ZILASTRO: UNA BATTAGLIA DIMENTICATA?
22 Sep 2003
Autore: par. Giuseppe Andriolo per la Xma zona ANPDI ( Calabria-Sicilia)

ZILLASTRO 2003: DOPO 60 ANNI LA NEMBO MARCIA ANCORA!!!

Ancora una volta, come ogni anno dal 1990, le Sezioni A.N.P.d'I. del X Gruppo Regionale di Zona si sono ritrovate tutte insieme sull'Aspromonte presso la Stele marmorea scoperta il 30 giugno del 1990 dal Gen. Monticone, allora Comandante della Brigata Folgore, per partecipare alla Cerimonia che, come sempre in corrispondenza della prima Domenica vicina all'8 Settembre, commemora i Caduti della Battaglia che contrappose sull'Altipiano dello Zillastro proprio l'8 Settembre 1943 l'Ottavo Battaglione Paracadutisti del 185° Reggimento della Divisione Nembo, trasferito in Calabria dalla Sicilia, quale unico Reparto ancora efficiente per uomini e mezzi, con l'intento di contrastare l'avanzata dell'VIII Armata Anglo-Americana, e i Reggimenti Canadesi "Edmonton" e "Nuova Scozia" che, dopo lo sbarco alleato in Sicilia avvenuto nel Luglio 1943, stavano appunto risalendo la Penisola.
Fatto d'armi quasi sconosciuto, in un'Italia ormai allo sfascio, ebbe come protagonisti 400 uomini comandati dal Cap. Gianfranco Conati, nobile figura d'uomo e di fiero soldato, che invece di arrendersi senza combattere come fecero altri Reparti della difesa costiera nei pressi di Melito, decise di attaccare a sorpresa i Canadesi superiori per numero (5000) e meglio equipaggiati nei pressi di Gambarie (alba del 4 Settembre) per poi ritirarsi attraverso i boschi dell'Aspromonte verso Platì con l'intenzione di ricongiungersi al Comando di Reggimento non rinunciando contemporaneamente a condurre vere e proprie azioni di guerriglia contro il nemico (Gambarie “Scido“ S. Cristina d'Aspromonte).
All'attacco del 4 Settembre seguì una estenuante marcia di 4 giorni attraverso i dirupi e le cime scoscese dell'Aspromonte, a corto di viveri e di tutto, dormendo all'addiaccio sotto una pioggia incessante che rendeva fradice le uniformi, asciugate addosso soltanto dal sole del mattino seguente.
La sera del sette Settembre i Paracadutisti stremati raggiunsero il nodo stradale che dal piano dello Zillastro, a cavallo tra Platì e Oppido Mamertina, domina il versante ionico e tirrenico e lì si accamparono, non rendendosi conto di essere in mezzo ai Canadesi che nel frattempo li avevano preceduti.
L'indomani mattina si resero conto di essere circondati dal nemico ed ecco che cominciò furiosa la Battaglia nella quale, su un fronte molto esteso, i Paracadutisti si prodigarono contro un nemico soverchiante e al grido di Nembo si mossero contro le postazioni nemiche.
Il primo a penetrare nello schieramento nemico fu proprio il Comandante di Battaglione, il Cap. Conati che venne fatto prigioniero.
Il comando venne assunto dal Cap. Michele Diaz il quale guidò tutti gli attacchi e con l'apporto del Plotone mitraglieri e del Plotone mortai da '81, guidati dai S. Ten. Lucifora e Moleti riuscì anche a mettere al silenzio una postazione di mitragliatrici.
Poco dopo vicino al S. Ten. Lucifora cadde proprio il vice comandante del plotone mitraglieri, il Serg. M. Luigi Pappacoda, napoletano.
Caddero anche il Cap. Ludovico Picolli de' Grandi e il Parà  Vittorio Albanese nel tentativo non riuscito di liberare il Com. di Battaglione Cap. Conati.
In seguito il Cap. Picolli verrà  decorato di medaglia d'argento alla memoria mentre verranno decorati con medaglia di bronzo il Serg. M. Luigi Pappacoda e il Parà  Vittorio Albanese.
