ADDESTRAMENTO

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Pubblicato il 28/08/2007

CINQUE GIORNI DI “RICHIAMO” IN GERMANIA



Cronaca di una esercitazione per il conseguimento del brevetto tedesco e americano. Agosto 2007.

a cura del par PIETRO DEL GRANO



BREVETTI ESTERI (GERMANIA-USA) SAARLOUIS – GERMANIA
LUFTLANDEBRIGADE 26 “SAARLAND”
20-24 agosto 2007

Parma-10.30 del 19.08.07. Si parte con condizioni meteo buone che peggiorano chilometro dopo chilometro.

Obbiettivo della missione: brevetto tedesco. Ma con questa pioggia…. Silenzio di tomba in auto.

Saarlouis ,Germania ore 20.00. Pioggia battente. Umore a terra.

Davanti a noi la porta carraia della GRAF WERDER KASERNE sede del Comando della LUFTLANDEBRIGADE 26.

Veniamo affidati al Sergente Maggiore Capo Kai Becker, che ci accoglie negli alloggi ricavati dalla palestra, insieme a una ottantina di militari stranieri.

In camerata viene subito delimitata la nostra zona con la bandiera Italiana.

Riposo dell’aspirante guerriero, su rustiche brandine da campo e finalmente arriva la sveglia delle 5.30. Il 20 agosto incomincia con un accurato controllo documenti.

Siamo in cento, tra italiani estoni, inglesi, danesi, americani (che non alloggeranno lì in quanto provenienti dalla vicina base di Kaiserslautern) e tedeschi provenienti da altre unità.

Durante il briefing, apprendiamo con piacere che sarà possibile conseguire anche il brevetto USA perchè saranno presenti i Jump Master americani con relativi materiali.

Un obbiettivo secondario, ma molto desiderato dai paracadutisti italiani, e che era sfumato pochi giorni prima per motivi tecnici.

Veniamo trasferiti alla sede del 262° battaglione logistico presso Merzig che ospita le attrezzature per l’addestramento lancistico (il ns CAPAR).

Il programma di istruzione e di condizionamento è intenso:

In gruppi di 10 paracadutisti veniamo “lavorati” per tutto il giorno. Gli istruttori ci intrattengono in inglese durante le varie fasi:

-Aula con presentazione della struttura della Brigata, delle dislocazioni dei vari Battaglioni sul territorio e dei relativi compiti e specializzazioni, tipo di armamento, di attrezzature e di automezzi a disposizione, tecniche di combattimento con proiezione di filmati. Viene dato risalto alla procedura da mettere in atto per assicurare copertura agli uomini durante il recupero del materiale e l’allontanameto dalla DZ

-Presentazione di materiali aviolancistici con procedura da seguire dal momento del ritiro fino alla’indossamento degli stessi, nonchè di risistemazione in caso di spianto.

-Presentazione dell’armamento leggero: fucile HK G36 in 5,56 Nato, pistola semiautomatica HK USP in 9para, l’eterna MG4 (la ns. MG42-59) in 7,62Nato, pistola mitraliatrice HK MP5 in 9 para e varie altre armi anticarro con istruzione all’uso delle stesse.

-Presentazione di materiali per aviolancio di rifornimenti

-Visita all’enorme sala ripiegamento dove una cinquantina di ripiegatori lavora alla preparazione del materiale per i lanci in programma e visita al magazzino dove sono accatastati i paracaduti dorsali e ausiliari in numero veramente impresssionante.

-Presentazione della DZ mediante fotografie aeree con orientamento e segnalazione dei vari ostacoli da evitare costituiti da canali e filari di piante. Addestramento all’uso del paracadute ausiliario in 6 tempi (i ns. 5 tempi) e tecniche per eseguire correttamente le capovolte.

-Torre con effettuazione di vari lanci di prova da entrambe le porte
False carlinghe con simulazione d’imbarco e procedura di lancio da elicottero CH53 e da velivolo C160.
La pioggia impietosa ci fa pensare al peggio: uno spianto clamoroso, costato 1800 chilometri, tra andata e ritorno. L’umore è alto, ma sotto sotto..

In onore degli ospiti ll Circolo sottufficiali della nostra caserma di alloggiamento viene tenuto aperto sino alle 23. Ne approfittiamo per passare qualche ora con alcuni Paracadutisti inglesi.

Martedì 21.08 LANCI

sveglia alle 5.30
adunata ore 7.00
ritiro viveri.

In un’ora abbondante di pulman giungiamo in aereoporto.
Il Generale Comandante di Brigata Wolker Bescht ci saluta.

Il loro grido di battaglia è “Gluck ab”: lo urlano ad ogni rompete le righe e prima del lancio. Lo fanno anche stamattina.

