindati** di una delle torrette perimetrali; il secondo ordigno è impattato al di fuori del perimetro della base.


Non si sono registrati ulteriori danni e nessun militare è stato coinvolto dalle esplosioni.

Subito dopo le esplosioni sono scattate le procedure di sicurezza interne ed esterne alla base.

Nella base operativa avanzata “La Marmora” opera la Transition Support Unit Centre (TSU-C), l’unità di manovra su base 183° reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia che è responsabile del settore centrale del Regional Command West, il comando multinazionale della Nato attualmente guidato dalla brigata “Aosta”.


**: il trasporto dei vetri blindati delle torrette era stato effettuato dall'Italia a cura della Mondial Express srl di Parma, il cui titolare è il direttore del ns giornale

 
 
 
 
 
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IL NEMBO IN AFGANISTAN - CRONOLOGIA
Domenica, 9 Febbraio 2014

SHINDAND: BOMBA ESPLODE DURANTE UNA PATTUGLIA DEL NEMBO. NESSUN FERITO
Lunedì, 14 Ottobre 2013
by webmaster

Shindand- Pattuglia sotto controllo dei Paracadutisti. Esplode IED


Questa mattina, alle ore 11,30 locali (le 9 italiane), un’unità della Transition Support Unit Centre (TSU-C), mentre svolgeva una operazione di route clearance per il controllo e la messa in sicurezza degli itinerari percorsi quotidianamente dai convogli della coalizione multinazionale operanti in Afghanistan, è stato coinvolto dall’esplosione di un Ied (Improvised explosive device) al suo passaggio, avvenuto a 9 chilometri a sud-ovest di Shindand.

Il secondo dei veicoli della colonna, con a bordo gli specialisti della Task Force Genio del 5° reggimento genio guastatori di Macomer (NU), ha riportato lievi danni e non si sono registrati feriti tra i militari.


L’area dell’evento è stata cordonata e messa in sicurezza dagli altri componenti della pattuglia composta dai paracadutisti del 183° reggimento “Nembo” di Pistoia.


 
 
 
 
 
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IL NEMBO IN AFGANISTAN - IL GENERALE BERTOLINI COMANDANTE DEL COI IN VISITA IL CONTINGENTE
Domenica, 9 Febbraio 2014



IL GENERALE BERTOLINI COMANDANTE DEL COI IN VISITA IL CONTINGENTE
Lunedì, 9 Settembre 2013
by webmaster


Herat, 09 settembre 2013 – Oggi il comandante del Comando Operativo di vertice Interforze (COI), generale di corpo d’armata Marco Bertolini, ha visitato il contingente militare italiano di stanza nella regione ovest dell’Afghanistan.

Accolto al suo arrivo ad Herat dal generale Michele Pellegrino, che da domani subentrerà al generale Ignazio Gamba alla guida del Regional Command West (RC-W, il comando multinazionale a guida italiana che opera nella regione occidentale del Paese), il generale Bertolini si è trasferito presso la Forward Operating Base (FOB) ‘Dimonios’ di Farah ove è dislocata la Transition Support Unit – South (TSU-S), dallo scorso 10 agosto su base 6° reggimento bersaglieri di Trapani.

Dopo essere stato rapidamente aggiornato sulla situazione operativa e aver salutato il personale presente, il comandante del COI si è recato successivamente presso la FOB ‘Tobruk’ di Bala Boluk, sede del distaccamento della TSU-S che ha l’importante compito, tra gli altri, di supportare le forze di sicurezza afghane per garantire la percorribilità della ‘route 517’, l’importante asse stradale che collega Bala Boluk con Farah.

Nel pomeriggio, l’alto ufficiale italiano si è quindi recato presso la FOB ‘La Marmora’ di Shindand ove ha potuto incontrare il personale della Transition Support Unit – Center, da questa mattina a guida 183° reggimento paracadutisti ‘Nembo’ di Pistoia.

Domani il generale Bertolini concluderà la propria visita presenziando alla cerimonia di avvicendamento tra la brigata alpina ‘Julia’ e la brigata meccanizzata ‘Aosta’ alla guida del Regional Command West.



 
 
 
 
 
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IL NEMBO IN AFGANISTAN - DA QUESTA MATTINA IL 183mo REGGIMENTO PARACADUTISTI NEMBO HA IL CONTROLLO DELLA FOB LAMARMORA DI SHINDAND
Domenica, 9 Febbraio 2014


DA QUESTA MATTINA IL 183mo REGGIMENTO PARACADUTISTI NEMBO HA IL CONTROLLO DELLA FOB LAMARMORA DI SHINDAND
Lunedì, 9 Settembre 2013
by webmaster




Afghanistan: il 7° reggimento alpini cede la responsabilità della TSU-C al 183° reggimento paracadutisti


Shindand, 09 settembre 2013 – Si è tenuta oggi, presso la Forward Operating Base (FOB) ‘La Marmora’ di Shindand, la cerimonia di avvicendamento alla guida della Transition Support Unit – Center (TSU-C). Con una sobria ma al tempo stesso significativa cerimonia, il colonnello Stefano Mega, comandante del 7° reggimento alpini di Belluno, ha ‘passato il testimone’ al parigrado Franco Merlino, comandante del 183° reggimento paracadutisti ‘Nembo’.


BUONA FORTUNA , PARACADUTISTI DEL 183mo REGGIMENTO NEMBO!!



L'INTENSO LAVORO SVOLTO DAL 7° ALPINI

Alla guida della TSU-C dallo scorso 19 marzo, in questi mesi il 7° alpini ha raggiunto tutti gli obiettivi assegnati sia nel settore della sicurezza che nel settore della cooperazione civile e militare.

In un momento delicatissimo qual è quello attuale di ‘Transizione’ della missione ISAF, molteplici sono stati gli incontri con le autorità politiche locali e con gli ‘elder’ dei villaggi allo scopo di supportare le Afghan National Security Forces (ANSF – forze di sicurezza afghane) per garantire le condizioni di sicurezza dell’intera provincia di Herat, la più estesa dell’intera regione ovest del Paese.

In tale contesto, gli uomini e donne guidati dal colonnello Mega hanno pianificato e condotto, assieme ai colleghi afghani di esercito e polizia che operano nella provincia di Herat, numerose attività operative di sicurezza: 47 interventi di rimozione e bonifica d’ingenti quantitativi di Improvised Explosive Device (le cosiddette IED), 550 pattugliamenti di cui più di 300 per il controllo della ‘Highway 1’ (la statale che collega tutte le maggiori città dell’Afghanistan e la cui percorribilità è di vitale importanza per la sicurezza dell’intera provincia) spingendosi ai limiti della propria area di responsabilità fino ai posti di frontiera di Islam Qala e Towraghondi. Questi sono solo alcuni dei dati che, seppur empiricamente, rappresentano l’intensità delle operazioni che ha visto impegnati gli alpini del 7° e delle altre unità inserite nella TSU-C.

Tra le attività militari in supporto alle ANSF, che dal 18 giugno scorso hanno assunto la piena responsabilità nella pianificazione e condotta delle stesse, la TSU-C ha portato a termine con successo molteplici operazioni. Tra tutte, meritano in particolare di essere ricordate la ‘Guardian Knot’ – preceduta da un’intensa fase di pianificazione congiunta con unità dell’Afgan National Army (ANA) e dell’Afghan National Civil Order Police (ANCOP) – finalizzata al miglioramento delle condizioni generali di sicurezza della popolazione del distretto di Adraskan; l’operazione ‘Deep Impact’, finalizzata al controllo di alcuni ‘karez’ (il sistema idrico di Turfan) ove fonti di intelligence indicavano la presenza di alcuni razzi degli estremisti pronti per essere lanciati contro la base aerea di Shindand. Infine l’operazione ‘Piadarow Darost’ condotta nel distretto di Obeh (uno dei più remoti della provincia di Herat) per garantire la libertà di movimento lungo i principali itinerari dello stesso.

Sul fronte del supporto alla popolazione locale, numerose sono state le cosiddette attività di cooperazione civile-militare (CIMIC) anch’esse condotte sempre al fianco dei colleghi afghani. In tale contesto vanno sicuramente ricordate la recente inaugurazione della clinica pubblica di Shindand che garantirà l’accesso alle cure mediche alla popolazione di più di 60 villaggi dell’omonimo distretto e l’inaugurazione del campo sportivo del villaggio di Mongolan-e-Now, simbolo dello sport quale momento di aggregazione e abbattimento di ogni barriera.

Al termine dell’odierna cerimonia, la bandiera di guerra, gli uomini e le donne del 7° alpini hanno lasciato l’area di Shindand. Nei prossimi giorni, infatti, il reggimento farà ritorno in Italia con l’orgoglio di aver fornito un prezioso contribuito per il futuro dell’Afghanistan.





 
 
 
 
 
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IL NEMBO IN AFGANISTAN - CRONOLOGIA
Domenica, 9 Febbraio 2014



LA BANDIERA DEL 183mo E' IN AFGANISTAN
Mercoledì, 4 Settembre 2013
by webmaster



Herat, 04 settembre 2013 – Oggi la Bandiera di Guerra del 183° reggimento paracadutisti ‘Nembo’ di Pistoia è arrivata presso la base ‘Camp Arena’ di Herat, sede del Regional Command – West, il contingente multinazionale a guida italiana che opera nella regione occidentale dell’Afghanistan.

Nei prossimi giorni, infatti, i paracadutisti del 183° reggimento subentreranno agli alpini del 7° reggimento di Belluno alla guida della Transition Support Unit – Center (TSU-C) di stanza a Shindand.

Il passaggio di consegne tra i due reparti, attualmente in corso, si inserisce nel contesto dell’avvicendamento tra la brigata alpina ‘Julia’ e la brigata meccanizzata ‘Aosta’ alla guida del Regional Command West che sarà ultimato entro la seconda decade di settembre.

Per i paracadutisti del 183° ‘Nembo’, comandati dal colonnello Franco Merlino, è un ritorno in Afghanistan: il reggimento, infatti, oltre alle esperienze in Somalia (1993), Kosovo (1999-2000, 2001 e 2003), Sudan (2005) e Libano (2007), vanta due partecipazioni alla missione ISAF (2009 e 2011).

La Bandiera di Guerra del 183° reggimento paracadutisti è decorata di una Medaglia d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare, una Medaglia d’Argento e due di Bronzo al Valore dell’Esercito, una Medaglia d’Argento al Valore Civile e una Croce di Guerra al Valor Militare.



La Transition Support Unit – Center, che ha sede nella base operativa avanzata ‘La Marmora’ di Shindand, è l’unità di manovra del contingente militare italiano di stanza nell’ovest dell’Afghanistan che, nell’attuale fase del delicato processo di transizione, si occupa di fornire supporto e assistenza alle Afghan National Security Forces per garantire la sicurezza della provincia di Herat.





3 SETTEMBRE 2013
LA BANDIERA DEL NEMBO BENEDETTA DAL VESCOVO DI PISTOIA , PARTE PER LA LUMNGA MISSIONE IN AFGANISTAN






 
 
 
 
 
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IL FATTORE EL ALAMEIN
Lunedì, 27 Agosto 2012


IL FATTORE EL ALAMEIN
I paracadutisti della Folgore in azione in Afganistan

di Walter Amatobene

Ho seguito tempo fa una conferenza all’Accademia militare di Modena dal titolo “Il fattore El Alamein”. Relatore un Ufficiale dei paracadutisti in congedo, ora professore Filosofia del diritto all’università di Trento, Maurizio Manzin, studioso della storia della Folgore. Parlava ai Cadetti futuri comandanti dell’ Esercito di quella inspiegabile forza interiore –tutt’ora oggetto di studio anche in alcune accademie militari occidentali tra cui West point- che caratterizzava la Folgore sul campo di battaglia, nonostante fosse falcidiata dalla sete, dal tifo, dal nemico e dalla fatica sovrumana di giorni interi senza dormire. Un DNA forte, il loro. Questo ineffabile “fattore El Alamein” è arrivato fino all’Afganistan. Ne sono stato testimone diretto. Per una settimana ho voluto dimenticare di essere stato uno di loro, passando alcuni giorni nei loro fortini con l’occhio malizioso e con la frase sempre pronta in fondina: “ai miei tempi si, che le cose andavano meglio”. Mi sono ricreduto fin dalle prime ore e fino all’ultimo giorno. Mi viene in mente una frase del loro Comandante di Brigata: “sarò all’altezza dei miei uomini? ”. Parlando ai giornalisti, si riferiva alla capacità tecnico-militare, alla reattività, allo spirito di servizio e di sacrificio, alla selettività ed equilibrio delle risposte alle minacce -che non hanno mai provocato morti tra i civili-. I suoi paracadutisti sono sotto attacco fin dal primo giorno di missione (di calendario). Non tutti gli episodi li abbiamo letti sui giornali, tanto erano frequenti. Ho sentito casualmente la registrazione di una conversazione di un capo pattuglia –giovane maresciallo- mentre coordinava la risposta dei suoi uomini ad un violento attacco di RPG e armi leggere: se ne deducono una grande lucidità e capacità di comando. L’attacco è stato sventato e il contrattacco ha neutralizzato la minaccia, senza feriti tra i nostri. Erano talmente vicini che in alcuni casi hanno usato le pistole e le bombe a mano per respingerli. Poi hanno continuato la pattuglia, dimostrando di non avere paura di un nuovo incontro ravvicinato con gli insorgenti. In passato sarebbe stato ordinato il ripiegamento e il rientro alla base. Con loro in azione si può chiedere di andare avanti. I paracadutisti, addestrati da sempre a lavorare in piccoli nuclei in aree ostili, sono stati la risposta migliore alla progressiva sottrazione del territorio da parte delle forze contrarie alla pacificazione. A Bala Murghab, ad esempio, il 183mo Reggimento “Nembo” della Folgore al suo arrivo ha trovato i talebani a poche centinaia di metri dalla base, con tanto di bandiera con versetti del corano issata per sfida e i cecchini al lavoro, giorno e notte. Dopo aspri combattimenti e accordi con i capi villaggio, la popolazione di quell’area può contare su una relativa tranquillità e ha potuto votare. Nei fortini ho visto condizioni operative ai limiti della sopportazione, tra caldo asfissiante a cinquanta gradi, polvere dappertutto, turni di pattuglia 24 ore al giorno, strade costellate di ordigni improvvisati e la presenza inquietante del “nemico” a pochi metri. Per non parlare dei comfort quasi inesistenti, a parte qualche moka elettrica e l’iniziativa di qualche paracadutista che ha creato piccole piazzette di ritrovo, ombreggiate da paracadute in disuso. Ragazzi che da 160 giorni sopportano quelle condizioni di vita con serenità, motivazione e capacità professionale. A fine luglio si sono costruiti, dal pavimento fino al tetto, una postazione internet, con l’arrivo del collegamento satellitare. C’è chi si è spaccato le mani per farlo. Letteralmente. Così come quelli che hanno scavato l’argilloso terreno del campo a colpi di pala, piccone e sudore per costruire le canalizzazioni dell’acqua e delle fogne. Ho assistito all’arrivo di una colonna di rinforzo per le elezioni, dopo tre giorni di viaggio con attacchi e imboscate. Prima di ogni altra cosa i paracadutisti del 186mo reggimento, di rinforzo al 183mo, hanno issato le bandiere delle compagnie. Comportamenti che indicano un attaccamento alla Folgore senza il quale i risultati non sarebbero così brillanti. Stanchi, impolverati e bersagliati da un sole impietoso, erano un'unica squadra. Non scrivo allegra, perché potreste pensare a esaltati, ma per un paracadutista, più le condizioni operative sono difficili e meglio viene fuori il lungo e selettivo addestramento avuto in Patria. E serve ancora una volta il fattore El Alamein per spiegare il comportamento di quei feriti che hanno rifiutato di rientrare in patria per una comoda convalescenza. Mi ha colpito la serenità e la semplicità con cui mi spiegavano il motivo: “qui ci sono i miei colleghi, i miei fratelli. Non posso lascarli soli”. Già , semplice a dirlo, ma rinunciare a un rientro a casa dopo mesi in quelle condizioni, non è facile. E che dire di quei feriti più gravi, che sulla rampa del C130j che li ha riportati in patria, chiedevano di rientrare in Afganistan? Ricordate tutti l’urlo “FOLGORE” del guastatore paracadutista con problemi alla colonna vertebrale, dopo essere saltato su un ordigno a Farah, sede di un altro fortino sotto tiro. Ha salutato così il picchetto dei colleghi a Ciampino. Mentre scrivo, mi giunge notizia della sua ennesima richiesta di rientrare in servizio al più presto, ripetuta al Ministro Larussa durante una sua visita al Celio dov’è ricoverato. Una capo squadra mortai del 183mo reggimento, atletica e sorridente, mi ha detto :“non vado in licenza proprio adesso che c’è tanto lavoro”. Si riferiva agli attacchi notturni e alle elezioni imminenti che richiedevano uno sforzo aggiuntivo. Il suo plotone si è distinto per i centri al primo e secondo colpo sui bersagli indicati dai colleghi del 185° Reggimento acquisizione obbiettivi . I paracadutisti del suo plotone non hanno voluto scattare la foto di gruppo senza di Lei. Segno che si è guadagnata il loro rispetto non solo formale. Altro ingrediente del fattore El Alamein:una regola non scritta dice che i paracadutisti “stimano” il grado se è portato da chi se lo guadagna sul campo. E chiedono l’esempio. Gli ufficiali e sottufficiali educano i loro uomini. Gli Uomini educano i loro Ufficiali e sottufficiali. Regola non scritta. Devo continuare? No: il mio spazio dedicato alla Folgore su queste pagine, è terminato. Ma non nel mio cuore, e da oggi spero lo stesso per Voi.














 
 
 
 
 
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LA FOLGORE RIENTRA IN ITALIA
Lunedì, 3 Ottobre 2011



Herat, Afghanistan (29 settembre) – Si è svolta oggi, presso l’aeroporto della città di Herat, la cerimonia che ha sancito il passaggio di consegne tra la Brigata paracadutisti “Folgore”, comandata dal Generale di Brigata Carmine Masiello, e la Brigata Meccanizzata “Sassari” comandata dal Generale di Brigata Luciano Portolano.

Alla cerimonia ha partecipato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, i massimi vertici di ISAF ed i rappresentanti delle autorità civili e militari afghane.

Nell’occasione dei saluti, in particolare, il Governatore della Città di Herat, Dr. Daud Saaba, ha ringraziato le forze italiane per l’eccellente lavoro svolto.

Nel prendere la parola il Generale Biagio Abrate ha ringraziato i militari italiani per quanto stanno facendo nel delicato teatro operativo afghano nel segno della continuità e del progresso. “I risultati dei tanti sacrifici che avete compiuto – ha affermato il Capo di Stato Maggiore della Difesa - sono sotto gli occhi di tutti. Muovendovi lungo le direttrici della sicurezza, dello sviluppo e della governance, state consentendo agli Afghani di riprendere il controllo del proprio territorio”.

Come noto, la missione ISAF si sviluppa in 6 comandi (Capitale, Nord, Est, Sud-Est, Sud, Ovest). L’Italia è alla guida della Regione Ovest che comprende le provincie di Herat, Badghis, Farah e Gowr, un’area vasta come tutto il nord Italia.

Nella zona a guida italiana sono impegnati 8.000 militari di 11 paesi, di cui 4.200 sono quelli italiani di tutte le Forze Armate. Nel corso di questi anni i militari italiani hanno contribuito a mettere le basi per la stabilità e la ricostruzione dell’Afghanistan supportando e preparando con successo le forze di sicurezza afghane, ormai in grado di pianificare ed eseguire operazioni complesse in totale autonomia. Ne è un esempio la città di Herat, da tempo sotto la totale responsabilità delle forze afghane.

IL SALUTO DEL GENERALE MASIELLO

Una missione fatta con uomini così motivati e preparati potrebbe apparire facile - riassumiamo cioò che il generale Masiello ha detto in uno dei suoi passaggi di saluto - ma è stata, al contrario complessa, così come molte ed impegnative erano le aspettative che la comunità internazionale e l'Italia avevano.
Il generale Masiello non si è dilungato, ma dalle sue parole è apparso chiaro l'orgoglio che aveva per il suoi uomini , che hanno operato con livelli eccezionali di attenzione e risultati.




LA FOLGORE SALUTA HERAT CON UN ULTIMO LANCIO SULL'AEREOPORTO

I Tenenti col. Mencaraglia e Zanetti e il Maresciallo Luogotenente Tancredi hanno effettuato un lancio col paracadute sul piazzale davanti alle tribune, portando dal cielo le bandiere italiana, afgana e dell'ISAF WEST.
Inutile dire che l'atterraggio è stato perfetto.

Dopo un breve rinfresco, il Comandante e tutti gli uomini dello staff si sono imbarcati alle 15





 
 
 
 
 
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BENTORNATO A CASA 183mo REGGIMENTO PARACADUTISTI NEMBO
Lunedì, 3 Ottobre 2011

cortesia 183mo Reggimento Paracadutisti Nembo



PISTOIA- Erano le tre di notte passate, quando il Comandante del 183mo paracadutisti Nembo , colonnello Marco Tuzzolino, ha varcato la soglia della Caserma di Pistoia, insieme alla scorta che portava la Bandiera di Guerra, che è stata accompagnata davanti al Monumento ai Caduti -da dove era simbolicamente partita - per dare il "rompete le righe" dopo oltre sei mesi ininterrotti di permanenza a Bala Murghab.


Bentornato 183mo Reggimento Paracadutisti
Nembo!


La Redazione di Congedatifolgore esprime al Reggimento tutta la propria ammirazione, stima ed affetto per come ha saputo condurre la missione. I Paracadutisti di Bala Murghab hanno lavorato silenziosamente, con costanza e sacrificio, nel pericolo ,in condizioni operative e metereologiche avverse, vivendo in tenda. Loro compito -assolto- era di proteggere la popolazione afgana ed ampliare le zone sicure dove potrà vivere e -speriamo- prosperare. Obbiettivi ampiamente raggiunti.

Una curiosità:
Fra qualche giorno partirà dall'Italia il primo lotto di prefabbricati che sostituiranno le tende della FOB COLUMBUS di Bala Murghab. Il webmaster del sito avrà l'onore e il piacere di trasportarlo organizzando la spedizione con la sua ditta. Peccato non avere potuto effettuare la consegna durante la permanenza del Nembo. Saranno i loro colleghi della Sassari a poter godere-finalmente- di qualche minimo vantaggio, alloggiando in strutture più confortevoli.






SOTTO: LA PARTENZA DA BALA MURGHAB



 
 
 
 
 
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BENTORNATI A CASA GUASTATORI PARACADUTISI
Lunedì, 3 Ottobre 2011




PARMA- Grazie alla cortesia del Comandante Pasquale Varesano e del Capitano Giuseppe La Ianca addetto ai rapporti con la stampa, abbiamo ricevuto le immagini e il commento al rientro della Bandiera di Guerra dei Guastatori paracadutisti dall'Afganistan:



Legnago (VR) 30 settembre 2011.

Con il rientro della Bandiera di Guerra nella sede stanziale di Legnago (VR), si conclude, dopo quasi sette mesi, l’impiego operativo dell’8° Reggimento Genio Guastatori “Folgore” in terra afgana .

L’arrivo della Bandiera di Guerra custodita dal Comandante di Reggimento - il Colonnello Pasquale VARESANO - è avvenuto alle ore 8:30 del 30 settembre, proveniente da Pisa dove è atterrata al locale aeroporto nella primissima mattinata.

Il suo rientro sancisce per il Reggimento il termine dell’Operazione ” ISAF XVI”, avviata a partire dallo scorso mese di marzo, che lo ha visto impegnato nella difficile e pericolosa regione Ovest del martoriato paese asiatico.

In tale contesto, i paracadutisti dell’8° reggimento hanno fornito l’indispensabile sostegno sia alle unità di manovra nazionali sia a quelle della coalizione, delle forze di sicurezza afgane e delle Autorità Governative al fine di ripristinare le condizioni di
sicurezza necessarie per stabilizzare un’area, quella Ovest, vasta quasi come l’intera Italia del Nord. In questa area, gli uomini e le donne di Legnago hanno sempre saputo distinguersi per capacità e per il modo “italiano” di relazionarsi con le popolazioni
locali, nel pieno rispetto degli usi e tradizioni locali. E grazie a questa particolare caratteristica che i militari sono stati rispettati e apprezzati.

L’operato dei guastatori paracadutisti si è rivolto principalmente alle attività di neutralizzazione dei micidiali e perfidi ordigni esplosivi improvvisati (i cosiddetti IED). Ed è stato proprio in una di queste attività che il C.le Magg. Sc. Roberto MARCHINI ha, purtroppo, perso la vita (12 luglio 2011).






NOTA DELLA REDAZIONE DEL SITO CONGEDATIFOLGORE.COM


Il lavoro dell'ottavo reggimento è stato -se possibile- ancora più pericoloso di quello dei loro colleghi. I guastatori avevano il compito di rendere sicure le strade per i convogli, disinnescare ordigni ( sono qualche centinaia ), adddestrare le forze armate afgane a riconoscerli e proteggere se stessi e la popolazione e tanto altro.
Nonostante la tecnologia e i mezzi di cui dispongono , il "fiuto" dei cani anti esplosivi e la grande esperienza e coraggio dei loro artificieri e nuclei IED , che battono il territorio a piedi, sono le carte vincenti.

Tantissimi civili e loro colleghi devono la vita al loro impegno costante, ininterrotto, silenzioso e prezioso.


Bentornati a casa, Guastatori Paracadutisti dell'ottavo Reggimento!




 
 
 
 
 
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Giovedì, 15 Settembre 2011


BENTORNATO A CASA
186mo REGGIMENTO PARACADUTISTI


LE FOTO DELLA MATTINATA cortesia 186mo REGGIMENTO

SIENA- Mogli, parenti, amici, cinque sindaci e il Prefetto di Siena hanno accolto l'ingresso alla caserma Bandini della Bandiera di Guerra del Reggimento, che si è finalmente ricompattato e riprende il suo assetto, con l'arrivo, alle 1230 , degli ultimi cinquanta paracadutisti.

Il Tenente Colonnello Enrico Pollini, che ne ha comandato il distaccamento italiano durante la Missione, ha prima salutato e poi calorosamente stretto la mano al Comandante Daddario, che da oggi riprende il suo posto.

Le prime parole del colonnello Daddario sono andate ai due caduti cm sc David Tobini e cm sc Roberto Marchini. Perdite dolorose che hanno tolto un poco della gioia del rientro, dopo quasi sette mesi di missione, che per il comandante sono stati ininterrotti.

Ora i paracadutisti dovranno sottoporsi alle visite di routine , ricondizionare i materiali da riconsegnare e poi, finalmente, potranno godersi qualche giorno di licenza.

Partiti nel febbraio scorso per una missione "che non tollera errori", come ha detto D'Addario nel suo saluto, gli uomini del 186/o Reggimento erano dislocati a sud di Herat, nella provincia di Farah, nel Gulistan, in Afghanistan occidentale.

"Abbiamo l'orgoglio - ha detto D'Addario, dopo aver ricordato gli ultimi caduti - di aver portato all'estero il meglio della nostra cultura e del nostro modo di interagire coi popoli, favorendo l'aumento della presenza sul territorio delle forze afghane e dando supporto". Sul ruolo dell'Italia in Afghanistan, D'Addario ha commentato: "La nostra presenza ha il compito di rendere autonomi il governo e le forze di sicurezza locali. Rispetto alla prima missione di tre anni fa, si vedono i risultati dell'intervento dei nostri ragazzi, e sono confortanti. Gli attentati dei giorni scorsi? Per una bomba ci sono tante cose lietissime che non finiscono sui giornali, è una lotta che va condotta con serietà, preparazione e molta decisione".

SONO MOLTI I RIENTRI ANCHE DEGLI ALTRI REGGIMENTI

Seguendo un piano preordinato, da qualche settimana è iniziato un regolare rientro in Patria di numerosi paracadutisti dei vari Reggimenti.Alcune centinaia sono ancora nell'area di competenza. Il "TOA" tra Folgore e Sassari , previsto nei prossimi giorni , consentirà il definitivo rientro in Patria delle bandiere del 187mo e del 183mo Regmento e dei loro comandanti, insieme al Generale Masiello.


 
 
 
 
 
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Afghanistan: Il Generale di Brigata Carmine Masiello incontra i giovani studenti di giornalismo dell'Università di Herat
Giovedì, 15 Settembre 2011




Afghanistan: Il Generale di Brigata Carmine Masiello incontra i giovani studenti di giornalismo dell'Università di Herat.


HERAT, Afghanistan (14 settembre) – Il Generale di Brigata Carmine Masiello, Comandante del Comando Regione Ovest della missione ISAF, ha incontrato oggi, a Camp Arena, 7 studenti e 6 studentesse di giornalismo dell’Università di Herat accompagnati da 3 professori.

Nel corso dell’incontro, il Generale Masiello, ha voluto sottolineare l’importanza che i giovani ricoprono nel processo di ricostruzione del paese. I giovani rappresentano il presente dell’Afghanistan ma soprattutto il futuro di un paese desideroso di stabilità e sicurezza.

Sono stati evidenziati i risultati raggiunti fino ad oggi grazie all’efficace sinergia tra forze ISAF e Forze di Sicurezza Afgane, spiegando l’importanza del processo di transizione in atto nel paese che vede la Città di Herat come una delle protagoniste.

Proprio dalla città di Herat il processo di transizione si espanderà gradualmente a tutte le restanti provincie afgane rendendo finalmente gli afgani i soli protagonisti del destino del loro paese.

Il compito di questi giovani e dei loro colleghi, dopo aver completato gli studi, sarà quello di raccontare il loro Afghanistan, diverso, rinnovato e sempre in evoluzione; un Paese dove le parole sicurezza, democrazia e libertà rappresentano la normalità non la notizia.