Solo vero le nove del mattino, quando anche le ultime bombe a mano erano state lanciate e le ultime cartucce erano state sparate, iniziò lo sganciamento che portò i Paracadutisti a discendere verso Platì dove furono accolti dalla popolazione ansiosa, e dove seppero che proprio mentre stavano combattendo era già  entrato in vigore (senza che loro lo sapessero) l'armistizio firmato il 3 Settembre a Cassibile in Sicilia dal Gen. Castellano, evento questo che rendeva ciò che era successo ancora più assurdo e paradossale e che sembrava aver reso inutile quest'ultima Battaglia dei Paracadutisti Italiani, unico Reparto che nell'Italia meridionale abbia affrontato le forze Anglo “ Americane che si inchinarono di fronte allo sfortunato valore di questo piccolo ma valoroso Reparto.
Dopo questo breve ma doveroso racconto dei fatti d'arme accaduti, per il quale ringrazio il Cap. Paolo Lucifora della Sezione A.N.P.d'I. di Messina, reduce ancora vivente di quella Battaglia e memoria storica della stessa, che mi ha messo a disposizione una gran quantità  di suoi scritti dai quali ho attinto le informazioni storiche necessarie, vorrei parlare della nobile iniziativa che già  dall'anno scorso ha visto impegnate le Sezioni A.N.P.d'I. del X Gruppo Regionale di Zona, su iniziativa del Presidente della Sezione A.N.P.d'I. di Reggio Calabria Pino Perrone, in una marcia rievocativa attraverso i meravigliosi boschi e monti dell'Aspromonte che, in maniera ridotta, ha voluto ripercorrere la tremenda marcia di quattro giorni e quattro notti che fu affrontata dagli uomini della Nembo in condizioni estreme, prima di giungere sui luoghi della Battaglia.
Ma, a differenza dell'anno scorso, quando la marcia si è svolta in un'unica giornata con partenza in località  S. Eufemia d'Aspromonte presso il "Cippo di Garibaldi", stavolta si sono affrontati ben due giorni di marcia con partenza da località  Gambarie d'Aspromonte con l'intenzione da parte di tutti i partecipanti di arrivare per l'anno prossimo all'obiettivo di compiere l'intero percorso affrontato dai Paracadutisti della Nembo partendo da Melito.
Nonostante il preannunciato maggiore impegno richiesto per quest'anno (anche perchè stavolta ci si è dovuti attrezzare per portarsi al seguito tutto il necessario per mangiare e dormire due giorni, riducendo al minimo indispensabile il peso trasportato) i Paracadutisti di Sicilia e Calabria non si sono scoraggiati e anzi hanno partecipato più numerosi rispetto all'anno scorso, 14 contro 10.
Ecco quindi che i Soci delle Sezioni A.N.P.d'I. di Reggio Calabria, Palermo, Catania e Cosenza si sono tutti ritrovati Venerdì 5 Settembre in Piazza Mangeruca a Gambarie, piccola stazione climatica a circa 1300 m di quota, molto frequentata anche nel periodo invernale per la sua pista sciistica, da dove è cominciata questa bellissima avventura.
Con nostro grande piacere alla partenza abbiamo nuovamente incontrato la nostra gentilissima e preparatissima guida ufficiale del Parco Nazionale dell'Aspromonte, Antonio Barca, che già  l'anno scorso ci aveva magistralmente guidati attraverso questi meravigliosi luoghi, il quale ha tenuto un breve briefing per illustrarci il percorso (tutto all'interno del Parco) e le difficoltà  che avremmo affrontato nei due giorni a seguire.
Finalmente con qualche "piccolo" ritardo rispetto al programma preventivato (dovuto allo spiegamento di una imponente rete logistica della quale parlerò più avanti), e dopo le immancabili foto di rito, siamo partiti intorno alle 10:00.
Come già  successo l'anno scorso, le difficoltà  non hanno tardato ad arrivare anche perchè abbiamo fin da subito affrontato un dislivello di circa 400 m scalando prima il monte Scirocco (1500 m) risalendo una pista sciistica normalmente innevata nel periodo invernale, e poi, dopo una breve pausa per dissetarci, anche il monte Nino Martino (1700 m) così chiamato dal nome di un brigante buono che scorazzava in un passato lontano in queste zone.
Di pari passo, all'aumentare delle difficoltà , abbiamo purtroppo dovuto registrare le prime defezioni e, come mi preme sottolineare, coloro che hanno rinunciato lo hanno fatto a malincuore a causa di forti dolori o stiramenti muscolari, non senza avere prima a lungo sofferto stoicamente e solo dopo essere stati praticamente costretti al buon senso dagli altri.
La determinazione, propria dei Paracadutisti, non è mancata a nessuno e chi non è arrivato fino in fondo non è stato da meno degli altri!
