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Pubblicato il 28/06/2017

BERSAGLIERE DI 100 ANNI COMBATTENTE DI EL ALAMEIN INTERVISTATO DAL NOSTRO GIORNALE

di Walter Amatobene

BASILICANOVA-PARMA- “Mi dai l’ I-PAD per favore?” -dice rivolto a sua figlia il bersagliere Antonio Viaro , 100 anni compiuti il 7 febbraio, combattente di El Alamein e prigioniero non cooperatore degli inglesi, fino al 1946.

Appena ha tra le mani il suo computer portatile, aggiunge “aspetta che accendo la scatolina del wifi così Vi faccio vedere dove ho combattuto”.
Questo è il benvenuto di un uomo nato un secolo fa, quando ho concosciuto cinquantenni che non sanno aprire la posta elettronica.

Che dire? Questa è la stoffa di certi uomini. Eravamo a casa sua su segnalazione del paracadutista Claudio Vitali, che ha organizzato l’appuntamento grazie alla amicizia che ha con il figlio del Bersagliere.
Lo abbiamo trovato a tavola, con la moglie. Settant’anni di matrimonio trascorsi in quella casa di campagna. Lui impiegato del comune, lei casalinga.
“Non ci ha mai voluto parlare della guerra”, ci dice la Figlia, insegnante elementare. “Qualcosa l’ho saputa stasera per la prima volta”
Lo immaginavo. Sono tutti così: più terribili sono stati i fronti, più reticenti sono coloro che vi hanno combattuto. I nostri Leoni della Folgore ce lo hanno insegnato. Il loro basso profilo parla da solo. Come quello di Antonio.

Era nel 12mo Reggimento Bersaglieri, sergente maggiore, arruolato dal 1939. Dopo tre anni di servizio, uno dei quali in Albania, viene mandato in Africa con la nave Victoria, affiancata dalla Duilio. Entrambe silurate dagli inglesi nel gennaio del 1942. Lui si salva e viene trasportato in Libia , dove inizia la sua campagna di guerra, passando da Toburk ed arrivando sul fronte nord di El Alamein, addetto al Comando, di fianco ai tedeschi della 90ma divisione corazzata tedesca.
“Alla mia destra c’era la Folgore”. Era schierato con le bocche da fuoco della Littorio verso Ovest, quindi si riferisce di sicuro ai reparti schierati a Deir Alinda. In quell’area combatterono i raggruppamenti Bechi (II e IV btg), Ruspoli (V e VII btg), Tantillo (VI e VIII (guastatori) btg), Camosso (IX e X btg) . Lì si trovava anche il Maggiore Aurelio Rossi.

I suoi ricordi sono esposti chiaramente anche se il tempo li ha affastellati. Catturato il 2 Novembre del 42 viene portato nelle gabbie egiziane sotto prigionia inglese. Rientra nel 1946 a Napoli. Torna a venezia ma subito dopo raggiunge Parma, dove, nel 1947 si sposa con la sua fidanzata, conosciuta quando era a Reggio Emilia nel 39 per il corso sergenti.

Una storia di ordinario coraggio. Racconta delle bombe che gli scoppiarono intorno il 23 Ottobre, quando già pensava alla licenza che decoreva dal 24, il giorno dopo.
Ricorda le schegge che hanno quasi amputato un suo commilitone di Reggio Emilia.
Ci parla del suo comandante, il Colonnello Amoroso, che sostitui il parigrado Benigni. Quest’ultimo si allontanò dal campo di Battaglia con la Bandiera in occasione di un precedente combattimento, criticato da tutti. Amoroso era spavaldo, non si buttava a terra quando sentiva il fischio delle granate in arrivo. Sul petto aveva la Medaglia d’oro conquistata in Spagna.
Antonio ha poche foto, chissà dove. Ha promesso che le cercherà. Non se ne è mai vantato e le ha fatte vedere poche volte. Anche la Figlia non ricorda dove sono.

Ai saluti, Claudio Vitali gli aveva portato una bottiglia di Malvasia ed un pezzo di Formaggio: “grazie non voglio niente, riprendetevelo”, risponde quasi irritato. Anche questo comportamento ce la aspettavamo. Lo stesso dei miei, dei nostri, Leoni. Nessuna retorica, nessuna sdolcinatezza, nessun debito di riconoscenza. Claudio rimedia: “Sono per Suo Figlio, non per Lei. “Va bene, allora lasciatela. La prossima volta non venite all’ora di cena”. Abbiamo suonato alle 1930. Ci ha accolto in piedi e ci ha detto ” per favore attendete fuori che sto cenando”.
Che stoffa.

Foto sotto: bersaglieri in linea ad El Alamein- archivio SME

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