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Pubblicato il 08/08/2018

CASO SCIERI: INDIZI TESTIMONIANZE E PROVE

PISA-Alessandro Panella, Luigi Zabara, di Frosinone e Andrea Antico, tutti di 39 anni, sono i tre indagati per omicidio volontario di Emanuele Scieri e che, secondo le dichiarazioni difensive, dovevano essere in licenza dal 13 agosto, ovvero il giorno in cui il povero Emanuele morì.

TESTIMONI CONTRO

Un primo testimone ha confidato agli investigatori di aver visto i tre molto agitati all’interno della caserma. Parlavano di qualcuno che era caduto, «sudavano freddo, dissero che avevano esagerato, che l’avevano fatta grossa e non sapevano come dirlo al colonnello. Quando si accorsero che avevo capito –dice il testimone — Panella mi disse: se parli ti ammazzo». Lo spettatore involontario , terrorizzato dopo la scoperta del corpo di Emanuele, fuggì dalla caserma e tentò due volte il suicidio.

Il secondo testimone è l’addetto al magazzino – spacciatore di stupefacenti in caserma,che ha raccontato di aver visto quella notte Panella sbattere più volte la testa contro il muro, «come in uno stato di trance».
Antico – in servizio al Vega di Rimini- nelle testimonianze viene spesso associato ad Alessandro Panella negli atti prevaricatorii contro gli allievi del Capar. Un militare lo definisce come “scemo del villaggio” per il suo modo di atteggiarsi.

DOPO IL CONTRAPPELLO
Un terzo testimone
«La stessa sera del nostro arrivo – aveva riferito alla commissione d’inchiesta un terzo testimone chiave che ora vive all’estero – dopo il contrappello, è venuto nella nostra camerata il caporale Panella. È venuto solo e con tono minaccioso ha detto che dovevamo dormire solo dopo che si addormentavano gli anziani. Fino alle quattro del mattino circa, ci ha impedito di addormentarci ordinandoci di fare flessioni e dandoci qualche schiaffo. Tutti i componenti della mia camerata hanno subito tali atti di seguito, tutti i giorni, prevalentemente la notte, prima dell’alzabandiera e, dopo il contrappello il Panella, insieme al caporale Antico, costantemente ci ordinava di andare a terra e di fare le flessioni. Ricevevamo dai due caporali pugni sui muscoli dorsali, cosiddetta bicicletta che consiste nel dare una serie di pugni in rapida successione con entrambe le mani, nonché botte a mano aperta sulle spalle. Verso fine giugno, un pomeriggio a me e ad un altro militare, i caporali Antico, Panella e un terzo che non ricordo, ci hanno tappato la bocca con le mani e ci hanno fatto odorare il contenuto di una bottiglietta che emetteva una sostanza molto maleodorante, a seguito del quale abbiamo vomitato».



LE DICHIARAZIONI DI PANELLA

Alessandro Panella ha dichiarato al magistrato:
“Con l’omicidio Scieri non c’entro. Non ero in caserma, quel giorno mi trovavo in licenza. Le accuse? Non ho paura». «Non volevo scappare (aveva comprato un biglietto per gli Usa per il 3 agosto di sola andata, ndr). Vivo e lavoro negli Stati Uniti da dodici anni. Stavo solo tornando a casa mia e sono estraneo all’omicidio di Scieri».
Un militare lo smentì affermando di averlo visto la sera del 13 e la mattina del 14 alla Gamerra. I registri cartacei e gli statini delle presenze erano compilati a mano e potevano essere modificati, cancellati, corretti. Sembrerebbe si siano trovate tracce di sbianchetto in alcune righe.


LA MAMMA INVOLONTARIAMENTE SMONTA L’ALIBI
Inoltre, la mamma di Panella ha riferito ai magistrati che il figlio tornò a casa alle 14 del 14 agosto. Parlando tra loro, intercettati, l’ex caporale e i genitori chiariscono che il fatto è accaduto la sera del 13 «allorquando egli (Panella, ndr) così afferma testualmente lo stesso, era presente in caserma».


IL VIAGGIO E GLI SVIVALETTI DA LANCIO
Intercettazioni in mano agli inquirenti registrano Panella che dice ai familiari di essere «pronto a rinunciare alla cittadinanza italiana» e il fratello aggiungere: «Gli dò un indirizzo sbagliato e poi vagli a notificare le atti». Panella, in un’altra intercettazione tranquillizza il fratello dopo la perquisizione del 26 luglio dicendogli di avere buttato via la settimana precedente gli anfibi della Folgore e rivelando che quelli acquisiti dagli inquirenti sono anfibi identici in dotazione alla brigata ma da lui mai indossati e sui quali dunque non sarebbe stato possibile «rilevare eventuali tracce biologiche» della vittima.


UN LIBRO DI ZABARA SEMBRA PARLARE DEI SUOI SENSI DI COLPA
Zabara ha pubblicato un libro dal ttolo “COSCIENZA DI PIOMBO”, che rimanderebbe al caso Scieri. Nell’agosto 2017 (diciottesimo anniversario della morte di Scieri, ndr) ha pubblicato uno scritto che sembra da quella tragedia. La introduzione allibro dice: «Attraverso gli occhi dei protagonisti che commetteranno degli errori irreversibili, che chiunque di noi potrebbe commettere in ogni momento, l’autore vuole fornire un punto di vista diverso sulla continua lotta tra coscienza e vita quotidiana. Come si può continuare a vivere la propria vita in maniera normale dopo aver commesso il più tremendo degli sbagli?»