OPINIONI

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Pubblicato il 25/07/2017

ESTREMI PER PIACERE AGLI ALTRI O PER SFUGGIRE A NOI STESSI ?

Corriere Adriatico Pesaro data: 25/7/2017 – pag: 36

Francesca Galazzo, una ragazza sanbenedettese mamma di un bambino di due anni, è deceduta cadendo dallo Sling Shot, una sorta di fionda gigante che garantisce un forte divertimento ai suoi utilizzatori. Nel caso di Francesca, fatto salvo il diritto al divertimento, era sufficiente sincerarsi del corretto funzionamento delle dotazioni di sicurezza dell’attrazione, ma ci siamo persi una giovane vita solo per fatalità o perché stare dentro i legami sociali ormai impone uno sforzo da bilanciare anche con la scossa di adrenalina e l’azzardo estremo?

Ci sono condizioni sociali che predispongono il verificarsi di questo e di altri tragici eventi evitabili?
La propensione a ricercare sensazioni forti ormai accomuna a paracadutisti e free climbers, anche persone normali, ma in temporanea libera uscita da sè.

È possibile che la pressione esercitata dal dover sempre essere all’altezza di se stessi e delle richieste rivolteci dagli altri, faccia balenare nella mente di persone perfettamente integrate il desiderio di interrompere volontariamente un flusso consuetudinario di percezioni di sè. Si ricerca l’euforia che fa stare nell’occhio del ciclone per osservarsi dall’esterno, allontanandosi da sè per poi ritornare a sè.

Ma, si sa, è qui che l’errore o il guasto alle attrezzature tecniche può mutare la ricerca di sensazioni forti in un viaggio senza ritorno. Può esistere anche un volto oscuro della ricerca del brivido, dove insieme a chi rischia in modo negativo, (bere, drogarsi, delinquere), vi è chi non sa spiegarsi perché ami il rischio. In queste situazioni la ricerca del brivido si combina ad un sistema inerziale di valori personali, con profili comportamentali espressione di precarie traiettorie esistenziali.
Lo sprezzo del pericolo si può vivere anche in condizioni normali mutando abituali punti di riferimento, ma queste non sono vere sfide alla consuetudine e siccome preservare il proprio posto all’interno del legame sociale implica uno sforzo, si cerca di farvi fronte anche con la piacevolezza di una sicura euforia.

Il cimento estremo è pensato da molte persone come un vaccino contro la paura, una ricerca di sicurezza che fa superare i propri timori, mossa dalla speranza che, se si manovra contro il destino in piazza d’armi, poi lo si fronteggerà anche nel quotidiano.ù

In molti vanno oltre il limite per autoconvincersi che sia possibile gestire le proprie angosce, come se si chiedesse alla vita di andare al rallentatore, dandoci il tempo di mutare le nostre paure in altrettante sfide. I frequentatori di attrazioni come lo Sling Shot confermano una fascinazione per le tecniche ludiche basate sul roteare e sul rimanere sospesi. Tali attrazioni stimolano uno stato interiore di matrice regressiva avente a che fare con vissuti di abbandono all’esclusivo sostegno genitoriale, precocemente associato al puro divertimento offerto dalla ripetuta oscillazione-rotazione nel vuoto.

Si tratta di un fossile psichico di matrice infantile che dice la piacevolezza dell’abbandono a sensazioni regressive scelte alla luce della capacità di decisione adulta. Vi si evidenzia una mescolanza tra bisogni primari e bisogni secondari dell’uomo flessibile che paga l’allentamento dei vincoli morali con un inasprimento di quelli psichici (faccio questo perché mi va), consegnandosi così al flusso nuovista di una quotidianità dove posso anche perdermi se sciolgo la coerenza tra desideri ed affetti o mi sottraggo alla severa bellezza dei doveri. I vissuti estremi per molti sono l’unica possibilità di tenere assieme il corpo che si è con il corpo che si ha.

L’abitudine, lo stereotipo, le spente tonalità emotive, fanno sì che la dimensione corporea richieda la messa in questione dell’equilibrio e dell’orientamento ritenuti alleati del paradiso di noia in cui ci si sente immersi. La necessaria iper-attivazione, metterà a rischio la propria incolumità per vedere cosa si prova. Il corpo messo alle strette in situazioni-limite attiverà reazioni primordiali dettate da un regime di stretta dualità vita/morte, in grado di far provare i brividi, perché la scelta tra affrontare la prova o fuggirla riassume in modo drastico l’intero spettro di possibilità di vita che mantengo. Ridotto il corpo ad organismo e non più a luogo dell’umano, io posso sentirmi meno scisso tra i tanti io-ruolo che vivo solo se do una sferzata al mio Bios come originario repertorio di pura sensazione e le emozioni che gli estorco sono una richiesta che dalla carne espando a tutti i livelli di complessità della mia persona. La ragazza voleva far perdere per poche ore le proprie tracce, ma ignorava che il suo destino continuava a seguirle. Di fronte alla commozione per certe morti, ricordiamo sempre il duro lavoro di essere e rimanere noi stessi.