OPINIONI

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Pubblicato il 05/05/2018

FORSE HAN RAGIONE GLI ARABI di Corrado Corradi



Forse han ragione gli arabi (esclusi i sauditi e compagnia brutta degli stati del golfo) a ritenere che gli USA siano il shaitan (satana) proprio per quella satanica propensione a mentire per giustificare piratesche iniziative di politica internazionale che fanno solo ed esclusivamente i loro interessi (a volte neanche quelli) oltre che una caterva di morti che non centrano un cazzo.


A cos’é servito e che scopo aveva il primo intervento contro l’Iraq? Qualcuno ne ha un’idea oltre alla banale giustificazione della punizione per l’invasione di quello stato farlocco che é il Quwait?
A cosa é servito e che scopo aveva il secondo intervento in Iraq? Qualcuno ne ha un’idea oltre alla sgangherata giustificazione della presenza della armi di distruzione di massa?
E, prima ancora, a cosa é servito e quale scopo aveva l’intervento in Vietnam? Qualcuno ne ha un’idea oltre alle puttanate propagandate dal film «i berretti verdi»?

A me, francamente, come risposta viene spontaneo un monosillabo: Booh!
Anche perché, avendo frequentato assiduamente Baghdad tra il 2005 e il 2007 ho avuto modo di apprezzare lo sforzo bellico che hanno profuso: una enormità di mezzi, materiali e uomini… ma per far cosa? Per trasporre il sistema di gestione della cosa pubblica dell’Idaho o del Kansas a Baghdad dove tali modelli sono quanto di più lontano da modus vivendi (materiale e spirituale) di quella popolazione !?
Nella Green-zone, a fianco del nuovo parlamento, dei ministeri, del Palazzo del governo e della Presidenza della Repubblica, c’era il Sheriff-office, il fire-department, un mall, numerose bus-stations, alcuni pub, ma fuori dalla Green-Zone vigeva un «caos calmo» tra un attentato e un altro all’urlo di Allah Mahak e Allah issalmak a suon di RPG contro i convogli degli «shaitan» americani.
Una guerra in atto allora 4 anni per garantire una «bolla di sicurezza» sull’aeroporto e sulla Gree-Zone !
Se si conta che le regioni Al-Anbar, Salah-Addin, Dyala (che circondano a nord Baghdad) erano ancora nelle mani dell’insorgenza sunnita a quei tempi alleata con Al Qaida e quelle di Kerbala, Babil, Najaf e Wasit (che circondano Baghdad a sud) erano ancora saldamente in mano sciita, ossia iraniana, e che con quella guerra gli americani erano riusciti a mettere sulla poltrona da primo ministro, tale Nouri Al Maliki, esponente della milizia sciita «Al Badr» e prezzolato dall’Iran e che manco un decennio dopo l’Iran é stato identificato per essere una nazione canaglia da combattere per la salvezza di tutti, abbandono il monosillabo «Boh?» per dire: me’ cojjoni che bel risultato!

Anche adesso dopo che il presidente dal ciuffo ossigenato ha castigato (dice lui) Bashar El Assad per aver impiegato armi chimiche contro i ribelli (jihadisti che noi da babbei scambiamo per innocenti seminaristi impegnati a richiedere più democrazia al cattivo Bashar), continuo a eruttare il solito booh?! E aggiungo : a me gli americani me pajiono matti!
Tanto più che adesso non sono sul campo a sperimentare direttamente quel che succede ma sto comodamente sdraiato sul divano davanti alla tv che ci propina quello che, per esperienza, so non essere la verità.
E mentre seguo il tg italiano (forse il più attendibile proprio perché é quello meno esaustivo di notizie) dopo una tiratina di pipa che favorisce la riflessione mi dico : smettiamola di indagare su quello che possono essere gli interessi americani; questi possono essere molteplici e ben cammuffati e inoltre, spesso, non rientrano nelle nostre categorie di pensiero, perché:

