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Pubblicato il 09/01/2019

9 GENNAIO 1959 MUORE GIUSEPPE BOTTAI – GERARCA, LEGIONARIO E MINISTRO ILLUMINATO DEL FASCISMO

Il 9 gennaio 1959 a Roma si spegneva Giuseppe Bottai. Capo della colonna romana della Marcia del 1922, membro del Gran Consiglio, Governatore di Roma e poi di Addis Abeba, ministro delle Corporazioni e ministro dell’Educazione Nazionale. Era stato nella Legione Straniera. Fu definito «il più grande ministro della cultura che il Ventesimo secolo abbia avuto». La figlia Maria Grazia, classe 1926, giornalista e traduttrice di Balzac, è autrice dell’intenso e affettuoso “Giuseppe Bottai, mio padre”. Una biografia privata e politica (Mursia).


Al funerale arrivò una rappresentanza della Legione Straniera, la salma ricevette gli onori militari e fu poi trasportata nella basilica di Sant’Eugenio. Da ministro Bottai considerò la dottrina e la fede cattolica determinanti per la formazione dei giovani. Fu lui a far istituire le cattedre di Teologia. Amico di Montini e Tardini (che scriverà: «un giorno la Storia farà sapere quanto la Chiesa deve a Bottai»), Bottai fu l’unico tra i gerarchi a non vedere il Concordato «solo in termini esclusivamente strumentali» ma portatore di valori autonomi, come ricordava a don Giuseppe De Luca, con il quale ebbe un proficuo rapporto epistolare (basti vedere il Carteggio 1940-1957 curato da Renzo De Felice e Renato Moro).
Fece la prima comunione nelle trincee della Grande Guerra, cresima nel ’41 (alla vigilia di partire per l’Albania con “i suoi” alpini), apostolato cristiano alla Legione Straniera verso i suoi commilitoni “più perduti”. Antonio Gramsci si era abbonato a “Critica fascista”, il quindicinale fondato da un giovane Bottai nel 1923, analizzandola nei suoi Quaderni del carcere. Bottai fu ammirato anche da Renato Guttuso. Franco Angeli edizioni ha pubblicato recentemente “Giuseppe Bottai e il rinnovamento fascista dell’Università italiana (1936-1942)” di Luigiaurelio Pomante.


Ufficiale degli arditi nella Prima guerra mondiale, volontario nella campagna d’Etiopia, fu tenente colonnello della Julia sul fronte greco-albanese. Giorgio Bocca : «fu l’unico tra i precettati del Duce a prendere un comando effettivo ed esercitarlo con dignità». Dopo il Gran Consiglio, scelse di arruolarsi nella Legione Straniera per redimersi delle sue colpe, arrivando a combattere fino in Germania. Aveva 49 anni, e fu legionario semplice. Al momento dell’arruolamento aveva dato il nome di «Andrea Battaglia, insegnante di scuola media», nato a Montalto Uffugo (il paese nativo del cappellano della sua prima comunione don Gaetano Mauro). Qualche mese dopo, in una delle rare pause, annoterà nel suo diario: «mi sentivo umiliato un mese fa. Ora sono umile: e l’umiltà è uno stato di grazia, che guarisce anche se il corpo resta colpito».