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Pubblicato il 04/04/2016

COCAINA CORRUZIONE E USO DI STUPEFACENTI: QUATTRO BERSAGLIERI ARRESTATI DUE INDAGATI TRA ROMA E CASERTA.

FOTO DI ARCHIVIO CHE NON SI RIFERISCE ALLE CASERME INDAGATE


PARMA- Questa mattina, tra Caserta e Roma, i carabinieri della Compagnia di Maddaloni hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di S. M. Capua Vetere, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di quattro persone (delle quali una, Luigi Santonastaso, ristretta in carcere, e tre, Roberta Rossini, Luigi Belvedere e Patrizio Caserta, agli arresti domiciliari), tutti militari dell’Esercito Italiano effettivi dell’VIII Brigata Bersaglieri di Caserta.

Le accuse sono : falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, corruzione, detenzione, offerta e messa in vendita, nonché cessione a titolo oneroso di sostanze stupefacenti. I militari arrestati spacciavano all’interno della Caserma dell’VIII Reggimento Bersaglieri Brigata Garibaldi ingenti quantitativi di cocaina che venivano ceduti o venduti ad altri commilitoni, ad opera del caporal maggiore Santonastaso, isieme alla fidanzata Rossini, militare in ferma provvisoria per quattro anni.

E’ stata accertata una diffusa corruzione all’interno della caserma, grazie al quale Santonastaso riusciva ad ottenere l’alterazione dei risultati dei test antidroga del Comando nei confronti dei militari sospettati di fare uso di sostanze stupefacenti. Gli arrestati facevano largo usa di cocaina/crak. Le indagini hanno verificato la l’alterazione degli esiti dell’esame cui periodicamente vengono sottoposti gli appartenenti alle Forze Armate. Si procuravano una provetta di urina «pulita» da sostituire approfittando della distrazione o della connivenza del personale sanitario , oppure usando alcuni commilitoni che, sfruttando la loro qualifica di Assistente Sanitario o le loro conoscenze tecniche acquisite, provvedevano a modificare i risultati dell’esame direttamente presso il Laboratorio dell’Ospedale militare di Caserta, dietro compenso di denaro oppure in stupefacente per somme fino a 200 euro (per questa vicenda sono indagati altri due militari).

La falsificazione dei risultati veniva accertata grazie alle intercettazioni telefoniche, alla successiva acquisizione delle conversazioni avvenute tramite messaggistica di “WhatsApp”, nonché attraverso una attività di indagine contemporanea all’esecuzione del test, con successivo esame del profilo genetico (DNA) sull’urina, risultata negativa. Si dimostrava in modo inconfutabile che in entrambi i casi la provetta di urina, contenente tracce di sostanza stupefacente, era stata sostituita con altra «pulita».