Finalmente, dopo quasi 4 ore di marcia ci siamo fermati in località  Materazzelli dove abbiamo consumato un frugale pranzo a base di scatolette e cioccolato e dove ci siamo rinfrancati un po' prima di affrontare l'ascesa di Montalto (2000 m), vetta che abbiamo raggiunto nel primo pomeriggio e dalla quale abbiamo potuto godere una vista stupenda.
Vi assicuro, è stato un vero spettacolo in quanto da lassù si dominava l'intera vallata e ben due mari (Ionio e Tirreno).
Inoltre si riuscivano persino a scorgere le vette di ben tre vulcani (Etna, Vulcano e Stromboli) che sbucavano dalla foschia in una atmosfera quasi magica.
E ancora, grazie alle sapienti e puntuali indicazioni della nostra guida Antonio, abbiamo potuto anche ammirare le evoluzioni di stormi di varie specie di uccelli, compresi rari rapaci, che in questo periodo di migrazione attraversano questi luoghi viaggiando verso l'Africa.
A questo punto abbiamo cominciato a scendere, anche se in realtà  si è trattato di un lento saliscendi che attraverso il passaggio dal Monte Tabaccari (1800 m), dal Monte Pietratagliata (1700 m) e dal Monte Cannavi (1500m) ci ha portati fino ai Piani di Carmelia (1300 m) nel Comune di Delia Nuova dove abbiamo cenato e trascorso la notte gentilmente ospitati in un rifugio messo a disposizione dalla nostra guida Antonio.
L'indomani mattina, eccoci pronti alle 09:00 in punto per riprendere la nostra marcia.
Purtroppo qualcuno di noi che era arrivato al rifugio la sera prima con le unghie e con i denti in condizioni non buone, dopo qualche tentativo di recupero, ha deciso saggiamente di non partire per non aggravare stupidamente la situazione.
I nove superstiti sono quindi partiti alla volta di Monte Pistocchio (1700 m) già  affrontato l'anno scorso e molto temuto da tutti noi.
Scalato il Pistocchio, e dopo una breve pausa, abbiamo affrontato ben altre tre cime in successione: Monte Scorda (1500 m), Monte Pietracuccuma (1500 m) e Monte Misafumera (1400 m) da dove, oltre a vedere in lontananza (con nostro grande stupore e soddisfazione) tutte le cime appena superate, abbiamo scorto il nostro obiettivo finale ossia i Piani dello Zillastro (1100 m), luoghi dove si svolse la Battaglia omonima.
E proprio dalla cima di Monte Misafumera è partito un triplo "Parà - Folgore" che oltre a riecheggiare per tutte le montagne intorno, è stato udito anche giù a valle dagli altri Paracadutisti che ci attendevano al campo base e che hanno risposto con altrettanta vigoria.
Finalmente dopo due giorni di fatiche e circa 35 Km di marcia in totale siamo giunti Sabato sera all'ex caserma dei Carabinieri di Zervò, concessa dal Comune di Scido, dove abbiamo cenato tutti insieme e dove abbiamo trascorso la notte non prima di avere anche fatto le prove generali della cerimonia che si sarebbe svolta l'indomani sullo Zillastro.
Domenica alle ore 10, infatti, l'intero gruppo con i Labari Associativi si è ritrovato presso il monumento al Milite Ignoto di Oppido Mamertina, dove è stata deposta una corona di alloro alla presenza del Cap. Paolo Lucifora, del Folgorino Giovanni Tardo di Catania e del "Libico" Col. Aloi Giuseppe di Cosenza, del Consigliere Nazionale del X Gruppo Regionale di Zona Cav. Vittore Spampinato e del Sindaco di Oppido Mamertina, Comune che è anche Socio Benemerito della nostra Associazione.
Alle ore 11 poi, ci siamo trasferiti nuovamente sullo Zillastro presso la Stele che ricorda i Caduti della Nembo dove è avvenuta la parte più suggestiva e commovente della Cerimonia con la deposizione anche lì di una corona di alloro e di mazzi di fiori sulle tre croci che ricordano i morti della Battaglia.
A tal proposito vorrei citare i Soci Corduana Gaspare e Sciacca Giuseppe che hanno fatto da porta corona e le Socie Bortolotto Alessandra e Tuzzeo M. Rosaria che hanno deposto i mazzi di fiori.
Sia gli uni che le altre hanno assolto al compito assegnato con grande serietà  e compostezza.