 
 
 
 
 
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LA FOLGORE INIZIA IL RIENTRO
Domenica, 11 Settembre 2011



BAKWA, Afghanistan (10 settembre) – Si è svolta oggi la cerimonia che ha sancito il passaggio di consegne tra il 186° reggimento paracadutisti e i marinai del reggimento San Marco di Brindisi.

Alla cerimonia ha partecipato il comandante del Regional Command West, Generale di Brigata Carmine Masiello e i rappresentanti delle autorità locali tra i quali il Governatore della provincia di Farah, il Capo della Polizia ed il Comandante della 2° Brigata dell’esercito afgano.

Sono passati 208 giorni, da quando il 186° reggimento paracadutisti, ha assunto la piena responsabilità, dell’area che comprende i distretti di Bakwa e del Gulistan. I marinai del reggimento San Marco di Brindisi sono i prossimi attori chiamati a dare continuità all’operato dei paracadutisti comandati dal Colonnello Lorenzo D’Addario.

“i paracadutisti ed io qui abbiamo terminato la missione e chiediamo il permesso di tornare alle nostre famiglie, che ci hanno sostenuto e supportato in questi sette mesi di cimento. Varcheremo la soglia della caserma a testa alta, fieri di aver fatto il noistro dovere in silenzio, come fanno i paracadutisti”,
queste, le parole rivolte dal col. D”Addario durante il suo saluto di commiato.

La commozione pervade tutti quando vengono ricordati i caduti, il Caporal maggiore capo Gaetano Tuccillo ed il Caporal maggiore scelto Roberto Marchini, che hanno pagato con il prezzo più alto, quello della vita, l’assolvimento del dovere.

Sette mesi fa una sobria cerimonia sanciva che i paracadutisti erano stati chiamati ad operare in una delle zone più difficili e rischiose dell’Afghanistan. Da quel momento molto è stato fatto. I nostri militari hanno lavorato intensamente per garantire una maggiore sicurezza nell’area, pattuglie quotidiane motorizzate a breve, medio e lungo raggio, di giorno e di notte, senza soste; appiedate nei pressi delle Basi avanzate e degli avamposti, hanno garantito nel corso dei mesi, congiuntamente con i militari e la polizia afghana, un progressivo aumento delle precarie condizioni di sicurezza della popolazione locale.

La popolazione è stata il fulcro delle attività della Task Force, aiuti umanitari quali cibo, medicinali, attrezzi per lavorare la terra, materiale scolastico sono una parte di quanto donato in sostegno degli abitanti dei poveri villaggi della zona. Questo è stato reso possibile grazie anche alla vicinanza e generosità dei senesi e delle loro istituzioni.

Molto è stato investito nello sviluppo di progetti nelle aree di Bakwa e del Gulistan
.

Una scuola femminile, distrutta dagli insorti qualche tempo fa, è stata restaurata dai lavoratori locali sotto la supervisione dei nostri militari e riconsegnata alla comunità, riattivata nel mese di marzo è ora frequentata da circa 200 bambine.

Una moschea, una clinica e molteplici pozzi per l’acqua sono stati restaurati e donati nuovamente agli abitanti dei villaggi della zona.
La popolazione ha dimostrato apprezzamento ed una fervida riconoscenza per il lavoro svolto dai paracadutisti, dalle autorità locali e dalle forze di sicurezza afgane.

I paracadutisti hanno contribuito ad aggiungere un tassello fondamentale al complicato processo di stabilizzazione dell’area.

Il 14 settembre i paracadutisti di Bakwa e del Gulistan saranno finalmente abbracciati dai loro familiari
alla caserma Bandini e salutati dai rappresentanti delle istituzioni locali e dai cittadini senesi che hanno sempre mostrato vicinanza ai propri soldati in Afghanistan .

cliccate qui per vedere le immagini
offerte dal PIO di Herat ( combat camera Mllo V. DiCanio)



 
 
 
 
 
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IL 183mo REGGIMENTO RICORDA IL CAPORALMAGGIORE SCELTO DAVID TOBINI
Domenica, 28 Agosto 2011


Ieri 25 agosto presso la FOB di Bala Morghab alla presenza del C.te di Task Force Col Marco TUZZOLINO, del Sottufficiale di Corpo Lgt Antonio CARITO e di tutti i suoi colleghi il Cappellano Militare Don Vincenzo IACONE ha officiata una messa in ricordo del C.le Magg. Sc. David TOBINI caduto a Bala Murgab il 25 luglio scorso.
Durante la Santa Messa è stata letta una poesia scritta dai suoi colleghi e dedicata a Lui.




LUCE

C'era una luce giovane e tenace,
che assieme a mille altre unità gridava il suo inno alla vita.
Ardite, forti e fiere del loro brillare
convinte che nessuno mai le potesse oscurare.
Profondo ed implacabile fu il loro dolore
quando il destino beffardo ne attenuò, ne cambio il bagliore.
Riposa in pace nella tua Patria amata
bagnata dalle lacrime di una mamma, mamma addolorata.
C'è una cosa che non capiranno,
ed ancora meno condivideranno,
la tua luce eterna nei nostri cuori resterà
perchè tu non eri un uomo, eri un Parà.
C'era una luce giovane e tenace,
che assieme a mille altre unità gridava il suo inno alla vita.
La tua luce eterna nei nostri cuori resterà
perchè tu non eri un uomo, eri un Parà.


Al termine della funzione religiosa è stata benedetta una piccola lapide posta all'ingresso della FOB "in ricordo dell'estremo sacrificio del C.le Magg. Sc. TOBINI".


LE FOTO DELLA CERIMONIA cortesia PIO HERAT

 
 
 
 
 
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NOTIZIE DA BALA MURGHAB
Domenica, 28 Agosto 2011




BALA MURGHAB (Afganistan)- Nella FOB dove ha sede il comando del 183mo Reggimento Nembo, alla presenza del comandante,colonnello Marco Tuzzolino e del sottufficiale di corpo, maresciallo Antonio Carito, ha giurato* il secondo gruppo di dieci graduati di truppa ammessi al ruolo di volontario in servizio permanente.

Un evento che rimarrà impresso nella loro memoria di soldati e di paracadutisti, perchè è avvenuto in una delle FOB più "calde" -non solo meterologicamente- del settore ovest, sotto controllo italiano.
Una località dove solo 48 ore orsono due loro colleghi sono stati feriti da un RPG durante una pattuglia e dove si registrano frequenti atti ostili da parte degli insorgenti nei confronti delle forze ANA e ISAF.

La formula del giuramento viene prima letta e poi sottoscritta dai singoli: una cerimonia sobria, ma di altissimo valore per i protagonisti, che si è svolta sotto vele di paracadute che ombreggiano una piazzetta ricavata nel vecchio cotonificio semidiroccato, adattato a base ISAF ( la FOB è intitolata ad un soldato inglese di nome Tod, ndr). Il caldo afgano e la situazione operativa nella quale operano da cinque mesi, non ha impedito ai nuovi paracadutisti graduati di truppa VSP di presentarsi in perfetto ordine davanti alla Bandiera di Guerra del Reggimento , al Comandante Tuzzolino e al Maresciallo Carito.

*
LA FORMULA DEL GIURAMENTO

"Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservare la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni".

LE MODALITA'

Il giuramento si presta in forma solenne, alla presenza della bandiera e del comandante del corpo e deve essere rinnovato ad ogni cambiamento di categoria del militare.
Gli ufficiali , i sottufficiali e i VSP oltre a prestare giuramento individuale, sottoscrivono l'atto di giuramento in presenza di testimoni;gli altri militari giurano collettivamente.

LE FOTO DEI NUOVI GRADUATI DI TRUPPA IN SERVIZIO PERMANENTE (cortesia PIO HERAT)



 
 
 
 
 
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I NOSTRI REPORTAGE PUBBLICATI DA FOLGORE
Martedì, 2 Agosto 2011


PARMA- Dopo la spedizione del numero di Giugno , ora tocca a quello di Luglio/agosto della rivista Folgore Entrambi contengono il nostro reportage dall'AFGANISTAN.

Grazie alla cortesia del direttore Aldo Falciglia, Vi anticipiamo le copie elettroniche, ovviando così ai probabili ritardi postali che ci si deve attendere in estate.

SFOGLIATE IL NUMERO DI GIUGNO

SFOGLIATE IL NUMERO DI LUGLIO




 
 
 
 
 
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RAGGIUNTI 1000 PALLETS CONDIZIONATI DALLA COMPAGNIA AVIORIFORNIMENTI
Martedì, 2 Agosto 2011
clicca sulla foto per ingrandirla



HERAT, Afghanistan –Un C-130J dell’aeronautica militare italiana ha aviolanciato verso la fine del mese di Luglio il millesimo pallet contenente viveri e beni di prima necessita’ per supportare la popolazione afgana. Acqua, quaderni, penne e indumenti rappresentano solo il primo passo per la ricostruzione , soprattutto nelle aree piu’ isolate e povere del paese.

111 i voli effettuati dall’ 8 luglio del 2009, data del primo lancio ad oggi. Grazie agli aviolanci le forze sul terreno hanno ricevuto sostegno logistico e hanno potuto integrare l’azione operativa con l’attivita’ di supporto umanitario, attività fondamentale per completare ed espandere il processo di transizione in atto.

I risultati raggiunti fino ad ora sono stati possibili anche grazie allo sforzo della Joint Air Task Force, esempio di sinergie tra personale della compagnia aviorifornitori della Brigata paracadutisti “Folgore” e personale dell’ aeronautica militare con velivoli C130J e C27J della 46^ Brigata Aerea di Pisa.






 
 
 
 
 
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AFGHANISTAN:SCOPERTA FABBRICA DI IED E 2 DEPOSITI DI ARMI ED ESPLOSIVI
Lunedì, 1 Agosto 2011



AFGHANISTAN:SCOPERTA FABBRICA DI IED E 2 DEPOSITI DI ARMI ED ESPLOSIVI GRAZIE ALLA POPOLAZIONE E ALLE CAPACITA’ INVESTIGATIVE DELLA POLIZIA AFGANA


HERAT, Afghanistan – Grazie ad una segnalazione della popolazione locale, le forze di sicurezza afghane con il supporto delle forze ISAF attive nell’ area di Shindand, hanno sequestrato, nelle vicinanze del villaggio di Showz, un ingente quantitativo di razzi ed esplosivi in ottimo stato di conservazione e pronti per essere usati dagli insurgents per la realizzazione di IED e per condurre attacchi contro le forze di sicurezza.

Quasi contemporaneamente 130 militari tra forze di ISAF e unità speciali della polizia afghana, coordinate dal procuratore del distretto di Farah hanno scovato, nel distretto di Bala Balouk, 80 chilometri a nord di Farah, una fabbrica di IED.
L’ operazione si è sviluppata grazie all’attività di raccolta di informazioni delle forze afgane effettuate sotto l’egida ed il coordinamento del sistema giudiziario locale di cui il procuratore è il massimo esponente a livello distrettuale.

5 persone, risultate positive al test del maneggio di esplosivi e trovate in possesso di IED già confezionati, materiale esplosivo, elettrico e numerose armi sono state arrestate della polizia afgana a Bala Balouk.

Questi ennesimi arresti e ritrovamenti, oltre a testimoniare nuovamente l’efficienza e l’ efficacia raggiunta dalle Forze di sicurezza afghane, sono il segno tangibile di quanto il pacifico popolo afghano, stanco di rimanere sempre più spesso coinvolto nell’esplosione dei famigerati ordigni esplosivi posizionati dagli insurgents in maniera indiscriminata lungo le strade afghane, confidi sempre più nell’operato e nelle capacità delle sue forze di sicurezza coordinate da un sistema giudiziario sempre più efficace e attivo che ha partecipato alle operazioni e si occuperà di seguire le indagini.


 
 
 
 
 
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E' DAVID TOBINI IL CAPORALMAGGIORE PARACADUTISTA UCCISO A BALA MURGHAB
Lunedì, 25 Luglio 2011



Il paracadutista caduto è il

1° Caporal Maggiore Tobini David.


Il 1° CM Tobini, nato a Roma il 23 luglio 1983 era in forza al 183° reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia.

Le famiglie del militare deceduto e dei feriti sono state avvisate.

Una nota del quirinale diramata pochi minuti orsono:

"Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco in Afghanistan in cui ha perso la vita un militare italiano ed altri due sono rimasti feriti, esprime, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese, sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari".


IL CORDOGLIO DEI POLITICI

SILVIO BERLUSCONI

"Siamo vicini alla famiglia del paracadutista caduto in Afghanistan e a quelle dei due militari rimasti feriti nell'agguato. A tutti i nostri soldati impegnati nelle operazioni di pace contro il terrorismo rinnoviamo la gratitudine del Governo e del Paese".

COMMISSIONE DIFESA

Edmondo Cirielli, presidente della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati:
"Esprimo, a nome mio e di tutta la Commissione difesa, profondo cordoglio per il paracadutista italiano caduto in Afghanistan, e auguro un pronto recupero ai due suoi commilitoni rimasti feriti. Dedico un pensiero commosso
anche alle loro famiglie".


GIANFRANCO FINI:IL CORDOGLIO INVIATO AL CAPO DI SMD

L'Italia paga un "nuovo grave tributo alla causa della sicurezza e della libertà": è quanto scrive il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, nel messaggio inviato al generale Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa, nel quale ribadisce il "corale sostegno" delle istituzioni alle forze armate e la "gratitudine" del popolo italiano. "Nell'apprendere la tragica notizia dell'uccisione di un nostro soldato e del ferimento di altri due, avvenuto a seguito di un attacco nel corso di un'operazione congiunta tra militari italiani e forze afgane nella zona a nord ovest della valle di Bala Murghab, esprimo - afferma Fini - il profondo cordoglio mio personale e di tutta l'Assemblea. L'Italia paga un nuovo grave tributo di sangue alla causa della sicurezza e della libertà. Alle nostre Forze Armate, impegnate con i Paesi alleati a ridare pace e a garantire il processo di sviluppo democratico in Afghanistan, va il corale sostegno di tutte le Istituzioni ed il sentimento di gratitudine del popolo italiano, fiero per la dedizione, lo spirito di sacrificio, la professionalità e la grande umanità dimostrate in ogni circostanza dal nostro contingente. La prego - conclude il messaggio - di far pervenire alla famiglia del caduto le più sentite condoglianze e un sincero augurio di pronto ristabilimento ai nostri militari feriti".

PARTITO DEMOCRATICO
"Esprimiamo cordoglio profondo per il militare italiano morto da poche ore in Afghanistan e grande apprensione per i due feriti di cui uno molto grave": lo afferma Emanuele Fiano responsabile Sicurezza del Pd. "Al militare ucciso, ai suoi famigliari e ai suoi compagni - conclude - il nostro pensiero affettuoso e riconoscente".


 
 
 
 
 
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MUORE UN PARACADUTISTA DEL NEMBO
Lunedì, 25 Luglio 2011


+++++++ULTIM'ORA+++++++++++++

BALA MURGHAB
Durante un’operazione congiunta tra militari italiani e forze afgane nella zona a nord ovest della valle di Bala Murghab, l’unità nella quale erano presenti anche i militari italiani e’ stata attaccata.
E' il secondo caduto del Reggimento, dopo

Durante lo scontro a fuoco e’ rimasto ucciso un primo caporalmaggiore italiano , mentre altri due risultano feriti di cui uno grave mentre il secondo non è in pericolo di vita.


++++++++++
ore 09.20 : l'operazione al paracadutista ferito è terminata e le condizioni mediche sembrano essere stabili.

++++++++++


SOTTO: FOTO RECENTI DI REPERTORIO
La zona di Bala Murghab è tra quelle dove la "bolla di sicurezza" della Folgore ha dato i migliori risultati. Sono stati pochi, se non inesistenti, i conflitti a fuoco, sempre di breve durata, occasionali e di bassa intesità- ci riferiscono-. E' più recente, invece, il ritrovamento di due IED subito disinnescati dai nostri Genieri, la cui presenza non si può ricondurre ad una precisa "campagna" di attacco, ma rappresenta il più recente modo che hanno gli insorti di distrubare l'azioen di stabilizzaizone e transizione.

L'azione delle forze afgane di controllo del territorio era supportata da unità del 183mo reggimento Nembo in un'area della valle del Murghab che sino ad oggi non aveva dato segnali così pericolosi







 
 
 
 
 
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LA TRANSIZIONE IN AFGANISTAN PASSERA' ANCHE DALL'INFORMAZIONE
Domenica, 24 Luglio 2011

cortesia: PIO HERAT. nella foto: il mar. par. Vincenzo di Canio durante uno dei corsi tenuti ai futuri public information officers afgani. Il team della pubblica informazione ISAF RC-WEST a Herat è composto dal Maggiore (par) Amoriello ( cooordinatore e portavoce del comandante), tenente (par) Luca Gravina, Ten ( aereonautica) Englaro, Mar (par) Vincenzo di Canio ,cm (par) Daniele Mencacci, cm par. Anna Pischedda


HERAT, Afghanistan (24 luglio 2011) – 8 videoclip trasmessi dalla televisione Nazionale Afghana e realizzati dagli uffici stampa delle Forze di sicurezza Afghane, del Governatore ed in coordinamento con l’ufficio Pubblica Informazione del Contingente Italiano ad Herat, serviranno ad illustrare alla popolazione della provincia di Herat il processo di transizione in atto nella città.

Il prodotto è il risultato di una serie di riunioni di coordinamento promosse dal Contingente Italiano fra i vari Uffici Stampa operanti nella zona e di corsi per cine- video operatori realizzati dai Paracadutisti della Folgore.

Le autorità locali della provincia di Herat e le Forze di Sicurezza Afgane, durante uno dei numerosi incontri promossi e coordinati dall’ufficio stampa del Comando Regione Ovest di ISAF, hanno espresso la necessità di spiegare alla popolazione della provincia di Herat il processo di transizione.

I videoclip, realizzati dagli uffici stampa dell’esercito, della polizia e del Governatore, mostrano le Forze di Sicurezza in azione nella città di Herat per garantire la sicurezza mentre il Sindaco, il Governatore e il Mullah spiegano come la transizione rappresenti un grande segnale per l’intero paese e una grande opportunità di sviluppo.

Già da tempo ormai le forze di ISAF non operano nella città di Herat, segnale che la transizione funziona e che le forze di sicurezza afgane sono pronte e orgogliose di garantire da sole la sicurezza della loro città sempre consapevoli che i veri protagonisti della transizione sono i cittadini, bisognosi di essere sempre piu’ coinvolti nel processo.



 
 
 
 
 
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HERAT: E' GIUNTO IL GIORNO DELLA TRANSIZIONE
Domenica, 24 Luglio 2011

cortesia: foto e notizie da PIO HERAT




HERAT, Afghanistan (21 luglio 2011) – Alla presenza delle massime autorità civili e militari afghane, del Ministro per lo Sviluppo Economico, Onorevole Paolo Romani, e dei militari di ISAF rappresentati con orgoglio dal Comandante della Regione Ovest, Generale di Brigata Carmine Masiello, si sono svolte questa mattina ad Herat, le cerimonie simbolo della riacquistata capacità di provvedere in autonomia alla sicurezza, alla “governance” e allo sviluppo della città di Herat da parte delle legittime autorità locali.

La prima cerimonia si è svolta all’aeroporto di Herat la cui trasformazione in HUB internazionale è uno dei primi progetti scelti dallo stesso Governatore Dr. SABA ed approvati dalle autorità centrali di Kabul, quale forte simbolo di ripresa economica e di speranza per un futuro sviluppo di un Paese dalle infinite risorse.

La seconda cerimonia si è svolta nella vicina Base di Camp Saphar, sede del 207 Corpo d’Armata Afghano, ed ha voluto testimoniare gli importanti risultati ed obiettivi raggiunti anche nel campo della sicurezza, dove ormai già da tempo, le forze afghane sono le protagoniste.

Questo di oggi rappresenta un primo passo verso quel processo di crescita che porterà il Paese verso la piena autonomia e che dovrebbe concludersi entro il 2014.

NOTA DELLA REDAZIONE
Sotto: una immagine emblematica della transizione. Dopo la presenza militare ISAF e il passaggio di consegne alle Forze Afgane, è giunto il momento della spinta stabilizzatrice rappresentata dai progetti che il Ministro dell'Economia Romani ha annunciato durante le visite nell'area di Herat insieme ad imprenditori italiani.-




 
 
 
 
 
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LA SALMA DEL GUASTATTORE PARACADUTISTA ROBERTO MARCHINI E' A CAPRAROLA
Venerdì, 15 Luglio 2011



un ringraziamento a Tuscia WEB e Viterbo Notizie


15 luglio 2011
VITERBO- Il primo caporal maggiore della Folgore è giunto ieri sera a Caprarola. Ad attendere il corteo c'erano tutti gli abitanti del paese in cui Roberto era nato e dove era cresciuto.

La bara avvolta nel tricolore, seguita dalla madre Pina, il padre Francesco e la sorella Elisa, è stata portata a spalle nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, nella quale, domani pomeriggio alle 17, saranno celebrati i funerali in forma privata.

Nella stessa chiesa, dalle 21,30 a mezzanotte di Giovedì e da oggi sino alle 17, è stata allestita la camera ardente.

Il sindaco di Caprarola Eugenio Stelleferi ha decretato un giorno di lutto cittadino. Durante i funerali e al passaggio del corteo funebre, tutti gli esercizi commerciali terranno le saracinesche abbassate.

Ai funerali parteciperanno la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il presidente della Provincia Marcello Meroi e i sindaci di numerosi comuni. Il rito sarà officiato dal vescovo della diocesi di Civita Castellana monsignor Romano Rossi.

Infine, Marchini, ucciso due giorni prima di tornare in Italia per una licenza, durante la quale avrebbe festeggiato il ventinovesimo compleanno, sarà tumulato nella tomba di famiglia nel cimitero di Caprarola.


 
 
 
 
 
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I FUNERALI DI STATO
Venerdì, 15 Luglio 2011

il cappellano militare della Folgore, Padre Vincenzo, accompagna il "suo" paracadutista davanti all'Altare
foto: cortesia Gabinetto Ministro della Difesa


14 LUGLIO 2011
ROMA Il feretro del guastatore paracadutista Roberto Marchini, avvolto nel Tricolore, è giunto in una gremita chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma per i funerali.

Ad attenderlo all'interno della chiesa i genitori e le massime cariche dello Stato, (tranne il presidente Napolitano, che è a Zagabria e il presidente del Consiglio, ndr), componenti del Governo, parlamentari. Tra gli altri, il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il ministro della Difesa La Russa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La bara, dopo gli onori militari, è stata portata all'interno della basilica a spalle da sei commilitoni e sistemata davanti all'altare. Sopra, una foto col volto sorridente del giovane parà dell'ottavo reggimento Genio guastatori di Legnago, che avrebbe compiuto 29 anni tra qualche giorno. Su un cuscino, le decorazioni e il basco amaranto. Tra i presenti, in prima fila, anche l'on. Gianfranco Paglia. A celebrare i funerali solenni l'ordinario militare per l'Italia, mons. Vincenzo Pelvi.

'Non possiamo praticare una politica basata sull'interesse a breve termine: solo una motivazione di carattere etico, cioé la consapevolezza di appartenere all'umanità in quanto tale, può consolidare l'interesse a lungo termine dell'umanità che richiede l'elaborazione di un'economia mondiale dei bisogni'. Sono le parole che monsignor Pelvi ha pronunciato durante l'omelia dei funerali di Roberto Marchini.

'L'Italia - ha aggiunto - continua a fare la sua parte per promuovere stabilità, disarmo, sviluppo e sostenere ovunque la causa dei diritti umani. Il protagonismo che si chiede al nostro Paese - ha proseguito - è complesso e lungimirante, ed è quello di chi si offre come interlocutore attivo per la ricostruzione di economie deboli, per il riconoscimento e il sostegno di regimi pluralisti, per assetti internazionali più giusti e aperti ai nuovi popoli'.

Le parole dell'ordinario militare sono state ascoltate in silenzio dal padre, dalla mamma, dalla sorella, dagli amici di Roberto. Dall'altra parte, sempre in prima fila, i presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini, il presidente della Corte costituzionale Quaranta, il ministro della Difesa La Russa, il vicepresidente del Senato Chiti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta, il capo di Stato maggiore della Difesa Abrate e quello dell'Esercito Valotto, la presidente della Regione Lazio Polverini e il sindaco di Roma Alemanno. In chiesa, tra gli altri, il leader dell'Udc Casini, il presidente del Copasir D'Alema, il sottosegretario alla Difesa Crosetto, molti altri parlamentari e esponenti dell'Esecutivo, oltre ai vertici delle Forze armate e di polizia. Presente nelle prime file anche l'ambasciatore Usa David Thorne.

Di Roberto Marchini, monsignor Pelvi ha detto ancora 'con il sorriso e la simpatia di amico e fratello desiderava seminare nel mondo un po' più di amore, prendeva perciò sempre posizione a favore di chi era oppresso, costretto a vivere nell'ingiustizia'.

L'arcivescovo ha ricordato poi che Marchini 'aveva scelto la professione militare per dedicarsi ai più deboli, a coloro che non hanno nessun valore agli occhi del mondo, coloro che non valgono niente, che non sono niente o, molto semplicemente, coloro che agli occhi degli altri non esistono più'.

Rivolgendosi alla mamma Pina, ha detto infine: 'Il domani porti semi di bene, anche tra le macerie della guerra'.

Il presidente del Senato Renato Schifani ha scambiato il segno della pace con i genitori e la sorella del geniere paracadutista.
Schifani è la più alta carica presente nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, poiché il capo dello Stato Giorgio Napolitano si trova in missione all'estero.

Il papà, la mamma e la sorella di Marchini assistono alle fasi finali dei funerali stringendosi le mani.





 
 
 
 
 
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Venerdì, 15 Luglio 2011



14 LUGLIO 2011
CIAMPINO- In un clima di silenzio e di profonda commozione, il feretro, avvolto nel tricolore, è stato fatto scendere dal C130 da 6 commilitoni del primo caporal maggiore, Roberto Marchini, come lui dell'Ottavo Reggimento Genio Guastatori di Legnago (Verona). Pochi istanti dopo la benedizione da parte dell'Ordinario militare, arcivescovo Vincenzo Pelvi, e l'omaggio del Ministro La Russa che ha toccato la bara con la mano destra la bara. Subito dopo, sulle note del 'Silenzio' gli onori militari resi dal Picchetto d'onore dell'Ottavo Reggimento Genio Guastatori di Legnago e da un picchetto Interforze. Tra i presenti ad accogliere la salma, anche il sindaco di Caprarola Eugenio Stelliferi ed il parroco, Don Mimmo Ricci. Affranti dal dolore, stretti l'un l'altro il papà, la mamma, sorretta da un a psicologa dell'Esercito e la sorella, hanno seguito il feretro e il cuscino rosso con il basco d'ordinanza portato da altri due commilitoni di Roberto Marchini. Quindi, appena il mesto corteo con le autorità si è fermato a pochi metri dal carro funebre, i familiari si sono avvicinati al feretro, sostandovi alcuni minuti. Qui alcuni di loro sono scoppiati in un pianto a dirotto. Subito dopo il carro funebre ha lasciato lo scalo militare, intorno alle 10.36. La salma di Roberto Marchini è stata trasferita all'Istituto di Medicina Legale di Roma; poi, dalle 16 alle 17 sarà esposta in una camera ardente allestita nell'ospedale militare del Celio, mentre i funerali di Stato si svolgeranno questo pomeriggio, alle 18, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. Al termine del rito verrà trasferita a Caprarola, dove rimarrà esposta fino al pomeriggio di domani nella chiesa di Santa Maria della Consolazione. Alle 18 di domani saranno celebrati i funerali privati, officiati dal vescovo di Civita Castellana monsignor Romano Rossi





COSI' LO RICORDA UN AMICO E COMMILITONE

"Roberto era un professionista preparato serio e disciplinato, e anche un amico. Con lui siamo stati in missione in Libano e in Afghanistan". È quanto afferma il primo caporalmaggiore Salvatore Di Caccamo, commilitone di Roberto Marchini, il guastatore italiano rimasto ucciso martedì in Afghanistan. Del collega scomparso il militare ricorda un episodio che testimonia l'attaccamento al lavoro del ventottenne originario di Viterbo: "Stavamo lavorando a una recinzione in Libano. Nel corso del lavoro si è ferito ad un braccio e naturalmente gli avevano assegnato dei giorni di riposo. A lui questo pesava, non voleva restare fermo una settimana. Voleva tornare subito al lavoro. In Afghanistan era una persona sempre presente, bella - conclude il sottufficiale - su di lui si poteva sempre fare affidamento".

