OPINIONI

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Pubblicato il 29/12/2006

IL NATALE DI CHI INDOSSA UNA DIVISA

a cura del
Magg. Stefano Sbaccanti
Capo Sezione Stampa
Ufficio Pubblica Informazione
Stato Maggiore Esercito

IL NATALE DI CHI INDOSSA UNA DIVISA

Viviamo oggi un momento storico in cui l’incertezza sembra essere l’elemento dominante. Il superamento del sistema bipolare Nato/Patto di Varsavia era apparso come l’inizio di un’era di grandi aperture verso la solidarietà internazionale nel senso più ampio, ma le speranze, nate negli anni dei grandi cambiamenti, stentano ancora ad affermarsi.

A tal proposito, Giancarlo Gasperini nel 1993 scriveva:
“I compiti tradizionalmente affidati agli strumenti militari si vanno adeguando alle nuove situazioni di fatto. Un tempo essi sottendevano, sostanzialmente, impegni operativi a difesa del territorio nazionale. La situazione di oggi ha invece evidenziato come la sicurezza non possa più essere confinata entro limiti geografici. Occorre essere pronti a proiettarsi anche “a lungo raggio”, ovunque si palesino i rischi, operando possibilmente nel quadro di organizzazioni internazionali permanenti o create di volta in volta per scopi ben precisi (coalition of willings), in difesa dei cosiddetti interessi vitali”.

In questo contesto cambiano le caratteristiche del militare professionista, che non è più l’uomo di guerra ma, pur rimanendo sempre combat ready, si configura come individuo capace di interpretare realtà differenti a seconda del contesto nel quale opera; in grado di decidere se e quando impiegare la forza e fino a quale livello.

Diversamente dal militare della deterrenza, pronto a colpire a distanza in base a disposizioni programmate, il professionista di oggi deve essere preparato a decidere sul campo, ad agire autonomamente non per uccidere, ma per salvare vite umane.
A differenza del militare di ieri, egli opera ora “in mezzo” e non “di fronte”, “a favore” e non “contro” gli altri.

Tutto ciò implica un mutamento sostanziale del ruolo delle Forze armate, che assumono compiti più vasti e differenziati rispetto al passato, come è avvenuto, ad esempio, in occasione dei recenti interventi esterni in Iraq, Afghanistan e Libano.

In un recente messaggio ai contingenti militari all’estero, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato che l’impegno dei militari italiani nelle missioni internazionali a sostegno della pace “ci dà il senso dell’orgoglio nazionale”.

Le parole del Capo dello Stato avranno di certo scaldato il cuore dei circa 6mila uomini e donne dell’Esercito Italiano che hanno trascorso il Natale, e festeggeranno il nuovo anno, lontano dai confini nazionali.

Il loro compito non è di quelli semplici. Essi operano in un contesto di elevata conflittualità in cui all’iniziale impiego di unità con capacità combat, deve necessariamente seguire una fase di stabilizzazione e ricostruzione dell’intero tessuto sociale.

Ciò si ottiene mediante il ripristino ed il mantenimento della viabilità, il pattugliamento di importanti snodi stradali, la ricostruzione di ponti, ospedali, scuole ed altre infrastrutture di primaria necessità. Ma soprattutto, parlando alla gente con il linguaggio della solidarietà.

I tecnici definiscono questi impieghi, operazioni di stabilizzazione e ricostruzione post-conflict. A noi piace pensare che quei militari con il tricolore sul braccio si trovino in posti quali la Bosnia, Albania, Kosovo, Afghanistan, Libano, Western Sahara, Etiopia e Eritrea ed altri per ristabilire le condizioni minime di sicurezza per interagire con le popolazioni e le autorità locali al fine di creare i presupposti per il ritorno di una situazione di normalità.

Al momento, l’Esercito fornisce circa il 70% della forza dei contingenti italiani e considerando la turnazione dei reparti ogni 4 mesi, l’impegno che la Forza Armata pone a disposizione delle missioni internazionali di osservazione sotto l’egida dell’ONU o dell’Unione Europea è di circa 20mila soldati l’anno.

I principali impegni sono in Libano con 2300 militari, nell’ambito della missione Unifil 2 (United Nations Interim Forces in Lebanon) ed in Afghanistan con circa 2mila soldati, impegnati per le operazioni Isaf (International Security Assistance Force) e Prt (Provincial Reconstruction Team).

Non vanno dimenticati, infine, gli uomini e le donne che, lontano dagli onori della cronaca, svolgono quotidianamente un prezioso ed insostituibile lavoro a favore della popolazione italiana nei campi della sicurezza e salvaguardia delle libere Istituzioni, dal soccorso in occasione di pubbliche calamità, all’esecuzione di bonifiche occasionali di ordigni esplosivi e, non ultima, in favore di Trenitalia per assicurare il servizio di mobilità su rotaie.

Per il soccorso alla vita umana l’Esercito ha un’aliquota di elicotteri in costante stato di “pronto intervento” sulle rispettive basi di volo. I velivoli dell’Esercito possono essere usati per il trasporto sanitario d’urgenza, nonché di organi per trapianti, che viene chiesto dalle prefetture per casi di imminente pericolo di vita, quando siano insufficienti l’assistenza e le attrezzature mediche locali ed il trasferimento non sia effettuabile con i normali mezzi.

