OPINIONI

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Pubblicato il 09/01/2009

FORZE ARMATE O PROTEZIONE CIVILE ??

il Dente Avvelenato

Leggevo l’articolo in novità che parla dei nostri militari in Ciad.

Apprezziamo la generosità italiana, che usa da sempre il canale militare per inviare aiuti all’estero e quella del Ministero della Difesa e dell’Esercito, che opera con silenziosa obbedienza in tutti i teatri e in ogni forma gli viene ordinato di assumere.

Eppure non possiamo non provare un certo imbarazzo nel vedere NOSTRI MILITARI, privi di armi, in mansioni più idonee alla Croce Rossa o alla protezione civile, ìmpiegati in costosissime trasferte estere che potrebbero essere facilmente svolte dalle organizzazioni umanitarie internazionali.

Una di queste è quella denominata IPPOCRATE, in CIAD.

Siamo andati con una task force militare medica in una nazione flagellata da una animalesca e tribale rivalità, a forte radice islamica integralista, che l’Occidente non è riuscita a sanare e che riesplode periodicamente. Svuotare il mare con un secchiello costerebbe meno tempo e denaro.

In quel paese, come negli altri di quell’area, si accusava il colonialismo e la repressione culturale dell’occidente verso quei popoli, ma non appena gli stati europei hanno ceduto il potere, quelle “nazioni” sono rapidamente collassate sotto il peso della immaturità, della corruzione e di una inesorabile tendenza a riunirsi in fazioni per spartirsi il “cadavere”, a spese della popolazione debole. Nessuno è mai riuscito ad imporre una situazione non animalesca di vita. Tantomeno ci riusciranno una trentina di medici militari.-E questo vale per tutto il resto del mondo, a giudicare dai risultati temporanei e sbiaditi che si sono ottenuti.

Se l’intervento è inutile con strutture civili, figuriamoci quelle militari!

Mandare i militari a fare le crocerossine o i vigili urbani davanti alle scuole, fiacca e vanifica l’addestramento militare, logora inutilmente la logistica, che già soffre per gravi problemi di bilancio, disperde risorse umane e finanziarie e fa il gioco di chi vuole indebolire l’Occidente con lunghe, costose e lontane guerre asimmetriche, dove si usano i DARDO per fare la guardia agli asili nido.

I bilanci -tra l’altro- dovrebbero essere convincenti. I numeri parlano chiaro. Gli USA sono alla bancarotta. L’Italia, nel suo piccolo, spende 14mila miliardi di vecchie lire all’anno. Non ce lo possiamo permettere.

Soprattutto se si tratta di andare a pulire il culo ai bambini e non a combattere il VERO nemico di quei bambini.

Le Forze Armate -in questi casi- si dovrebbero tutt’alpiù occupare della sicurezza degli operatori LOCALI, civili o governativi che siano.

Sono questi ultimi che devono rimboccarsi le maniche. Le (numerosissime) organizzazioni umanitarie internazionali e nazionali si potrebbero contemporaneamente occupare dell’assistenza e della formazione per avere rapidamente una struttura formata esclusivamente da locali. Tutto qui.

Opinione personale: sarà impossibile. Le missioni umanitarie internazionali sono diventate un BUSINESS, dove ognuno trae enormi vantaggi.

Ricordo a tutti -a puro titolo di esempio- lo stipendio da ambasciatore delle due “Simone” iraqene, erogato per stare in un ufficio a Bagdad a compilare schede statistiche. Soldi che la organizzazione di cui fanno parte riceve dall’ONU, dalla CEE e dalle mille altre fonti di denaro pubblico. Quante Simone ci sono in giro per il mondo a nostre spese?

Solo quel gruppo di affaristi dell’emergenza che ho appena citato spende in stipendi, viaggi in business class e gipponi con aria condizionata, circa 5o milioni di euro all’anno.

Anche per i Militari impiegati, la Missione è conveniente , grazie alle sacrosante indennità che vengono percepite. Difficile rinunciarci. Le resistenze sarebbero troppe.

Sono certo che -almeno per alcuni reparti -la preferenza sarebbe quella di andare in Missione a fare il proprio lavoro di militari che combattono i terrorisi e le bande che vogliono soggiogare e far tornare al Medioevo la popolazione, oppure a tenere lontane le bande armate dalle zone sensibili, non certo di andare a distribuire giocattoli. Ma moltissimi contano sulla Missione solo per accordiare il mutuo di casa.