PARLA IL COLONNELLO PARACADUTISTA CRISTIANO DE CHIGI

"Roberto Marchini era un ragazzo sereno e coraggioso che faceva il suo mestiere". Ad affermarlo il colonnello Cristiano Dechigi, dello Stato maggiore dell'Esercito, all'aeroporto di Ciampino in attesa dell'arrivo della salma del primo caporalmaggiore rimasto ucciso martedì in Afghanistan. A chi gli chiedeva l'importanza di proseguire la missione, l'ufficiale ha spiegato che "é fondamentale per il lavoro che svolgono che è di grandissima efficienza. La pace ha un costo - ha concluso il colonnello - e loro la mantengono nel nostro paese lavorando in queste missioni

 
 
 
 
 
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LA SALMA DEL PARACADUTISTA MARCHINI IN VOLO PER L'ITALIA
Venerdì, 15 Luglio 2011

13 LUGLIO 2011
HERAT-Il Caporal Maggiore Guastatore Paracadutista Roberto Marchini, dopo una breve sosta nella sala multifunzionale per ricevere il saluto e le preghiere dei Colleghi, sta rientrando in Italia avvolto nel tricolore. Molti i soldati americani e spagnoli che si sono raccolti davanti alla bara. La Salma di Roberto è partita ieri sera alle 22 da Herat, salutata dal Comandante Masiello, dal Vicecomandante colonnello Sarsale, dal Comandante del Reggimento colonnello Varesano e dallo staff della base.
Il Comandante Masiello con il suo staff di Comando ha scortato la bara sulla rampa dell'aereo. Il silenzio suonato dal trombettiere spezzava i cuori, poi il portellone del c130j si è chiuso ed è iniziato il triste , ultimo volo per l'Italia. La Salma giungerà alle 10 a Ciampino, dopo uno scalo tecnico ad Al Bateel ( Emirati Arabi).
foto: cortesia PIO HERAT

 
 
 
 
 
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BEFFARDA COINCIDENZA DEL DESTINO: IL 14 LUGLIO 2009 MORIVA ALESSANDRO DI LISIO
Venerdì, 15 Luglio 2011

Il feretro del caporal maggiore Roberto Marchini, dovrebbe arrivare in Italia a bordo di un C-130 dell’esercito domani. Ci sarà un doppio funerale, quello di Stato a Roma, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, e quello privato nella chiesa della Madonna della Consolazione a Caprarola. «Se la salma arriverà giovedì - dice il sindaco Eugenio Stelliferi - dopo la celebrazione delle esequie la mattina nella Capitale, nel pomeriggio si potrà svolgere la funzione più raccolta in paese». «Qui ci conosciamo tutti - afferma -, Roberto voglio ricordarlo per la sua semplicità: appena tornava a casa, si metteva ad aiutare il padre, col lavoro di artigiano e nel campo a raccogliere nocciole. Questo ragazzo era una ricchezza per tutti perché aveva principi sani e buoni

13 LUGLIO 2011
PARMA- Domani è l'anniversario della morte del caporal maggiore scelto, Alessandro Di Lisio, giovane paracadutista di Campobasso ucciso a Farah due anni fa nel corso della missione della Folgore. Anche Lui guastatore di stanza alla Briscese.

Giusto domani, il comune di Campobasso dedicherà un cippo alla memoria con una cerimonia. Alla cerimonia ci saranno il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto e il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Giuseppe Valotto.
Forse si conoscevano, i due guastatori paracadutisti morti in Afganistan. Stessa caserma, stesso impegno nel lavoro, stesso entusiasmo nello svolgere il proprio compito. L'ennesimo lutto per la scomparsa del paracadutista Roberto Marchini arriva a soli dieci giorni dalla morte del caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, anche lui ucciso da un ordigno che ha investito il mezzo su cui era di pattuglia a 16 chilometri da Bakwa.
Marchini, a Legnago dal 2005, è figlio di questa provincia veronese che ha accolto i soldati da sempre, confermando la tradizione che vuole Verona città militare.





Il colonnello Paolo Zambon con il capitano Lorenzo Biffoli (DIENNE FOTO)
Dice il comandante del distaccamento , colonnello Zambon, :
«Noi siamo uniti da un grande spirito di appartenenza, siamo un monoblocco, non scalfibile. Ciascuno di noi sa che può contare sull'altro, che si può fidare, perché sa che anche l'altro lavora e per bene, in ogni momento».


 
 
 
 
 
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IL "GIGANTE BUONO" DELL'OTTAVO REGGIMENTO GUASTATORI PARACADUTISTI E' A HERAT. DOMANI IN ITALIA E VENERDI I FUNERALI
Venerdì, 15 Luglio 2011

12 LUGLIO 2011
HERAT- «il gigante buono della 21° compagnia» come chiama un compagno d'armi il suo collega Roberto Marchini, domani avrebbe dovuto prendere un C-130 verso Abu Dhabi e poi un volo verso l'Italia per raggiungere la sua Caprarola e riabbracciare per qualche giorno il padre Francesco, artigiano, la madre Pina, la sorella. Con loro e con gli amici il 21 luglio avrebbe festeggiato il suo ventinovesimo compleanno. Purtroppo il volo lo riporterà a casa avvolto nel tricolore.

I FUNERALI SI SVOLGERANNO FORSE DOMANI POMERIGGIO
Secondo fonti vicine alla Famiglia , i funerali si svolgeranno domani pomeriggio (giovedì 15 luglio), alle 18, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. Lo hanno comunicato ieri sera, 12 Luglio, le autorità militari ai genitori del giovane.

Secondo quanto si è appreso, la salma di Marchini giungerà all’aeroporto di Ciampino domani mattina, intorno alle 11, con un volo militare. Sarà poi esposta fino alle 17 in una camera ardente, probabilmente nell’ospedale militare del Celio prima di essere trasportata nella basilica di Santa Maria degli Angeli per i funerali. Al termine del rito verrà trasportata a Caprarola, dove rimarrà esposta fino al pomeriggio di venerdì nella chiesa di Santa Maria della Consolazione. Alle 18 saranno celebrati i funerali privati, officiati dal vescovo della diocesi di Civita Castellana monsignor Romano Rossi. Marchini verrà infine tumulato nel cimitero di Caprarola, nella tomba di famiglia. A dare l’addio a Roberto ci sarà anche un picchetto d’onore della caserma della Folgore di Legnago (Verona), dove il parà prestava servizio dal 2005:

Ad attendere l’arrivo della salma del militare a Ciampino, oltre a genitori e alla sorella Luisa, ci saranno anche il sindaco Stelliferi e il parroco don Mimmo Ricci.

Venerdì, in paese, sarà osservata una giornata di lutto. Durante i funerali e al passaggio del corteo funebre, tutti gli esercizi commerciali terranno le saracinesche abbassate. Già da oggi e fino a dopodomani, su disposizione del sindaco, le bandiere di tutti gli edifici pubblici di Caprarola sono state messe a mezz’asta.

LEGNAGO ANNULLA LA FESTA CITTADINA CON I FUOCHI D'ARTIFICIO
Il Comune di Legnago rinuncia ai fuochi d'artificio previsti domani per la festa della cittadina, in segno di lutto e per onorare la memoria di Roberto Marchini, «un altro figlio adottivo della città tragicamente scomparso nel compimento del suo dovere», come l'ha definito ieri il sindaco Roberto Rettondini. Domani, a Legnago, non si ripeterà perciò quello che accadde due anni fa quando i botti fatti esplodere la sera prima dei funerali di Alessandro Di Lisio, l'altro parà della «Briscese» dilaniato da una bomba in Afghanistan, sollevarono indignazione e polemiche.
«Contrariamente a quanto successe nel luglio 2009 quando non fu proprio possibile spostare lo spettacolo pirotecnico organizzato per l'anniversario della passerella sull'Adige», spiega il primo cittadino, «in questo caso ho fatto in tempo a cancellare i fuochi e a rinviarli a giovedì prossimo d'intesa con tutti i gruppi consiliari». «Se avessimo potuto», aggiunge commosso Rettondini, «lo spettacolo sarebbe stato fermato anche allora tanto è il dolore che tutti noi proviamo di fronte a tragedie che lasciano senza parole. L'ottavo reggimento Folgore è infatti parte integrante da quasi 50 anni della città e i suoi militari li sentiamo tutti figli della nostra terra, una grande famiglia di cui siamo tutti orgogliosi e alla quale mi lega tra l'altro un rapporto di amicizia personale


SONO CINQUE I MILITARI VITERBESI CADUTI IN AFGANISTAN E IRAQ
Il 21 gennaio 2005, in Iraq, fu ucciso Simone Cola, originario di Ferentino ma viterbese d'adozione. A Viterbo si era addestrato all'Aves, aveva conseguito la qualifica di mitragliere e aveva deciso di vivere nel capoluogo della Tuscia con la moglie e la figlia di appena 10 mesi. Fu ucciso mentre svolgeva il suo compito di mitragliere a bordo di un elicottero.

Sempre nel 2005 morirono Massimiliano Biondini, 33 anni, di Bagnoregio, e Marco Cirillo, 29 anni, di Viterbo. Il loro elicottero si schiantò il 31 maggio nei pressi di Tallil, in Iraq, di ritorno da Kuwait City dove avevano accompagnato un militare che doveva rientrare in Italia.

La tragedia più recente nel 2009. Il 17 settembre, in Afghanistan, perse la vita il caporal maggiore Giandomenico Pistonami, nato ad Orvieto ma residente a Lubriano. A Kabul un kamikaze si infilò tra due blindati della Folgore uccidendo sei militari tra cui il mitragliere viterbese, che si trovava nella ralla, la torretta del «Lince». A. A.

 
 
 
 
 
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ERA ALL'ULTIMO GIORNO DI MISSIONE PRIMA DI UNA LICENZA IL CAPORALMAGGIORE UCCISO A BAKWA
Venerdì, 15 Luglio 2011

12 LUGLIO 2011

PARMA Era al suo ultimo giorno di missione in Afghanistan Roberto Marchini , caporalmaggiore guastatore paracadutista, ucciso stamattina in un attentato. Una volta rientrato dal servizio che stava svolgendo sarebbe dovuto partire per l'Italia. Era alla terza missione all'estero. Figlio di un artigiano e di una casalinga, Roberto Marchini era di Caprarola ( Viterbo).La sorella lavora come infermiera in una clinica di Tivoli (Roma). Dalla sua abitazione è uscito in lacrime il sindaco di Caprarola Eugenio Stelliferi: "Lo conoscevo - ha detto – e conosco bene tutta la sua famiglia. E' brava gente, semplice. Per tutto il paese è un giorno tristissimo, di lutto e di dolore".

Era impegnato in un'attività di ricognizione insieme a militari afgani L'episodio è avvenuto a circa 3 chilometri a ovest dalla 'Fob Lavaredo', la base avanzata del contingente italiano nel distretto di Bakwa, nella provincia di Farah.



LEGNAGO: IL DOLORE DEI COLLEGHI
Commozione e profondo dolore tra i commilitoni dell'ottavo reggimento guastatori di Legnago, in provincia di Verona.
Era giunto a Legnago il 2 agosto del 2005. "Una persona eccellente. Un ragazzo d'oro sempre allegro" è il suo ricordo in caserma. Marchini era molto legato alla divisa, "attaccato al suo dovere", e sul piano professionale è ricordato come un "eccellente guastatore" facente parte di un team specializzato proprio nell'opera di ricognizione e individuazione degli ordigni.


IL CORDOGLIO DI LA RUSSA

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha espresso il suo profondo cordoglio, ricordando il Paracadutista caduto stamattina.


SCHIFANI: NON SARA' DIMENTICATO


"Signor Generale, è con il più profondo dolore che ho appreso della morte del Primo Caporalmaggiore Roberto Marchini caduto oggi in un agguato mentre era impegnato in una missione a Bakwa. Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo piangere il sacrificio di un coraggioso soldato, impegnato a difendere la sicurezza internazionale e la pace. E' un ennesimo crimine contro i militari italiani, un sacrificio che non deve essere dimenticato e che merita il più alto rispetto da parte delle Istituzioni e di tutti i cittadini". Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, "In questo triste momento - conclude il presidente del Senato - la prego di far giungere, a nome mio personale e dell'Assemblea di Palazzo Madama, alla famiglia del Caduto e a tutte le Forze Armate le mie più sincere condoglianze e la mia più affettuosa vicinanza".


 
 
 
 
 
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MUORE UN GENIERE GUASTATORE PARACADUTISTA
Venerdì, 15 Luglio 2011

12 LUGLIO 2011
HERAT- Un Guastatore Paracadutista dell' 8 reggimento di Legnago, R.M. di 28 anni , è morto stamattina in Afghanistan in seguito all'esplosione di un ordigno. L'evento è accaduto a Bakwa, nella parte meridionale del settore ovest italiano. Secondo le scarne informazioni ancora a disposizione, l'esplosione ha investito il militare appena sceso dal mezzo: si tratterebbe di un artificiere che aveva proprio il compito di bonificare dai micidiali 'Ied', gli ordigni esplosivi improvvisati, le strade percorse dai convogli.

In un comunicato a Kabul l'Isaf ha indicato che "un membro della Forza è morto nell'Afghanistan occidentale per lo scoppio di un rudimentale ordigno (ied)". Nella stessa area sono stati uccisi il CM CAPO TUCCILLO e il Tenente Incursore Paracadutista Alessandro Romani


SOTTO: ALCUNE IMMAGINI DELL'AREA E DEI VILLAGGI DELLA ZONA INTERESSATA , DURANTE UNA OPERAZIONE CHE AVEVA SEQUESTRATO DECINE DI CHILI DI MATERIA PRIMA PER ESPLOSIVI ( NITRATO DI AMMONIO)




 
 
 
 
 
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COLLABORAZIONE CON UNA MEDIA-BANK DEI MARINE
Domenica, 10 Luglio 2011

PARMA- Il nostro sito è stato accreditato presso il DVIS , Defence Video and Imagery Distribution Systam, ed è stato autorizzato a pubblicare alcuni video e foto che riguardano anche le Forze Armate italiane in Afganistan.Ecco il primo che parla di un aviorifornimento dell'Aerobnautica Militare di materiali condizionati dalla compagnia AVIORIFORNIMENTI.

GUARDATELO

 
 
 
 
 
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LA TRANSIZIONE "VIAGGIA" SUALLA RING ROAD
Giovedì, 7 Luglio 2011

foto: cortesia PIO HERAT



AFGHANISTAN : Transizione - Militari Italiani e Forze di Sicurezza Afghane hanno percorso insieme oltre 1200 chilometri lungo la ring road da Kabul ad Herat.


HERAT, Afghanistan (06 luglio 2011) –In poco meno di una settimana, le forze di sicurezza afgane hanno percorso, insieme ai militari Italiani, oltre 1200 chilometri lungo la Ring Road, la principale strada del Paese.

In particolare, l’intensa attività informativa condotta dalle Forze di Sicurezza Afgane ha permesso di evitare che la colonna dei mezzi rimanesse coinvolta in un’imboscata organizzata dagli insurgents ed ha permesso il ritrovamento di diversi IED già posizionati lungo l’itinerario.

Lo straordinario risultato raggiunto è il segno tangibile del miglioramento del livello di percorribilità delle strade afghane e soprattutto dell’ottimo livello di addestramento raggiunto dalle Forze di Sicurezza afghane, in grado di concepire e condurre manovre sempre più complesse.

L’attività operativa ha visto coinvolti circa 600 uomini e oltre 100 veicoli delle quattro nuove Compagnie assegnate ai due Kandak, le Brigate afgane che operano nell’area di Herat e di Farah. Essa è stata concepita, organizzata e condotta in stretto coordinamento dal Comando Italiano e dal Comando del 207° Corpo d’ Armata afghano, schierato nel settore sotto il Comando del Generale Masiello.






 
 
 
 
 
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LA FOLGORE CONTINUA LA SUA AZIONE SUL TERRITORIO
Sabato, 2 Luglio 2011


PARMA- Grazie alla simpatia che la Folgore dimostra ogni giorno nei confronti dei nostri lettori, riceviamo costantemente splendide immagini scattate dai combat camera del Public Information Office coordinato dal Maggiore Amoriello.

Pubblichiamo le ultime arrivate, che documentano la attività giornaliera del 186mo Reggimento Paracadutisti in Gulistan, di supporto all'esercito e alla polizia afgana. Come rileverete dalle foto, il paesaggio è mutevole e si passa da villaggi con case di paglia e fango, alle cittadine trafficate ed affollate fino ai pericolosi check-point sulle arterie che sono uno degli obbiettivi degli insorgenti. Vi ricordiamo che le temperature in questo periodo superano i 40° centigradi.


GUARDATE LE FOTO DELLA FOLGORE

 
 
 
 
 
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IN RITARDO IL COLLEGAMENTO FERROVIARIO TRA UZEBEKISTAN E AFGANISTAN
Venerdì, 1 Luglio 2011


PARMA- La logistica internazionale -sia militare che civile- sta valutando nuove strade per giungere in Afganistan a seguito dell'accresciuto pericolo di atti ostili verso convogli NATO sui percorsi tradizionali. E' di questi giorni la notizia di uno slittamento della messa in funzione di una importante opera ferroviaria.

RITARDO NELLA COSTRUZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA CHE CONNETTERA' A NORD CON L'UZBEKISTAN




sopra: un sorvolo della nuovissima ferrovia che collega l'Uzbekistan ( ultima stazione Termez) a Mazar El Sharif, in Afganistan, attraverso Hairatan, prima stazione Afgana. il "ponte dell'amicizia" -che è anche ferroviario- tra Uzbekistan e AFGANISTAN, con la sentinella afgana.La ferrovia andrà in funzione entro il 2011 e sarà un importante volano di commercio.


I lavori di costruzione della nuova linea ferroviaria che collegherà Hairatan, prima cittadina afgana al confine Uzbeko, con l'importe centro di Mazar-e-Sharif, sede anche di una importante base NATO, non stanno procedendo come previsto, nonostante la previsione di inaugurarla quattro mesi fa.
La importante infrastruttura rappresenterà una alternativa sicura per fare arrivare merci in Afghanistan attraverso un percorso di superfice unico e accorcerà di almeno 10 giorni i tempi di consegna ( vedi sotto le comparazioni tra le varie modalità di trasporto)

Il Ministero dei Lavori Pubblici afgano ha segnalato che -per snellire le procedure- un team operativo uzbeko è in Afganistan per coordinare i lavori. Attualmente il cantiere impiega 600 operai.
Il Vice ministro dei lavori pubblici, Ahmad Shah Waheed, ha confermato che per la formalizzazione degli accordi tra le due ferrovie, una delegazione è stata inviata in Uzbekistan e presto il contratto di cooperazione bilaterale necessario ad iniziare i transiti , sarà firmato in presenza di un rappresentante della Banca asiatica di sviluppo, che ha finanziato l'intero progetto.
La firma dell'accordo darà una forte accellerazione all'arrivo dei fondi e quindi alla tempistica.
La tratta ferroviaria in ultimazioone è di di 129 km e costituirà un volano per l'aumento degli scambi con i paesi dell'Asia centrale e l'Europa, consentendo di far diventare l'Afghanistan un importante partner commerciale di molti paesi del mondo.
I recenti incontri del Ministro per lo sviluppo economico italiano, onorevole Romani, ci fanno capire come sia necessario curare la logistica e i trasporti.


PAESE DIFFICILE DA RAGGIUNGERE. LA LOGISTICA SARA' VOLANO DI SVILUPPO
Per la sua collocazione geografica e per i delicati equilibri politici di alcuni paesi confinanti, arrivare in Afghanistan con le merci e i materiali militari non è semplice.


PRINCIPALI CANALI LOGISTICI ATTUALI PER SPEDIRE MERCI DAll'EUROPA VERSO L'AFGANISTAN



MATERIALE MILITARE E CIVILE DIRETTO A NORD
via mare fino a Karachi, Pakistan e prosecuzione via strada verso l'area nord, consentendo di servire Kabul, Mazar El Sharif e aree circostanti. Le tensioni politiche pakistane e i frequenti attacchi ai convogli hanno reso più complesso il transito di materiali NATO e reso più costoso quello dei traffici civili, che devono ingaggiare scorte armate. I tempi di inoltro sono di circa 25 giorni fino a Kabul.

MATERIALE SOLO CIVILE DIRETTO AD OVEST
via mare fino a Bandar Abbas e prosecuzione via strada attraverso l'Iran fino a ISLAM QALA, città di confine, dove tutti i materiali vengono ulteriormente trasbordati su camion afgani per le consegne nell'ovest del paese ( Herat e Farah). L'Iran accetta solo transiti di materiali "civili", e il Paese non offre garanzie per i transiti futuri. Le operazioni di trasbordo aggravano ulteriormente i costi e il rischio di danni alle merci.

( nella foto sotto: il confine di ISLAMQALA e le immagini di materiale italiano, di una azienda privata , in fase di trasbordo da camion iraniano a trailer afghano). I tempi di inoltro via Iran dall'Italia sono di circa 35 giorni fino a Herat.





MATERIALE SOLO MILITARE- ANCHE "SENSIBILE" - DIRETTO A OVEST E NORD

Via mare fino agli Emirati Arabi e inoltro dall'aereoporto di Dubai con ponti aerei, servendosi dei giganteschi ANTONOV e ILJISHIN noleggiati, in grado di accogliere in stiva fino a 2 CH47 alla volta e tutti i mezzi a motore dei contingenti. Questa modalità è quella attualmente usata anche dalle FORZE ARMATE italiane, coordinate dal Comando Operativo Interforze. I tempi di inoltro sono di circa 20/30 giorni fino ad Herat.
I costi sono ingenti: un milione di euro circa per ogni volo Cargo. Il resto degli assetti aerei militari è costato 26 milioni di euro nel 2010, spesi per il mantenimento dei 3 C-130 che fanno la spola da Albateen ( Dubai) a Herat, più i costi dei circa 120 militari per lo più dell'Aeronautica che compongono la Task Force Air.


MATERIALE MILITARE "NON SENSIBILE" E MERCI CIVILI DIRETTE A NORD


TUTTO FERROVIA- dopo lo "sblocco" del presidente russo Medvedev, e l'accordo con il Ministero della Difesa italiano, è consentito il passaggio di materiale NATO "non sensibile" sia via aerea che in superfice, sul territorio della confederazione.
Sono in corso trasporti ferroviari sperimentali di convogli militari - escluse armi e munizioni- che dall'Europa attraversano Ukraina, Csi, Khazakistan e Turkmenistan, giungendo nella ultima stazione Turkmena, per essere presi in consegna da mezzi stradali.
Dopo quello al confine europeo di Zahony, non c'è ulteriore cambio di scartamento. Giunti al confine di Groshy, la distanza da coprire è di circa 100 chilometri per giungere a Herat. Alcuni esperimenti di spedizione di containers da parte di azeinde civili non si sono rivelati ancora competitivi in termini di tempi e costi di intervento. I tempi di inoltro previsti sono di circa 35-40 giorni.


foto sotto: il confine Uzbeko-afgano, nella cittadina di Hairatan, da dove nasce la linea ferroviaria con lo stesso scartamento in fase di ultimazione che connetterà a Mazar el Sharif seconda città afgana per estensione, popolazione e traffici commerciali






 
 
 
 
 
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LETTERE DALL'ITALIA
Mercoledì, 29 Giugno 2011


Gentilissima redazione,
sono una vostra lettrice da anni oramai. da prima ancora di conoscere e sposare mio marito. Vi lascio i miei pensieri. Bellissima iniziativa. Davvero.


Ciao amore mio. O meglio,buona notte.
Io sono qui, sveglia e tu sicuramente dormi. Nonostante le tante difficoltà, anche oggi siamo riusciti a sentirci. Penso. Mi sembra assurdo, eppure questi mesi stanno passando. Sono ben 4 mesi che non ci vediamo. Tra poco, se Dio vorrà, avrai la licenza e poi la corsa finale, di questa ennesima missione. Già, perchè lo scorso anno, quando aspettavamo la nostra bimba, eri sempre in terre di guerra. Mi faccio mille domande, cerco ogni giorno di immaginare la scena del tuo ritorno, ma la mia mente, non è in grado di focalizzare quanto grande sarà la nostra gioia. Hai salutato la nostra piccola che ancora non camminava... ora corre, è una "signorina" che dice qualche parola e mangia da sola... che effetto ti farà ritorvarla così grande? E' vero, in questi anni hai perso tanto di lei, i primi suoi mesi di vita non li hai vissuti, e quando poi sei tornato, ecco che dopo 10 mesi sei partito ancora. E' difficile vivere tra continui spostamenti, ogni volta è un trasloco per tornare dai miei 7-8 mesi, è difficile vivere la lontananza, è difficile vivere cercando di nascondere la preoccupazione quotidiana, l'ansia che certe volte assale e che devo nascondere, a me, a te e alla piccola. Sorridere sempre, anche quando è davvero faticoso, quando si fa fatica a non far scendere le lacrime. In fondo hai sempre avuto ragione, prima di sposarci mi hai chiesto mille volte "sei sicura? sai il mio lavoro"... lo so che con te, sposavo il tuo amato lavoro, e la tua fede... Si. si, si,... e mille altre volte si, lo rifarei ancora... anche se bisogna armarsi di tanto coraggio e pazienza. La cosa che mi fa più male è che hai visto crescere la piccola, dalla nascita in frammenti di tempo... io cerco di immortalare ogni suo progresso, ma non so se ti riuscirò mai a descrivere bene ogni conquista. Poi penso che magari, in quelle terre lontane, hai vicino qualche bambino, e allora rivedi in lui lo sguardo della tua bimba e ti da conforto nel sentirti meno solo. Ci manchi, e ogni volta mi sembra quasi superfluo dirtelo... ti racconto le nostre giornate nella speranza di farti sentire più vicino a noi. Tra poco sarai con noi per qualche giorno. Mi emoziono solo a scriverlo. Noi siamo tanto orgogliose di te... e spero che tu lo sarai di me, come moglie e mamma, per aver cresciuto sola la piccola in questi mesi. Io non ti faccio mai raccomandazioni, ma ti dico sempre e solo una parola...
Proteggiti sempre amore mio.
Per te, per me e soprattutto per la nostra piccola.
Tua moglie e tua figlia

 
 
 
 
 
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LETTERE DALL'ITALIA
Domenica, 26 Giugno 2011



PARMA- Pochi giorni fa ci ha telefonato il padre di un Paracadutista in Afganistan. Aveva letto e apprezzato le "LETTERE DAL FRONTE" pubblicate su Panorama periodicamente, ma ci ha fatto una bellissima proposta:

"Perchè non pubblicare le "LETTERE DALL'ITALIA"?


ovvero tutte quelle parole e quei pensieri che rimangono nel cuore di chi è in contatto con i propri figli, mariti o fidanzati in area di operazioni?".

Emozioni e qualche lacrima che non si devono rivelare durante i contatti elettronici, magari con la webcam, per non preoccupare e per riuscire a dare serenità al proprio Basco Amaranto a ottomila chilometri, nel cuore dell'Afganistan.

Grazie di avercelo proposto. Fatto. Sollecitiamo i tanti genitori e fidanzate di paracadutisti che ci scrivono a mandarci anche i loro pensieri.

LETTERE DALL'ITALIA
pensieri e parole mai dette


Caro G., è così strano, ed al tempo stesso, remoto dai giorni nostri, scrivere una lettera al figlio in guerra. Una guerra strana e lontana, poco capita e sentita da chi vive in Italia.
Vorrei scriverti tante cose, tutte quelle che, per telefono o via internet non possiamo dirci, per timore che qualche talebano di turno, possa intercettare e/o rendere pericoloso ogni tuo movimento.
Vorrei dirti che ci manchi tanto, che ogni pensiero del giorno e della notte è rivolto a te, ai tuoi uomini, a tutti voi ragazzi della “Folgore”, impegnati in quel paese lontano.

E’ gia capitato, e capiterà sempre di più, saperti lontano, ma è duro non poterti vedere. Abbracciarti e parlare serenamente di ogni cosa, di argomenti semplici, futili, a quelli più accaniti ed impegnati, rasentando a volte la durezza ed i contrasti delle proprie idee. Tutte quelle idee e parole che fanno parte di un rapporto vero tra padre e figlio.

Vorrei avere il coraggio di parlarti di certe notti interminabili, dove l’ansia, il pensiero, lo stress, inizia e ti prende interamente. Questo malessere, non sai se inizia dalla mente o dall’anima, e ti ritrovi all’improvviso che è già mattino, ed un’altra giornata è iniziata. Allora il pensiero corre a te, che sei già fuori per servizio, percorrendo quelle valli deserte, per portare conforto ed umanità a persone mai viste e che mai avresti immaginato di conoscere. Aiuto ad un popolo, che forse ha bisogno di tutti noi.

So che anche tu, vorresti parlare delle difficoltà che incontri, dei pericoli e delle ansie che vivi quotidianamente, e che come me, provi le stesse emozioni e sensazioni. Ma come ogni uomo, non le lasci trapelare, ormai fanno parte del tuo carattere, e del tuo nuovo divenire. Ogni emozione, ogni sensazione, deve essere controllata e circoscritta, vissuta e condivisa solo tra i tuoi uomini, gli stessi che ogni giorno, in pace ed in guerra, ti accompagnano.
E capita così, quando ci sentiamo, che ti parlo, della nostra vita familiare giornaliera,delle tue sorelle, dei lori studi, dei successi ed insuccessi del loro cammino. Del cane che ci hai regalato, che sembra “un passa guai”, ora problemi agli occhi, ora non vuole mangiare, e della vita frenetica che conduciamo, penso più per non pensarti, che per quello che realmente é.

Ti informo e parliamo di quello che succede qui in Italia, del momento duro che stiamo attraversando, del caro vita che ci attanaglia, o delle infinite spese giornaliere che siamo costretti ad affrontare. Cerco di tenerti legato a quella vita “quotidiana”, fatte di tante piccole cose, come quando in un lontano ieri, frequentavi la scuola militare “Nunziatella”, e poi quella di Modena. Quella quotidianità che hai scoperto dopo, divenuto grande. Così al telefono parlo sempre io.
Le notizie più rilevanti sui vostri compiti,o le operazioni che effettuate, li cerco in internet, sui siti della brigata, sulle ultime notizie dall’Afganistan, o sul “Tirreno di Livorno”che vi ha dedicato una intera pagina, aggiornandolo quotidianamente. Mi scopro così, vicino a te. Penso a cosa fai, immagino le tue difficoltà e al pericolo che insieme agli altri ragazzi affronti.
E’ la tua vita, ed è giusto che la vivi e la senti con l’ardore e l’impeto dei tuoi anni, dove albergano i valori di altruismo, l’amore per i tuoi ideali, lo spirito di abnegazione verso il lavoro. Nel considerare tutte queste cose, mi accorgo sempre di più di come sono volati questi anni. Egoisticamente, vorrei che ritornassi piccolo, ed allora ti rivedo accanto a me, nei giochi, nelle passeggiate, nei viaggi inventati e “ creati per soli uomini”, cementando quella sana complicità tra maschi. Poi comprendo che ogni persona deve vivere la sua vita, ed allora mi fermo e guardo te, come prosieguo della mia vita.
Tutte queste cose vorrei dirti, o vorremmo dirci, in questo momento della nostra vita, ma sappiamo tutt’ e due, che non le diremo mai. Ci basterà un abbraccio quando tornerai, poi, con quella complicità tutta nostra, ogni cosa detta, sarà ascoltata con sete di interesse e di nuovo arricchimento umano, comprendendo che quest’esperienza di vita non ha eguali. Poi, tutte le parole non dette, ed i pensieri vissuti fino ad allora, che non troveranno sfogo, vivendo di una loro forza, saranno proiettati nel futuro,per costituire altri momenti di vita, di quando, ancora una volta, sarai lontano.
Ciao ragazzo, abbi cura di te e di tutti voi. Attento come sempre, dove a volte, anche un sorriso non è mai sincero come sembra. Un bacio forte, papà e mamma.




