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Pubblicato il 12/02/2017

FOTO INEDITE DEGLI ARDITI DELLA PRIMA GUERRA – CORTESIA UFFICIO STORICO SME

Grazie alla cortesia dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, in particolare al Capo del V Reparto Affari Generali dello SME , generale di divisione Giuseppe Nicola Tota e il colonnello ( art par) Cristiano Dechigi, capo dell’Ufficio storico di SME, , pubblichiamo una serie di foto di alto valore documentale, gentilmente concesse in vision.
Ogni riproduzione dovrà tassativamente riportare il “credito” all’Ufficio di provenienza.

COME NASCONO I REPARTI DEGLI ARDITI

Nel 1917, allo scopo di ottenere un maggiore capacità di penetrazione nelle posizioni trincerate nemiche, basando l’azione con solo sull’urto e la forza bruta del fuoco di preparazione e d’accompagnamento d’artiglieria e delle ondate d’assalto della fanteria, Cadorna acconsentì alla creazione dei primi reparti d’assalto, presto e meglio noti come arditi. Ispirandosi alle Sturmtruppen tedesche ed austro-ungariche, il comando della 2ª Armata del Gen. Capello, infatti, aveva costituito un reparto di fanteria sperimentale basato su reclutamento volontario, addestrato in maniera particolare allo svolgimento sia di brevi azioni di sorpresa, come colpi di mano ed attività di pattuglia, sia di attacchi contro posizioni approntate a difesa. In quest’ultimo caso si trattava di preparare nuclei di fanteria d’assalto, estremamente mobili, agili, armati con modo leggero, soprattutto con pistole mitragliatrici, pugnale e bombe a mano, che dovevano basare la loro capacità di sfondamento su manovre rapide e fondate sul fattore sorpresa. Non più quindi attacchi preparati da più giorni di fuoco tambureggiante d’artiglieria e con l’assalto di masse compatte di fanteria, ma squadre diradate, composte da pochi uomini ben addestrati e decisi, lanciate all’assalto dopo breve preparazione d’artiglieria o di notte all’improvviso dopo la distruzione dei reticolati nemici.