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Pubblicato il 20/04/2013

20 APRILE 1943 : LA FOLGORE COMBATTE A TAKROUNA- TUNISIA



20 APRILE 1943: LA FOLGORE COMBATTE A TAKROUNA- TUNISIA

PARMA- Mentre sul luogo della Battaglia, in Tunisia,oggi sono riuniti i Paracadutisti dell’ANPDI che si sono recati in pellegrinaggio sotto la guida della Presidenza Nazionale, ricordiamo anche da queste pagine l’ulteriore grande sacrificio dei paracadutisti della Folgore e degli altri scampati da El Alamein e Libia, che a Takrouna dimostrarono nuovamente la loro stoffa, dopo esservi giunti con ogni mezzo durante una estenuante esfiltrazione. Non appena si sparse la voce tra i paracadutisti che lì si stava riformando una unità di combattimento, i Leoni della Folgore vi accorsero senza badare a ferite, licenze, ricoveri. Scapparono letteralmente anche dagli ospedali per ricongiungersi ai loro Fratelli

Pubblichiamo l’articolo di Rolando Giampaolo jr, figlio dell’indimenticato Rolando Giampaolo, tenente artigliere paracadutista, che di quella Battaglia fu comandante di compagnia


Durante l’anno appena trascorso abbiamo commemorato degnamente in varie Sedi l’eroismo della folgore nella battaglia di EL ALAMEIN, ma non dobbiamo assolutamente dimenticare che un certo numero di quei eroici combattenti non ha finito di soffrire alla fine di ottobre del 1942.

Circa 450 Paracadutisti insieme a Granatieri, Bersaglieri e Truppe Tedesche sono infatti riusciti a rompere l’accerchiamento degli Inglesi ed hanno continuato a combattere strenuamente per altri 6 mesi durante tutta la ritirata da EL ALAMEIN attraverso la parte occidentale dell’Egitto, tutta la Libia fino in Tunisia.

In questo modo hanno ritardato notevolmente l’avanzata degli Inglesi verso la Tunisia e la Sicilia, permettendo agli Americani di sbarcare per primi in Sicilia.

2500 km di estenuante ritirata nel deserto, sete, fame, freddo notturno, caldo soffocante di giorno, sporcizia, parassiti, mancanza di rifornimenti adeguati, attacchi da terra e dal cielo hanno messo a durissima prova questi uomini.

In Libia i Paracadutisti superstiti formarono il 285° Battaglione FOLGORE (composto da 5 Compagnie : la 107° del Cap. CAROLI, la 108° Autonoma del Ten. GIAMPAOLO, la 109° del Ten. ARTUSI, la 110° del Ten. RAFFAELLI alle quali si aggiunse successivamente la 111° del Ten. BOSCO CORRADINI ) al Comando del Cap. Alpino Paracadutista LOMBARDINI.

Il nuovo reparto venne inquadrato nel 66° Rgt. Fanteria della Divisione TRIESTE.

Giunti nella parte meridionale della Tunisia dovettero sostenere una serie di aspri combattimenti a MEDENINE, GABES, ma soprattutto a EL MARETH e UADI AKARIT . Questi aspri scontri spesso all’arma bianca, per mancanza di munizioni,
decimarono il 285° ed a TAKROUNA arrivarono solo i superstiti delle 5 Compagnie ( circa 180 uomini ) che costituirono 2 Compagnie :

Il 20 Aprile 1943 il Comandante della Divisione Trieste Gen. La FERLA affidò a queste 2 Compagnie l’arduo compito di conquistare questo villaggio situato su un tremendo picco roccioso che si erge in mezzo alla piana di Enfidaville.
Il villaggio era occupato da truppe Neozelandesi e Maori ben armate ed i nostri dovettero avvicinarsi dalla pianura esposti ai tiri dall’alto ad al fuoco d’artiglieria alle loro spalle, cantando spavaldamente “All’armi Arditi dell’Aria”.
La Compagnia GIAMPAOLO affrontò il lato orientale della rocca, mentre quella di ORCIUOLO la parte opposta.

Fu necessario issarsi con delle corde rudimentali lungo le pareti verticali sotto il costante fuoco nemico ( qui si distinsero i pochi Alpini Paracadutisti presenti nei due reparti ) e snidare il nemico con bombe a mano ed all’arma bianca. Conquistato il villaggio i nostri oramai ancora più decimati resistettero fino al pomeriggio del 21 Aprile 1943 ( Natale di Roma ) ma alla fine dovettero arrendersi alle soverchie forze anglo-neozelandesi per assoluta mancanza di rifornimenti e molti nostri feriti, alla faccia della Convenzione di Ginevra sui Prigionieri di Guerra, vennero trucidati dalle baionette dei Maori.