 
 
 
 
 
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PSICOLOGIA MILITARE - UNA VITA IN DIVISA
Giovedì, 23 Giugno 2011


PARMA- Grazie al consenso dell'editore, pubblichiamo un interessante articolo che riguarda la psicologia del militare in combattimento.
Visto che l'argomento è di grande attualità, lo rendiamo disponibile all'interno della rubrica SPECIALE AFGANISTAN:

Articolo tratto da Psicologia contemporanea, 225, pp. 48-52, Giunti Editore, Firenze.


Una vita in divisa
La psicologia militare oggi

Mariano Pizzo, Santo Di Nuovo


Negli ultimi anni
stiamo assistendo a profondi cambiamenti economici, sociali e politici che condizionano anche la composizione e l’impiego delle forze militari. Le nostre Forze Armate e i Corpi armati dello Stato sono costituiti esclusivamente da professionisti, di cui una parte sempre meno marginale è composta da donne. Si utilizzano nuove tecnologie e si impiegano i militari, oltre che nei compiti istituzionali tradizionali, come la difesa del territorio nazionale, la sicurezza della comunità e il concorso in pubbliche calamità, anche in contesti operativi nuovi, lontani, rischiosi e imprevedibili, all’interno di forze multinazionali di pace.

Queste trasformazioni implicano la necessità di ottimizzare l’impiego e la gestione delle risorse umane in ambito militare, in particolare per la valorizzazione e lo sviluppo delle potenzialità e delle competenze individuali, e per la salvaguardia del benessere psicologico del militare e dei suoi familiari.


Campi di applicazione della Psicologia militare

La Psicologia militare rappresenta un ambito specialistico in cui convergono le conoscenze sviluppate nei vari ambiti della psicologia sperimentale, sociale, clinica, del lavoro.
Le aree principali di interesse riguardano la vita militare e la sua organizzazione, ma anche le condizioni in zone di operazione, fonti di particolare stress. Sono stati sviluppati sistemi avanzati di selezione, classificazione, orientamento e formazione del personale che mirano a valutare le caratteristiche di personalità in relazione ai profili di impiego e a individuare, in sede di selezione, i “soggetti a rischio”, cioè coloro che presentano una struttura di personalità che sia una fonte potenziale di difficoltà nell’adattamento alla vita militare. Ad esempio, i piloti degli aerei o degli elicotteri, i militari imbarcati nei sommergibili o il personale che compone le forze speciali devono possedere certamente alcune caratteristiche cognitive e di personalità, come capacità di attenzione e stabilità emotiva, e non presentarne altre, quali claustrofobia o disturbi della personalità.

Inoltre, è stato studiato sperimentalmente il rendimento del militare sottoposto a fattori stressanti sul piano psicofisiologico, come la diversità di temperatura e altitudine, la deprivazione del sonno, l’esposizione ad agenti tossici, e sono state compiute specifiche ricerche sulla formazione degli ufficiali ai diversi stili di leadership, ad esempio quella più adatta nelle piccole unità di plotone in zona di operazione o in presidio. Altri studi riguardano la motivazione, il “morale”, la coesione e lo spirito di corpo, il comportamento del gruppo in situazioni altamente stressanti.
È stato infatti riscontrato che i soldati appartenenti a un’unità con un alto spirito di corpo hanno meno probabilità di manifestare disagio psicologico a causa di traumi subiti durante il combattimento.
La psicologia applicata alla vita militare comprende anche altri settori, quali la cultura militare, l’importanza dei “riti di gruppo” nella trasmissione dei valori, la promozione del benessere organizzativo, i sistemi di comunicazione e gestione dei conflitti interpersonali, l’attività psicologica di prevenzione dei fenomeni di dipendenza o di abuso di sostanze, nonché i problemi tipici dell’arruolamento femminile.

Questi ultimi, di importanza crescente considerata la quota di donne che chiedono di far parte del mondo militare, sono riferibili non solo alle ovvie differenze fisiologiche (forza muscolare, periodi mestruali o di gravidanza), ma anche ad aspetti culturali e relazionali, che possono influire sul rendimento operativo e sulla coesione del piccolo gruppo. Problemi che possono essere superati da un’appropriata selezione iniziale, da periodi di vita comune e dalla percezione dei due sessi di essere trattati allo stesso modo dai superiori.

Risultano importanti anche gli aspetti relativi all’ergonomia, cioè il rapporto tra uomo, strumenti tecnici e ambiente, al fine di un proficuo adattamento: è noto che uno degli elementi di successo nelle operazioni militari riguarda il tipo di equipaggiamento, di armamento e di sistemi di comunicazione, che devono essere commisurati alle caratteristiche sensoriali e percettive dell’individuo, alla sua forza fisica, alla postura, agli spazi vitali necessari per la percezione di un ambiente confortevole.


La gestione psicologica dello stress nelle zone di conflitto

Nelle zone di conflitto, assume particolare rilievo lo studio delle operazioni psicologiche (PSYOP), di quelle operazioni cioè che riguardano: la trasmissione di informazioni allo scopo di influenzare le emozioni, le motivazioni, i comportamenti di gruppi ed individui; la gestione individuale dello stress psicofisico, causato ad esempio dal rischio per la vita o dall’allontanamento prolungato dal proprio nucleo familiare; la prevenzione delle “ferite psicologiche” e il supporto alle famiglie lontane, soprattutto quelle delle vittime di incidenti mortali.

La salute psicofisica dei militari dipende comunque molto dalla conoscenza di se stessi, dalla consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, sia fisici che di personalità, dalla valorizzazione delle proprie risorse, dallo sviluppo di stili di adattamento nelle diverse circostanze critiche e dalla propria capacità di resilienza dopo i traumi.
A tale scopo sono previsti programmi di addestramento sullo stress management e di esposizione graduale a eventi stressanti (Stress Inoculation Training) che, in modo analogo ad un vaccino in medicina, hanno l’obiettivo di stimolare le risorse e l’autoefficacia dell’individuo, avvalendosi anche di tecniche di realtà virtuale. Consideriamo come esempio una squadra di soldati in missione in zona di conflitto che deve essere impiegata nella difesa di un centro abitato, con rischi di scontri a fuoco.

L’addestramento prevede, in gruppo con lo psicologo, una fase iniziale in cui prendere confidenza con la natura dello stress e con le strategie di controllo (attenzione selettiva, tecniche di rilassamento) e successivamente l’esposizione progressiva, mediante simulazione virtuale, ad esperienze di conflitto a fuoco sempre più stressanti, molto vicine alla situazione reale.

Nelle aree di operazione, come nelle “missioni di pace” in territori di conflitto, è attivo un Servizio di Supporto Psicologico, un insieme di iniziative finalizzate a conoscere e prevenire i fattori stressanti per favorire sia l’adattamento delle unità al contesto operativo, sia la percezione della padronanza delle situazioni da parte dei militari, in modo da evitare “ferite psicologiche” (disturbi post-traumatici da stress, fobie o attacchi di panico) e promuovere la resilienza in caso di eventi critici.

Le attività psicologiche variano in relazione al tipo di missione, alle competenze e capacità e al tipo di risorse disponibili. Uno degli scopi principali è costruire una rete primaria di sostegno, grazie alla creazione di un rapporto professionale e di fiducia con altre figure specialistiche (il comandante, il medico, l’infermiere, il cappellano militare). Si attua così la prevenzione o la gestione adeguata dei conflitti interpersonali, si evita l’isolamento di alcuni e si promuovono momenti di incontro informali con la maggior parte dei militari, indipendentemente dal grado. Vengono organizzati gruppi di incontro, con 8-12 militari, in cui è possibile affrontare argomenti specifici (le difficoltà incontrate nella missione, la lontananza dalla famiglia, la gestione dei rapporti, ecc.), favorendo l’elaborazione dei vissuti, e percorsi di counseling individuale per chi lo richiede, per affrontare momenti di disagio psicologico dovuto a problemi individuali o relativi alla missione.

Quando si verifica un evento traumatico (attentato terroristico, conflitto a fuoco, incidente con automezzi), lo psicologo è chiamato a intervenire con tecniche di “pronto soccorso emotivo”, come il debriefing o il defusing, forme più o meno strutturate di rielaborazione di gruppo degli eventi. Si aiutano così le vittime e i soccorritori a gestire la “ferita psicologica”, consentendo anche la ripresa del lavoro e la coesione del gruppo.

Ad esempio, con una squadra di soldati che è stata esposta a fuoco nemico, si attua una procedura di debriefing in condizioni di sicurezza: lo psicologo, dopo aver illustrato gli obiettivi, invita i componenti della squadra a esternare e condividere i fatti e le loro rappresentazioni, i pensieri, le emozioni, i sintomi e i comportamenti legati all’evento critico, esprimendo ciascuno il proprio punto di vista. Dall’incontro di gruppo scaturiscono dei consigli utili sulla gestione dello stress.

In queste situazioni, oltre alle competenze professionali, si richiede allo psicologo grande sensibilità, soprattutto nel saper cogliere i bisogni individuali, i tempi e le modalità di elaborazione dell’evento traumatico delle persone coinvolte.
Queste sono solo alcune delle tante attività che lo psicologo è chiamato a svolgere in scenari operativi, in cui non sempre si ha un setting ideale in cui lavorare, ma spesso bisogna adattarsi a condizioni di fortuna e scomode, come una tenda da campo o uno spazio all’aperto all’interno di una base, al freddo o sotto il sole rovente.

La conoscenza di se stessi, di ciò che ci si aspetta e la tipologia di persone con cui si dovrà collaborare risultano fondamentali per lo psicologo che dovrà lavorare in queste situazioni; occorre una predisposizione a tollerare le frustrazioni che si possono presentare e a sapersi adattare a situazioni impreviste, utilizzando al meglio le proprie risorse e quelle umane e materiali disponibili.

Prospettive future

Un rinnovato interesse e un aperto dialogo si stanno sviluppando nei rapporti fra la scienza psicologica e il mondo militare, da tanto tempo in contatto nella storia della psicologia (si veda il Box), aprendo prospettive di sviluppo positive e funzionali per entrambi. I militari dovranno confrontarsi sempre più frequentemente con situazioni operative diversificate e talvolta imprevedibili, con l’utilizzo di alte tecnologie, con la necessità di sviluppare capacità adattative efficaci in ambienti incerti. Gli psicologi che lavoreranno per la Difesa, civili e militari, si troveranno ad adattare modelli e strumenti di ricerca al contesto militare, ma anche a svilupparne altri utili ai bisogni propri di tale contesto, sperimentando costrutti e metodologie innovative.


BOX – Uno sguardo storico sulla psicologia militare


Il mondo militare è sempre stato un interessante banco di prova per la scienza psicologica e per i suoi strumenti. Già nel 1892 l’American Psychological Association aveva una Divisione di Psicologia Militare. In occasione della prima guerra mondiale, Robert Yerkes, allora Presidente dell’APA, si occupò per conto del Governo americano di problemi psicologici legati alla vita militare (selezione, formazione, terapia, ecc.), e riguardarono proprio la selezione militare i primi test collettivi di intelligenza, applicati su larga scala, definiti Army Alpha e Army Beta.
Durante il secondo conflitto mondiale gli psicologi del War Office Selection Board dell’esercito inglese utilizzarono l’Assess­ment Center per la selezione del personale. Questa tecnica, ripresa successivamente nel 1943 anche dagli eserciti australiano e americano, è oggi una delle più utilizzate per la selezione nelle aziende.

Nello stesso periodo Wilfred Bion, in Inghilterra, cominciò a trattare in gruppo i militari che presentavano sintomi patologici, e Sigmund Foulkes sviluppò le sue teorie sulla gruppo-analisi grazie alle dinamiche relazionali ed emotive che si creavano nei piccoli gruppi di pazienti reduci dal fronte.
Nelle guerre di Corea e del Vietnam furono impiegati psicologi per il supporto ai militari, e la psicoterapia dei reduci ha aperto dimensioni nuove al trattamento degli esiti dei traumi.
Quelli citati sono solo alcuni esempi di quanta importanza abbiano avuto le applicazioni della psicologia al mondo militare nello sviluppo di teorie e tecniche poi utilizzate proficuamente in altri settori.

In Italia la Psicologia militare nacque nel 1918, quando il Comando Supremo incaricò il medico e psicologo Agostino Gemelli e il fisiologo Herlitzka di organizzare un laboratorio di ricerche psicofisiologiche per lo studio dei militari, in particolare per la selezione dei piloti dell’Aeronautica. Altre importanti tappe sono state:

1939: istituzione di una “Commissione per le applicazioni della psicologia”, diretta da Gemelli, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e impiego nelle Forze Armate di numerosi psicologi nel campo della psicotecnica.

1942: predisposizione di Centri di Psicologia Applicata presso l’Esercito, e di Commissioni itineranti, composte da medici e psicologi, per la selezione del personale, presso la Marina e l’Aeronautica.

1946: sostituzione dei vecchi metodi intuitivi di selezione con profili professionali e con test di intelligenza e di personalità, come l’INP-58, grazie al lavoro degli psicologi dell’Istituto Nazionale di Psicologia.

1969: creazione, all’interno dell’allora Direzione Generale della leva, del Nucleo di Psicologia Applicata alle Forze Armate, per la selezione interforze.

Fine anni ’90: inizia in tutti i corpi armati dello Stato il reclutamento di psicologi.


Riferimenti bibliografici


Costa M. (2003), Psicologia militare, Franco Angeli, Milano.
Friedman M.J., Ford J.D., Gusman F.D., Ruzek J.I., Young B.H. (2002), L’assistenza psicologica nelle emergenze, Erickson, Trento.
Grossman D. (2009), On combat, Edizioni Libreria Militare, Milano.
Kennedy C.H., Zillmer E.A. (2006), Military Psychology: Clinical and Operational Applications, Guilford Press, New York.

Santo Di Nuovo è Ordinario di Psicologia e presidente della Struttura didattica di Psicologia dell’Università di Catania. Sul tema dello stress ha pubblicato con L. Rispoli e E. Genta un volume sul test Mesure du Stress Psychologique di Lemyre, Tessier e Fillion: Misurare lo stress, Franco Angeli, 2000.

Mariano Pizzo è psicologo e psicoterapeuta. Da diversi anni opera nel campo dello sviluppo delle risorse umane (selezione, orientamento e formazione), collaborando con diverse aziende pubbliche e private. Sul tema della selezione ha pubblicato, con E. Giusti, La selezione professionale. Intervista e valutazione delle risorse umane con il modello pluralistico integrato (Sovera, 2003).




 
 
 
 
 
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NOTIZIE DAL IL 186MO REGGIMENTO IN GULISTAN
Giovedì, 23 Giugno 2011




PARMA- 23-giugno - Nonostante la distanza dal resto dei Colleghi, grazie ai combat camera della Folgore pubblichiamo le immagini del 186mo Reggimento impegnato giornalmente a supportare le forze afgane in un' area che definire difficile è un eufemismo. Basta guardare la cartina per rendersene conto. Oppio, traffico di armi, insorgenti in fuga dall'Helmand sono alcune delle cause che generano instabilità e pericolo per la popolazione e i nostri paracadutisti. Pochi giorni fa sono stati attaccati mentre attendevano il giorno per entrare in un villaggio e portare cure mediche e aiuti.

L'attività del Reggimento retto dal Colonnello D'Addario, acquartierato su una FOB e distribuito su alcune COP, prevede uscite diurne e notturne in appoggio all'Esercito oppure alla polizia nazionale afgana, per consentirgli di presidiare il territorio, tenersi in contatto con i villaggi ed individuare le necessità della popolazione.

Frequentemente vengono organizzate pattuglie con ambulanza e personale medico, per offrire assistenza sanitaria. In quei luoghi anche una piccola infezione potrebbe trasformarsi in un problema grave per bambini o anziani.
"La popolazione più matura appare sempre dignitosa,a volte potrebbe sembrare distante, ma non è così: è nel loro modo di fare. Quella più giovane si avvicina con più facilità ai nostri Ragazzi, stabilendo rapporti anche di simpatia", mi aveva detto un maresciallo che ho incontrato mentre partiva da Herat per rientrare alla base Ice (una cop sotto controllo del Reggimento). In ogni villaggio viene contattato il consiglio degli "elders", gli anziani, con i quali si concorda l'intervento. Questo approccio "soft" ha consentito agli italiani prima e agli afgani poi, di aumentare la collaborazione con i locali.

LE FOTO OFFERTE DAI COMBAT CAMERA DELLA FOLGORE


 
 
 
 
 
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IL GENERALE RODRIGUEZ VISITA IL COMANDO RC WEST
Giovedì, 23 Giugno 2011


HERAT- 22 Giugno 2011- Il tenente generale David Rodriguez, comandante dell’ISAF Joint Command, ha visitato oggi il Regional Command West. Accolto ed accompagnato dal Generale Carmine Masiello, la visita si è svolta anche nella provincia di Baghdis, raggiunta con un volo a bordo di elicotteri CH47, dove opera il contingente spagnolo.
Facile immaginare che gli argomenti sul tavolo siano stati la prossima transizione nella città di Herat e lo stato dell'avanzamento della bolla di sicurezza nell'area più a nord del comando italiano.




GUARDA IL SERVIZIO FOTOGRAFICO OFFERTO DAI COMBAT CAMERA DELLA FOLGORE

 
 
 
 
 
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ELICOTTERI DELLA MARINA: DA LUNI A HERAT
Giovedì, 23 Giugno 2011




PARMA- Tra i tanti e interessanti incontri che ho fatto a Herat , c'è quello con la AIR TASK GROUP MARINA "SHARK", composta da 3 Elicotteri EH101 che operano all'interno della TFA, nella sede aeroportuale, gomito a gomito con i colleghi dell'AMI. Vengono da Luni, Sarzana, dove la base della Marina Militare Italiana è fortemente integrata nella località che la ospita e nel cui circondario vivono gran parte dei 600 marinai che ci lavorano..
La stazione elicotteri di Maristaeli Luni è comandata dal capitano di vascello Stefano Crementieri: alle sue dipendenze il Quinto e il Primo gruppo elicotteri della Marina Militare.

Al primo gruppo appartiene il distaccamento ora in Afganistan, che opera con un nucleo di 66 uomini comandati dal Capitano di Fregata Paolo Bindi , tra piloti e tecnici. Nella base è distaccato anche un nucleo di fucilieri di Marina, agli ordini del Capitano di Corvetta Ferruccio Ferreli.

Sono gli Uomini del San Marco che provvedono alla sicurezza delle strutture di terra e di volo della Marina a Herat. Un impiego multiruolo inaugurato nel 2005 e posizionato sulla terraferma, a cui il personale si è perfettamente adattato, nonostante la sua peculiarità di specialisti marinai.Sono dotati di armi lunghe e corte. Noto un MP5, ma potrei essermi sbagliato.

I velivoli riparano sotto un modernissimo hangar che, con i suoi 1.515 metri quadrati e 1.7150 metri cubi, è uno dei più moderni progetti di tensostruttura modulabile. Lungo 50,5 metri, largo 35 e alto 12, ha la possibilità di essere equipaggiata da un sistema di protezioni balistiche e da un impianto di sollevamento. Priva di tiranti esterni e di fondamenta, e' in grado di sopportare elevati carichi di neve o raffiche di vento fino ad oltre 60 nodi, classificandosi tra le più affidabili e sicure strutture in estreme condizioni meteorologiche.

Gli Equipaggi impiegati in Afghanistan hanno hanno seguito un addestramento specifico in Patria per adattarsi al volo in condizioni estreme di temperatura, visibilità, vento e sabbia e sono impiegati in operazioni di pattugliamento, supporto alla movimentazione di convogli, trasferimento di personale o emergenze sanitarie.
Allo scopo, uno dei tre velivoli dispone di modernissime apparecchiature sanitarie modulari che consentono di evacuare e stabilizzare fino a sei feriti su lettighe apppsitamente installate, che vengono assistiti da personale medico e sanitario di Marina recentemente immesso in teatro operativo.


Il nucleo di fucilieri è equipaggiato per far fronte alla difesa vicina dei velivoli e del personale, mentre gli equipaggi hanno dotazioni di bordo specifiche in caso di atterraggio di emergenza o guasto in area non protetta.E' il capitano di vascello Roberto Vivarelli che ci illustra gli equipaggiamenti di emergenza.


La "pedina" dei marinai a Herat si è perfettamente inserita nel meccanismo aereo, compiendo 122 missioni in sei mesi, per oltre 450 ore di volo.

L'EH101 è in fase di omologazione per il lancio di paracadutisti TCL completi di equipaggiamento.


 
 
 
 
 
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LE VELE DELLA FOLGORE NEL CIELO DI HERAT
Giovedì, 23 Giugno 2011


foto sopra: il Comandante RC WEST, generale di Brigata Carmine Masiello, in uscita e in atterragio durante il lancio sull'aereoporto di ieri. Sotto: il gruppo che si è lanciato.




PARMA-21- Giugno 2011- La frase sibillina del Tenente colonenllo Mencaraglia ( "non si sa mai..."), quando gli chiesi se aveva con sè i paracadute a Herat, si è avverata: ieri il Comandante della Folgore con un gruppo di Ufficiali e sottufficiali di stanza a Camp Arena hanno effettuato un lancio da elicottero CH47 sull'area aeroportuale, all'alba. Un gesto simbolico, ovviamente.
Considerando le condizioni di sicurezza generali della città di Herat che sono in netto miglioramento , ci piace pensare che questo lancio sia beneaugurante per un futuro meno angosciante per la popolazione che la Folgore, le Forze Armate italiane e le forze ISAF proteggono.



Le foto si commentano da sole

 
 
 
 
 
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AFGHANISTAN - GIUGNO 2011: IL POPOLO AFGHANO PROTAGONISTA NELLO SVILUPPO DEL PROPRIO PAESE – IMPORTANTI SHURE A BALA MURGHAB.
Mercoledì, 22 Giugno 2011



HERAT- Si sono svolte nella seconda decade di Giugno 2011 nella Provincia di Badghis, nel nord della Regione sotto la Responsabilità Italiana, due importanti shure, gli incontri fra gli “anziani”, le autorità locali ed i rappresentati delle Forze di ISAF, tese a discutere gli intereventi e le problematiche dei vari villaggi della provincia.

L’attività è la prima dopo l’ importante operazione congiunta fra le forze di sicurezza afghane ed i Paracadutisti della Folgore che ha permesso, nelle scorse settimane, di raddoppiare l’area “sicura” all’interno della quale vive la popolazione afghana e soprattutto di poter cominciare a parlare di sviluppo anche a livello Regionale permettendo in questo modo un progressivo aumento della governance seguito da sviluppo sostenibile anche grazie alla capacità delle forze afgane di garantire le basilari condizioni di sicurezza.

Le due attività hanno visto impegnati per tutto il giorno, il Governatore della Provincia di Badghis, il District Manger e gli helder locali, compresi quelli dei villaggi neo annessi all’ area sotto il controllo delle Forze di Sicuerezza.

Alla presenza del Generale di Brigata Carmine Masiello Comandante della Regione Ovest sono state discusse le iniziative che dovranno essere attuate per migliorare le condizioni di vita della popolazione e per la sicurezza e la stabilità di questa area.

Una delle principali richieste emerse è stata la necessità di poter disporre di energia elettrica, cosa fondamentale in un’ area ancora fortemente rurale come questa.


E’ stata infatti analizzata la possibilità di poter fornire, anche grazie all’intervento di ISAF, gruppi elettrogeni, ed è stata altresì proposta la realizzazione di una rete elettrica con una fornitura proveniente dai Paesi confinanti.

Il supporto alla popolazione viene garantito su quattro differenti livelli.


Il primo livello è quello sostenuto direttamente dalle forze operative sul terreno, soprattutto in zone nelle quali la sicurezza non è ancora completamente garantita e si pone l’obiettivo di realizzare piccoli progetti ad impatto immediato su diretta richiesta di capi villaggio, quali la fornitura di generi alimentari, realizzazione di pozzi e l’assistenza medica.

Il secondo livello
è Provinciale, e prevede la realizzazione di progetti a più ampio respiro, quali scuole, cliniche ed interventi infrastrutturali, proposti dai governatori e delle autorità locali.

Esistono poi i progetti a livello Regionale,
quali la realizzazione di strade, ponti ed opere pubbliche, finanziati da donors internazionali e gestiti direttamente dal Governo di Kabul.
L’ultimo livello di aiuti, per altro già in atto nella Regione sotto il Comando Italiano, è quello che vede coinvolta l’imprenditoria privata che investe in progetti economici sostenibili a lungo termine nelle varie Provincie.

Le attività come quelle di oggi, sono il segno tangibile del desiderio del popolo afghano di essere sempre più il protagonista nello sviluppo del proprio Paese.


TUTTE LE FOTO DELLE DUE "SHURA"




 
 
 
 
 
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IL 183mo A BALA MURGHAB DEL SETTORE RC WEST
Martedì, 21 Giugno 2011




PARMA- Il 183mo Reggimento paracadutisti Nembo, comandato dal Colonnello Marco Tuzzolino , è impiegato da Marzo nell'area di Bala Murghab, dove i paracadutisti di stanza a Pistoia erano già stati nel 2009. Zona difficile e pericolosa ai confini del Turkmenistan.
Ed è per questo che l'area è sotto controllo: alla fine di maggio si è conclusa una complessa operazione congiunta, che ha visto impiegati oltre 600 uomini fra paracadutisti italiani del Nembo e altri reggimenti, Forze di Sicurezza Afgane e militari statunitensi , coadiuvate da unità delle Forze speciali e con il supporto di oltre 20 elicotteri Italiani e Statunitensi. In quella fase l'area di protezione è stata ingrandita di circa il 50% verso Nord, in direzione del Turkmenistan.

L’operazione si chiamava “Spring Break”, ed ha impiegato 60 veicoli e quasi 200 uomini, percorrendo in 4 giorni oltre 270 km, muovendo lungo itinerari particolarmente difficili. Alcuni di essi si sono schierati, partendo da Herat, sulla base avanzata “Columbus”.

In pochi giorni il 183mo, le forze ISAF e le forze di sicurezza afghane, con una articolata manovra, sono riuscite a raggiungere e superare il villaggio di Miranzai a Nord di Bala Morghab espandendo così l’area sotto il controllo delle coalizione.

La manovra è stata preceduta da una intensa attività di preparazione tesa a disarticolare la leadership degli insurgents.

Successivamente è stato rafforzato il presidio del territorio con postazioni avanzate denominate "COP", combat outpost, piccoli fortini presidiati da un plotone irrobustito, che rappresentano gli "occhi" ISAF per prevenire azioni ostili.

In alcuni casi le postazioni sono a ridosso di villaggi e per non violare la privacy degli abitanti, ai più vicini sono state offerte tele dismesse di paracadute da usare come tende. La assenza del Reggimento dalle pagine della Cronaca, quindi, è positivo: stanno lavorando bene e in profondità.

Non va dimenticato, tuttavia, che l'area è così tranquilla solo grazie alla applicazione quotidiana dei concetti paracadutistici della "azione preventiva" e del controllo del territorio: ovvero ore di lince, pattuglie e presidio in zone isolate.

Gli ottimisti dicono che la "transizione" -così vicina ad Herat-, si intravede anche nell'area turbolenta di Bala Murghab, ma c'è ancora lavoro da fare. E il 183mo lo sta facendo bene.

Le foto in prima pagina scattate il 16 Giugno dai Combat Camera della Folgore








 
 
 
 
 
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AFGHANISTAN- IL PRESIDENTE DEL SENATO ON.LE SCHIFANI HA INCONTRATO I MILITARI ITALIANI A BALA MOURGAB, L'AVAMPOSTO PIU' A NORD DELLA ZONA DI RESPONSABILITA ITALIANA -
Martedì, 21 Giugno 2011


AFGHANISTAN- IL PRESIDENTE DEL SENATO ON.LE SCHIFANI HA INCONTRATO I MILITARI ITALIANI A BALA MOURGAB, L'AVAMPOSTO PIU' A NORD DELLA ZONA DI RESPONSABILITA ITALIANA -

Nella foto ( cortesia PIO Herat)_ BASE AVANZATA COLUMBUS- IL COMANDANTE DEL 183MO REGGIMENTO COLONNELLO MARCO TUZZOLINO ILLUSTRA AL SENATORE SCHIFANI ALCUNI EQUIPAGGIAMENTI PER LA DIFESA DELLE POSTAZIONI .

BALA MOURGAB- 18 GIUGNO - I soldati italiani rappresentano un esempio di professionalita' e serenita' a cui si dovrebbe ispirare anche la politica italiana. E' quanto ha detto il presidente del Senato Renato Schifani incontrrando gli uomini del 183mo NEMBO nel loro fortino.

