EL ALAMEIN

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Pubblicato il 27/12/2008

C’E ANCHE UNA DONNA TRA I CADUTI DEL SACRARIO DI EL ALAMEIN

Autore: Massimo Zamorani — Giornalista del secolo XIX

Nel sacrario italiano sono raccolte le spoglie di 4.634 caduti, 2.187 sono senza nome.

Fra gli uomini morti in guerra c’è una sola donna.

Non è facile trovarne il loculo sul quale è scritto “Inferm. Maria”, ma sappiamo che non era infermiera ed è dubbio si chiamasse davvero Maria.

La storia me l’ha raccontata un sergente carrista della divisione “Ariete”. «Nel 1943 – ha riferito – ancora in piena guerra, eravamo prigionieri e gli inglesi hanno chiesto volontari per il recupero delle salme disperse nel deserto.

Anch’io mi sono offerto e un giorno, con la mia squadra, abbiamo trovato in una buca, proprio presso il ciglione della depressione di El Qattara, i corpi di due uomini e una donna.

Li abbiamo seppelliti nel cimitero, ma quando abbiamo piantato la croce sulla tomba della donna qualcuno ha detto che gli sembrava giusto metterci un nome e abbiamo scritto “Maria”».

Prigionieri, reduci dal combattimento, lontani da casa da anni, gli uomini della pattuglia di cercatori di ossa si sono commossi davanti a una croce sul cui braccio orizzontale hanno scritto un nome, forse il più comune tra le donne italiane, un nome che evocava tutto un mondo dal quale erano stati strappati da molto, troppo tempo.

Poi, terminata la costruzione del torrione ottagonale progettato da Paolo Caccia Dominioni, quando si trattò di esumare le salme interrate nel grande cimitero e trasferirle nei loculi del sacrario, chi si trovò di fronte alla croce con la semplice scritta “Maria” decise di qualificare meglio l’ignota vittima della guerra e sulla pietra del loculo fece scrivere “Inferm. Maria”.

Però a quell’epoca e su quel fronte non risulta ci fossero crocerossine italiane e a poco per volta si è fatta strada la convinzione che la presenza femminile fosse di tutt’altra natura.

Ancora di recente un veterano carrista ha confermato d’essersi imbattuto, allora, in un autocarro dove erano indumenti femminili.

C’è chi assicura – ma la voce non ha avuto oggettivo riscontro – che per iniziativa di un generale vennero conferite due Croci di guerra al valor militare a donne.

Una alla superiora delle monache infermiere dell’ospedale di Bengasi, l’altra alla maitresse del bordello militare.

Pochi giorni or sono, ritornato a El Alamein ancora una volta, tra i cinquemila loculi ho rivisto – perchè ne ricordavo l’ubicazione – quello di Maria, di cui ben pochi conoscono l’esistenza.