ADDESTRAMENTO

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Pubblicato il 20/06/2012

COME SI DIVENTA PARACADUTISTI DELLA FOLGORE

 


ESCLUSIVO

 


DODICI SETTIMANE COL FIATONE COSTANTE

di Walter Amatobene

Qualche anno fa, un depliant stampato dalla Folgore mostrava alcune foto di un paracadutista in acqua durante un guado e mentre marciava con uno grosso zaino sulle spalle, arma tra le braccia, col volto sudato e contratto dalla fatica. La didascalia diceva “per chi non teme il fiatone costante e l’acqua gelata giù nella schiena”, per descrivere le attività a cui i Paracadutisti devono essere pronti dopo un lancio. Riassumeva in due parole un preciso indirizzo addestrativo sempre adottato alla Folgore, che da qualche anno è sfociato in un vero e proprio Corso di Specialità, che molti lettori non conoscono in dettaglio. Grazie al Comando Brigata e a tutta la linea gerarchica superiore ne abbiamo seguito uno dall’inizio alla fine, per illustrarvelo.
Rimarrete sorpresi.

LIVORNO- I volontari che hanno chiesto di entrare nelle Folgore dopo i primi due mesi di passaggio ai RAV ( Reggimenti Addestramento Volontari), oppure ufficiali e sottufficiali assegnati alla Folgore, prima del corso lanci e prima di calzare il basco amaranto, frequentano, senza nessuna eccezione, un selettivo ed impegnativo “Corso di Specialità” che incrementa il livello di addestramento precedente.

Giunti al Centro di Addestramento di Paracadutismo a Pisa, vengono incorporati nel reparto corsi e sottoposti alle visite mediche di specialità. Dopo un test in palestra, che include anche il lancio simulato dalla torre, gli aspiranti paracadutisti idonei vengono inviati alla Caserma Lustrissimi, dove soggiorneranno per l’intera durata del corso.

Il nostro reportage seguirà ogni fase del loro percorso, fino all’ingresso del neo-paracadutista nel Reggimento di destinazione.

Dedichiamo la prima puntata a un briefing con gli ufficiali che seguono il corso sin dalle prime battute e che ne curano l’aggiornamento costante e la didattica.

Il tenente colonnello Giua,a destra,Capo della sezione addestramento dell’Ufficio operazioni e addestramento della Folgore, con il Capitano Vignola. Il corso è attualmente sotto il loro controllo e pianificazione


STANDARDIZZAZIONE DELLE PROCEDURE E APPROFONDIMENTI DEGLI ASPETTI TECNICI E OPERATIVI DELLA VITA DEL SOLDATO

Ci dice il capo sezione: “Nel 2004 il Comando Brigata ha scelto di accentrare l’addestramento di base del paracadutista, fino ad allora gestito dai Reggimenti. Gli obbiettivi erano diversi: inizio con la volontà di dare ai frequentatori una idea quanto più reale possibile di cosa sarà la loro vita da soldati alla Folgore. Attività quanto mai utile, visto che gli abbandoni avvengono proprio nei primi giorni, non appena il frequentatore si rende conto di cosa lo aspetterà, e diminuiscono drasticamente dopo le prime due-tre settimane. Un ulteriore positivo effetto collaterale lo abbiamo notato nel corso lanci successivo: superato il corso di specialità, solo raramente c’è chi non arriva in fondo. Il corso di Specialità serve anche per standardizzare ed uniformare ogni procedura e conoscenza delle tecniche individuali di comportamento operativo o di combattimento del soldato, fornendo alla Brigata Folgore il bacino dal quale potrà attingere per la formazione dei Reggimenti.

 

il primo giorno alla Lustrissimi: registrazione e prima adunata


“In 8 o dodici settimane ( l’ allungamento della durata dipende da particolari esigenze operative, ndr) affrontiamo ogni dettaglio–continua il captano Vignola-: da come si affardella uno zaino, fino alle procedure per la cura di armi e materiali, topografia sino ai livelli più tecnici, segnalazioni, comportamenti tattici, difesa personale e tanto altro, abituandoli progressivamente alla fatica fisica e mentale”.