La maggior parte degli Ufficiali e dei Sottufficiali morì o rimase ferito e diverse furono le Medaglie d’argento e di bronzo al V.M. a Viventi o Caduti (tra le quali vanno ricordate quelle d’Argento dell’ S.Ten. Cesare ANDREOLLI, del Ten . Ludovico ARTUSI e del S.Ten. Cesare Cristoforetti ) .
Molte altre proposte per decorazioni al V.M. furono perse nella situazione caotica di quei mesi o furono respinte dai burocrati per “decorrenza dei termini di presentazione”!

Ottennero l’onore delle armi e solo una cinquantina, di cui la maggior parte ferita, si avviò verso i campi di prigionia in Egitto, dove alcuni dovettero rimanere nei campi dei “Criminali” fino alla primavera del 1947.
Il numero sterminato di tombe nel cimitero inglese di Enfidaville danno ancora oggi una chiara indicazione a quale caro prezzo gli ultimi ragazzi della gloriosa FOLGORE hanno venduto la loro pelle nella loro ultima battaglia in terra africana.
Per concludere desidero ricordare un solo esempio d’eroismo, non potendo raccontarli tutti .A UADI AKARIT gli inglesi riuscirono a circondare tutto il nostro schieramento, ma la Compagnia Autonoma di mio Padre (decorato per questo assalto con la Medaglia d’argento al V.M. ) riuscì a sfondare l’accerchiamento combattendo all’arma bianca e salvando così le altre Compagnie.
Durante questo assalto al C.M. Paracadutista Giambattista CORLAZZOLI di Bergamo fu tranciato da una raffica di mitra il braccio destro sopra il gomito che rimase attaccato solo da alcuni brandelli di carne. Quando mio padre lo raggiunse nella trincea, il buon Corlazzoli gli porse con la mano sinistra la propria baionetta e gli disse : “Comandante per favore finisca l’opera. Questo è il braccio che doveva dare il pane ai miei figli ed io lo offro volentieri alla Patria”. Fu decorato anche lui con la Medaglia d’argento al V.M. e con una di bronzo per un precedente atto di eroismo. Ritengo che questo episodio possa sintetizzare meglio di ogni altro lo spirito di abnegazione dei Ragazzi della folgore, il loro coraggio, il loro valore.

Rolando GIAMPAOLO Jr.


Scrisse il generale Messe al riguardo di Takrouna:

“Sul Monte Takrouna la lotta è veramente epica; i centri di fuoco sulle falde dell’altura continuano a fulminare i reparti nemici che vengono letteralmente decimati; anche i nostri elementi sono assoggettati al fuoco concentrico nemico e al tiro di cecchinaggio da parte di elementi annidatisi nelle case sulla vetta del cucuzzolo, vero torrione quasi inaccessibile. Contro questi partono all’attacco le compagnie del battaglione di formazione Folgore. Per tutto il pomeriggio fino a sera e nella notte è una vera caccia di casa in casa, di sasso in sasso; le perdite sono micidiali per entrambi i contendenti”. Da Radio Londra, gli inglesi tentarono di giustificare il loro insuccesso, giungendo ad affermare: “sul Takrouna l’Italia ha fatto affluire i suoi migliori soldati”. Un grande riconoscimento al valore dei nostri soldati. Nel primo pomeriggio il capitano Politi del 66° inviò al comando della Trieste il seguente messaggio via radio: “situazione criticissima, disperata. Abbiamo sparato le ultime cartucce. Le perdite sono ingenti. Il nemico ha occupato quasi totalmente le nostre posizioni. Moltissima la fanteria nemica che aumenta sempre. In basso moltissimi carri armati. Situazione disperata. Fare presto fare presto Politi”. Poi fu il silenzio.

Conquistato il villaggio i nostri oramai ancora più decimati resistettero fino al pomeriggio del 21 Aprile 1943 ( Natale di Roma ) ma alla fine dovettero arrendersi alle soverchie forze anglo-neozelandesi per assoluta mancanza di rifornimenti e molti nostri feriti , alla faccia della Convenzione di Ginevra sui Prigionieri di Guerra, vennero ancora una volta trucidati dalle baionette dei Maori come in cirenaica nel 1942. Nessun processo verrà mai aperto per crimini di guerra.

LEGGETE L’INSERTO SULLA BATTAGLIA PUBBLICATO DALLA RIVISTA FOLGORE
il Ten Giampaolo ai tempi di El Alamein