OPINIONI

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Pubblicato il 15/01/2019

CASO BATTISTI: LA VITTORIA DEI SERVIZI DI SICUREZZA E DEGLI INVESTIGATORI – LA SCONFITTA DELLO STATO

Il Dente Avvelenato


La sfilata di politici del governo per assistere all’arrivo di un assassino come Battisti dimostra la debolezza narcisistica dello Stato “politico” ed è pure un modo infantile di apparire di tutti i parlamentari che si sono alternati davanti ai microfoni e non solo di quelli temporaneamente al governo.

Battisti doveva essere accolto da un Ufficiale dei Carabinieri, da un Ufficiale della polizia penitenziaria e da qualche alto funzionario dei vari istituti che hanno contribuito al successo della cattura, magari; poi andava caricato su un cellulare. Niente vetrina, niente parate, niente dichiarazioni: in fondo è arrivato un criminale comune, un assassino , un latitante che ha sbeffeggiato l’Italia forte di un appoggio e di una popolarità mediatica che ci deve far riflettere.

L’assassino Battisti doveva scivolare nell’oblìo nella totale indifferenza dei Ministri, prima, e dell’ Italia dopo. Giusta la decisione di mandarlo in un carcere meno raggiungibile, come quello sardo. Rebibbia sarebbe diventato un facile palcoscenico per “quelli fuori”.

Lo spiegamento di forze all’estero, invece, era necessario.
Bravissima l’AISE e bravissimi i nostri investigatori dei vari corpi, che hanno saputo collaborare con i loro colleghi brasiliani e boliviani.
Saper lavorare in squadra è un pregio e non è scontato.

Aggiungo una riflessione amareggiata: ho assistito alla apologia di reato di alcuni deputati che con Battisti ancora in volo, parlavano già che si sarebbero adoperati per dimenticare, amnistiare, far “chiudere un capitolo”.
Ugualmente andrebbero denunciati per favoreggiamento coloro che , intellettuali e deputati, avevano preso le difese di battisti, favorendone la latitanza.
Di Lula e del governo francese sapevamo già.
Alcuni mesi orsono si sentivano discorsi che equiparavano Battisti ad un “guerrigliero” che ha combattuto contro uno stato dittatoriale . Con questa gente che siede su poltrone in parlamento e nelle direzioni di alcuni quotidiani, il seme germoglierà ancora, statene certi.