Le condizioni meteo poco incoraggianti: pioggia a tratti e vento 7mt/sec.

Guardo la manica a vento in prossimità della torre e noto che è perfettamente a 90°.

Con un certo sarcasmo ( goliardico e simpaticissimo) ci invitano a non preoccuparci del vento: in quattro punti della DZ sono posizionate altrettante ambulanze e che in caso di infortunio basta tenere sollevata con un braccio la vela per chiedere aiuto; il resto lo avrebbero fatto i medici.
Non riesco a descrivere gli sguardi interrogativi multinazionali, e gli scongiuri europei. I nostri sapete quali sono…

L’aereo utilizzato è il C160 che impiega 1 ora e 5 primi tra decollo, lancio e atterraggio e finalmente arriva il turno della seconda sortita, la nostra.

Ci imbarchiamo in 78 su quattro file, Jump Master americani e procedura americana (brevetto USA assicurato). Meno male.

La procedura a bordo è leggermente diversa, ma di familiare c’è che ci troviamo stipati come sardine, come al solito, tra turbolenze continue e facce stravolte tra il caldo e lo stomaco al limite della tenuta;

30 minuti di volo tattico con l’aereo che sfiora letteralmente le colline sottostanti.

Alla luce verde entra in funzione una sirena assordante che fa aumentare ancor più l’adrenalina e in un attimo da entrambe le porte 30 paracadutisti di corsa abbandonano l’aereo.

Ripeto: passaggi da 15 per porta.Uscita rapida in corsa. 30 paracadutisti in aria.

Quota 420 mt., velocità 240 km/h.

Atterraggio dove capita tra fossi, siepi, alberi e vacche al pascolo.

Pochissimi i contusi. Quasi non si vedono braccia alzate. Gli scongiuri hanno funzionato. I materiali nuovi e una certa esperienza con vele “spompate”, ci hanno fatto fare un figurone. Belle uscite e begli atterraggi, nonostante i moltissimi ostacoli. Loro, i parà tedeschi, non vanno tanto per il sottile, nemmeno in addestramento.

Come da ordini ricevuti, dopo la consegna dei materiali, il riordinamento avviene a piedi, con 40 minuti di marcia in assetto tattico tra filari di alberi e acquitrini fangosi che ci riempiono gli stivaletti di acqua.

Le condizioni meteo sono pessime, e il Comandante decide di rientrare. Andrà meglio il giorno dopo?

Un breve intermezzo per ricevere il brevetto americano, con tanto di pugno sul petto e le punte delle ali che toccano la pelle. Anzi: la bucano

Mercoledì 22.08 piove a dirotto tutto il giorno, con vento e copertura totale .. Fermo della attività lancistica.

Comincia a serpeggiare il dubbio di non riuscire a conseguire i Brevetti se le condizioni avessero continuato ad essere avverse anche giovedì, ultimo giorno previsto per l’attività.

Giovedì 23.08. intravedo l’ordine del giorno: un lancio da CH53 e un lancio da C160.

Uscita assiale, che da loro è obliqua. Mentalmente ripassiamo tutto quello che ci hanno spiegato il primo giorno. L’obbiettivo è di non sfigurare.

In aereoporto sentiamo il rumore del rotore del CH53 in avvicinamento. Si alterna con il C160, che lancerà 30 paracadutisti per volta, seguito dal CH53, con 10 a passaggio.

Il cielo è riempito da decine e decine di vele aperte. Era dai tempi del mio servizio in Brigata negli anni 70 che non vedevo tanta gente in aria.

Per rendere più avventurosa la giornata, il cielo comincia a coprirsi e il vento aumenta costantemente. Iniziano le collisioni in volo e gli atterraggi “pesanti” e con forti trascinamenti.

Il comando di esercitazione , per nulla preocupato, dà ordine di continuare.

Arriva in nostro turno ed imbarcati sul CH53 decolliamo. Dopo pochi minuti siamo alla quota prestabilita di 530 mt ed alla velocità di 160 km/h.

Agganciata la fune di vincolo (opportunamente allungata per questo tipo di lancio) al cavo statico che scorre ai nostri piedi, serriamo e, al segnale, uno alla volta, con molta calma e al via del Jump Master, camminiamo lungo la riga obliqua sul portellone aperto lasciandoci cadere nel vuoto.

L’atterraggio è traumatico con una velocità che si intuisce dallo scorrere sotto ai nostri piedi del terreno; piedi uniti, gambe contratte e gran botta, trascinamento a terra con quella calotta che non mollava mai.

Una volta rialzati la “vegetata” è ancor più mimetica e l’acqua cola dappertutto.

QUALCHE FERITO , NON ITALIANO

Arrivati al centro di raccolta cominciano a vedersi i primi feriti. Dopo l’adunata viene fatto un’appello con richiesta di chi vuole continuare e chi rinuncia al terzo lancio.

