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Pubblicato il 21/05/2014

GLI ARTIGLIERI DIAVOLI GIALLI DEL 1972 SI RITROVANO



Domenica 18 maggio, presso l’Aviosuperficie del Fermano (FM), si è svolta la cerimonia della consegna dei brevetti di abilitazione al lancio civile per quattro allievi paracadutisti appartenenti alla Sezione marchigiana di Fermo, a conclusione del 2° corso “Gionata Mancinelli”. Alla presenza dei labari e dei rappresentanti delle singole Sezioni appartenenti al 5° Gruppo Regionale Marche e Abruzzo (Salvatore Organtini, Marco Andreani e Giusepe De Angelis) ha preso la parola il Colonnello incursore paracadutista Carlo LENTI (socio ordinario della Sez. Par. di San Ginesio).

Di seguito una sintesi del suo discorso:

Ho il piacere di porgere a tutti gli intervenuti, anche a nome del Generale Giovanni Fantini, Presidente nazionale dell’A.N.P. d’I. di Roma, il benvenuto a questa cerimonia di fine corso, che prevede l’assegnazione del brevetto di paracadutista civile a quattro allievi appartenenti alla Sezione di Fermo; si tratta di una sezione egregiamente gestita dal paracadutista Giuseppe De Angelis, a cui va il mio plauso per aver intitolato il corso in memoria del par. matelicese Gionata Mancinelli, effettivo al 186° Rgt. Paracadutisti “Folgore”di stanza a Siena, deceduto tragicamente nel lontano 3 agosto del 1993.
In questa circostanza, ritengo doveroso ricordare la motivazione che il Sig. Presidente della Repubblica di allora, Oscar Luigi Scalfaro, conferì la medaglia d’oro “alla memoria” al Valore dell’Esercito:

“Paracadutista di leva, si è offerto volontariamente ed ha ottenuto di partecipare alla operazione umanitaria ONU di “Peace Keeping” in Somalia, con il contingente militare italiano “IBIS”. Ha operato in una situazione altamente rischiosa con subdola e continua minaccia da parte di banditi e guerriglieri somali. Spesso si offriva volontario per operazioni di rastrellamento per ricerca e confisca di armi e per scorta convogli.
Durante la sua permanenza in Somalia ha sempre assolto con zelo, professionalità e spirito di sacrificio i compiti assegnatigli meritando sempre il consenso dei propri superiori e l’ammirazione dei commilitoni. Il giorno 3 agosto si trovava a guardia presso un obiettivo altamente sensibile in località porto vecchio di Mogadiscio, sede del raggruppamento “Alfa”. In quel momento era in vigore lo stato di massima allerta a causa della forte tensione in atto come conseguenza alla minaccia di attentati. Due somali che si approssimavano al limite invalicabile della base e che costituivano un potenziale pericolo, venivano invitati in lingua locale ad allontanarsi. Nonostante gli avvertimenti essi continuavano ad avvicinarsi. Nel tentativo di assumere una posizione defilata e nell’intento di esplodere un colpo in aria, come avvertimento, azionava accidentalmente – prima di quanto fosse nelle sue intenzioni – la leva di sparo provocando la partenza del colpo che lo raggiungeva al collo ed al volto. Mortalmente ferito, immolava la sua giovane vita nell’adempimento del dovere e per un ideale di pace e di solidarietà fra i popoli.
Chiaro esempio di soldato che ha dato lustro all’Esercito Italiano, facendogli riscuotere unanime ammirazione delle Forze Armate Internazionali impiegate in Somalia”.
Mogadiscio, 3 agosto 1993

Nonostante gli anni trascorsi, Gionata mancherà sempre ai suoi amici e compagni d’armi ma soprattutto ai genitori qui presenti, che spero possano trovare un po’ di conforto al dolore nell’osservare quanti partecipano con profondo rispetto all’odierna cerimonia.

Ebbene, tornando a noi, cari paracadutisti, ricordo il motto del glorioso 186° Reggimento paracadutisti “Folgore”, cui era effettivo Mancinelli: “impeto e ardire”.
Con questi forti sentimenti fra pochi istanti avrete anche voi l’onore di ricevere appuntato sul vostro petto il distintivo di paracadutista.
Tale distintivo è un privilegio riservato a poche persone e non solo a coloro i quali hanno intrapreso la carriera militare ma chi ha deciso di mettere in evidenza le proprie qualità fisiche, morali e di carattere.
Il brevetto rappresenta le virtù dei paracadutisti ma non fa paracadutisti perché paracadutisti si è nell’animo, nella volontà di essere i migliori, nella capacità di superare se stessi e gli altri, nella consapevolezza che la scelta fatta impone sacrifici e rinunce.

Chi sogna di lanciarsi impunemente nel vuoto, gonfio di vuota retorica, sappia che il paracadutismo è disciplina, lealtà, e abnegazione.
Essere paracadutista significa incrementare le doti di fermezza e di coraggio, qualità finalizzate ad affrontare con impeto, slancio e vigore tutte le difficoltà che la vita quotidiana ci impone, sia nel bene che nel male.
Concludo il mio discorso ricordandovi che il senso della disciplina, l’amor proprio e il senso di altruismo sono i cardini essenziali e la linfa vitale che ognuno di voi deve tendere a raggiungere per ritenersi soddisfatto ed appagato sia dal punto di vista personale che professionale.
Con la speranza che possiate continuare a percorrere, sempre con fiducia e passione l’attività intrapresa, formulo a voi tutti gli auguri più affettuosi e sinceri e un caro ringraziamento va a tutti gli istruttori che via hanno amorevolmente seguito in tutte le attività impegnative e sensibili richieste dal corso.
Folgore!



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