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Pubblicato il 05/12/2018

DUE CARABINIERI PARACADUTISTI DI EL ALAMEIN ALLA VANNUCCI


Il maresciallo Campanaro, ( prima foto in alto) 95 anni il 9 di dicembre, è stato ospite del “Tuscania” insieme all’ appuntato Palagi, di 103 anni ( foto sotto con la targa donata dalla associazione di carabinieri paracadutisti ESSEM QUAM VIDERI) .
Campanaro è Maresciallo capo in congedo ed è uno dei reali carabinieri paracadutisti della Campagna d’Africa.
Nei giorni scorsi alla caserma “Vannucci” di Livorno ha potuto salutare il suo commilitone l’appuntato Giuseppe Palagi, 103 anni. Parlando di Reduci rintracciati dalle associazioni, va aggiunto il sardo, Luigi Solinas, 1918 ( sotto).
Erano parte del 1° Battaglione Carabinieri paracadutisti della divisione Folgore il cui comandante medaglia d’argento al Valore militare era Edoardo Alessi,.

Ad accoglierli alla Vannucci a nome del comandante, il colonnello Francesco Marra, è stato il tenente colonnello Massimiliano Bolis. «Non ci conoscevamo: allora eravamo in 400 – dice Campanaro parlando del commilitone Palagi-. Abbiamo parlato del nostro passato. Lui è stato fatto prigioniero dagli inglesi. È rimasto con loro tre anni e ha detto di non essere stato trattato troppo male. Io, invece, sono finito prigioniero dei francesi per tre anni. Mi hanno buttato in un campo nel deserto senza cibo e senza acqua. In Libia abbiamo condiviso la stessa sorte, ma senza incontrarci. Io facevo parte della 114^ sezione, quella che faceva da portaordini tra i quartieri generali». Originario di Gerace, in Calabria, Campanaro è stato decorato con la croce di guerra al Merito e con la croce di guerra al Valore militare per aver recuperato un cifrario attraversando un campo minato. Nel 1941 si arruolò nell’Arma ancora diciassettenne, seguendo le orme del padre, e partecipò al conflitto greco-albanese e alla battaglia di El Alamein. Per quarant’anni rimase nei carabinieri, ma, ogni giorno, si presenta ancora in caserma al 13 reggimento Fvg di via Trieste. I suoi ricordi sono nel libro “Una vita per la divisa e all’improvviso…”, scritto insieme a Girolamo Carnevale, figlio di un paracadutista conosciuto a Bologna nel 1942