OPINIONI

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Pubblicato il 06/10/2019

DUE AGENTI DI POLIZIA UCCISI A TRIESTE. CHI VUOLE LE FORZE DELL’ORDINE INDIFESE?

di Corrado Corradi

Due poliziotti sono morti a Trieste, in Questura, a causa di uno schizofrenico che é riuscito a sottrarre la pistola a uno degli agenti che lo accompagnava in bagno e a sparare.
La dinamica é ancora in fase di chiarificazione ma, sulla scorta delle evidenze emerse ad oggi, una cosa é doverosa: Onore a quei due poliziotti caduti e disonore a quegli infami che hanno postato, non dimenticando di mettere in evidenza il simbolo anarchico, una frase idiota e vergognosamente disumana come: «ke dire!? due di meno».

Anch’io, a botta calda, mi sono chiesto come fosse possibile che fosse accaduto un fatto cosi’ grave proprio in Questura, come mai un professionista della sicurezza abbia potuto trasgredire alle procedure di trattamento di un prigioniero e li’ per li’ ho giustificato il fatto con la mancanza di addestramento.
Salvo poi ricredermi dopo aver avuto maggior contezza di come si sono svolti i fatti e, decantata la sorpresa e l’incazzatura, aver riflettuto a mente fredda che il mestiere di poliziotto in un’Italia dove si predilige criminalizzare le Forze dell’Ordine, e dove la legge tende maggiormente a tutelare il malvivente, non é per niente facile.

Il soldato sa che il prigioniero deve essere accompagnato da uno con la pistola in fondina, seguito da un altro con la pistola (o il fucile) di pronto impiego; in caso di una colluttazione, il soldato che accompagna il prigioniero deve buttarsi a terra perché la scorta apre il fuoco sparando dalla cintola in su… non é mancanza di rispetto per il PoW (prisoner of war) ma perché, a maggior ragione se i prigionieri sono in numero consistente, una colluttazione li induce ad insorgere ribaltando cosi’ la situazione, ossia, i prigionieri diventano i «secondini» e i secondini diventano prigionieri; il combattimento che hai vinto con fatica e perdita di uomini non sarà servito a nulla, anzi, hai perso, e per di più come un pollo.

Questo scenario non é realizzabile in una situazione di ordine pubblico per alcuni motivi molto semplici :
• Il fermato non é prigioniero fino a quando le indagini non hanno chiarito la sua colpevolezza e il magistrato non ne ha decretato la carcerazione;
• Il rapporto tra fermato e agente, nelle more di una determinazione del magistrato, non é un rapporto gestibile in maniera manichea come quello tra il soldato e il PoW; se il fermato si fa male l’agente deve giustificare l’incidente opponendo la sua parola a quella del fermato (che spesso ricorre a gesti autolesionistici).
A cio’ si deve aggiungere la propensione di una parte dell’opinione pubblica (quella maggiormente rumorosa) di dare addosso alle Forze dell’Ordine e che in maniera più o meno convinta non disdegna di scrivere sui muri l’acronimo ritiene «ACAB», ossia All Cops Are Bastards… proprio come la pensa quell’imbecille del post di cui sopra.


Sicuramente l’addestramento delle nostre Forze dell’Ordine é carente e il loro equipaggiamento non é adeguato a causa dei miseri stanziamenti che vengono loro destinati ma, più di questo fattore, secondo me, influisce il fatto che gran parte di quell’opinione pubblica ribalda che qualche anno fa gridava a gran voce «camerata basco nero il tuo posto é al cimitero» trova una sponda in alcune forze politiche particolarmente attive nelle piazze che vede i poliziotti come sbirri torturatori al servizio di un sistema oppressivo.

Quelli li’ sono i veri responsabili, ancorché indiretti, di una situazione in cui gli uomini delle Forze dell’Ordine si trovano sempre a malpartito nel confronto con la criminalità.