Per non parlare della aziende che forniscono servizi di trasporto, catering e fornitura di materiali ( box prefabbricati, condizionamento, mobili, materiali edili..). Molte di queste chiuderebbero, senza il business degli aiuti.

Un pò come per i centri di accoglienza, dove si sono formate vere e proprie aziende cooperative che impiegano centinaia di volontari a pagamento.

A chi interessa fermare l’immigrazione?

Allo stesso modo: a chi interesserebbe fermare le missioni estere?

La prova del pericolo di disperdere risorse ci viene da quanto è accaduto a Nassiryah -ad esempio- dopo la partenza dei Nostri: in poche settimane tutto è tornato come prima, con tanto di scuole distrutte e assalti alle caserme.

Un’altro indizio ci viene dato dai Balcani, dove la presenza a “basso impatto militare”, ha creato un enorme braciere ardente coperto di cenere, pronto a infiammarsi. Nei luoghi dove ci siamo ritirati, è riesploso il conflitto.
Non cito la Somalia, perchè il tempo trascorso è tanto, e non voglio apparire intuilmente polemico.


Unico esempio positivo ce lo offre l’Afghanistan, dove l’azione del nostro Esercito e delle Forze armate si è orientata verso il combattimento VERO e la gestione di moduli PRC (provincial reconstruction team) e dove i Militari svolgono una forte ed incisiva azione di bonifica del territorio e si occupano di fornire gli strumenti di base per la ricostruzione ( pozzi, ponti,strade, scuole etc), con professionalità attinte dalla vita civile e inquadrate temporaneamente in reparti militari (riserva selezionata etc)

Nonostante si tratti di svuotare il mare con il secchiello,cioè di una impresa impossibile vista la vastità dei territori e il costo , la presenza Militare ha un senso e la missione addestra e qualifica i nostri uomini, facendo aumentare la loro capacità professionale tipica. Gente che -tornata in patria- dispone delle sufficiente freddezza e capacità fisica per condurre operazioni di sicurezza pubblica a favore dei cittadini italiani ( strade sicure, ad esempio).

Ad essere cattivo, dovrei fare un discorso assai ruvido circa la indolenza secolare del popolo afgano a cui -evidentemente- sta bene coltivare oppio e girare a piedi scalzi nella neve, oppure di vivere in condizioni igieniche e sociali ferme al 1200. Ma no. Siamo buoni e accettiamo il fatto che le popolazioni più fortunate hanno il dovere di aiutare quelle disagiate. Fa parte della nostra cultura Cristiana.

Non vedo come la sicurezza del Duomo di Milano dipenda dalla nostra azione in Afghanistan. Aspettiamoli nei posti giusti, anzichè tentare di stanarli in aree enormi dove non basterebbero un milione di soldati.

Sorvegliamo i nostri confini e le nostre città, piuttosto, dilaniae da una invasione senza precedenti, oppure i nostri confini. I diecimila militari schierati all’estero potrebbero facilmente controllare -cito a caso- i 4000 chilometri di coste: un militare ogni due chilotetri, più i rimpiazzi.

Concludendo: il braccio armato è giusto che difenda il debole. Ma deve rimanere armato di fucile e non di pannolini o siringhe sterili, e deve orentarsi esclusivamente alla sicurezza delle aree dove opereranno governi locali deboli e organismi internazionali civili.

Gli ospedali,e soprattutto i medici e gli infermieri militari, andrebbero tenuti per impieghi piu pertinenti.

Non mancano,nè in Italia nè all’estero, organizzazioni perfettamente strutturate e sponsorizzate con fior di milioni di euro, che potrebbero fare quel lavoro.

L’Esercito Italiano NON E’ PROTEZIONE CIVILE, e non si può chiedere all’Istituzione militare di sostituirsi ad altre strutture, e , addirittura, ai governi furbacchioni e corrotti dei paesi dove si è mandati ad operare. La Missione delle Forze armate, soprattutto in periodo di invasioni, criminalità e ristrettezze di bilancio, è quella della DIFESA.

Si, ma della popolazione Italiana.