Quindi, stupiti che ancora non si fosse fatta viva, ci ha raggiunti l'immancabile pioggia che ci aveva fino a quel momento graziato e che oltre a costringerci a celebrare la messa all'interno della Caserma dei Carabinieri, ha impedito l'esecuzione dei lanci previsti, come ogni anno, in una zona a poche centinaia di metri dalla Stele.
Infine, dopo il pranzo sociale di rito presso un ristorante della zona e dopo l'Ammainabandiera, ci siamo salutati stanchi come sempre ma contenti e coscienti di aver partecipato a qualcosa di veramente importante.
A questo punto permettetemi qualche considerazione finale.
Primo: così come ho scritto l'anno scorso , vorrei citare tutti coloro che hanno preso parte a questa bellissima iniziativa (compresi coloro che non hanno portato a termine l'intero percorso), in quanto il loro impegno, la loro sofferenza, la caparbietà  con la quale hanno affrontato le difficoltà  li rende degni di menzione.
Questi temerari sono: i Soci Nicolò Cusimano, Giuseppe Andriolo, Aiello Francesco, Bortolotto Alessandra, Tuzzeo M. Rosaria e il mitico "Miliziano" Paolo Giaccone della Sezione di Palermo, i Soci Messina Alfio, Serra Roberto e il massiccissimo Caporale Sciacca Giuseppe della Sezione di Catania, il Socio Pino Perrone della Sezione di Reggio Calabria e i Soci Piero Preite, Ferruccio Caruso, Giuliano Attardi e il mitico "uomo radio" Franco Pascuzzo della Sezione di Cosenza.
Secondo: un grosso ringraziamento va a tutti quei Soci che pur non partecipando alla marcia non hanno fatto mancare la loro presenza alla cerimonia della Domenica, che ha visto schierati i Labari di ben sei Sezioni del X Gruppo comprese naturalmente Messina e Praia a Mare.
E come non citare il ruolo fondamentale di tanti altri Soci impegnati nella Logistica la quale, magistralmente coordinata dal Socio Cuppone Davide con l'aiuto del Socio Marra Saro, entrambi della Sezione di Catania, ci ha seguiti in ogni momento dell'intera marcia con l'uso di sofisticate apparecchiature radio e GPS che si sono rivelate utilissime soprattutto nel recupero di coloro che si sono fermati durante il percorso, e che ha anche pensato a farci trovare un campo base già  allestito di tutto al nostro arrivo.
Così come vorrei ancora una volta ringraziare la nostra guida Antonio per le forti emozioni che ci ha permesso di vivere e sua moglie per la gentilezza e la grande disponibilità  mostrate in occasione del pernottamento al rifugio di Carmelia dove ci ha anche fatto trovare da mangiare.
Terzo: ci sarebbero da raccontare tantissimi aneddoti e curiosità  legati a questa indimenticabile avventura, come ad esempio i massicci incitamenti del mitico Paolo Giaccone e del Caporale Sciacca che ci hanno accompagnato per gran parte del percorso, divertendoci da un lato ma essendo anche di grande conforto morale dall'altro, oppure ancora le "turbolente" comunicazioni radio tra i Soci Andriolo e Pascuzzo (un vero spasso), oppure ancora l'inaspettato quanto eccitante incontro con una pattuglia in elicottero dei Carabinieri Cacciatori, che atterrati per curiosità  viste tante mimetiche tutte insieme, si sono intrattenuti con noi chiedendoci il motivo dell'iniziativa e complimentandosi per la stessa.
Spero comunque di avere reso l'idea di ciò che abbiamo provato e mi scuso se ho inevitabilmente dimenticato qualcosa o qualcuno.
Infine vorrei concludere con le stesse parole con cui ho concluso l'articolo dell'anno scorso, perchè è veramente difficile trovare parole diverse in occasioni come queste:
Per finire un pensiero va a quegli uomini che prima di noi affrontarono in condizioni molto peggiori e con uno stato d'animo molto più carico di tensioni del nostro quella natura impervia e la durezza della guerra.
Quello che abbiamo fatto noi non è neanche lontanamente paragonabile a quello che hanno fatto loro, ma avere affrontato questa fatica per ricordarli li ha fatti un po' rivivere e ha reso meno vano il loro sacrificio e in cuor mio sono certo che anche loro si sono rallegrati e sono stati fieri di noi seguendoci da lassù "IN QUELL'ANGOLO DI CIELO RISERVATO A TUTTI NOI, DOVE VIVONO IN ETERNO SANTI, MARTIRI, ERO...E PARACADUTISTI".

Giuseppe Andriolo


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