''La celebrazione del 150/o anniversario dell'Unita' d'Italia - ha aggiunto - ha fatto scoprire le ragioni di questo impegno a difesa della liberta' di cui deve farsi carico ogni cittadino italiano''. Schifani ha ricordato che il vice presidente degli Stati Uniti, il 2 giugno, ha ringraziato l'Italia per il suo impegno nella lotta contro il terrorismo.

''Una lotta che non si puo' fermare - ha proseguito - che va combattuta senza se e senza ma''. Il presidente del Senato, conversando con i giornalisti al seguito, ha sottolineato i grandi risultati: dalla missione italiana in Afghanistan e il contributo
all'addestramento dei militari afgani che presto sostituiranno i militari della missione internazionale.

''Il paese e' qui con voi - ha detto Schifani ai paracadutisti - e il parlamento e' sempre alle vostre spalle: ha infatti votato all'unanimita' tutti i provvedimenti che riguardano la missione. Un impegno operativo che da' il senso della misura di come si sta andando avanti nella ricostruzione di questo martoriato paese''.

Il presidente del Senato ha ricevuto in omaggio dal colonnello Marco Tuzzolino, comandante della Task force nord, un basco amaranto e successivamente si e' fermato a rendere omaggio al cippo che ricorda il sacrificio di Luca Sanna, colpito da un terrorista proprio in quest'area.

SCHIFANI HA PORTATO UN SEGNO ESPLICITO DI VICINANZA AL PIU' LONTANO AVAMPOSTO DOVE SVENTOLA UN TRICOLORE ITALIANO

La missione-lampo in Afghanistan è un messaggio esplicito che il presidente del Senato Renato Schifani invia alle Forze armate italiane.
In Afghanistan, dice, è in corso una missione strategica la cui prosecuzione non può essere messa in discussione, perché la lotta al terrorismo si conduce senza se e senza ma.
Le sue parole sono il riconoscimento di un compito svolto nel silenzio, con un grande tributo di sangue. Questi giovani - commenta il presidente del Senato - rappresentano «la bella Italia», la parte migliore di un Paese le cui doti di coraggio e di umanità sono riconosciute in tutto il mondo.
È la prima volta che una delle massime cariche dello Stato si reca in prima linea sul teatro delle operazioni afgane. Bala Murghab si trova 170 chilometri a nord di Herat, al confine del Turkmenistan: è al centro di una area composta da una serie di punti di osservazione e di fortini collegati da trincee.
foto sotto:
I vari momenti della visita del Presidente del Senato al contingente italiano ad Herat e successivamente a Bala Murghab, dove ha incontrato il colonnello Marco Tuzzolino ed i paracadutisti del 183mo Reggimento Nembo al suo comando, che presidiano l'area.





 
 
 
 
 
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IL PLOTONE ZELIG DI BALA BOLOUK
Lunedì, 13 Giugno 2011



BALA BALOUK-AFGANISTAN- Questo articolo l'ho scritto durante la mia visita alla FOB TOBRUK, a Bala Balouk, i primi giorni di Giugno. Pensando a quelle sere passate in tenda con quei paracadutisti, mi è tornata in mente la "guasconeria", ovvero la caratteristica dei baschi amaranto e ho pensato che, in fondo, non c'era nulla di male ad evidenziare una aggiuntiva e moderna "vena" "zelig" di uno dei loro plotoni. Mi servirà per spiegare come sono fatti i Paracadutisti di oggi che hanno -come mi aspettavo- una marcia in più. Il "PLOTONE ZELIG", con tutto il rispetto, è costituito dai mortaisti della V Compagnia pipistrelli, del 187mo. Li ho conosciuiti con un invito a bere il loro caffè "estremo", una sera, dopo la giornata passata sul Lince.
A Bala Bolouk ogni tenda di plotone ha uno specialista della "moka", ma i mortaisti -devo ammetterlo- fanno un caffè da dieci e lode, con cremina shakerata: da vera università del chicco.

Se è vero che ognuno dei "compound" ha un segreto per la tazzina del dopocena o della mattina, loro sono un passettino avanti. Da "quelli del Thomson da 120mm", se ne occupa un paracadutista che ha pure una vena artistica con chitarra, musica e poesia. Sono entrato nella loro "tana" mentre stavano riepilogando il numero di T-SHIRT da ordinare; una loro invenzione, che da uno scherzo ha raggiunto ordini a due cifre. Tutti la vogliono, me compreso (tre pezzi). Sul retro c'è stampato un omino con l'ombrello e sopra si vede una bomba in arrivo. Chiude in basso la scritta in inglese che dice più o meno: fine delle bombe, siamo tornati.

Durante il conteggio dei pezzi da ordinare, si scambiavano battute scherzose sul futuro industriale dell'inventore e si distribuivano i compiti tra marketing , delivery e consulente del look, con buonumore e tanta simpatia. Sono molto affiatati e ognuno fa da spalla all'altro, lanciando battute che fanno ridere davvero, e tanto. Partecipo volentieri anche io. Poi arriva la canzone del mago del caffè. Insomma: uno spettacolino in piena regola. C'è una sola donna in tutta la compagnia, che è addetta al pezzo. Nessuna volgarità tra loro e grande rispetto, mi dice il caporalmaggiore Maria Chiarappa. E ride anche lei in compagnia.

Da come ne parlano i suoi colleghi, capisco che si è "guadagnata" la stima sul campo. Un bell'ambiente,insomma, dove il giovane maresciallo Daniele Viceconte -uscito dalla Scuola di Viterbo- fa da punto di riferimento. Dopo lo scherzo e le battute, quando le mie domande diventano più tecniche e scherzo sulla mia superiorità di artigliere paracadutista in congedo, viene fuori la loro professionalità e la conoscenza di ciò che fanno. Il sorriso si spegne e le frasi diventano precise. Loro hanno sparato con colpi veri e in situazioni di stress. Sono "veterani", e hanno perlopiù meno di 30 anni. Conflitti a fuoco e missioni. Noi "anziani" gli dobbiamo lo stesso rispetto che loro hanno nei nostro confronti. Ho iniziato a parlargli della storia della Folgore: mi hanno ascoltato volentieri. Poi è toccato al progetto El Alamein: nel silenzio totale, erano attentissimi. Tutti conoscono il sito e vorrebbero partecipare alle missioni.
Si fa tardi: loro, che sono in allarme H24, sono abituati a fare le ore piccole. Di comune accordo con i suoi uomini, il comandante di plotone decide di fare una esercitazione in bianco, per farmi vedere le loro modalità operative. Orgoglio di batteria. A mezzanotte passata, quindi, scatta un "allarme" silenzioso, che li fa passare da canottiera e pantaloncini a mimetica e stivaletti , schierati in meno di dieci minuti. Le tre piazzole sono pronte, mentre sia il tavolettista che il comandante della linea di tiro erano già "istantaneamente" al loro posto.
Velocità, affiatamento, poche chiacchiere. Anzi: silenzio rotto solo dagli ordini dati a voce ferma e le risposte dei capo-arma.
La "batteria" aveva già battuto i falsi scopi appena arrivati alla FOB,mesi orsono,ed ora vengono illuminati da una luce fioca dal comandante. Meglio del GPS: sistema "artigianale" che richiede capacità tecnica. Lui è in possesso anche delle coordinate dei quadranti da dove potrebbe giungere la minaccia. Tempo risparmiato.
L'osservatore si era posizionato immediatamente in un punto rialzato e comunica le prime cifre topografiche. In pochi secondi arrivano direzione e distanza dal tavolettista. "PEZZO PRONTO" ( forse "ARMA PRONTA"?, non ricordo), in meno di 60 secondi. Pronti al fuoco: tre Thomson da 120mm sono una bella -e micidiale- difesa, usata da loro. Si simula l'avvicinamento alla volata del razzo illuminante e si mimano le procedure di sparo. Ci fermiamo, ovviamente. La notte è stellata ma totalmente buia. I ragazzi hanno lavorato con le pile frontali "oscurate". Sono questi i Paracadutisti della Folgore del 2011. Giovani, esperti, motivati, con missioni sulle spalle. Forse non li conosciamo abbastanza. Forse pensiamo che siano troppo "professionisti" e non è del tutto vero. I loro ideali costano lo stesso sacrificio dei nostri vent'anni e quando è il momento, la squadra si muove come "ai vecchi tempi". Ognuno di loro -molti sono del sud- ha scelto di stare lontano da casa per tanto tempo, in Toscana. Con lo "svecchiamento", viene offerta la possibilità a chi ha più di dieci anni di servizio di avvicinarsi a casa. "Non ci penso nemmeno", mi dice un caporalmaggiore. "Non adesso", risponde un altro al dodicesimo anno. "Non lascio la Folgore", chiude un terzo.
Lo stesso discorso l'ho sentito negli altri tre plotoni che avevo visitato poche ore prima.
C'è chi va, naturalmente, perchè la famiglia è imporante e la vita operativa lascia acciacchi, ma tanti scelgono di rimanere. Devo ammettere, con una punta di rammarico, che 'stì mortaisti e stì fucilieri assaltatori son bravi come gli artiglieri paracadutisti!. Il il loro comandante di Compagnia, il capitano Simone Diridoni fa bene ad essere orgoglioso di loro. Sapete quanto costa ad un artigliere paracadutista ammetterlo, vero?



Un saluto e un augurio di buon lavoro a: M.O. Viceconte Daniele- serg. Zoccarello Cristian- Serg Montini Luca- Cmc Barbuscia Giancarlo- 1° cm Campochiaro Fabio- 1 cm Spera Giuseppe- cm Forastiero Antonello- 1° cm Convertino Sivlio- 1° cm Altamura Giuseppe- cm Chiarappa Maria- cm Scarpello Giuseppe- cm Triglia Daniele- cm Coronese Antonio- cm Lupi Gianluca- cm Filippone Fabio.
Un arrivederci anche a:
capitano Simone Dirindoni
maresciallo ordinario Domenico Masdea (3°)
sergente Maggiore Sassetti (2°)
Maresciallo Francesco Caon (1°)




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AFGANISTAN: DOVE OPERANO , NEL SILENZIO, I GUASTATORI PARACADUTISTI
Venerdì, 10 Giugno 2011


HERAT-L’Afghanistan è senza dubbio uno dei territori più conosciuti al mondo a causa degli eventi che ne stanno caratterizzando la sua storia contemporanea; quella, per intenderci, che partendo dall’invasione russa arriva fino all’avvento dei talebani e della cosiddetta controffensiva “occidentale”.
In Afghanistan, l’Italia ha ormai da qualche anno schierato un contingente militare che opera a fianco dei colleghi dei Paesi della Nato per contribuire a ripristinare le condizioni di sicurezza e stabilità di questo Paese, mediante il supporto delle Forze di sicurezza afgane e delle Autorità Governative.

E’ una missione population centric, ovvero una missione nella quale la popolazione rappresenta sempre il centro di tutte le attività, sia operative - per garantirne le giuste condizioni di sicurezza - sia di supporto con lo sviluppo di attività mediche o di distribuzione di aiuti umanitari.

L’area di responsabilità del Regional Command West è una vasta regione dell’Afghanistan occidentale, grande quasi quanto tutta l’Italia del Nord e che si estende dal capoluogo Herat fino alla provincia di Baqwa all’estremo sud ed a quella di Badghis a Nord.

In questa area, i nostri soldati hanno sempre saputo distinguersi per capacità e per il modo “italiano” di relazionarsi con le popolazioni locali, nel pieno rispetto degli usi e tradizioni locali. E grazie a questa particolare caratteristica che i militari italiani vengono rispettati e apprezzati.



A partire dallo scorso 4 aprile, il contingente nazionale schierato in Afghanistan è composto, principalmente, da reparti appartenenti alla brigata paracadutisti “Folgore”.

Tra quei soldati inquadrati nel contingente, ci sono guastatori paracadutisti dell’8° reggimento - della Brigata paracadutisti “Folgore” - con sede in Legnago (VR).

Il reparto costituito in Afghanistan quale Task Force Genio, è comandato dal Col. Pasquale VARESANO ed annovera tra i suoi ranghi anche personale non appartenente ai “paracadutisti” ma ugualmente indispensabile per assolvere ai compiti assegnati.

In Teatro, la Task Force Genio è senza dubbio uno degli assetti più “pregiati” del contingente nazionale.




Dispone degli specialisti nella ricerca, disarticolazione e distruzione dei micidiali ordigni esplosivi improvvisati (team Explosive Ordnance Disposal - EOD e team Improvised Explosive Device Disposal - IEDD); di unità cinofile dedite alla ricerca di esplosivi (binomi in grado di sfruttare la capacità olfattiva di cani particolarmente selezionati ed addestrati al riconoscimento di innumerevoli tipologie di manufatti esplosivi); di assetti in grado di effettuare ricognizioni anche in ambienti con un’elevata presenza di ordigni esplosivi improvvisati (guastatori qualificati Advanced Combat engineer Reconnaisance Team – ACRT).

I guastatori muovono su mezzi particolari, enormi, pesantissimi, i "Mine Resistant Ambush Protected" (MRAP), veicoli in grado di resistere anche a violente esplosioni sotto scafo. La struttura di tali veicoli, infatti, permette una notevole “dispersione” dell’onda d’urto provocata da una esplosione che si verifica al di sotto del mezzo. Tale dispersione è dovuta principalmente a tre caratteristiche costruttive del MRAP, la presenza di idonee protezioni balistiche, lo scavo a “V” e la notevole altezza dal suolo del citato scafo. Dall’interno di tali veicoli i guastatori “osservano”,possono “interrogare”
il presunto artifizio esplosivo e possono “confermarne” la presenza.


A questo punto, il guastatore esce di scena per far posto all’operatore IEDD che avrà il compito di disarticolare e/o distruggere la minaccia esplosiva. Sia i guastatori, sia gli operatori EOD ed IEDD dispongono, per il delicato compito, di materiali sofisticati e particolarmente idonei per la lotta alla micidiale minaccia.

Nel contesto dell’operazione ISAF XVI, ancora una volta i guastatori della “Folgore” stanno dimostrando di essere dei paracadutisti veri ed invidiabili professionisti, preparati e profondamente consapevoli dell’operato che quotidianamente svolgono.

Nelle menti di questi militari si costruisce, istante per istante, fotogramma per fotogramma, il “film” che devono vivere il giorno della missione. Attraverso le loro azioni, i loro dubbi, le loro interpretazioni scorre anche, silenziosa, la sicurezza del personale del contingente e della popolazione afgana che fortemente crede nella missione internazionale.

Il ritrovamento di un ordigno o di un deposito di materiale esplodente e/o di armi, la presa in consegna di materiale pericoloso consegnato dalla popolazione riconoscente, la cooperazione con le paritetiche unità guastatori afgane, sono i segni evidenti del successo della missione italiana e di quei guastatori che silenziosamente, tutti i giorni, conducono nel pieno rispetto del mandato ricevuto e consapevoli della propria professionalità.












 
 
 
 
 
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IL PREZIOSO LAVORO DEI GUASTATORI PARACADUTISTI
Venerdì, 10 Giugno 2011

foto: cortesia Pio Herat



PARMA- La presenza dei guastatori paracadutisti in Afganistan è tanto preziosa quanto discreta: non c'è convoglio od operazione di spostamento di mezzi e uomini che non li veda coinvolti con i loro mezzi tecnici e gli esperitissimi uomini di cui dispone, sul terreno. Oltre alla protezione dei colleghi, i Guastatori addestrano anche il personale afgano, affinchè possano quanto prima prendere in mano la sicurezza delle strade e delle basi. Per questo vengono tenuti regolarmente corsi, il secondo dei quali è terminato proprio nei giorni scorsi:

In questo caso i genieri amaranto lo hanno tenuto a favore della polizia afgana e volto a conoscere ed evitare la minaccia degli ordigni improvvisati (IED). Venti poliziotti, provenienti da diversi distretti della provincia di Herat, hanno seguito il corso articolato in due fasi, quella teorica e quella pratica. Nella prima fase gli studenti hanno imparato la teoria degli ordigni realizzati artigianalmente e le diverse tecniche utilizzate per riconoscere la minaccia e, nella seconda, il miglior modo per reagire.

“L’obbiettivo del corso è quello di rendere edotto il personale della polizia afgana sulla minaccia degli IED, permettendogli di operare in sicurezza, dando loro informazioni tecniche e suggerimenti per riconoscere ed identificare gli ordigni esplosivi improvvisati”, riferisce il Capitano Marco Arculeo, capo della squadra anti ordigni esplosivi di Herat. “I poliziotti afgani – continua Arculeo –, scoperto un IED e attuate le procedure iniziali, devono essere in grado di proteggere i loro uomini e la popolazione nell’attesa dell’intervento della squadra specializzata per la disattivazione. Ci auguriamo che questo corso aiuti a salvare molte vite”.

Nelle lezioni pratiche, i poliziotti hanno dovuto affrontare situazioni realistiche. Per le simulazioni sono stati utilizzati veri componenti di ordigni improvvisati e reali tecniche di occultamento.

“Il corso è stato utilissimo, abbiamo imparato molte cose nuove” ha affermato il Maggiore Nasar Ahmad del distretto di polizia di Zindah, “abbiamo imparato le tecniche migliori per perquisire veicoli e persone, il corso è stato molto realistico”.

NUOVI MEZZI PER I GUASTATORI
Il Colonnello Varesano,comandante del Reggimento,ad Herat insieme ai suoi uomini, ci ha informato circa le immminenti disponibilità di nuovi mezzi che il reggimento, attraverso le 4 compagnie schierate a Bala Balouk, Farah, Herat e in Gulistan, utilizzerà per le operazioni sul terreno:

Oltre ai Cougar e ai Buffalo, saranno a disposizione in pochi giorni i nuovi MAXXPRO- MRAP ( Main Resistant Ambush Protection) , bestioni da 18 tonnellate che portano 5 uomini e un mitragliere, le cui protezioni speciali lo pongono al vertice della classifica di protezione (A1) ( foto).
La provenienza è americana: si tratta di una cessione di mezzi completamente revisionati , testati in IRAQ.
A brevissimo i nostri guastatori potranno contare su due nuove generazioni di robotini: uno cilindrico ad alette, di r dimensioni ridottissima. con videocamera e pinza di lavoro, in grado di allontanarsi di svariate decine di metri.

INSURGENTS SEMPRE PIU' RAPIDI ED INSIDIOSI NEL PIAZZARE GLI IED
Il robottino miniaturizzato servirà anche a sorvegliare senza essere notato, le tratte appena bonificate ed ispezionate, nel tempo che passa tra l'intervento dei guastatori e il passaggio delle colonne. E' stato verificato che alcuni insurgents sono stati capaci di piazzare un ordigno in soli sette minuti, sfruttando i tempi morti tra il transito dei due dispositivi.
Un altro apparecchio tecnologico e in miniatura, stavolta gommato,sarà utilizzato per ispezionare gli scafi dei veicoli di passaggio. Anche in questo caso è dotato di pinza di lavoro e videocamera ad alta qualità.
AZIONE GIORNALIERA DI RILEVAZIONE E DISINNESCO DI ORDIGNI
Il numero di ordigni localizzati e disinnescati dall'ottavo guastatori è ormai a due cifre. A loro si devono le decine di vite salvate e di strade rese percorribili. Un lavoro pericoloso e difficile, come potete immaginare, fatto da specialisti che convivono con il pericolo. Non a caso il nome della compagnia che opera ad Herat è "ANGELI NERI", quella a cui apparteneva anche Alessandro Di Lisio.
Ritorneremo in argomento .







 
 
 
 
 
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LA PROTEZIONE VIENE ANCHE DAI DIRIGIBILI
Venerdì, 10 Giugno 2011




PARMA- La base di Farah ( Afganistan), dove opera il 187mo Reggimento, si riconosce da lontano perchè sulla sua verticale è ancorato un dirigibile bianco, visibile da chilometri. Si tratta di un sistema di protezione video ad altissima capacità, in grado di individuare movimenti sospetti fino a 40 chilometri di distanza, a controllo USA. All'interno della base di farah c'è la piattaforma di ancoraggio e la "cabina di regia". Un occhio elettronico in più che vigila sulla sicurezza della base e dei nostri convogli in avvicinamento.


 
 
 
 
 
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DUE GEMELLI ALLA 4A COMPAGNIA FALCHI
Venerdì, 10 Giugno 2011



FARAH-Alla quarta compagnia Falchi di stanza a Farah, che mi ha ospitato a bordo dei propri Lince, ho incontrato i gemelli Sarappa, di Latina, classe 1978. Uno dei due aveva iniziato al 185mo Reggimento artiglieria paracadutisti come specializzato al tiro ( tavolettista), l'altro era fuciliere assaltatore. Ora sono entrambi al comando del Capitano FABRIZIO DEVITALI, milanese, a cui è affidata la Compagnia. Li ho conosciuti durante una lunga giornata di pattugliamento durata 10 ore nell'area del villaggio di GANJ KIN, dove il comandante di Compagnia aveva il compito di "saggiare" il grado di collaborazione del locale "elder", l'anziano di riferimento. Giornata senza risultati apprezzabili, come ci ha confidato il Capitano Devitali, visto l'atteggiamento guardingo e poco collaborativo del capo villaggio. La distribuzione di cibo e oggetti utili è stata accolta freddamente, quasi controvoglia. Il capitano ha dovuto aggiungere un altro puntino rosso alla mappa dei luoghi in area "non collaborativa", indicando una cartina con alcuni circoli rossi -purtroppo ancora vasti- intorno alla base. La intensa giornata è però servita per individuare altri guadi sul fiume che separa la zona pianeggiante dalle prime colline intorno a Farah. Bisognava "battezzarne" un paio, per avere vie di ingresso e fuga diverse da quella principale, e così è stato fatto, saggiando vari punti, su e giù per le vallette. I due gemelli, rientrati alla base, hanno accettato di farsi riprendere.Il Capitano Devitali, dopo cena, era già intento a fare il briefing con i capo team per l'attività del giorno dopo.







 
 
 
 
 
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IL SITO CONGEDATIFOLGORE RIENTRA IN ITALIA DALL'AFGANISTAN
Mercoledì, 8 Giugno 2011



PARMA- L'atterraggio del nuovissimo BOING 767KC dell'Aeronautica militare a Pratica di Mare, (un gioiello al suo secondo viaggio, che trasporta oltre 250 passeggeri e svariate tonnellate di cargo e che che si presenta con una cabina che ricorda la platea di un bel teatro, per quanto è grande, spaziosa, comoda e silenziosa e di cui parleremo più avanti, ndr), si è concluso -purtroppo- il mio viaggio a fianco della Folgore e delle Forze Armate in Afganistan. Ho tanto materiale e foto, che pubblicheremo da oggi e nei prossimi giorni.
Non era un semplice reportage giornalistico, come potete immaginare, ma una visita ad amici per trasmettere in Italia spezzoni della loro vita operativa, per farvi( e farmi) sentire vicini e partecipi del loro difficile compito.

Mi rendo conto che ho portato con me in Italia qualcosa di più di notizie: nel mio cuore rimangono le attestazioni di affetto, amicizia, collaborazione e vicinanza che il nostro sito ha ricevuto a tutti i livelli, dal Paracadutista sino al Generale Comandante. La nostra vicinanza, attenzione e leale collaborazione alla informazione positiva sul loro lavoro ha cementato una reciproca stima ed un legame solido che ci impegna a fare sempre meglio.

GRAZIE ALLO STAFF DELLA PUBBLICA INFORMAZIONE

La accoglienza e l'assistenza della stampa e degli ospiti in visita conoscitiva è affidata ad uno staff comandato dal Portavoce del Comandante, il Maggiore Amoriello.
A loro il compito è di rendere interessante professionalmente la visita e fungere da tramite per risolvere i problemi legati alla permanenza e al "lavoro" che devono svolgere: auto, pass,alloggio, spostamenti e tanto altro.

Loro scelgono gli argomenti e li introducono all'ospite, mettendoli successivamente in contatto con le realtà da approfondire. E lo fanno "on the road".

Per capire l'importanza del loro lavoro bisogna sapere che la base è grandissima e in alcune ore del giorno è pure battuta da un sole impietoso: per un semplice incontro con una Task Force ( ne parleremo accuratamente, ndr), o per raggiungere l'area partenze dell'aereoporto, si perderebbe un'ora o più, stremati e impolverati. Senza gli angeli custodi dell'Ufficio di Amoriello, si getterebbe la spugna e si rimerrebbe allo spaccio o a girare a vuoto tra le block-houses e i "compuonds".

Poi ci sono le uscite e gli spostamenti nelle Fob, che avvengono con aereo o elicotteri. Una pianificazione che non deve intralciare il lavoro operativo, che con il comando del Generale Masiello è -a dire poco- incalzante. Spetta al Maggiore organizzare i suoi uomini e pianificare insieme ai vari settori coinvolti ( aereo, terrestre, logistico) Insomma: un meccanismo come sempre complesso e sconosciuto.

Grazie a loro ho potuto girare tra le FOB, camminare con i nostri Paracadutisti in pattuglia, viaggiare nei villaggi, vedere le gente afgana, provare le emozioni del LINCE "scout", ovvero il primo della colonna, bere una birra nelle "tane" dei plotoni schierati in prima linea .

Ecco perchè, prima di ogni altro articolo, il primo è dedicato a coloro,che mi hanno seguito, ringraziandoli per la pazienza. Cito un caso per tutti, che spiega la flessibilità e il sacrificio che lo spostamente a fianco degli ospiti comporta: alla ripartenza da Farah,ieri mattina il Tenente Gravina e il Cm Mencacci hanno rinunciato al posto a bordo per lasciarlo a paracadutisti in rientro per la licenza, prolungando di 48 ore la loro permanenza alla FOB EL ALAMEIN, dopo avermi accompagnato nelle operazioni pianificate.Se non lo avessero fatto, sarebbero già ad Herat sotto la doccia( quanto mai necessaria dopo giorni di tenda e caldo asfissiante). Inconvenienti operativi che capitano spesso quando -come loro- ci si muove tra le diverse realtà organizattive della missione.

Ecco i nomi:

Maggiore (par) Marco Amoriello
responsabile del team di pubblica informazione e portavoce del Comandante

Capitano dell'Aeronautica E. Englaro - assistente

Tenente (art) par: Gravina - assistente

1°Maresciallo (par) Vincenza Di Canio - combat camera - autore di molte delle immagini video e foto che "passano" sui network nazionali

Caporal maggiore (PAR) Daniele Mencacci - combat camera - fotografo sempre in prima linea. Alcune delle sue foto sono riconoscibili dal "tocco" artistico che le fanno diventare quasi "simboliche" del lavoro duro dei Paracadutisti sul terreno.

Caporal Maggiore ( par)Anna Pischedda, una atletica paracadutista AIP del Capar, che si occupa di assistenza agli ospiti in arrivo e fotografie al campo. Il suo volto è quello della paracadutista che ha assistito la giornalista di DEEJEY TV al CAPAR, in Febbraio.

A tutti loro un "ARRIVEDERCI A PRESTO" , SE CI VORRETE ANCORA TRA VOI.


Seguono i serzizi foto e giornalistici




 
 
 
 
 
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GLI AUGURI E I SALUTI AL COLONNELLO ALBAMONTE DALLA QUINTA COMPAGNIA DEL 187mo REGGIMENTO
Mercoledì, 8 Giugno 2011

il terzo plotone della V Compagnia del 187mo Reggimento: Comandante Masdea Domenico-Ricciardi Fabio-Sabatini Cesare-Scuderi Francesco-Arcilesi Paolo-Desimone Francesco-Giacometti Cristiano-Coersi Simone-Greco Vincenzo-Ibba Gavino-Ena Alessandro-Arrigo Roberto-Vitale Francesco-Boschetti Emanuele-De Luca Danilo-Cstrignano Mauro-Carpentiero Luca-Ortu Giorgio-De Montis Daniele-Santoro Vito-La Porta Matteo-Scaletta Marco-Dania Daniele-Romeo Pietro

BALA BOLOK - Afganistan - Anche alla FOB TOBRUK i paracadutisti della V COMPAGNIA PIPISTRELLI ricordano con affetto e stima il loro ex Comandante, Tenente Colonnello Albamonte , ora in convalescenza dopo l'esplosione che gli ha danneggiato occhi e mani. L'attuale Comandante, capitano Simone Dirindoni, ed i comandanti dei 4 Plotoni, il maresciallo ordinario Domenico Masdea (3°), il sergente MaggioreSassetti (2°),il Maresciallo Francesco Caon (1°), il Maresciallo Viceconte Daniele (mortai)vogliono mandare un saluto speciale, cameratesco e fraterno al loro sfortunato collega, a nome di tutta la Compagnia.
Ognuno di loro ricorda il periodo trascorso insieme alla fine degli anni novanta e successivamente l'impiego in Afghanistan nel 2009, e attendono il giorno in cui, terminate le cure, tornerà in servizio.
Chi ha la stima e l'affetto di tanti amici è ricco. Il Tenente colonnello Albamonte è miliardario.

 
 
 
 
 
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IL 186mo REGGIMENTO AL GIRO DI BOA DELLA MISSIONE IN GULISTAN
Mercoledì, 8 Giugno 2011


HERAT-All'aereoporto di Farah ho incontrato un plotone della 13ma compagnia del 186mo Reggimento paracadutisti di rientro da Bakwa,Gulistan, l'area "caldissima" non solo metereologicamente, che controlla anche un Combat Out Post a Buji. Due posti difficili che impegnano i nostri paracadutisti a fondo, soprattutto quello di Buji, che misura 100 metri x 150 e dove un plotone trascorre 2 settimane in condizioni campali spartane. Dopo i primi 3 mesi di Missione è finalmente giunta una breve licenza per un plotone,quello che ho incrociato a Farah, punto di transito.Erano tutti in splendida forma e ovviamente di ottimo umore, nonostante le condizioni operative. Hanno trascorso un giorno di "decompressione" alla base di Farah, per poi volare ad Herat. Tra loro il Maresciallo ordinario Gabriele Pinna , comandante del secondo plotone,maratoneta che ha tempi nazionali, con 2h e 40', prossimo ingresso nel Folgore Team, nel 2012. Non so come,( e nemmeno lui, forse) sia riuscito ad allenarsi anche in condizioni "speciali" come quelle dove era assegnato, con spazi limitati. L'ho intravisto di corsa stamattina sugli sterrati della base di Farah,che a lui devono essere sembrati il paradiso, a giudicare dalla velocità. Ecco la foto del loro gruppo, con il saluto per i congedati nostri lettori. Auguri Ragazzi e buona (meritatissima) licenza.