Le delegazioni inglese, estone, americana e danese, a causa di feriti fra le proprie file, decidono di mollare, mentre gli italiani alla richiesta jump o no jump rispondono tutti positivamente: jump.

Terzo lancio: arrivati in aereoporto, ci imbarchiamo insieme ad un gruppo di Fallschirmjager tedeschi equipaggiati per lanci TCL.

Decollo e dopo trenta minuti di volo radente il C160 prende quota e a 420 mt sulla DZ sirena e via….

Sono stato messo nel primo passaggio e quindi salto con inglesi e danesi per riempire un vuoto; gli altri italiani saltano nel secondo passaggio.

Davanti a me un inglese esce in modo molto scomposto e la fune di vincolo gli si infila sotto il braccio staccandogli il bicipite (come risulterà dal referto medico a terra).

Controllo calotta, giro d’orizzonte per evitare l’assembramento in aria e, scendendo, cerco di evitare tre grosse piante ed un’ ambulanza che sembrano aspettare proprio me, trazionando una bretella fino alle funicelle.

Appena il tempo di scendere dagli automezzi, al rientro, e ci viene comunicato che tempo 30 minuti sarebbe iniziata la cerimenia di consegna dei Brevetti con partecipazione di circa 800 invitati.

Parola d’ordine: pulire la divisa e gli stivaletti da lancio (mi sembra di essere tornato alla SMIPAR quando – allora allievo – rientravamo da qualche addestramento nel fango e ci davano dieci minuti per ritornare in adunata “puliti e stirati”).

Tempi rispettati: ore 20.00 entriamo in un enorme capannone adornato con reti mimetiche e con un palco sul quale spiccano le insegne della Luftlandebrigade 26 e delle varie Compagnie ed alle pareti sono apposte le bandiere degli stati ospitati che hanno preso parte all’evento ed i tavoli sono già gremiti di persone.

Dopo un discorso di commiato del Generale Bescht iniziano a chiamare le delegazioni per le consegne dei brevetti e degli attestati.
Il Generale appunta personalmente sulla divisa il brevetto con una stretta di mano ed una pacca sulla spalla, scambiando con ogniuno qualche parola di complimento.

Arrivato il nostro turno, dopo aver ricevuto i brevetti, abbiamo consegnato un Crest al Generale a nome della Brigata Paracadutisti Folgore e fatto gli onori con tre serie di “Parà – Folgore” che accendono gli animi di tutta la sala che applaude fragorosamente.

Dopo aver completato la consegna il Generale pubblicamente elogia il Sergente Maggiore Kai Becker per l’ineccepibile organizzazione delle cinque giornate organizzate sempre senza risparmio. Anche a lui abbiamo provveduto a consegnare un Crest a ricordo dell’evento a nome della Brigata Paracadutisti Folgore.

In seguito vengono distribuiti gli attestati americani con una cerimonia tenuta dai Jump Master USA presenti (i brevetti erano già stati appuntati sul campo con il conosciuto sistema dell’inserimento sottocutaneo nel petto mediante energico pugno sul brevetto stesso).

Con il lavoro di quattro cucine da campo è stata offerta la cena a tutti presenti ed è superfluo specificare che la birra viene rifornita direttamente con autobotti.

La serata per noi è finita alle 12.30. L amattina dopo, malinconicamente, riconsegnamo i materiali e rientriamo in Italia.

Si è trattato di un evento militare “vero”, serio e perfettamente organizzato come nella migliore tradizione germanica, dove si è dato risalto al fattore tecnico senza tralasciare nessun dettaglio addestrativo e con un’impostazione “maschia”, pur in presenza di inevitabili rischi che le condizioni meteo avverse presentavano.
I Paracadutisti tedeschi la pensano così. Come noi.

GRAZIE, PARACADUTISTI GERMANICI.
CENTER>GLUCK AB!!!!!!

Dobbiamo porgere un sincero ringraziamento alla Luftlandebrigade 26 per l’ineccepibile professionalità e per la cameratesca disponibilità.

Siamo stati ospitati avendo a disposizione gratuitamente tutto il necessario.Non aggiungo altro.

Grazie anche all’onnipresente Sergente Maggiore Kai Becker per lo spirito di abnegazione e la disponibilità che ha dimostrato.

Grazie a Vic Doveri che ha saputo mettere insieme un gruppo all’altezza dei Colleghi internazionali e che ha ben rappresentato la “Riserva” italiana ( licenza poetica), dell’ANPDI. Siamo certi che anche la Brigata Folgore e l’Associazione hanno ben figurato, dimostrando di avere Paracadutisti in congedo e soci che sanno dimostrare senza complessi la propria capacità tecnica e di “saper stare al porprio posto”.