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Pubblicato il 12/10/2017

IL PACIFISTA ANTIMILITARISTA SANTO PAPA RONCALLI PROTETTORE DELL’ESERCITO . “FATE I BUONI”

Il Dente Avvelenato

Da ieri l’Esercito è “protetto” da San Papa Roncalli , che fece «il servizio militare» e fu «cappellano dei militari» ma quando rientrò nella vita civile si affrettò a dire che avrebbe voluto strapparsi anche dalla pelle ogni segno di vita militare. Un patrono perfetto, quindi

Povero Paolo Caccia Dominioni, che disegnò l’ Arcangelo San Michele “con la faccia da teppista”, perchè – disse- “era stufo di angeli effeminati.

Il cerchio si è chiuso: dopo gli scafisti di stato, dopo che la Marina orgogliosamente ha dichiarato il giorno 11 Ottobre “non abbiamo riportato nessun clandestino in Libia”, dopo che un comandante della Capitaneria è stato premiato per avere portato 500mila clandestini in Italia, anche l’Esercito acquisisce defintivamente lo status di Organizzazione Governativa contro le armi.
Senza che ne sapesse qualcosa perfino il Papa, la nomina di San Roncalli è ora definitiva. Il patrono dell’Esercito è il più antimilitarista dei prelati.La vocazione dell’Esercito non è quella di difendere con le armi il popolo italiano minacciato ( eccome!) , ma quello di andare in giro per il mondo a pulire il culetto ai bambini, a regalare giocattoli, a visitare signore incinta, a trasportare sofferenti.
E io che pensavo fosse l’UNITALSI ad occuparsene insieme alla croce rossa e alla protezione civile.

Eppure ieri è avvenuto l’ultimo strappo verso l’annullamento della militarità italica: nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli a Roma, di fronte ai vertici delle forze armate, ai rappresentanti istituzionali e ai familiari di Roncalli, nel nominare Papa Roncalli come Patrono dell’Esercito, l’ordinario militare ha consegnato l’enciclica Pacem in Terris del 1963 a tutti i presenti. «Un’eredità di valori – la definisce -, un testamento spirituale, un’enciclica sociale, una Magna Carta che dovrebbe accompagnare il cammino dell’Esercito italiano, diventando punto di riferimento nella formazione dei giovani, nelle scelte dei responsabili, nello stile di vita di ciascuno di voi». Marcianò ricorda che l’Italia «”ripudia la guerra”, come afferma la Costituzione» e gli uomini dell’Esercito, «con dedizione e coraggio non comuni», si sforzano «di custodire la pace difendendo la vita umana, promuovendo giustizia e fraternità, soccorrendo nei pericoli e nelle calamità naturali, accogliendo i profughi e proteggendo i più deboli, nella nostra nazione e nelle missioni estere operando a servizio del “bene comune” che, come scrisse papa Giovanni nella Pacem in Terris, “non può essere determinato che avendo riguardo alla persona umana”». Non si sa mai che in qualche punto sperduto dell’Africa ci fosse una partoriente da assistere.

FATE I BUONI
«come papa Giovanni insegna, è questa la nostra missione ( essere modelli di pace, ndr) », afferma l’arcivescovo.
Infine, richiamando la «necessità della preghiera », invita i militari a implorare «la pace» con «l’intercessione dell’amato» santo Pontefice. Tutti in chiesa , quindi. A vegliare sui cittadini ci penseranno i metronotte dell’IVRI, casomai.