 
 
 
 
 
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I SALUTI DI ITALFOR AL NOSTRO SITO
Mercoledì, 8 Giugno 2011

il Generale di Brigata Carmine Masiello secondo a sinistrra, accompagnato dal Ten Col Mencaraglia, durante il lancio della bandiera della missione RCWEST. L'immagine è stata donata al Ministro Larussa alla Lustrissimi, in occasione del saluto alla Folgore in partenza


HERAT-Durante la nostra permanenza alla base CAMP ARENA di Herat abbiamo toccato con mano la cortesia e la disponibilità di ITALFOR (comando nazionale che segue logistica e amministrazione delle unità nazionali in Teatro operativo). Il comandante tenente colonnello art. par. Stelvio Baratelli ed il suo staff, coordinato dal primo maresciallo Luogotenente Giacomo Dessena, ci hanno accolto con grande amicizia e cordialità pregandoci di inviare i loro saluti ai paracadutisti e ai lettori del sito, cui si associa anche il primo maresciallo Claudio CAPONE BRAGA, paracadutista ANPDI, proveniente dagli uffici COI di Roma, che completa lo staff della segreteria.
Un cordialissimo saluto, che abbiamo contraccambiato, ci giunge anche dal Tenente colonnello Bernardo Mencaraglia, capo cellula J4, che sfoggia sul muro del suo ufficio una splendida vela tricolore del CSE giunta alla fine della sua carriera.

A tutto lo staff di Italfor i nostri più sinceri e amichevoli ringraziamenti per la loro amichevole e preziosa accoglienza.


 
 
 
 
 
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LA FOLGORE ALL'ATTACCO
Sabato, 4 Giugno 2011




AFGHANISTAN: MILITARI ITALIANI SCOVANO UN DEPOSITO OCCULTO DI ESPLOSIVI


Bala Balouk, provincia di Farah, (07 Giu) – I paracadutisti italiani, durante un’operazione congiunta con l’esercito afgano, hanno scovato un deposito occulto contenete una grossa quantità di armi ed esplosivi.

L’operazione denominata “Lair of the wolf”, la tana del lupo, si è sviluppata 50 chilometri a nord della base avanzata italiana di Bala Balouk, all’estremo sud dell’area di operazione del contingente italiano guidato dal Generale di Brigata Carmine Masiello.

Le indicazioni fornite dalla popolazione, unite alle informazioni in possesso dei paracadutisti del 187° Reggimento paracadutisti “Folgore” di Livorno, hanno permesso di identificare il nascondiglio nel quale gli insurgents celavano una vera e propria “santabarbara” nella quale sono state rinvenute armi portatili, munizioni, bombe da mortaio, granate, mine, razzi, detonatori, materiale elettrico e fusti di liquido altamente esplosivo.

I tecnici del genio, dopo aver documentato e catalogato il materiale rinvenuto, hanno provveduto a distruggerlo. Il materiale distrutto avrebbe rappresentato una grande minaccia per la popolazione afgana desiderosa di pace, sicurezza e stabilità.




 
 
 
 
 
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IL VIAGGIO DI CONGEDATIFOLGORE IN AFGANISTAN
Sabato, 4 Giugno 2011



FARAH- AFGHANISTAN- Percorrendo i viali inghiaiati del campo "FOB EL ALAMEIN" stamattina, Sabato 4 Giugno, leggevo i motti delle compagnie del 187mo Reggimento paracadutisti che lo presidia e mi rendevo conto come in teatro operativo queste assumano il loro vero significato. Quello della 4a compagnia Falchi, ad esempio,è "non conosco l'impossibile"; pensando al clima, al territorio, alle minacce, alle ore di impiego continuo e alla passione che dimostrano i paracadutisti nello svolgere il loro lavoro -toccata con mano in questi giorni-, ho la netta percezione che sarebbero davvero disposti ad onorare quel motto. Ed è proprio la 4a compagnia Falchi, secondo plotone, a prendermi a bordo per condurre una operazione di assistenza medica e "delivery" -come le chiamano in ISAF- di beni alla popolazione .
Il villaggio si chiama BARANG TUNE e lo abbiamo raggiunto attraversando la città di Farah, passando in mezzo al centro storico,trafficato e caotico. Di tanto in tanto,raramente per la verità, invece dei saluti qualche bambino lanciava sassi contro il blindato urlando qualcosa. Gli adulti ci seguono con lo sguardo, impenetrabili, a volte accucciati a bere in crocchio,oppure lavorando sotto il sole a fare mattoni, riparare moto vecchissime e scalcinate oppure auto o dietro i banchetti del bazar.Pochissimi i burka, anzi oggi non ne ho visto nemmeno uno. Le bambine, sempre belle e coloratissime, non portano nulla fino a quando sono grandicelle, come da tradizione, ma anche di alcune adolescenti distinguo occhi e volti bellissimi , solo incorniciati e non nascosti dal velo. Vedo qualche fabbro, in ciabatte e camicione immorchiato, che produce cancellate. Tanti i bambini che portano meloni, presidiano bancarelle, pompano benzina da taniche di plastica ( i loro distributori), fanno rotolare pneumatici per aiutare gli adulti in officina.
Vecchio e nuovo, cellulari e piedi scalzi, parabole satellitari su edifici semidiroccati.Contrasti fortissimi che fanno riflettere noi occidentali. Dov'è la chiave del problema: perchè non progrediscono? colpa dei Russi, dei Talebani? dell'Occidente, come dicono gli integralisti, demonizzando il nostro mondo?





IL MOVIMENTO DEI LINCE:MOMENTO DELICATO DELL'OPERAZIONE
La radio amplificata nell'abitacolo mi permette di ascoltare le conversazioni di alcuni pezzi della maglia radio. I 6 blindati e l'ambulanza si muovono in modo coordinato. "a sinistra c'è ferma una motocicletta con un individuo con una bombola" , dice il Lince scout. Potrebbe essere un suicida? I "warning" ne parlano frequentemente e talvolta -purtroppo- in questa zona avevano ragione. Non sarebbe così riconoscibile e"suicida" nemmeno un suicida vero , ma il capo team del mio blindato dice al rallista di rientrare per qualche secondo, mentre ordina di aumentare la distanza tra i mezzi e sfilare, puntando le armi in direzione.

Entriamo verso la montagna e le abitazioni diventano case di fango con la classica cupoletta e il muro a secco. Il fango è la materia prima per i più poveri. Gli abitanti sono artisti nel mettere a piombo la costruzione.I muri sono lisci e stabili: il sole che raggiunge una temperatura fino a 55/60 gradi all'ombra in certi periodi, farà da forno di cottura. Nemmeno le piogge torrenziali, che ogni tanto cadono, li danneggiano.

Molti edifici nuovi e tanti camion ci fanno capire che ISAF che dà lavoro alle imprese cittadine porta nuova ricchezza. L'impressione è di una crescita disordinata e anarchica. Le strade cittadine hanno ancora fogne a cielo aperto, bazar fatiscenti anche se coloratissimi e ognuno considera la via pubblica come l'unico luogo dove lavorare, sedere, dormire e buttare rifiuti. Un contrasto netto con i villaggi periferici, lindi e ordinati nonostante la povertà che si tocca con mano. Vedo poliziotti sdraiati sotto gli alberi oppure direttamente sotto una bancarella che osservano in silenzio affranti dal caldo.





Tanti bambini si affacciano con i loro visetti furbi dalle porticine dei vialetti che percorriamo dopo avere abbandonato ,la strada principale. Passiamo a filo di specchio retrovisore tra le mura di recinzione delle case. Sono precauzioni che il capo team decide all'ultimo momento, allontanandosi da percorsi che potrebbero essere scontati e facendone alcuni a sorpresa.

Siamo diretti ad una scuola per adolescenti, maschi la mattina e femmine il pomeriggio. Arriviamo mentre i ragazzi giocano a pallone. Il capo team affida i compiti di protezione dell'area. I blindati si dispongono secondo schemi precisi. Il capo macchina e i "minimisti" scendono e controllano accuratamente il terreno. Solo a quel punto mi autorizzano a scendere. Un paracadutista deve rimanermi vicino e seguirmi negli spostamenti all'interno del perimetro di sicurezza. I ragazzi sono tutti sorridenti, così anche i loro insegnanti che ci aspettavano.
Con noi c'è la Tenente Medico Farina,proveniente dalla Sanità Militare, non paracadutista, che inizia a incontrare adulti e bambini che chiedono un controllo. Si tratta di visite sommarie, naturalmente. Qualche farmaco e un saluto, raccomandando al direttore della scuola di segnalare se, e quando, ci saranno casi più gravi per intervenire.




il c.m. Daniele Mencacci, combat camera della pubblica informazione di RCWEST coordinata dal Maggiore Amoriello


I paracadutisti della quarta Falchi scaricano penne e merendine, che il direttore decide di distribuire solo parzialmente per tenere qualche oggetto per gli assenti. L'edificio di circa 300 metri quadrati ha pavimenti sconnessi e non tutte le aule sono funzionanti. Ci dice l'interprete che le lezioni avvengono anche nelle tende: 700 ragazzi e 500 ragazze non ci starebbero nemmeno schiacciati ad acciuga. Chiedono di intervenire con gli organi centrali perchè hanno bisogno di un nuovo edificio. Gli insegnanti sono anziani ,dimessi, con barbe lunghe, come da tradizione. Capisco che fanno sforzi a dare una educazione ( la loro).
Per motivi di sicurezza la durata della "delivery" è di solito breve. Queste presenze sul terreno, che sempre più spesso avvengono insieme alle forze di polizia locali, servono a "tenere"il territorio e la loro importanza va ben oltre le penne biro (donate da una azienda italiana, ndr) e le merendine donate dai paracadutisti.
Il viaggio di rientro è più accidentato , traversando una campagna piena di buche e fossati di irrigazione e villaggi dove il blindato sfiora le cime degli alberi. All'ingresso del campo è obbligatorio controllare le armi, togliendo i caricatori dirigendo le canne contro una parete attrezzata. Il soldato americano alza la sbarra e ci fa entrare.
Routine. Ogni giorno sembra uguale, ma potrebbe essere "diverso", trasformandosi in un incubo. Non a caso, in virtù dell'allarme "CHARLIE", hanno chiuso il mercatino davanti alla base e non entrano più civili, nemmeno quelli che lavorano alla nuova base, che avrà finalmente alloggi strutturati, mentre ora tutto il 187mo e gli altri reparti ( Tuscania, 8° REGGIMENTO GUSTATORI cp ANGELI Neri, carristi, cucine etc) è nelle tende, compreso il Comando.

Saluto la mia scorta e gli dò appuntamento al pomeriggio per raggiungere un'altra area ai piedi delle montagne. Alle 11.30 ora locale, la temperatura è di 35° ed il sole è impietoso sulla testa.









 
 
 
 
 
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VIAGGIO IN AFGANISTAN DEL NOSTRO SITO
Sabato, 4 Giugno 2011


FARAH- E' stato nuovamente il terzo plotone della 5a compagnia pipistrelli del 187mo Reggimento a condurre stamane una operazione tesa a migliorare i già buoni rapporti con la polizia (ANP): il convoglio che rientrava a Farah e sul quale ero inserito, ha fatto alcune tappe per consegnare generi di conforto ( acqua e cibo confezionato) ai check point della ANP- Afganian National Police.
La parola check point non corrisponde a ciò che pensiamo: si tratta di containers o case di fango riadattate, dove un piccolo gruppo di poliziotti staziona, vivendoci accampati e a volte mettendo una branda parallela al ciglio stradale, a vista. "Il terrore per loro è la notte", mi dice Giorgio, il caporalmaggiore del 3° Plotone che mi protegge mentre camminiamo verso i poliziotti. L' arteria è la famigerata "strada della morte", che attraversa, nei circa 80 chilometri che separano Bala Boluk da Farah, villaggi e piccoli bazar dove la presenza dei talebani è accertata e minacciosa. Non a caso i "warning" ( avvisi della sezione RCWEST che raccoglie informazioni, ndr) erano a dir poco inquietanti, per un civile.
Stavolta ero a bordo del Lince numero due. Lo "scout" precedeva informando secondo per secondo e seguendo gli ordini e i suggerimenti del capo convoglio.
Per percorrere in sicurezza quel tratto di strada ci vogliono più di due ore ( quasi tre) e bisogna adottare una tecnica di guida e di superamento dei centri abitati con una attenta ( e guardinga) regìa. L'equipaggio con il quale sono a bordo dimostra calma e un rassicurante buonumore.Piccole battute, qualche "frecciatina" tra loro, ma gli sguardi sono costantemente puntati fuori e capisco che notano ogni movimento strano.CXon gli stessi paracadutisti abbiamo bevuto insieme una birra nel loro "compound" fatto a mano, nella FOB. Una saletta con cucina e frigo, copertura ombreggiante e un caffe con la moka da 10 e lode.

Prima di imboccare la statale 517, abbiamo cercato di fare visita ad un "Elder" che vive nei pressi della base. Non era in casa.Lo schieramento necessario anche ad una così semplice azione prevede un dispositivo di Lince per bloccare tutti gli ingressi e un paracadutista dedicato ad ognuno degli eventuali "appiedati civili", per protezione. A causa della sua collaborazione con ISAF, dieci giorni fa hanno sparato contro il cancello di ingresso della sua abitazione, che ha ancora i buchi visibili.
La sosta ai check point di polizia nei pressi di due villaggi con bazar, che il venerdì festivo sono particolarmente affollati, richiama immediatamente numerosi ragazzi e qualche adulto. Vanno tenuti a distanza e i nostri ragazzi
lo fanno con simpatia e senza spocchia. I bambini sorridono e gli anziani guardano seri. Impossibile capire come la pensano. Il responsabile della sicurezza scambia due parole con il comandante afgano del check point più grande, ricevendo conferma che quel villaggio sarà da monitorizzare per la presenza di elementi ostili.

All'arrivo alla base siamo informati che IN UNO DEI DUE POSTI DI BLOCCO DOVE ABBIAMO SOSTATO SI E' SVILUPPATO POCO DOPO UN CONFLITTO A FUOCO NEL POMERIGGIO CHE HA RICHIESTO L'EVACUAZIONE MEDEVAC ( ELICOTTERO) DI DUE POLIZIOTTI ORA RICOVERATI. Non si conoscono ulteriori dettagli circa la identità degli aggressori. Potrebbe essersi trattato di delinquenza comune, non insolita da queste parti.

LE FOTO DELLA GIORNATA


Alla fine dei due convogli, finito il grande stress ( per loro) abbiamo chiesto al terzo plotone di salutarci con una foto di gruppo. La usiamo per girare a nostra volta i ringraziamenti a tutta la FOB di Bala Boluk. Grazie per essere stati così professionali e cordiali. Grazie per averci ospitato nelle vostre "tane" così ospitali. Mi sono sentito davvero a casa. Buon lavoro alla quinta compagnia pipistrelli!! Grazie al Comandante e ad ogni singolo paracadutista. Faremo l'elenco preciso a parte, per non dimenticare nessuno.





 
 
 
 
 
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IL 2 GIUGNO A HERAT E ROMA
Venerdì, 3 Giugno 2011




HERAT- In una base che non si ferma mai, a maggior ragione in un periodo di allarme "CHARLIE", il Comandante RCWEST , Generale Masiello, ha radunato alle 08.30 locali ( le 6 in Italia) una formazione di tutte le forze armate presenti ( Paracadutisti, Bersaglieri, Carabinieri, Aeronautica, vari reggimenti Esercito di supporto,Guardia di Finanza e alcune rappresentanze straniere). Dopo averr ricordatoi i Caduti e i feriti degli anni di Missione italiana, ha dedicato alcuni minuti, con un discorso asciutto e "a braccio", come è nel suo stile , per augurare a tutti di apprezzare la giornata festiva in onore della Repubblica. Ha ricordato che per i militari italiani si tratta di un impegno complesso, che si basa sulla indispensabilità di ognuno dei partecipanti, qualunque sia la funzione assegnata. Lo scopo primario è di aiutare l'Afganistan a riorganizzarsi. La attività della base continua, nonostante la giornata festiva, con il suo ritmo incalzante.

VISITA A DUE DELLE COMPONENTI DI QUALITA' DEL CONTINGENTE ITALFOR XVI: AERONAUTICA E ELIOCOTTERI DELLA MARINA

Dopo una visita alla Task force della Aeronautica ( l'opera del PREDATOR merita un articolo a parte che scriverò stasera) e del reparto volo della marina ( un nucleo di ultra-specializzati), a breve partirò per Farah. Mentre scrivo, alle 1230 locali, ( 10 in Italia), ho già il materiale che sarà necessario: giubbotto antiproiettile, elmetto,sacco a pelo.

TANTI AMICI DEL SITO IN BASE
Ancora una volta ho potuto contare sulla amicizia di ITALFOR per trasmettere, risparmiando il satellitare per l'area di Farah, dove sarà sicuramente più difficile connettersi. Ad ogni blocco di uffici o alloggi incontro un amico. La base è disseminata di nostri adesivi e moltissimo mi confermano ched ci consultano regolarmente. Tanti gli apprezzamenti positivi.

IL 2 GIUGNO A ROMA

Contrariamente a quanto accaduto negli anni passati, per un disguido il nostro "pass" non era al varco di Via dei Fori imperiali. Grazie alla grande copertura TV, siamo sicuri che i nostri lettori avranno immagini sufficienti per apprezzare le nostre Forze armate in sfilata.
Sul terreno saranno presenti diversi Paracadutisti di vari reggimenti, che in compagnia di formazione avranno la Bandiera di guerra del 185mo Reggimento davanti. Prima bandiera del suo blocco.



 
 
 
 
 
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30 maggio 2011: IL NOSTRO SITO PARTE PER l'AFGANISTAN
Venerdì, 3 Giugno 2011
una conduttrice di automezzi, paracadutista , in aereopoerto


HERAT –L’arrivo alla base dopo le ore di volo del c130j la solita routine: registrazione, pass, assegnazione degli alloggi e brIefing. Il livello di allarme della base, dopo i noti fatti accaduti in città, è salito a “CHARLIE”, che vuol dire restrizioni all’ingresso e all’uscita e una serie di altre misure che riguardano gli interventi esterni. Vengo informato che il personale civile delle organizzazioni della cooperazione del ministero degli esteri si sono trasferite per prudenza all’interno della base. Il personale militare è rimasto al PRT e sono in corso i lavori per ripristinare il funzionamento delle linee elettriche e ricostruire alcune zone distrutte dall'esplosione. Secondo quanto mi dice il Maggiore Amoriello, il lavoro continua e se la situaszione rimarrà stabile, potrò nuovamente incontrare il colonnello Pomello, comandante di quella unità, entro la settimana. In serata sono stato ospite della TASK FORCE VICTOR, composta da distaccamenti del 185mo Reggimento RAO. Ragazzi in gamba e molto discreti. Non voglio aggiungere altro per non violare la loro consueta riservatezza. Mi basta vedere e sentire ciò che fanno , dall’inizio della presenza italiana in Afganistan, per capire lo sforzo, anche fisico, che ognuno di loro compie.- Oggi, 2 giugno, si terrà una cerimonia per celebrare la Festa della Repubblica, in Piazza d’Armi , davanti al recente monumento ai caduti. Interverrà il Comandnate generale Masiello, che mi ha salutato ieri sera. Riporterò il discorso. Subito dopo partirò per Farah, dove conto di trascorrere due giorni, tra lavoro e reportage.

Seguiranno foto, se la linea internet- che fa i capricci da due giorni- riprenderà a funzionare.

Questo articolo è stato pubblicato grazie alla amichevole collaborazione del sottufficiale di Corpo della Brigata Folgore 1° Mllo Luogotenente Maresciallo Dessena e del primo maresciallo Bragagnolo di Italfor.





 
 
 
 
 
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UN PENSIERO BENEAUGURANTE PER LA FOLGORE E TUTTI I COLLEGHI IN MISSIONE
Martedì, 31 Maggio 2011

 
 
 
 
 
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AFGHANISTAN: 116 INSORTI ABBANDONANO LE ARMI E ADERISCONO AL PROGRAMMA DI PACE E REINTEGRAZIONE NELLE VICINANZE DI BALA MURGAB
Venerdì, 27 Maggio 2011



Qala-e-Naw, (26 Maggio) – 116 insorti, attivi nella provincia di Badghis nel nord dell’ area sotto la responsabilità del Comando Regione Ovest a guida italiana, hanno rinunciato alla violenza aderendo al programma di pace e reintegrazione istituito dal Governo Afghano.

L’evento è avvenuto negli uffici del Direttorato Nazionale della Sicurezza (NDS) della città di Qala-e-Naw. Numerose autorità locali, tra le quali il dott. Delbar Jan Arman, governatore della provincia di Badghis, hanno presenziato alla cerimonia. Gli insorti si sono presentati in due gruppi numerosi depositando le loro armi su alcuni tavoli preparati per l’occasione.

“Tutti voi siete i benvenuti nell’intraprendere il sentiero che conduce alla pace abbandonando la violenza. La violenza è contro lo sviluppo e la prosperità del nostro paese e della nostra gente”, ha affermato il dott. Armand.

Più di 490 insorti hanno aderito al programma di pace e reintegrazione dal Novembre scorso rendendo la provincia di Badghis, nell’area ovest dell’Afghanistan un punto di riferimento per tutto il paese.




 
 
 
 
 
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IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO VISITA IL COMANDO RC-WEST
Mercoledì, 25 Maggio 2011



Herat, (24 Maggio) – Il Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha visitato oggi il Comando Regione Ovest, settore di responsabilità italiano comandato dal Generale di Brigata Carmine Masiello.

Il Segretario Generale ha potuto personalmente apprezzare i risultati che le forze internazionali hanno raggiunto lavorando in stretta collaborazione con le Forze di Sicurezza Afghane. La passeggiata per le vie della città di Herat e per il bazar sono la dimostrazione dell’efficacia del processo di transizione.

La transizione ad Herat, come in altre 6 province afgane, rappresenta soltanto il punto di partenza. Dal sud al nord dell’area di responsabilità italiana le operazioni si susseguono giornalmente. Proprio ieri, nell’area di Bala Murghab, una complessa operazione ha permesso ai paracadutisti italiani di ingrandire del 50% la bolla di sicurezza, raggiungendo e superando l’area del villaggio di Miranzai, verso il confine turkmeno.

Alcune delle posizioni sulle quali si sono attestati i paracadutisti italiani nel nord del paese sono a ridosso del villaggio di Miranzai. Per evitare di violare la riservatezza degli abitanti del villaggio i militari italiani hanno donato diversi paracadute non più utilizzabili per i lanci, per permettere la creazione di tende da installare su porte e finestre.

LE FOTO DELLA VISITA

 
 
 
 
 
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LA FOLGORE IN AFGANISTAN: AMPLIATA DEL 50% LA BOLLA DI SICUREZZA A BALA MURGHAB
Venerdì, 20 Maggio 2011



PARMA- Il silenzioso lavoro della Folgore sta dando ottimi risultati sul campo. Proprio in questi giorni si è conclusa una operazione di sicurezza sul terreno, che ha realizzato un importante risultato: quello di mettere in sicurezza una zona "caldissima" che è sotto la competenza del 183mo Reggimento.
Ecco cosa ci scrivono dall'Afganistan:


Afghanistan, Bala Murghab (20 Maggio)- Con una complessa operazione congiunta, che ha visto impiegati oltre 600 uomini fra Forze di Sicurezza Afgane, militari statunitensi e paracadutisti italiani della “Folgore”, coadiuvate da unità delle Forze speciali e con il supporto di oltre 20 elicotteri Italiani e Statunitensi, è stata ingrandita di circa il 50% verso Nord, in direzione del Turkmenistan, la zona di sicurezza nella delicata area di Bala Mourgab.

L’operazione “Spring Break” era cominciata alcuni giorni fa con un imponente spostamento di forze. Oltre 60 veicoli e quasi 200 uomini, percorrendo in 4 giorni quasi 270 km, muovendo lungo itinerari particolarmente difficili, si sono schierati partendo da Herat, sulla base avanzata “Columbus”.

In pochi giorni le forze ISAF e le forze di sicurezza afghane, con una articolata manovra, sono riuscite a raggiungere e superare il villaggio di Miranzai a Nord di Bala Morghab espandendo così l’area sotto il controllo delle coalizione.

La manovra è stata preceduta nelle scorse settimane da una intensa attività di preparazione tesa a disarticolare la leadership degli insurgents.

Lo stesso Comandante di ISAF, Generale David Howel Petraeus, a testimonianza dell’importanza dell’ operazione, si era recato nell’area insieme al Generale di Brigata Carmine Masiello, Comandante della Regione Ovest, per verificare sul terreno lo svolgimento della manovra.






 
 
 
 
 
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IL 186MO CONSEGNA UN POZZO DONATO DALLA MISERICORDIA DI SIENA
Venerdì, 20 Maggio 2011

HERAT- E' STATO completato nel distretto di Bakwa il primo progetto finanziato dalla Misericordia di Siena e realizzato dal 186° reggimento paracadutisti Folgore. Nel poverissimo villaggio di Gwergan è stato, infatti, inaugurato e consegnato alla popolazione, circa 180 abitanti, un nuovo pozzo accessibile a tutte le famiglie. Il Comandante della task force, colonnello Lorenzo D'Addario ha consegnato l'utile ausilio al capo villaggio.

 
 
 
 
 
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AFGANISTAN: DONNE MILITARI DI ISAF E DONNE AFGANE INSIEME A LEZIONE DI USI, COSTUMI E TRADIZIONI LOCALI
Venerdì, 20 Maggio 2011


HERAT, Afghanistan (17 Maggio ) – Principi di base della comunicazione, cultura locale, lezioni di lingua Dari e Pashto sono solo alcune delle materie affrontate dalle 15 donne soldato di 3 paesi, Italia, Stati Uniti, Lituania, nello stage volto ad agevolare l’interazione con la realtà femminile afgana.

Durante la consegna degli attestati di merito il Comandante del Contingente Italiano Generale di Brigata Carmine Masiello ha sottolineato l’importanza che la popolazione riveste nella missione di ISAF ed in particolare quanto sia prezioso saper ascoltare e comprendere la componente femminile che rappresenta, in Afghanistan, il 48% della popolazione.

Anche la dottoressa Suraya Pakzad, presidentessa dell’organizzazione non governativa afgana “Voice of Women” ha voluto portare il suo contributo descrivendo alle frequentatrici la realtà femminile locale, elogiando gli intenti del corso e promuovendo di pari passo l’importanza che l’ educazione degli uomini al rispetto della donna, riveste nelle società moderna.




 
 
 
 
 
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I VOLTI DELL'AFGANISTAN
Lunedì, 16 Maggio 2011



I VOLTI DELL’AFGANISTAN
Riflessioni di un amante dell'Occidente



I bambini

L’Afganistan non finisce di stupirmi e uno dei messaggi che ricevo da quel paese me lo lanciano i volti dei bambini. Non Vi nascondo che mi hanno turbato per come sono belli, seri, profondi, intensi, dignitosi e forti. Imbarazzanti, a volte, quando tu gli passi vicino con i tuoi comfort, il satellitare, il computer e una scorta di acqua fresca nel blindato. Allegri quasi sempre, anche se i loro sguardi sono troppo profondi per la loro età. In quegli occhi neri leggi la vita dura che fanno,scalzi, gli inverni rigidi, la durissima disciplina islamica a cui sono sottoposti.
Alcune foto li mostrano mentre seguono il pascolo delle capre, altri fissano l’obbiettivo, c’è chi gioca con povere cose e ti guarda da lontano. Alcuni li osservo seduti a parlare su uno sfondo fatto di colori aspri e struggenti del tramonto. Colpisce la bellezza e la dignità dei loro vestitini tradizionali, con la camicia lunga e i pantaloni per i maschietti e talvolta il velo sul capo per le femminucce più grandi. Alla fine della giornata ti rimangono nel cuore quei volti con occhi guizzanti e furbi che “trapassano” l’obbiettivo. Crescono senza svaghi e senza comfort occidentale, e per questo pensiamo siano infelici. Tuttavia sembrano allegri: il loro sorriso è di certo più puro e più gioioso dei nostri viziatissimi figli con auricolare e cellulare in mano. Tra le due “malattie” sociali non saprei cosa scegliere.






I soldati

Così me li descrisse un mio amico generale: sono contenti di morire, pregano cinque volte al giorno , sono capaci di sopravvivere con un chilo di patate per una settimana e non si arrendono mai. All’inizio pensai che avesse perso la bussola, poi sono bastati pochi viaggi in quel paese per capire che aveva ragione. Solo da quando è cresciuta la stima nei loro confronti, l’ ISAF ha migliorato i risultati verso la transizione. Anche gli insorgenti sono della stessa pasta: nemici temibili e cattivi, come i tagliagole, i narcotrafficanti e i talebani jidahisti . Lo dimostra la difficoltà a piegarli.
Razza antica, quella afgana, millenaria e combattiva, che ha respinto tutti gli invasori a partire da Carlo Magno. Non hanno mai attaccato nessun confinante e il loro sistema tribale, basato sulla anzianità e il potere degli “Elders” è tutt’ora l’unico che riconoscono . I villaggi sono “governati” e hanno un loro ordine interno, sebbene autoritario e conforme a rigidissimi principi islamici. Da quando ISAF ha scelto di coinvolgerli, la missione Nato ha iniziato a dare migliori risultati. Gente forte, a schiena dritta, che non si piega da secoli. Dubito che saremo noi a farlo, se non corrompendoli con il nostro progresso malato e la nostra “anarchia democratica”.Meglio "insegnargli a pescare" e lasciare gradualmente alle loro forze armate ed autorità di adeguare lo stile di governo alla antica caparbietà di quel popolo.
Transizione, in altre parole.



