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Pubblicato il 01/12/2008

RECENSIONE DEL FILM “EL ALAMEIN” FATTO DA UN REDUCE DELLA FOLGORE


EL ALAMEIN LA LINEA DEL FUOCO
Un film di Enzo Monteleone

di Arrigo Curiel

Affiorano ricordi di guerra che non possono essere cancellati o resi sbiaditi dal tempo, e le parole non sono sufficienti ad esprimere ciò che intimamente sentiamo in certi momenti, come quelli di vedere il film di Enzo Monteleone. E’ emerso che i giovani conoscono poco la nostra storia recente,
soprattutto nei passaggi più significativi. Eppure essi vorrebbero che a raccontare fossero essere informati con il diretto contatto con i protagonisti., vorrebbero che a raccontare fossero i testimoni, senza mediazioni. Sempre maggiore pertanto il dovere, il desiderio di trasferire ai giovani quel patrimonio di valori della memorie storiche, con rinnovato impegno per una più approfondita conoscenza dei sentimenti di fratellanza, di solidarietà, perseguendo la via della convivenza e della pace.
Le guerre, l’odio, la violenza, il tormento di un secolo scorso; ma, nel mondo, la violenza non è finita. La violenza nasce dall’egoismo, dal pensare a sè, dal non essere capaci di sacrificarsi per gli altri.
Peccato che tra i reduci di El Alamein che assistevano al film, non fossero stati alcuni della divisione Pavia, protagonisti del film, quelli del II/28, ceduto alla Folgore dalla sua vicina sua divisione consumata ed avvizzita, con i suoi trentasei mesi di esperienze africane, ora schierata nel margine meridionale, verso la Depressione di El Qattara. La “ tremendous activity “ che precede gli assalti cruenti, lo sferragliare dei carri, la trentina di battaglioni freschi avanzanti, contro i logori battaglioni italiani, quasi annientati nelle buche crollate. Che gli Inglesi abbiano ottenuto la sorpresa in campo tattico è dimostrato anche dal fatto che, all’inizio dell’attacco, si trovavano assenti per licenza, sia il feldmaresciallo Rommel che il generale Bayerlein, comandante il Corpo Corazzato. La crisi di comando dell’Asse fu aggravata ancor più dalla morte del generale Stumme, comandante interinale dell’Armata italo – tedesca. , avvenuta per un attacco cardiaco, poche ore dopo l’inizio dell’offensiva.; egli fu sostiutuito, a battaglia cominciata, dal generale von Thoma. Scompaiono le fanterie della Pavia, della Brescia, del Bologna, quasi nulla delle divisioni corazzate Littorio Ariete
e della paracadutisti Folgore, il 2° e 7° bersaglieri. Infine l’arretramento deciso il 3 novembre da Rommel; ma al pomeriggio giunge il messaggio di Hitler : “ Ella non può mostrare alle sue truppe altra via se non quella della vittoria o della morte “. Un’ordine che esigeva l’impossibile. Rommel sapeva che la campagna era irrimediabilmente perduta, e, per la prima volta, si rese conto del disprezzo mostruoso per la vita umana. Contrasti e indecisioni. I Tedeschi danno direttive per impedire un afflusso alla litoranea, per non intralciare il ripiegamento germanico che dispone di mezzi di trasporto, mentre i nostri reparti rimangono appiedati.
Pagine di eroismo scritte da tutti, senza distinzione, anche da tanti soldati rimasti senza nome. La scomparsa della Folgore è indescrivibile per la sua grandiosità, immersa in un bagno di sangue e di gloria. Meritevole di descrizione quel gruppo di soldati del II/28 Pavia, affamati ed assetati, di una stanchezza infinita con difficoltà di orientamento nel deserto, impossibilitati ad organizzare una difesa da terra. Riluttanti allo spostamento, abbandonando le posizioni tenute. Fanti modesti. animati da una incrollabile determinazione di non cadere prigionieri e di poter ritornare a combattere .
Ritrarre episodi e situazioni meno gloriose, ha contribuito far conoscere anche le ore buie del passato e trarre insegnamento per un futuro migliore.
Onori non meritati a Lord Montgomery, il vincitore di El Alamein, ombre su taluni comandi italiani, poca chiarezza anche nel comportamento di Rommel, comandante delle Forze dell’ Asse.
Ormai acquisito che la preparazione alla guerra fu inadeguata. Dichiarare guerra alla Francia, all’Inghilterra, alla Grecia, dimostrò l’ingerenza delle esigenze politiche su quelle militari. Ambizioni prive di responsabiltà di Mussolini che, da grande condottiero, avrebbe voluto cavalcare alla testa dei suoi reparti vittoriosi, in una sfilata trionfale ad Alessandria.
La ringrazio Enzo Monteleone. Ad El Alamein c’ero anch’io.