Il capitano è stato per tre anni sul campo, alla Lustrissimi, ed ora si occupa di pianificazione e controllo.
Pratica e grammatica 24 ore al giorno per otto settimane, insomma: ecco il “ tormentone” di questa importante attività

Continua il capo sezione:

“La durata del corso è cambiata e potrebbe ancora allungarsi, perché le numerose esperienze che raccogliamo in missione vengono immediatamente trasmesse al nostro Ufficio e trasformate in procedure di sicurezza ed operative. Un po’ come succede nelle corse in auto: la vettura in gara serve a migliorare la qualità delle auto di produzione, così i nostri paracadutisti di rientro da missioni o esperienze professionali operative, portano le loro conoscenze nel corso, in qualità di istruttori. L’obbiettivo è quello di ottenere un livello di efficienza, autostima e uniformità di conoscenze e di comportamenti professionali che rappresenteranno una garanzia di sicurezza sia individuale che dell’Unità dove sarà impiegato. Le richieste di entrare nella Folgore sono in aumento e questo consente di avere un costante afflusso di frequentatori. Il corso in fase di svolgimento e che seguiremo da oggi si compone di 150 unità, divise in due sezioni , assistite da 26 istruttori. Ne vengono tenuti tre all’anno, ma qualche volta, per una o due settimane, abbiamo la presenza contemporanea di due gruppi, ognuno dei quali con un corpo istruttori dedicato.


OBBIETTIVO PRIMARIO: AVERE UN PARACADUTISTA SICURO, CAPACE E PERFETTAMENTE INSERITO NELLA SUA UNITA’

“I frequentatori sono i nostri “gioielli” – dice il Capo Sezione-, ovvero la preziosa materia prima della Brigata Folgore. Il nostro compito non è di eliminare chi non è idoneo, ma di identificare per il successivo impiego chi dimostra di avere le caratteristiche del paracadutista. Il corso agisce sulla qualità fisica e psicologica degli individui e sulla loro determinazione e capacità di miglioramento. Vogliamo portarli tutti alla fine e non cerchiamo le rinunce, ma, al contrario, motiviamo i ragazzi perché stringano i denti. Non ci interessano i “rambo”, perché il paracadutista moderno è un “mix” di resistenza, forza e cognizioni tecniche di alto profilo. Ognuno di loro è protagonista della Missione e dei compiti affidati all’intera squadra.
La percentuale di abbandoni è intorno al 23%, mentre dal 2004 ad oggi sono stati formati ben 1700 Paracadutisti .

Lo spirito giusto potrei riassumerlo in un piccolo esempio recente: un frequentatore con una piccola ferita guaribile in sette giorni mi ha segnalato , con soddisfazione, che due giornate di riposo cadevano di sabato e domenica, consentendogli di non superare le 5 assenze per malattia, che sono motivo di sospensione. Avrebbe avuto la possibilità di ripeterlo dall’inizio, ma ha preferito insistere.
Tutti i nuovi ingressi in Brigata siano Ufficiali o sottufficiali di ritorno da un corso, fino al medico- transitano da noi , senza distinzione di grado e senza eccezioni, mi spiega il Capitano della pianificazione.
Questa regola –osserva – crea anche un positivo effetto collaterale di affermazione di leadership, perché è risaputo che i Paracadutisti , dal Generale all’ultimo cuciniere, fanno tutti le stesse cose, quando necessita. Gli ufficiali o i comandanti di squadra operativi, in aggiunta, sono particolarmente stimati dai loro uomini. Un altro effetto “collaterale” che il corso ottiene è quello della coesione di squadra, che è un ingrediente fondamentale per il buon esito di ogni missione. Una attitudine che continuerà quando i frequentatori si ritroveranno nello stesso plotone”.