I BAMBINI DELL' AFGANISTAN

 
 
 
 
 
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IL 187mo AL LAVORO NELL'AREA DI FARAH
Lunedì, 9 Maggio 2011


cliccate sulla foto per vedere le immagini di Maggio 2011
del 187mo Reggimento Paracadutisti della Folgore a Farah




 
 
 
 
 
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IN RITARDO IL COLLEGAMENTO FERROVIARIO DELL'AFGANISTAN ALL'ASIA E ALL'EUROPA
Venerdì, 6 Maggio 2011


PARMA- La logistica internazionale -sia militare che civile- sta valutando nuove strade per giungere in Afganistan a seguito dell'accresciuto pericolo di atti ostili verso convogli NATO sui percorsi tradizionali. E' di questi giorni la notizia di uno slittamento della messa in funzione di una importante opera ferroviaria.

RITARDO NELLA COSTRUZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA CHE CONNETTERA' A NORD CON L'UZBEKISTAN




sopra: un sorvolo della nuovissima ferrovia che collega l'Uzbekistan ( ultima stazione Termez) a Mazar El Sharif, in Afganistan, attraverso Hairatan, prima stazione Afgana. il "ponte dell'amicizia" -che è anche ferroviario- tra Uzbekistan e AFGANISTAN, con la sentinella afgana.La ferrovia andrà in funzione entro il 2011 e sarà un importante volano di commercio.


I lavori di costruzione della nuova linea ferroviaria che collegherà Hairatan, prima cittadina afgana al confine Uzbeko, con l'importe centro di Mazar-e-Sharif, sede anche di una importante base NATO, non stanno procedendo come previsto, nonostante la previsione di inaugurarla quattro mesi fa.
La importante infrastruttura rappresenterà una alternativa sicura per fare arrivare merci in Afghanistan attraverso un percorso di superfice unico e accorcerà di almeno 10 giorni i tempi di consegna ( vedi sotto le comparazioni tra le varie modalità di trasporto)

Il Ministero dei Lavori Pubblici afgano ha segnalato che -per snellire le procedure- un team operativo uzbeko è in Afganistan per coordinare i lavori. Attualmente il cantiere impiega 600 operai.
Il Vice ministro dei lavori pubblici, Ahmad Shah Waheed, ha confermato che per la formalizzazione degli accordi tra le due ferrovie, una delegazione è stata inviata in Uzbekistan e presto il contratto di cooperazione bilaterale necessario ad iniziare i transiti , sarà firmato in presenza di un rappresentante della Banca asiatica di sviluppo, che ha finanziato l'intero progetto.
La firma dell'accordo darà una forte accellerazione all'arrivo dei fondi e quindi alla tempistica.
La tratta ferroviaria in ultimazioone è di di 129 km e costituirà un volano per l'aumento degli scambi con i paesi dell'Asia centrale e l'Europa, consentendo di far diventare l'Afghanistan un importante partner commerciale di molti paesi del mondo.
I recenti incontri del Ministro per lo sviluppo economico italiano, onorevole Romani, ci fanno capire come sia necessario curare la logistica e i trasporti.


PAESE DIFFICILE DA RAGGIUNGERE. LA LOGISTICA SARA' VOLANO DI SVILUPPO
Per la sua collocazione geografica e per i delicati equilibri politici di alcuni paesi confinanti, arrivare in Afghanistan con le merci e i materiali militari non è semplice.


PRINCIPALI CANALI LOGISTICI ATTUALI PER SPEDIRE MERCI DAll'EUROPA VERSO L'AFGANISTAN



MATERIALE MILITARE E CIVILE DIRETTO A NORD
via mare fino a Karachi, Pakistan e prosecuzione via strada verso l'area nord, consentendo di servire Kabul, Mazar El Sharif e aree circostanti. Le tensioni politiche pakistane e i frequenti attacchi ai convogli hanno reso più complesso il transito di materiali NATO e reso più costoso quello dei traffici civili, che devono ingaggiare scorte armate. I tempi di inoltro sono di circa 25 giorni fino a Kabul.

MATERIALE SOLO CIVILE DIRETTO AD OVEST
via mare fino a Bandar Abbas e prosecuzione via strada attraverso l'Iran fino a ISLAM QALA, città di confine, dove tutti i materiali vengono ulteriormente trasbordati su camion afgani per le consegne nell'ovest del paese ( Herat e Farah). L'Iran accetta solo transiti di materiali "civili", e il Paese non offre garanzie per i transiti futuri. Le operazioni di trasbordo aggravano ulteriormente i costi e il rischio di danni alle merci.

( nella foto sotto: il confine di ISLAMQALA e le immagini di materiale italiano, di una azienda privata , in fase di trasbordo da camion iraniano a trailer afghano). I tempi di inoltro via Iran dall'Italia sono di circa 35 giorni fino a Herat.





MATERIALE SOLO MILITARE- ANCHE "SENSIBILE" - DIRETTO A OVEST E NORD

Via mare fino agli Emirati Arabi e inoltro dall'aereoporto di Dubai con ponti aerei, servendosi dei giganteschi ANTONOV e ILJISHIN noleggiati, in grado di accogliere in stiva fino a 2 CH47 alla volta e tutti i mezzi a motore dei contingenti. Questa modalità è quella attualmente usata anche dalle FORZE ARMATE italiane, coordinate dal Comando Operativo Interforze. I tempi di inoltro sono di circa 20/30 giorni fino ad Herat.
I costi sono ingenti: un milione di euro circa per ogni volo Cargo. Il resto degli assetti aerei militari è costato 26 milioni di euro nel 2010, spesi per il mantenimento dei 3 C-130 che fanno la spola da Albateen ( Dubai) a Herat, più i costi dei circa 120 militari per lo più dell'Aeronautica che compongono la Task Force Air.


MATERIALE MILITARE "NON SENSIBILE" E MERCI CIVILI DIRETTE A NORD


TUTTO FERROVIA- dopo lo "sblocco" del presidente russo Medvedev, e l'accordo con il Ministero della Difesa italiano, è consentito il passaggio di materiale NATO "non sensibile" sia via aerea che in superfice, sul territorio della confederazione.
Sono in corso trasporti ferroviari sperimentali di convogli militari - escluse armi e munizioni- che dall'Europa attraversano Ukraina, Csi, Khazakistan e Turkmenistan, giungendo nella ultima stazione Turkmena, per essere presi in consegna da mezzi stradali.
Dopo quello al confine europeo di Zahony, non c'è ulteriore cambio di scartamento. Giunti al confine di Groshy, la distanza da coprire è di circa 100 chilometri per giungere a Herat. Alcuni esperimenti di spedizione di containers da parte di azeinde civili non si sono rivelati ancora competitivi in termini di tempi e costi di intervento. I tempi di inoltro previsti sono di circa 35-40 giorni.


foto sotto: il confine Uzbeko-afgano, nella cittadina di Hairatan, da dove nasce la linea ferroviaria con lo stesso scartamento in fase di ultimazione che connetterà a Mazar el Sharif seconda città afgana per estensione, popolazione e traffici commerciali






 
 
 
 
 
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IL PRT INAUGURA LA 62MA SCUOLA
Venerdì, 6 Maggio 2011



HERAT INAUGURATA LA 62° SCUOLA COSTRUITA DAI MILITARI ITALIANI – OSPITERA’ OLTRE 300 BAMBINI

Nel distretto di Kushk Rabat-e Sangi a 75 km a Nord della città di Herat è stata inaugurata ieri la 62 scuola costruita dai militari italiani.
Il progetto, che è uno dei 48 di prevista realizzazione nel corso del 2011, è mirato ad incrementare, nell’ottica del processo di transizione, lo sviluppo dell’ Afghanistan, investendo sull’istruzione delle nuove generazioni.
La scuola infatti, costruita in una area rurale, ospiterà oltre 300 fra bambine e bambini del villaggio di Karize Khuni.
Alla cerimonia hanno partecipato le più alte autorità governative della provincia di Herat e gli elders (gli anziani) che hanno ringraziato il governo italiano per quanto ha fatto e continua a fare per tutta l’area in termini di sicurezza e sviluppo.



 
 
 
 
 
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LA FOLGORE IN AFGANISTAN VISTA DALLA STAMPA NAZIONALE
Martedì, 3 Maggio 2011


Segnaliamo due testate giornalistiche che seguono con particolare attenzione la missione della Folgore:


- Il Tirreno di Livorno ha dedicato un ampio spazio al lavoro della Folgore in Afganistan. Sono in onda tante foto e diversi video più una utilissima cartina interattiva che Vi consigliamo di consultare.


- SKY TV ha una postazione fissa a Herat e manda in onda ogni giorno tre servizi, alle 19, 20 e 21. Sul loro sito potete rivedere le anteprime ma anche gli "stream" delle immagini e dei servizi messi in onda il giorno prima.

GUARDATE I SERVIZI


 
 
 
 
 
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TRANSIZIONE: FATTI NON PAROLE
Venerdì, 29 Aprile 2011





HERAT- Fatti, non parole. Anche se la frase la usava un comico, qui c'è poco da ridere. Lo si capisce dai dati snocciolati in pochi minuti dal colonnello Paolo Pomella che comanda il PRT XV a Herat ( nella foto il 24 Aprile durante una donazione ad un centro per l'infanzia, insieme al Governatore della provincia), .
Il modello organizzativo "all'italiana",che per gli americani vuol dire efficienza ed economia, ha permesso che fosse proprio Herat la prima provincia a ritornare sotto pieno controllo afgano. Circa 1milione e seicentomila persone ( non esistono censimenti precisi della popolazione e l'estensione del territorio equivale a quello del nord italia,ndr) stanno ritornando ad una vita "normale" grazie a noi. Per strada ci sono bambini con gli zainetti di scuola, commercianti, gente in bicicletta, traffico, taxi. Una sensazione di normalità, se non fosse per le postazioni blindate a difesa dei poliziotti.



Il complesso di edifici che ospita il PRT è in pieno centro di Herat, stretto tra edifici civili, esko-bastion, protezioni di cemento armato, check points,filo spinato e controlli antiesplosivi ai veicoili in ingresso.

Subito il primo incontro: un conduttore di cani, il Paracadutista Giampietro,noto istruttore del Capar, è all'ingresso col suo "collega" a quattro zampe, a fiutare il pericolo. Da qualche tempo Giampietro ha messo in pratica la sua passione per i cani. Ne parleremo.-

Obbligatorio il pass. All'interno, una piccola oasi di verde per accogliere gli ospiti. Una pista per elicotteri e molti blindati ci ricordano dove siamo. Incontro altri amici: da quelli della scorta del Comandante Masiello, tutti del 185°, ai responsabili dei vari settori.

GIOCO DI SQUADRA
Al PRT còlgo il senso di come le soluzioni a problemi gravi come quelli afgani, richiedono le migliori forze del nostro Paese, senza primedonne. Oggi sono tutti con le stellette, ma in futuro si potrà sperare in una maggiore presenza "civile". Un gioco di squadra che ora è fatto da tutti i reparti, reggimenti, specialità, armi. Baschi di varie provenienze, coordinate da un "artigliere pesante", che è il colonnello POMELLA. E' lui che ci ricorda che "è grazie all'ottimo lavoro dei miei predecessori che riusciamo a lavorare così bene".




TRANSIZIONE
Parola chiave e stella polare del PRT: transizione, ovvero ridare l'Afganistan agli afgani, alla sua polizia, alle sue insegnanti, ai suoi dirigenti amministrativi, ai suoi imprenditori e all'esercito locali. Operazione complessa, che coinvolge uomini, mezzi e risorse che provengono da fondi italiani.

IL PRT SI OCCUPA DEI PROBLEMI DELLA POPOLAZIONE CIVILE DELLA PROVINCIA DI HERAT
Il ministero della Difesa ha stanziato cinque milioni di euro per il 2011. Tutto nasce dai progetti per opere civili che vengono inviati a Roma da Herat, dopo incontri e colloqui con il governatore della Provincia, la gente, le associazioni locali anche femminili e gli "anziani" ( non esistono i sindaci dei villaggi, ma il consiglio degli "elders" e le "shura").





IIL COMANDANTE DEL PRT: BISOGNA "BERE TANTO THE' " INSIEME ALLA POPOLAZIONE
Prima fase del loro lavoro: viaggi e incontri a volte in zone pericolose; aree dove, per prima, va garantita la sicurezza. Le forze di appoggio per la stabilizzazione provengono dalle Task force, GHOST e CENTER, oltre che da altre componenti più specializzate, e devono operare per prime. Poi sta al PRT, che si muove in coordinamento strettissimo con loro, convincere la popolazione a collaborare. Senza l'approvazione della gente tutto sarebbe difficile, anzi impossibile.

"Bisogna anche bere tanto thè con loro" dice ridendo il colonnello Pomella,facendo riferimento al costume locale di accogliere gli ospiti offrendo la bevanda nazionale. "Solo così possiamo capire cosa fare e dove". Il "come" lo conosciamo già: "afgani per primi". "Sono i loro piccoli imprenditori e le loro ditte di costruzione o di forniture ad essere coinvolte,infatti, sotto la nostra direzione lavori, con gare d'appalto trasperenti. Una commissione vàluta i lavori e li paga rapidamente", conclude Pomella. I costi sono inferiori di molto a quelli sostenuti dagli americani, per esempio. Ecco perchè ci affidano la esecuzione di loro progetti.

Un gruppo di lavoro femminile si occupa, insieme ad associazioni locali ed internazionali, dei bisogni delle donne e dei bambini (FEMALE ENGAGEMENT TEAM). Donne con le stellette per le donne afgane, per rispettare gli usi locali.

Una volta identificati i lavori da fare -per il 2011 sono circa 40, tra agricoltura, infrastrutture, scuola e sicurezza- il processo è rapido: in pochi mesi si approvano e si finanziano.

MONEY IS AMMUNITION- PEOPLE IS THE CENTER OF GRAVITY
"I soldi sono munizioni" dice Petraeus e "la gente è il nostro centro di gravità". Si capisce cosa voglia dire: ce lo ha insegnato il PRT italiano , che ha creato la regola sin dal primo giorno,quando le forze ISAF venivano considerate a torto come forza di invasione. Gli Italiani,a volte, ricevevano critiche da militari della coalizione per la linea "morbida". Le munizioni del PRT "colpiscono" creando ricchezza e benessere e una classe dirigente ed imprenditoriale che ci rispetta. Quelle dei fortini e dei COP, allontanano con modi decisi le bande di insorgenti che angariano la gente dei villaggi, e consentono alle forze locali di riprendersi il territorio.
Tra giugno e settembre di ogni anno si raccolgono i piani di lavoro e si sottopongono a Roma. Entro la fine dell'anno si ottengono gli stanziamenti e si inizia a lavorare, con le priorità decise insieme alle autorità locali.
Una delle opere più importanti sarà l'adeguamento dell'aereoporto di Herat ai voli civili. Si chiamerà Ranzani passenger terminal, in memoria del nostro Ufficiale caduto pochi mesi orsono. Seicentomila euro che produrranno entro settembre 2011 una struttura per dare impulso agli scambi commerciali, alla luce degli accordi economici in corso con imprenditori italiani.Qui si potranno fare affari e noi siamo in prima fila.

Sembra facile, e forse lo è per loro che lo sanno fare, ma richiede l'attenzione e il lavoro di centinaia di militari italiani, dal fuciliere all'ingegnere.

RIAPPPACIFICAZIONE SOCIALE
A breve inizierà a lavorare il DISTRICT PEACE REINTEGRATION COUNCIL, commissione sotto il controllo del governatore di Herat, che si occuperà di favorire il processo di transizione e di controllo delle autorità distrettuali. Molti sono i "pentiti" oppure coloro che devono ricominciare la vita civile, dopo anni di collusione, pur non avendo commesso crimini. La pacificazione è un altro processo importante.

Volevo chiudere scrivendo la solita frase fatta: a HERAT i risultati parlano da soli. E invece no: dobbiamo parlarne noi, perchè l' "oscuro" lavoro del provincial reconstruction team è una eccellenza militare ed è l'ultimo gradino del sacrificio di tutto il contingente che ha ristabilito sicurezza. Sacrificio che proprio al Prt ha significato la perdita della vita del primo Maresciallo Pezzulo (CIMIC) e del Capitano Ranzani)(TRUPPE ALPINE).

walter amatobene

.. SEGUE...


 
 
 
 
 
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IL PERESIDENTE DELLA CAMERA E L'ONOREVOLA PAGLIA IN VISITA AL CONTINGENTE ITALIANO
Venerdì, 29 Aprile 2011

foto: cortesia Pio Herat

HERAT- Il presidente della Camera, Onorevole Gianfranco Fini, accompagnato dalll'onorevole Gianfranco Paglia ha salutato ieri il contingente italiano schierato in Afganistan, portando i saluti del parlamento italiano. Una visita che l'onorevole Fini ha definito doverosa per "dare ai nostri Militari il senso della gratitudine e dell'ammirazione dell'Italia per l'eccellente lavoro dei nostri Militari". Ad accompagnare i due onorevoli in teatro di operazione è stato il generale di corpo d'Armata Giorgio Cornacchione, comandante del COI.

"Credo che ognuno di voi e i vostri commilitoni siano idealmente la dimostrazione di come la lotta per la liberta' non conosca confini geografici e come in nome della liberta' occorra continuare con il massimo dell'impegno". "Spero non suoni retorico affermare che proprio chi, con il tricolore nel cuore ed è orgoglioso della storia patria, è impegnato come voi per liberare il popolo afghano da schiavitù, miseria e degrado sia idealmente testimone di cosa voglia dire ricordare le gesta della Liberazione, tanti anni dopo, ha detto prima di salutare con "tanto affetto" il contingente.


Una visita breve che tuttavia ha consentito al Comandante del contingente RCWEST, generale CARMINE MASIELLO, di illustrare le attività dei nostri militari e al colonnello Pomella di spiegare in particolare quelle del Provincial Reconstruction Team di Herat, da lui comandato.

Poche ore che sono servite ai due parlamentari per toccare con mano la situazione di maggior sicurezza che si respira nella brulicante cittadina afgana, dove la vita economica, commerciale e amministrativa sono riprese in pieno e per conoscere il fiore all'occhiello delle Forze Armate italiane, il PRT, indicato come esempio da seguire dal generale Petraeus, per la capacità di tradurre in fatti la parola "transizione", che è stata pronunciata per prima proprio a Herat. E' proprio in che in questa cittadina, infatti, dove si è dimostrato come sia essere possibile, seguendo una metodologia "all'italiana", che qui in Afganistan significa "eccellenza".

Dedicheremo al loro lavoro un articolo specifico ( segue in giornata), perchè sono tante le attività racchiuse all'interno della semplice dicitura amministrativa che raggruppa le attività a contatto con la popolazione.


Fini ha parlato al Contingente schierato nel Piazzale della Base, alle cui spalle , sulla facciata del locale ritrovo, campeggia la scritta ITALIA 150 anni. Il Presidente della Camera dimostra da sempre un attaccamento speciale alla Folgore e all'amico Gianfranco Paglia e lo ha dimostrato anche ieri usando parole non scontate per apprezzare il lavoro della prima e cedere la parola all'amico medaglia d'oro.


Orgoglio di essere italiano e di essere stato militare sono stati i due concetti espressi dall' onorevole Paglia , che ha portato anche i saluti del Colonnello Albamonte, il quale " nonostante le ferite, è un Paracadutista ed è pronto ad affrontare prove impegnative", ha concluso con tristezza,forse pensando alle ferite dell'esplosione che sono in fase di guarigione ma che hanno lasciato segni indelebili sul corpo dell'Ufficiale.

Dopo il pranzo la delegazione accomnpagnata da diversi giornalisti,è ripartita per l'Italia.

L'occasione è servita al nostro Direttore per portare gli auguri di Buona Pasqua personalmente al Comandante e al suo staff, salutare i tanti amici in Missione e programmare il prossimo , imminente viaggio in Afganistan.

GUARDATE LA INTERVISTA A FINI SU SKY- WEB



 
 
 
 
 
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NOTIZIE DALL'AFGANISTAN
Venerdì, 29 Aprile 2011



HERAT- Parlare di Torre di Babele sarebbe esagerato e fuori luogo, ma per capire il senso di questo articolo è utile sapere che nell'area RC WEST operano diversi organismi nazionali ed internazionali: Provincia, distretti, ANA, Polizia afgana, ISAF , organizzazioni delle Nazioni Unite e diverse altre, tutte più o meno legate allo sforzo ITALFOR e ISAF. Organismi che -oltre a collaborare sul terreno- sono sorgente di informazioni.

Ognuno degli enti è dotato di un portavoce che informa delle proprie attività: conoscersi meglio era quasi "obbligatorio". Ecco perchè è nato un gruppo di lavoro costituito da tutti i portavoce degli enti presenti nella Provincia di competenza italiana, per collaborare al miglioramento della diffusione delle informazione. Il Comando ISAF RC-WEST è tra i promotori e sostenitori di questo gruppo: il Maggiore Amoriello (nella foto , il primo in basso a sinistra) ha portato ai colleghi i punti di vista del Comandante.
Un passo apparentemente piccolo, ma chi conosce la complessità della situazione sa che darà subito due risultati: il primo sarà la migliore circolazione delle informazioni tra gli enti, mentre il secondo sarà la moltiplicazione dei canali di diffusione.

Nella foto: un momento della riunione.

 
 
 
 
 
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IL CANALE VIDEO DI CONGEDATIFOLGORE
Venerdì, 29 Aprile 2011


PARMA-Il canale video di CONGEDATIFOLGORE.COM è aggiornato con immagini provenienti dall'Afganistan

CLICCATE QUI PER GUARDARLE

 
 
 
 
 
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LA COMPAGNIA AVIO IN AFGANISTAN
Venerdì, 29 Aprile 2011




HERAT- In occasione del cambio di comandante della Task Force Albatros della aeronautica Militare (lascia il Maggiore Quaglia e prende l'incarico il maggiore Ferrario, ndr) è stato fatto un bilancio delle attività di trasporto della 46ma Brigata a Herat.

Durante i due mesi di comando del Maggiore Quaglia, il velivolo da trasporto C-130J del Task Group ha effettuato più di 160 sortite, atterrando su piste semipreparate, trasportando 3.600 passeggeri ed oltre 300.000 Kg di materiale, totalizzando circa 200 ore di volo.

Importante è stata l’attività di aviolancio di materiale a supporto della popolazione locale e del personale delle Forward Operating Base (FOB) e Combat Outpost (COP) situate a Bala Murghab e in Gulistan.


Gli aviolanci di materiali, i cui pallets sono stati condizionati dalla Compagnia Avio della Brigata “Folgore” distaccata permanentemente in aereoporto in assistenza a tutti i contingenti in rotazione, sono stati essenziali per garantire il costante flusso di rifornimenti durante i mesi invernali su zone altrimenti difficilmente raggiungibili.

Da sabato 19 Marzo, hanno fatto il suo ritorno in Afghanistan i C-27J che, inseriti nella linea del TG Albatros,che svolgono missioni di trasporto per le Forze ISAF.


 
 
 
 
 
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IMMAGINI DALL'AFGANISTAN - IL 186MO IN GULISTAN
Venerdì, 29 Aprile 2011




HERAT- I Combat camera della Folgore hanno fatto una lunga ricognizione in Gulistan, l'area di competenza del 186mo Reggimento Paracadutisti Folgore.
Il tenente Luca Gravina, che fa parte del team di pubblica informazione, insieme al 1° CM DANIELE MENCACCI ci hanno inviato alcuni scatti significativi. Le foto ci mostrano un paesaggio lunare ed un piccolo Bazar. Nonostante l'apparenza pacifica, l'intera area è oggetto di frequanti incursioni di insorgenti e delinquenti comuni, che taglieggiano gli abitanti dei villaggi e aggrediscono le forze ISAF. La presenza della Folgore con una serie di postazioni avanzate e ricognizioni, consente loro di riprendere la vita quotidiana.

Avviso: in caso di riproduzione accreditare: PIO- HERAT BRIGATA PARACADUTISTI FOLGORE - pubblicata su www.congedatifolgore.com



GUARDATE LE IMMAGINI

 
 
 
 
 
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BALA MURGHAB - IL 183mo NEMBO IN AZIONE
Martedì, 26 Aprile 2011



HERAT- Il primo omaggio che il Comandante della Folgore ci ha fatto, giungendo a Herat il 25 aprile scorso, sono state le splendide foto e un video che parla della attività della Folgore "sul terreno". Molte provengono dalla FOB di Bala Murghab: si tratta valle dove opera il 183mo Reggimento Paracadutisti Nembo e dove i nostri Ragazzi sono impegnati a creare le premesse per la transizione a favore delle forze locali.

In apertura abbiamo usato l'immagine di un paracadutista di quel Fortino a cui il Figlio ha regalato un cuscino con il suo commovente "BUONGIORNO PAPA'".
I Combat Camera 1° Maresciallo Vincenzo di Canio ( specialista foto e video) e il 1° caporalmaggiore Daniele Mencacci (specialista foto) , ci consentono di capire il lavoro dei loro colleghi. Molte delle immagini sono dei veri e propri quadri di un paese antichissimo con forti contrasti e paesaggi bellissimi.

LE IMMAGINI DI BALA MURGHAB

 
 
 
 
 
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LE IMMAGINI DEI PRIMI GIORNI DELLA FOLGORE IN AFGANISTAN
Venerdì, 22 Aprile 2011



PARMA- Grazie alla attenzione dell' ufficio di pubbica informazione di Herat, coordinato dal Capitano Amoriello, pubblichiamo alcune delle immagini più significative che si riferiscono alle prime due settimane di operazioni della Folgore in Afghanistan.

GUARDATEle

 
 
 
 
 
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GLI AUGURI DEL COMANDANTE ISAF RC-WEST , GENERALE DI BRIGATA CARMINE MASIELLO
Giovedì, 21 Aprile 2011





PARMA- La posta di qusta mattina aveva un messaggio che ci ha fatto particolarmente piacere: gli auguri a tutti i nostri lettori da parte del Comandante del Regional Command-ISAF WEST, generale di brigata Carmine Masiello, che contraccambiamo aggiungendo ai nostri pensieri un "supplemento" di grande affetto che la Redazione e i nostri lettori provano per ognuno di loro e che ci onora vedere ricambiato.

Grazie Comandante.

Comandi!


Walter Amatobene

 
 
 
 
 
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PAROLA D'ORDINE: TRANSIZIONE. L'ITALIA GUARDA AVANTI
Giovedì, 21 Aprile 2011

il Ministro Romani con il governatore della provincia di herat ( a destra), il dr Daud Shah Saba



PARMA-19 APRILE 2011- L'Italia si sta muovendo velocemente nella provincia di Herat e i segnali ormai quotidiani di una intensificazione dei contatti politici e imprenditoriali, descrivono un quadro positivo e assai favorevole, in prospettiva, alle economie afgana ed italiana.

ENORMI POTENZIALITA' DI SVILUPPO

Davanti ad un paese che si sta rimettendo in moto, l'Italia vuole essere protagonista nella provincia che gli è stata assegnata. Il Pil afgano è cresciuto di oltre 15% nel 2010 e si prevede continuerà al ritmo dell'8-9% nei prossimi 5 anni. La nazione deve ( e vuole) dotarsi di 2.000 chilometri di strade, 1.500 di ferrovie. Avrà necessità di aeroporti, centrali elettriche e gasdotti. Un capitolo a parte andrà dedicato alle grandi risorse minerarie, con le esplorazioni per i giacimenti di petrolio che sono ferme agli anni '70. Un campo,quest'ultimo, dove l'Italia è tra i leader tecnologici nel mondo.

LA RUSSA : DECRESCERA' L'IMPEGNO MILITARE

Un segnale chiarissimo è stata la dichiarazione del Ministro della Difesa:
''Dal 2012 dovremmo lentamente decrescere il numero dei militari italiani impegnati in Afghanistan e, se i risultati ci saranno, nel 2014 possiamo immaginare che non vi sia piu' una fase combattente da parte dei nostri soldati''. La fase di transizione ha gia' fatto riconsegnare alle autorità afgane la citta' di Herat.



Il ministro Romani con il Comandante dell'ISAF RC WEST


ROMANI: L'ITALIA FA PROGETTI ECONOMICI E "CAMBIA MARCIA"

La conferma di questa volontà di partnership, era stata indirettamente preannunciata dal Ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, che pochi giorni orsono ad Herat ha portato una delegazione di imprenditori. C'e' in atto un ''cambio di marcia'', ha detto il ministro Paolo Romani. L'obiettivo di innescare un piano per l'afghanistan, cogliendo anche buone opportunita' per le nostre imprese, incassa un primo risultato creando solide basi per un rapporto di fiducia con le autorita' locali. Azioni assai gradite dal governatore della provincia di Herat Saba e dal ministro delle miniere Sharhani, dopo aver incontrato le delegazioni di imprese al seguito del Ministro italiano.

