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Pubblicato il 19/10/2017

DIGA DI MOSUL: L’ESERCITO IRAQENO ASSUME IL CONTROLLO DELLA SICUREZZA. VIA I CURDI . 500 MILITARI ITALIANI DENTRO LA DIGA

ERBIL (IRAQ DEL NORD) – L’esercito iracheno ha assunto il controllo anche della diga di Mosul, dove sono presenti tecnici e 500 militari italiani che il governo ha promesso alla Trevi spa per proteggere il suo cantiere. I peshmerga, interlocutori -sino ad oggi- delle forze italiane, si sono ritirati senza combattere: vi è stato un “trasferimento di poteri”, con un passaggio di consegne che per ora non ha generato scontri armati, nonostante le truppe curde siano combattive, addestrate ed equipaggiate (anche dagli italiani).
Un ulteriore fattore di imbarazzo potrebbe essere costituito dal fatto che le nostre forze armate sono attualmente basate a Erbil – capitale del governatorato- e Mosul e si occupano quotidianamente dell’addestramento dei reparti peshmerga, che stanno per diventare, se non lo sono già, ostili a Bagdad.

Il comandante del contingente italiano in Iraq è attualmente il generae di Brigata Roberto Vannacci.

Le forze curde, precisano le fonti, hanno consegnato a quelle federali l’anello esterno di sicurezza intorno alla diga, dove sono state schierate tre brigate dell’esercito di Baghdad. Si tratta del “filtro” che devono attraversare ogni giorni le maestranze e la logistica.
Il contingente italiano di 500 uomini deve ora rapportarsi con le nuove forze.

Il referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno del 25 settembre, in cui ha vinto il sì, ha generato quindi serie di provvedimenti cautelativi da parte di Baghdad, che ha manda avanti l’esercito e che potrebbero sfociare in conflitto.
A Kirkuk, distante da Mosul poco meno di 180 chilometri, gli iraqeni hanno sparato contro i Peshmerga
Secondo fonti dei peshmerga ci sono stati scontri vicino alla diga di Mosul , dove sono morti otto miliziani sciiti e un combattente curdo.

Alla diga lavorano diverse decine di tecnici e ingegneri di una ditta italiana, la Trevi, per la ristrutturazione dell’impianto. I lavori, previsti in base a un contratto da 273 milioni di euro firmato nel marzo del 2016, si sarebbero dovuti concludere il prossimo mese, ma sono stati prorogati fino al marzo 2018. Il lavoro degli operai è protetto da un anello interno di sicurezza formato da 500 militari dell’Esercito italiano.