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Pubblicato il 16/04/2018

GLI ALPINI VOGLIONO FORTEMENTE IL SERVIZIO CIVILE OPPURE OTTO MESI DI LOGISTICA FFAA


GRANDE GUERRA » IL CENTENARIO

Mille Alpini sulle orme degli Arditi
Favero: «Naja civile, basta ritardi»

A Vittorio Veneto la sfilata delle Penne nere impegnate nella Protezione civile, festa in piazza
Nuovo appello del presidente Ana: «Senza il servizio obbligatorio dei giovani la società si sfalda» di Francesco Dal Mas
VITTORIO VENETO
Agli Alpini non piace affatto il “tira e molla” sul Governo. Anzi, sono molto preoccupati; qualcuno di loro la definisce addirittura una “sceneggiata”. «Prima delle elezioni abbiamo chiesto, ai dirigenti nazionali dei partiti in un incontro a Milano – ricorda Sebastiano Favero, presidente nazionale dell’Ana – un impegno preciso per approvare rapidamente il servizio civile obbligatorio per i giovani. Nessuno ne sta parlando. Qui, da Vittorio Veneto, dove 100 anni fa terminò una drammatica guerra e dove esplose la pace, rinnoviamo questo appello». Ieri, alla conclusione del raduno dei 1200 alpini della Protezione civile del Triveneto, non si è parlato d’altro. Prima la messa del vescovo Corrado Pizziolo in cattedrale, poi il corteo lungo l’itinerario percorso dagli Arditi il 31 ottobre 1918, quando liberarono la città, infine la cerimonia in Piazza del Popolo, alla presenza delle autorità e di almeno duemila persone, tra volontari e vittoriesi che li applaudivano. L’assessore regionale alla Protezione civile, Gianpaolo Bottacin, ha ricordato la proposta di legge della giunta-Zaia, da discutere prossimamente in Consiglio, sulla “naja” per i giovani dai 18 ai 28 anni. Otto mesi da prestare nelle fila dell’esercito, in particolare nei servizi logistici (perché oggi non c’è la leva) oppure nella Protezione civile. È partito da questa prospettiva il presidente Favero per manifestare ad alta voce tutto il disagio del popolo delle Penne nere per l’inconcludenza della politica e per l’urgenza di un impegno sociale da parte dei giovani. «Noi chiediamo un servizio civile obbligatorio per tutti i giovani – ha precisato Favero – non chiediamo un ritorno tout court alla vecchia naja. Chiediamo qualcosa di diverso, ma che impegni i nostri giovani, altrimenti la nostra società sarà destinata a sfaldarsi. Non abbiamo più identità, non sappiamo più chi siamo, non saremo più in grado di dare qualcosa agli altri». Gli Alpini, come tante altre associazioni di volontariato, hanno bisogno di rinforzare le loro componenti. Da qui, appunto, il servizio civile secondo varie espressioni. «La Protezione Civile dell’Ana – ha aggiunto il presidente – è l’espressione di quella gente che fa le cose importanti che servono senza fare troppo rumore e senza chiedere niente a nessuno. Questi sono volontari veri, che operano sempre senza chiedere mai nulla in cambio. Tutti rivendicano diritti, ma dobbiamo ricordarci che esistono anche i doveri. Sappiamo di fare parte di una grande collettività. Voi della Protezione Civile Ana siete la grande forza, il grande messaggio, il messaggio che i nostri “veci” ci hanno lasciato. Dobbiamo e sappiamo credere nel futuro, e per fare questo dobbiamo spiegare ai nostri giovani i nostri valori. E questo lo possiamo fare perché ci siete voi». I volontari della Protezione civile dell’Ana in Veneto sono oltre 4 mila, su 7 mila complessivamente. In 1200 hanno dimostrato, nel raduno vittoriese, e specificatamente in 24 campi distribuiti tra 10 comuni, di essere “un’eccellenza”, come l’ha definita Bottacin. «Il Centenario della Grande Guerra – ha concluso Favero – ci dice che dobbiamo credere nel futuro e per farlo dobbiamo aiutare i giovani a crescere negli ideali, nei valori, a credere che questa società sia ancora capace di dare qualcosa».