IMMEDIATI SVILUPPI POLITICI ALLA FARNESINA

La visita di stamattina a Roma del Governatore di Herat, che incontra proprio in queste ore il Ministro Frattini, chiude la serie di eventi che fanno ben sperare per un forte impulso a favore della economia italiana.
I temi in agenda tra il Ministro degli Esteri e il Governatore della provincia di Herat, Daud Shah Saba, parlano chiaro: si analizzeranno le prospettive , le strategie , l'implementazione del processo di transizione e l'impegno civile italiano per il consolidamento della democrazia in Afganistan e nella provincia di Herat in particolare, anche attraverso lo stimolo dell'attività imprenditoriale. Il Ministro Frattini ha preannunciato un comunicato congiunto al termine della visita.

GIOCO DI SQUADRA
L'intenso lavoro di queste ultime settimane premia il lavoro svolto dalle nostre Forze Armate: senza i sacrifici fatti dai nostri uomini in divisa, non sarebbe stato possibile giungere sino a questo punto.

Anche se le condizioni di sicurezza dell'intero paese devono essere migliorate, l'Italia è stata in grado per prima di offrire alla gente della provincia di HERAT sia la protezione con le armi che un futuro diverso da ciò che hanno vissuto sinora.
In altre parole: il motivo per cui siamo andati in quel paese. Presto per dire “missione compiuta”, ma lasciateci almeno scrivere “missione in corso con successo”.






 
 
 
 
 
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IL 186MO REGGIMENTO IN GULISTAN
Giovedì, 21 Aprile 2011





HERAT- Quali sono le attività giornaliere dei Paracadutisti dislocati nei fortini ( Forward Operation Base e Combat Outpost, ndr) in Afganistan? Difficile parlarne in un solo articolo. Descriveremo volta per volta le loro tante operazioni aiutandoci con le immagini. Quelle di oggi mostrano una "SHURA" che è avvenuta nel territorio sotto il controllo del 186mo Reggimento, in Gulistan, il cui comandante, colonnello D' Addario ha recentemente inviato i saluti ai Leoni della Folgore e ai nostri lettori .

La SHURA è un vero e proprio organo di governo territoriale di più villaggi: si tratta dell'incontro degli anziani durante il quale decidono, ad esempio, il buono o il cattivo esito di una azione di aiuto e protezione dell'area o di collaborazione con le forze ISAF e quelle delle autorità nazionali afgane. Le loro decisioni vengono accettate dalla popolazione, che rispetterà l'ordine di collaborare oppure no. Che vuol dire,ad esempio, segnalare ai nostri militari la presenza di persone sospette oppure la posa di ordigni.
Non c'è bisogno di sottolineare quanto sia importante per i nostri Ragazzi.

Essere accolti, come in questo caso, durante il loro incontro plenario è già un risultato eccellente che inaugura una collaborazione che servirà alla reciproca sicurezza.

Ecco spiegato in maniera forse semplicistica ( i nostri fanno tanto altro...), uno dei tanti compiti della Folgore dei FOB, i fortini avanzati: incontrare i capi villaggio, gli anziani, la popolazione e dare protezione, anche armata, distribuire aiuti e, ultimo ma non meno importante, liberare il territorio ed ampliare la "bolla di sicurezza" dentro la quale la gente ricomincia a commerciare, vivere, studiare,lavorare.

Per farlo bisogna creare squadre che devono penetrare in profondità sul territorio da normalizzare, per raccogliere le richieste di intervento oppure le segnalazioni di movimenti sospetti e preparare -come in questo caso- l'incontro importante con i capi villaggio. Ci vuole tatto e rispetto. Petraeus , appena preso il Comando, ha diffuso una circolare in cui suggeriva di prendere ad esempio il lavoro dei nostri. I nostri Paracadutisti -ma ci sono anche Bersaglieri e altri reparti sotto il comando Folgore- devono talvolta pattugliare a piedi, metro per metro, camminando davanti ai blindati, per dare sicurezza alla gente e garantire la loro attività quotidiana, contro le angherie degli "insorgenti" , parola dentro la quale c'è di tutto: dal contrabbandiere al rapinatore al narcotrafficante al militante di Al Quaeda, all'estorsore.

Giorno dopo giorno la popolazione si sente rassicurata, inizia a collaborare e considera la nostra presenza come amica. Solo così anche in Gulistan -molto turbolento sinora - si potrà ripetere il risultato eccezionale di Herat.

Buon lavoro Ragazzi!

Sotto: le foto della Shura tenuta in presenza di Paracaduisti del 186mo Reggimento, che opera in Gulistan. CORTESIA BRIGATA PARACADUTISTI FOLGORE - PIO HERAT









 
 
 
 
 
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IL SALUTO AI REDUCI DAL COMANDANTE DEL 186mo REGGIMENTO
Domenica, 17 Aprile 2011


PARMA- Il pensiero ricorrente di ogni nostro lettore in questi giorni è per la Folgore e per i colleghi delle altre Armi e specialità che fanno parte del Regional Command West, impegnati in Afganistan per ITALFOR XVI.
Non passa giorno che non riceviamo saluti e auguri da nostri lettori destinati ai Ragazzi in Afganistan. Ogni volta li comunichiamo anche alla Pubblica informazione di Herat, Capitano Marco Amoriello, che si fa carico di segnalarlo ai suoi colleghi sparsi per l'area di competenza. Grazie a questo strettissimo rapporto, e all apossibilità di seguire il nostro sito che hanno nelle basi , riceviamo anche i riscontri. Uno di questi, graditissimo, ci giunge proprio oggi dal Comandante del 186mo Reggimento, di stanza in Gulistan, il colonnello Lorenzo D'Addario.
Il comandante del Reggimento ci invia un pensiero e un augurio per i nostri Leoni e per tutti i lettori.
Nel biglietto augurale ci sono alcuni piccoli "flash" della vita quotidiana del Reggimento: trinceramenti e lavori di consolidamento delle difese passive, pattuglie, rapporti con la popolazione, monenti conviviali.



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AUGURI A TUTTI VOI, PARACADUTISTI IN AFGANISTAN




 
 
 
 
 
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I SALUTI DEL COMANDANTE MASIELLO AI NOSTRI LETTORI
Sabato, 9 Aprile 2011

 
 
 
 
 
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ANCHE IL 187mo REGGIMENTO E' COMPLETAMENTE SCHIERATO A FARAH
Venerdì, 8 Aprile 2011



HERAT- Il Generale di Brigata Carmine Masiello ha salutato ieri la BANDIERA e il comandante del 187mo, Colonnello Badialetti, che sta schierando gli ultimi uomini a Farah. Andranno al posto dei Lagunari, il cui comandante,Colonnello Giovanni Parmiggiani , ha partecipato alla cerimonia di passaggio di comando.
In uno degli hangar si è tenuta una breve cerimonia di saluto, prima che l'ultimo plotone di Paracadutisti del Reggimento si imbarcasse sui CH47 per raggiungere la base assegnata. Come è nello stile asciutto e pragmatico del generale Masiello, l'incontro è stato breve ed è servito per ricordare l'importanza -e la difficoltà- del compito che aspetta al 187mo. I volti concentrati dei paracadutisti schierati dimostrano che tutti hanno ben compreso l'intensità della missione.
Le barbe volutamente cresciute che vedete nelle foto sono uno dei piccoli adeguamenti agli usi locali : avere la barba lunga in quel paese -soprattutto se militari- è segno di comando e di importanza. Chi dovrà giornalmente attraversare villaggi e incontrare la popolazione locale,verrà maggiormente considerato. Il Reggimento era già stato a Farah sotto il comando del colonnello Toscani De Col, ora responsabile delle operazioni al COI. La grande maggioranza dei paracadutisti che saranno schierati in quell'area, hanno partecipato anche alla precedente missione del 2009.
Anche ai ragazzi del 187mo un fraterno augurio di buon lavoro.




 
 
 
 
 
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LA NOSTRA REDAZIONE A FIANCO DELLA FOLGORE PER SEGUIRE IL SUO LAVORO IN AFGANISTAN
Mercoledì, 6 Aprile 2011

 
 
 
 
 
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4 APRILE 2011: INIZIA IL COMANDO DEL GENERALE DI BRIGATA CARMINE MASIELLO ALLA ISAF WEST
Mercoledì, 6 Aprile 2011

cortesia PIO Herat



HERAT- "La brigata uscente ha fatto un ottimo lavoro - ha detto il comandante Isaf David Petraeus - e voglio riconoscere l'eccezionale leadership del suo comandante, il generale Bellacicco. Petraeus si e' detto "orgoglioso di poterlo decorare con due medaglie: una americana e una della Nato.




Due decorazioni - ha aggiunto - riconoscono non solo il lavoro del generale Bellacicco ma anche e soprattutto l'operato di questo contingente di Isaf che negli ultimi sei mesi ha svolto davvero un ottimo lavoro nel settore di competenza". Petraeus ha sottolineato che uno dei risultati di questo "grande sforzo profuso" nell'ovest dell'Afghanistan "e' l'inclusione di Herat tra le sette municipalita' che dal mese di luglio saranno formalmente riconsegnate alle autorita' afgane".

E ha concluso con un "Mille grazie", usando l'italiano imparato quando era in servizio a Vicenza.
La Folgore dovrà affrontare sei mesi, ha avvertito Petraeus, che non saranno facili: "Non ci nascondiamo i rischi. Ci saranno difficoltà ancora nel futuro, i talebani non sono sconfitti, ma le truppe di Isaf sapranno fare fronte a questi rischi e a queste difficoltà.








Sono tre le componenti della missione italiana in Afganistan, che vedranno impegnata la Folgore:


1- ITALFOR XVI che si occupa del supporto alle forze locali per il controllo del territorio. In altre parole il "braccio" di supporto alle autorità, che impiega il grosso della presenza italiana e delle altre forze della coalizione dell'area WEST.

2- OMLT 11-(Operational Mentoring and Liason Team) formato da squadre che affiancheranno sul terreno i reparti dell'esercito con una funzione di "mentoring" e trasmissione di competenze organizzative, logistiche e militari per la formazione di reparti in grado di operare seguendo procedure, pianificazioni e protocolli standardizzati. Si tratta di uno degli incarichi più esposti e faticosi, che richiedono una permanenza continuativa sul terreno,anche di molte settimane, in condizioni esposte. Grazie agli OMLT ogni operazione delle unità afgane viene eseguita secondo procedure omogenee al resto delle forze della coalizione.

3- PRT - Provincial Reconstruction Team-: composto da uno staff militare, la cui sede è a Herat, amministra le risorse nazionali ed internazionali destinate alla creazione di infrastrutture civili ( ospedali, scuole, moschee, strade etc). Il nostro PRT è stato preso ad esempio dagli alleati per la economicità e tempestività degli interventi, al punto che gli USA hanno affidato agli italiani la gestione di fondi destinati all'area.

Il comando militare dell'ISAF Regional Command WEST,che oggi è stato affidato al Generale di Brigata Carmine Masiello, svolge funzione di comando del personale ITALFOR XVI, ISAF e di coordinamento e controllo di tutte le strutture ed attività militari presenti sul suo territorio di competenza.




 
 
 
 
 
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INIZIA ITALFOR XVI AMARANTO: DA MARZO A SETTEMBRE 2001
Mercoledì, 6 Aprile 2011


cortesia ISAF - Torretta COP ICE


PARMA-La Brigata Paracadutisti Folgore ha completato il suo schieramento in Afganistan. Lunedì 4 aprile ci sarà l'atto formale di passaggio di comando ( Transfer of Authority), tra il generale di Brigata Belacicco, comandante di ISAF WEST ed il parigrado Carmine Masiello, alla presenza del Ministro della Difesa. Quest'ultimo sarà in Afganistan da domani, cogliendo l'occasione per inaugurare ad Herat una scuola intitolata alla giornalista del Corriere, Maria Grazia Cutuli, trucidata da talebani il 19 novembre del 2001.

I REGGIMENTI DELLA FOLGORE NELLE AREE PIU' CALDE
Il 187mo è a Farah al comando del Colonnello Badialetti, il 183mo a Bala Murghab con il colonnello Tuzzolino, che è già stato col suo reggimento nello stesso luogo nel 2009, mentre il 186mo è in Gulistan, comandato dal colonnello Daddario. L'8° Reggimento guastatori paracadutisti, guidati dal Colonnello Varesano, opererà con i propri specialisti in ognuna delle posizioni della Folgore per la ricerca e la neutralizzazione degli IED, ovvero per la sicurezza degli spostamenti sia della popolazione che dei colleghi di ogni nazionalità che formano il contingente ISAF WEST. A loro è affidata, tra le tante apparecchiature, robotini e congegni elettronici, anche la conduzione e l'uso dei "BUFFALO", i giganti blindati in grado di rimuovere ordigni con un braccio oleodinamico munito di rastrello. Con i guastatori ci saranno diverse unità cinofile del centro unificato di Grosseto. Anche tra i conduttori di cani anti esplosivi un volto noto: il caporalmaggiore Giampietro, già istruttore al Capar, che da qualche tempo è aggregato al reggimento grossetano che raggruppa le unità cinofile di tutta la forza armata. La sua grande passione per i cani e la voglia di fare di più per l' Esercito, lo hanno convinto.

Il 185mo RAO e il Nono Reggimento Col Moschin, invece, sono sempre stati presenti -senza interruzioni- , in teatro operativo con propri distaccamenti a rotazione, sin dall'inizio di ITALFOR. Per loro non c'è un vero e proprio "inizio missione" :proseguono il loro silenzioso e prezioso lavoro di salvaguardia della sicurezza dei Colleghi e della popolazione, esponendosi giornalmente ai rischi che potete immaginare. Il loro collega delle forze speciali, il Tenente incursore paracadutista Alessandro Romani, li guarda dal Cielo dei Paracadutisti combattenti della grande Divisione Folgore di ogni tempo.




L'eccellente lavoro degli alpini durante il 2010 dovrà essere continuato dai baschi amaranto, che si sono duramente addestrati nel 2010 e in questo scorcio di 2011. L'obbiettivo sarà di mantenere ed allargare le "bolle di sicurezza" create dalla Folgore nel 2009 e difese ed ampliate dal duro lavoro degli alpini, e contemporaneamente continuare l'addestramento dell forze armate afgane per renderle autonome. Tra gli obbiettivi immediati ci sarà la riconsegna agli afgani del distretto di Herat, liberando forze utili per continuare a fornire assistenza e supporto tecnico in altre aree "calde" dove la Folgore è schierata.


I nostri ragazzi della Folgore dovranno presidiare, a plotoni che ruotano ogni 15 giorni, i "COP", combat outpost, ovvero postazioni trincerate, scavate a mano, di pochi metri quadrati ( le più piccole misurano 40m x 50), che si possono definire distaccamento delle FOB ( forward operational base) dalle quali viene controllato in profondità il territorio e che sono condivise con nuclei di militari afgani. Le più tristemente famose sono la "LAVAREDO", dove ha trovato la morte il caporal Maggiore Matteo Miotto e la "Snow" dove un afgano ha ucciso il caporalmaggiore SANNA e gravemente ferito il caporalmaggiore Barisonzi, adesso su una carrozzina.


cortesia ISAF- CLICCATE SULLA CARTINA PER INGRANDIRE





 
 
 
 
 
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QUESTO E' QUELLO CHE SIAMO
Giovedì, 19 Novembre 2009





PARMA- La Missione della Folgore in Afganistan si è conclusa. Ora è il tempo dei bilanci e delle riflessioni. I Paracadutisti che l'hanno fatta sono stanchi e provati da tanti mesi di tensione. Ufficiali e Sottufficiali hanno saputo dare prova di carisma e capacità di comando, e hanno mantenuto una lucidità che gli fa onore. La stessa lucidità che esprime un Maresciallo di Compagnia, con questo articolo:






QUESTO E’ QUELLO CHE SIAMO

Soldato italiano e coraggio-opposto alla forza.




La Seconda Guerra Mondiale rappresenta l’evento che più di ogni altro ha provocato enormi stravolgimenti geo-politici nella nostra storia moderna.

Eminenti studiosi della storia, severi critici, archeologi forensi o semplici soldati protagonisti nei fatti d’arme, hanno scritto fiumi di parole, commentando e criticando le grandi battaglie così come hanno narrato episodi minori, riportando le più diverse impressioni personali.

E’ universalmente riconosciuto che le vicende belliche che hanno avuto come protagonisti i fanti, gli avieri e i marinai che servirono il tricolore sabaudo, sono state quasi sempre battaglie impari, combattute contro un nemico soverchiante, meglio equipaggiato e più evoluto nella tecnologia militare.

L’italico soldato si è trovato pertanto coinvolto in episodi spesso tragici, fatti rocamboleschi, che lo hanno spinto a munirsi sul campo della più nobile tra le armi: il coraggio!

Si potrebbero, in proposito, narrare decine di episodi e tra questi è doveroso citare cosa accadde ai fanti italiani a presidio nell’oasi di Giarabub, il più meridionale avamposto italiano sulla linea di confine libico-egiziano, nell’inverno del 1940-41.

Le truppe del Commonwealth protagoniste dell’assedio al presidio italiano erano soverchianti e potenti, di fronte avevano 1300 fanti italiani, affiancati da 800 ascari libici, che, guidate dall’eccellente Maggiore Salvatore Castagna, furono innanzitutto vessate psicologicamente con irriverenti volantini lanciati dagli aerei inglesi che offrivano loro la resa incondizionata preferendola alla sicura morte per mano dei pesanti carri armati britannici da 80 tonnellate.

Gli Alleati furono respinti ed attaccati per ben 8 mesi e non per mano esclusiva dei piccoli e quasi innocui elefantini, cioè i cannoncini controcarro da 47/32.

Il coraggio-opposto alla forza, l’abnegazione e lo spirito di sacrificio con i quali gli italiani contrastarono i britannici fecero nascere la famosa epopea di Giarabub.

Un altro episodio al contempo tragico ed avvincente fu scritto dagli alpini della Divisione Tridentina, al comando del Generale Reverberi protagonista, con i suoi uomini, nell’inverno del 1943, di un disperato assalto al villaggio sovietico di Nikolaevka, con l’appoggio di un solo carro armato (tedesco).

Le perdite italiane furono sanguinose ma il successo strategico della battaglia fu netto e permise agli italo-tedeschi di liberarsi dalla mortale tenaglia stretta intorno a loro dall’Armata Rossa.

Tuttavia se si vuole intendere ancora di coraggio-opposto alla forza lo si deve andare a ricercare ancora una volta in Nord-Africa e più precisamente tra la cresta rocciosa di Haret El Himeimat e Deir El Munassib, dove la 185^ Divisione “Folgore” scavò, spesso con le mani nude, la propria linea difensiva nella tarda estate del 1942.

Dirottati in Nord-Africa invece di lanciarli su Malta per la conquista dell’isola, strategicamente fondamentale per il controllo del Mediterraneo, i paracadutisti combatterono nel deserto come mai nessuno fece prima di essi.

Dalla prima citazione sul bollettino di Guerra del 30 settembre 1942 alla resa con l’onore delle armi, il 6 novembre 1942, i paracadutisti ricevettero un numero altissimo di ricompense ed onorificenze, furono in totale 1343 le medaglie concesse ai folgorini (61 d’oro; 404 d’argento; 409 di bronzo; 463 croci di guerra e 6 ordini militari d’Italia).

Tuttavia i ragazzi della Folgore pagarono un tributo altissimo in vite umane: dei 3500 inviati in Nord-Africa solo “32 ufficiali e 272 paracadutisti, feriti e stremati, erano ancora nei ranghi, con le armi in pugno, in piedi, quando il nemico li ha catturati. Privi di acqua e rifornimenti da sette giorni, senza munizioni, e dopo aver risposto con l’ennesimo “FOLGORE!” agli inviti ad arrendersi con le braccia alzate” 1

Quel 6 novembre del 1942 segnò la nascita di una nuova epopea e seppur ci siano stati tanti ed altissimi episodi di eroismo, sul fronte di El Alamein (i carristi della Divisione Ariete, i bersaglieri dell’8 reggimento…), la Folgore ha fatto registrare il più bell’esempio di coraggio-opposto alla forza e questo è stato riconosciuto anche dallo stesso nemico.

L’eredità della Folgore, ricostituita nel 1963, è stata raccolta, e tuttora verdeggia rigogliosa, dalla Brigata Paracadutisti “Folgore”.

Interamente composta da professionisti, già dal 1997 in netto anticipo rispetto all’abolizione della leva avvenuta nel 2005, questa Grande Unità ha partecipato a tutte le missioni che l’Esercito Italiano ha svolto in ambito nazionale ed internazionale.

La Brigata, com’è semplicemente chiamata dai suoi uomini, attualmente sta operando in Afghanistan e dal maggio del 2009, con l’arrivo nel complicato Teatro afghano, del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”, la Folgore, si trova interamente schierata oltremare, dopo 67 anni dai fatti di El Alamein,.

Oltre a rappresentare un primato (dal debutto dell’esercito Italiano nelle missioni internazionali nessuna Brigata ha mai schierato tutte le sue pedine contemporaneamente oltremare) questo fatto ha coinciso con l’aumentare dell’attività insurrezionali operate degli elementi ostili che flagellano lo stato asiatico.

Dagli avamposti di Bala Buluk, Bala Murgab e Musay, che per esotica assonanza ricordano i nomi dei luoghi dell’epopea egiziana, i neo-folgorini non si trovano a fronteggiare le ben equipaggiate truppe del Commonwealth e perfino la guerra non è più la stessa ma fronteggiano un nemico subdolo che non veste uniformi, non sventola vessilli né bandiere, non schiera truppe regolari e si nasconde tra la popolazione civile.

Seppur l’ago della bilancia della tecnologia penda dalla parte della NATO, e quindi della Folgore, questo non rappresenta più un vantaggio strategico sul terreno, infatti i guerriglieri islamici incalzano la Coalizione Atlantica attaccandola con procedure tecnico-tattiche perfezionate in un decennio di lotta contro i sovietici e con armamenti economici, talvolta realizzati con materiali comuni reperibili perfino nei mercati popolari.

Addestrati in campi sparsi nell’area medio-orientale, gli insurgents preparano imboscate, lanciano razzi RPG contro i convogli e soprattutto collocano sulle strade centinaia di ordigni esplosivi artigianali, i tristemente noti IED’s (dall’acronimo inglese Improvised Explosive Device) che provocano decine di morti tra i militari della NATO.

Tuttavia, dalla scorsa primavera, sembra che sia cambiato qualcosa nell’equilibrio delle forze in campo.

Questo new trend, tangibile nell’ovest del paese e nell’area di Kabul è il conseguente cambiamento dovuto all’ arrivo della Brigata Folgore in Afghanistan.

Appena sono arrivati, gli eredi di quei ragazzi della Folgore, hanno subito familiarizzato con la popolazione e con il territorio.

Le analogie tra i neo-folgorini ed i loro padri sono tante.

Il Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna uno dei loro comandanti di allora, li descriveva così: “…ve n’erano di ogni età: da Costantino Ruspoli che era il Decano e che aveva passata la cinquantina, a tanti e tanti altri che vent’anni li avevano di servizio e non di vita.
Ma tanto il nome aveva attaccato.
Forse per lo spettacolo di giovanile gagliardia che avevano offerto al loro arrivo nel deserto, quei battaglioni di splendidi figlioli lindi, atletici ed eleganti…2

I folgorini di oggi, dal loro arrivo in Afghanistan a partire dalla primavera del 2009, hanno subito molti attacchi sferrati dalla guerriglia islamica, fattasi più spavalda dopo la classica stasi invernale e soprattutto in vista della raccolta dell’oppio e delle elezioni estive. Gli automezzi blindati “Lince” della Folgore si sono dimostrati efficaci nell’offrire adeguata protezione ai paracadutisti quando sono stati bersagliati dagli insurgents.

Quando la guerriglia islamica ha attaccato i paracadutisti, fronteggiandoli in maniera classica, questi hanno risposto disciplinatamente ed in modo fermo, secondo le regole d’ingaggio, eliminando sempre la minaccia. Tuttavia la guerriglia ha dovuto cambiare tattica, ricorrendo agli ordini esplosivi artigianali (2800 IED’s collocati in Afghanistan dal gennaio 2009 all’agosto dello stesso anno).

Ciò non ha inibito la libertà di movimento delle pattuglie italiane che sono anzi triplicate nel numero rispetto a quelle effettuate nello stesso periodo del 2008.

La consapevolezza della presenza di IED’s sulle vie di comunicazione non ha certo impaurito i paracadutisti che hanno adeguato le procedure operative standard alle micidiali e flessibili procedure tecnico-tattiche della guerriglia impiegando i nuclei di ricognizione avanzata che hanno provveduto al minuzioso controllo delle strade, dei ponti e di tutti i punti vulnerabili alla ricerca degli ordigni esplosivi artigianali.

Queste unità, che appartengono ai guastatori paracadutisti del 8° Reggimento “Folgore” di Legnago, hanno setacciato la terra afghana trovando decine di IED’s prima che esplodessero portando la devastazione. Purtroppo hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane quando, durante un movimento operativo, anticipando il convoglio misto di paracadutisti e bersaglieri, controllando i potenziali punti pericolosi, dove potevano trovarsi gli ordigni, ha perso la vita il guastatore paracadutista Alessandro DI LISIO, caduto vittima di un IED composto da almeno 70 kg. di esplosivo che era stato collocato, fatto abbastanza raro, al di sotto del manto asfaltato.

Questo episodio è un chiaro segnale che la guerriglia è in difficoltà, nello sferrare i suoi attacchi contro i paracadutisti. Laddove l’imbostaca e l’attacco frontale hanno fallito anche gli IED’s sono stati ritrovati a decine.

Altra procedura tecnico-tattica attuata dalla guerriglia islamica è l’autobomba sia essa lasciata a bordo strada e fatta esplodere a comando o condotta da attentatore suicida.

Questa procedura si è dimostrata l’ultima “chance” che la guerriglia ha per colpire le pattuglie italiane. Ma le autobomba, quando esplodono, non discriminano le loro vittime. Questo espediente, vigliacco, colpisce le loro vittime militari designate ma provoca danni e vittime nella popolazione civile.

Il 186° reggimento “Folgore”, stanziato a Kabul dal maggio del 2009 ha operato sotto la minaccia continua di centinaia di attentati da condursi con autobombe.

Vittime annunciate di questi attentati sono le organizzazioni governative, le istallazioni ed i convogli militari della NATO, le forze di sicurezza afghane ed altre organizzazioni internazionali.

Molti di questi avvertimenti si sono verificati nella loro più feroce espressione; autobombe imbottite da centinaia di chili di esplosivo sono esplose davanti alle ambasciate, all’ingresso del aeroporto internazionale di Kabul, e perfino all’ingresso del Quartier Generale della NATO.

In questo contesto, il 17 settembre del 2009, una pattuglia di paracadutisti del 186°, stava svolgendo una scorta dall’aeroporto di Kabul al Quartier Generale della NATO, a poche centinaia di metri distante, quando è detonato un IED, nascosto in una macchina, proprio al passaggio del convoglio.

La terra ha tremato ed il fragore è stato udito anche dai paracadutisti nella base di Kabul.

Il vile attacco, sferrato con una carica di oltre 150 chili di esplosivo, ha provocato la morte di sei militari di cui 4 paracadutisti del 186° Reggimento: il Tenente Antonio FORTUNATO e i Primi Caporal Maggiori Matteo MUREDDU, Giandomenico PISTONAMI e Davide RICCHIUTO, un paracadutista del 187° Reggimento: il Sergente Maggiore Roberto VALENTE e un paracadutista del 183° Reggimento: il Caporal Maggiore Scelto Massimiliano RANDINO.

Altissimo il prezzo pagato dai civili afgani, sono stati 14, i civili uccisi dalla stessa autobomba che ha provocato anche la morte di 4 poliziotti afgani e il ferimento di 37 civili che si trovavano sul luogo dell’esplosione

Questa tragica vicenda ha visto l’Italia intera commuoversi davanti alle immagini televisive dei figli di FORTUNATO e VALENTE, portare l’ultimo saluto ai loro padri, salutando alla visiera con i baschi amaranto dei loro padri.

MUREDDU, RICCHIUTO e PISTONAMI erano coetanei e, dei loro 26 anni, avevano in comune tutto quanto rispetto ai giovani italiani.

Abbiamo assistito troppe volte a tragedie giovanili soprattutto a quelle che succedono il sabato sera all’uscita delle discoteche ma quei tre giovani paracadutisti che hanno perso la vita in Afghanistan, non erano ubriachi e nemmeno avevano consumato pasticche di droga come purtroppo fanno tanti giovani loro coetanei.

Gli italiani hanno seguito i funerali ed hanno visto soffrire le famiglie dei caduti, ma hanno visto soffrire anche un’altra famiglia, hanno visto piangere e pregare, abbracciarsi e confortarsi la grande famiglia dei baschi amaranto della Folgore, e nei giorni seguenti hanno saputo da giornali e TV che quei ragazzi, in Afghanistan, non sono caduti per nulla e che i loro commilitoni non hanno fatto marcia indietro davanti al vile nemico.

Quell’episodio, ha lasciato un vuoto nei cuori e nelle anime dei folgorini ma ha consegnato agli italiani il loro Esercito composto da professionisti seri che, spesso, fino a quel momento, era additato di essere mercenario ed inetto, finanche costoso ed inutile.

La tragedia del 17 settembre avrebbe potuto minare le motivazioni ed il morale dei paracadutisti ma loro hanno guardato avanti, hanno portato nei loro “Lince” il ricordo degli sfortunati commilitoni ed hanno trovato uno slancio rinnovato e che sospinto dal coraggio non hanno mai perduto ma lo hanno rimesso in campo perché si tratta di un coraggio endemico, condiviso è diffuso che talvolta è beffardo è scanzonato.

Si tratta, in fondo, dello stesso generoso coraggio dimostrato dai loro padri 67 anni fa ad El Alamein.

Alessandro Betrò

Maresciallo di Compagnia della
14^ Compagnia paracadutisti “Pantere Indomite”
186° Reggimento paracadutisti “FOLGORE” Kabul