Caserma Lustrissimi: il corso di didattica per gli istruttori. Il rapporto con gli allievi è di uno a sei. Per diventare istruttori devono essere segnalati dal reggimento, avere esperienze operative e possedere una buona capacità di esposizione. Anche a loro viene riservato un periodo di istruzione, per uniformarsi alla didattica voluta dalla pianificazione e controllo

MERITOCRAZIA PER ALLIEVI E ISTRUTTORI

E’ il Capitano Santamarianova, che abbiamo incontrato a fine giornata a Valle Ugione, alla vigilia dell’inizio del nostro reportage, a seguire sul campo le attività addestrative, dall’inizio alla fine. Risiede alla Lustrissimi, coordina gli istruttori e organizza e pianifica le fasi addestrative giorno per giorno, con uno staff di Paracadutisti, Sottufficiali e Ufficiali a rotazione. Un impegno h 24. Il corso – ci conferma – ha come obbiettivo il perfezionamento del singolo. Avremo modo di capire meglio questo concetto, seguendo sul campo le varie fasi.
Gli ingredienti che formano la didattica del corso – conclude- sono la meritocrazia, la motivazione di chi lo frequenta e la passione e capacità degli istruttori.

 

un gruppo di istruttori. Durante il corso, giorno e notte, sono riconoscibili dalla pettorina arancione

UN ISTRUTTORE OGNI 6 FREQUENTATORI

La misura di quanto sia considerato importante il corso, la dà il grande impiego di personale per la didattica. Lo staff di quello che seguiremo è composto da 26 Istruttori provenienti dai Reggimenti di arma base. Vengono scelti a rotazione, e dopo un periodo di permanenza a Valle Ugione –uno o due turni massimo- rientrano al Reggimento. Anche per loro c’è un seminario che li seleziona: solo i più preparati e che comunicano con più chiarezza, continuano l’attività. Ricambio continuo, quindi, e istruzione che proviene dalla “base operativa”, che trasmette nozioni acquisite sul campo. Manca un’ora al nostro inserimento in zona addestrativa, dove ci muoveremo al seguito del team di istruttori. Prima di muovere, Santamarianova ci illustra la loro giornata tipo:

“Durante la settimana i frequentatori e i loro istruttori vivono a Valle Ugione. Da qui partono e rientrano dalle zavorrate notturne e da ogni altra esercitazione. Sveglia, ginnastica, teoria e… zaino in spalla. Non ci sono ricoveri, se non alcune tettoie. I ragazzi devono calzare l’elmetto per tutto il tempo e comportarsi come se fossero costantemente in operazione, anche durante il riposo e i pasti. Niente gradi nè contrassegni. Il copricapo è ancora il berrettino da Caserma: il basco amaranto gli sarà concesso solo alla fine. Un particolare che rende l’idea della intensità delle prove: abbiamo preferito dare fondo alla scorta di vecchie mimetiche con la chiazzatura woodland, tanta è l’usura a cui sono sottoposte e la necessità di cambiarle due tre volte in una settimana.

 
gli istruttori seguono costantemente i frequentatori, in ogni fase didattica e operativa, giorno e notte

GLI ESAMI NON FINISCONO MAI

Ogni frequentatore viene sottoposto a test verbali e scritti, con cadenza giornaliera, settimanale e alla fine del corso. Spesso la prova è a sorpresa, in piena zavorrata o subito dopo una lezione di topografia. Per ognuno di loro viene tenuta una scheda valutativa che ne registra i progressi. In otto settimane si riesce a individuare i loro punti di merito che segnaleremo ai loro Comandanti, affinchè possano impiegarli secondo le loro capacità ed attitudini. Conclude il capitano: “ Non vogliamo perdere nessun frequantatore. Per questo il team di istruttori lavora costantemente sul recupero di chi dimostra qualche lacuna. Ogni Venerdì, ad esempio, è dedicato ai “ripassi”. Il nostro compito è di portare tutti gli uomini allo stesso livello operativo. Sappiamo che una buona squadra è fatta da ottimi singoli operatori, e lavoriamo intensamente su ognuno di loro. Succede spesso che gli istruttori lascino la Lustrissimi il Venerdì solo dopo che l’ultimo allievo ha terminato il recupero, a volte anche a tarda sera, s enon in piena notte”.

Ogni settimana ha un tema preciso. Teoria e pratica vengono immediatamente applicate nella stessa giornata oppure – a sorpresa- anche durante le ore notturne. Insomma: ne vedrete e ne leggerete delle belle. E’ ora: la AR90 mi aspetta. Inizia l’avventura …



il webmaster con il capitano Santamarianova, durante il briefing tenuto prima dell’inizio delle operazioni notturne


SECONDA PUNTATA