• loro sono protestanti, massoni, capitalisti ed essendo ultra-pragmatici aderiscono totalmente all’assunto machiavellico «il fine giustifica i mezzi» senza porsi la domanda se il fine che perseguono sia moralmente lecito perché per loro il fine si identifica con il loro interesse più diretto (che puo’ anche cambiare nel volgere di poco tempo, ed ecco che son partiti lancia in resta per abbattere Saddam, nemico giurato dell’Iran, salvo poi accorgersi, dopo averlo abbattuto ed aver insediato una leadership iraniana in Iraq, che era diventato loro interesse muovere guerra all’Iran).
• Noi invece siamo figli di una ben diversa civiltà, il nostro capitalismo é mitigato dalla politica sociale della chiesa, come pure é influenzato dalla chiesa il rapporto con il competitor, per cui i nostri interessi cerchiamo di armonizzarli con gli interessi degli altri, basti pensare a E. Mattei che proponeva il 50% di guadagno ai paesi detentori di giacimenti di idrocarburi laddove le compagnie petrolifere anglo-franco-americane applicavano il 10%.

Il mondo arabo-islamico mediorientale sta attraversando un periodo storico particolare: é giunto il momento della «fitna», ossia della resa dei conti tra sunniti e sciiti.
Questo significa che, se la fitna avrà luogo, a cascata, verranno ridisegnati gli equilibri dell’area mediorientale dove Siria e Libano costituiscono le aree geografiche ove, naturalmente, si espande lo spazio vitale dell’Iran di confessione islamica sciita.
Tale regione suscita gli interessi energetici dei paesi del golfo (patrocinati dall’Arabia Saudita) di confessione islamica sunnita (già nel 2010 il Qatar aveva progettato di realizzare un oleodotto che attraversasse la Siria e giungesse in Turchia ottenendo da Bashar El Assad un diniego).
E qual migliore ragione per scatenare la fitna?! Gli interessi economici e la spinta religiosa dell’Islam finalmente coincidono!
Questa mia considerazione non vuol essere una celia; nell’auditum arabo islamico, in cui una questione religiosa non puo’ non ricoprire un’importanza capitale, l’attrito venutosi a creare per questioni di politica energetica internazionale é il segnale che é giunto il momento del «reddae rationem» e regolare quindi i conti con chi non ha aderito alla sequela successoria del profeta Mohammad, gli odiati sci’iti insediati indegnamente in Iran e in Siria (una regione dall’alto valore simbolico perché costituiva lo Shamm) da dove si sono estesi in Libano.
Gli altri attori interessati sono:
• Israele che con la Siria ha una serie di conti in sospeso (fra questi annovero la questione del Golan ancora occupata da «Tzaal» in barba alle decretazioni ONU) ;
• Gli USA che, essendo legati per questioni finanziarie a doppia mandata all’Arabia Saudita (la quale é presente in maniera massiccia nell’indotto del Pentagono, nelle svariate banche d’affari e nel settore trasporti e comunicazioni statunitensi), hanno identificato un loro temporaneo interesse nell’assecondare l’arabia Saudita che vuole scalzare l’Iran e per fare gli affaracci loro in quell’area strategica ove Israele non vedrebbe poi tanto male la presenza di basi militari statunitensi ai suoi confini. Se tale interesse statunitense sarà di lunga durata oppure, conflagrazione durante, cesserà di esserlo, adesso manco loro lo sanno.
• Il Qatar che potrebbe finalmente costruire il suo oleodotto (o gasdotto… booh) attraverso la Siria fino alla Turchia.
• E noi europei che potremo finalmente applaudire ancora una volta alla caduta di un tiranno (non la pensano cosi’ i siriani musulmani e cristiani e io con loro)… e all’insediamento in Siria di un regime musulmano sunnita e fortemente radicalizzato come quello d’Arabia Saudita e compagnia brutta… Si, un bel capolavoro!

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