L’Esercito può essere chiamato ad intervenire con le Autorità di Pubblica Sicurezza in attività connesse con la salvaguardia delle libere Istituzioni, per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, con un impiego generalmente limitato nel tempo in relazione agli obiettivi da perseguire. La decisione di ricorrere ai reparti dell’Esercito scaturisce sempre da una decisione governativa.

A partire dagli anni ’90 l’Esercito ha partecipato alle seguenti operazioni contro la criminalità organizzata e per il controllo dell’immigrazione clandestina:
Vespri Siciliani (Sicilia), Riace e Pitagora (Calabria), Partenope (Napoli), Salento (coste pugliesi), Testuggine (confine con la Slovenia).

Per il presidio dei punti sensibili, l’operazione “Domino” (diretta a vigilare strutture sul territorio nazionale considerate particolarmente a rischio come aeroporti, ferrovie, porti, sedi di Comandi militari Nato, ecc. dopo l’11 settembre 2001), nel corso del 2006 ha visto impiegati circa 2.500 militari/giorno per il presidio di 94 obiettivi sensibili in 60 province.

Negli ultimi anni l’Esercito è stato chiamato a fornire concorso alle Autorità di Pubblica Sicurezza in occasione di “grandi eventi” come nel 2001 a Genova per il vertice G8 (Operazione “Giotto”), nel 2002 in occasione del Vertice Nato – Federazione Russa (Operazione “Kremlin”) a Pratica di Mare, nell’ottobre 2003 in occasione della 6^ Conferenza Intergovernativa per la firma della Costituzione Europea, il 29 ottobre 2004 in occasione della cerimonia svoltasi nella capitale per la firma della Costituzione Europea , nell’aprile 2005 in occasione della cerimonia connessa con i funerali di Papa Giovanni Paolo II e la nomina di Papa benedetto XVI, nel febbraio 2006 in concomitanza con lo svolgimento dei Giochi Olimpici invernali “Torino 2006”.

In tali circostanze, al fine di concorrere ad assicurare adeguata cornice di sicurezza agli eventi, oltre al personale per attività di vigilanza sono stati impiegati anche particolari assetti specialistici quali nuclei per il rilevamento NBC, di intervento per la bonifica di ordigni esplosivi.

In caso di pubbliche calamità l’Esercito, avvalendosi dell’organizzazione già presente sul territorio, è in grado di garantire a seconda della situazione interventi a livello crescente di specializzazione: soccorso immediato per il salvataggio di vite umane, ricerca di superstiti, sgombero di feriti, prima assistenza delle popolazioni sinistrate con il soddisfacimento dei bisogni essenziali. Esempi di interventi in caso di calamità sono l’impiego in occasione dei terremoti in Friuli nel 1976 e in Irpinia nel 1980, la frana del 1998 che ha colpito i Comuni di Sarno e Quindici in Campania.

Dal 2003 l’Esercito è intervenuto per l’emergenza eruzione vulcano “Stromboli” (gennaio 2003), emergenza maltempo in Sicilia (settembre 2003), emergenza maltempo in Sardegna (dicembre 2004), emergenza maltempo nelle province di Salerno, Potenza e regione Marche (gennaio e febbraio 2005), emergenza maltempo in Campania (marzo 2005).

Gli interventi in caso di pubbliche utilità sono relativi ad esigenze non sempre configurabili quali:
interventi sostitutivi nei servizi pubblici (nell’ambito della convenzione con Trenitalia, ad oggi l’Esercito ha fornito 255 Capi Stazione, 358 Primo/Secondo Agente, 130 operatori per la manutenzione, 222 manovratori deviatori; interventi di Ufficiali Veterinari per il servizio ai macelli comunali).

Gittamento di ponti Bailey per il miglioramento della viabilità: ad oggi su tutto il territorio nazionale sono in esercizio circa 30 strutture Bailey realizzate dai reparti del genio militare dell’Esercito gittati su richiesta delle Prefetture per esigenze di pubblica utilità e/o per calamità naturali.

Bonifica ordigni esplosivi e/o residuati bellici: fino al 30 novembre 2006 sono stati effettuati 2.450 interventi di bonifica pari a oltre 7 interventi al giorno. Co0ncorso per la campagna antincendi boschivi: nel corso delle campagne antincendio 2006, gli elicotteri dell’Esercito hanno svolto complessivamente 77,5 ore/volo con il trasporto di circa 789.500 litri d’acqua.

In conclusione, ci uniamo alle parole del Ministro della Difesa, Arturo Parisi, in visita al contingente italiano ad Herat, Afghanistan.

“Sono qua per rappresentarvi l’orgoglio del Paese per il contributo che date assieme ai Contingenti degli altri Paesi a sostegno della crescita del nuovo Afghanistan per la pace nel mondo.
Natale è un giorno che da sempre dedichiamo a celebrare la speranza assieme alla vita che nasce. E da sempre amiamo ricordarlo uniti alle nostre famiglie nelle nostre case.

Oggi voi non potete raggiungere le vostre famiglie. Né le vostre famiglie possono raggiungervi come farebbe piacere a me e a tutti voi. Per questo ho sentito il bisogno di essere con voi che, tra tutti, siete i più lontani, perchè sentiate attraverso la mia presenza il segno della vicinanza dell’Italia e di tutti gli italiani, il segno della unità con la grande famiglia della Difesa e delle Forze Armate.”

In fondo, il Natale di chi indossa una divisa può essere davvero molto diverso.