OPINIONI

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Pubblicato il 05/07/2017

IMMIGRAZIONE: PRIMA DI FIRMARE I TRATTATI BISOGNEREBBE LEGGERLI

ITALIAOGGI
sezione: data: 5/7/2017 – pag: 1
autore: di Pierluigi Magnaschi

La Ue non la si ferma, o non la si convince a fermarsi, battendo i pugni sul tavolo. Questa operazione, adeguatamente pubblicizzata nei tg, può convincere qualche affezionato militante di Fiesole o di Zelo Buon Persico ma non muove di un millimetro i commissari europei che se ne impippano dei titoli dei media italiani e vanno avanti per la loro strada come se fossero dei treni ad alta velocità, specie se hanno dalla loro parte dei Trattati europei. Il Trattato europeo che regola il problema dell’immigrazione è quello di Dublino del 1997 che fu firmato, da parte italiana, dal governo Prodi.

È un Trattato vergognoso per l’Italia. E vedremo fra poco perché. Un Trattato però, va detto subito, che, allora, avrebbe potuto essere bloccato facilmente dall’Italia, visto che, al tempo in cui esso fu sottoscritto, valeva il criterio dell’unanimità. Un trattato cioè poteva essere approvato solo se avesse avuto l’unanimità dei voti. Sarebbe quindi bastato che l’Italia dicesse che non ci stava, che il Trattato stesso non avrebbe potuto vedere la luce. Oppure sarebbe ugualmente nato ma in una formulazione completamente rifatta e non particolarmente dannosa per l’Italia.

Invece il governo Prodi, probabilmente perché non aveva capito niente di ciò che firmava, o perché non lo aveva nemmeno letto, perché stava guardano altrove (a Roma, allora, c’era Bertinotti che turbava la navigazione del centrosinistra) lo firmò provocando tutti i guai indifendibili che poi sono arrivati. Guai, questi, che sarebbero in seguito stati addebitati al governo se questo fosse stato un governo di destra ma che, essendo stati causati da un governo di sinistra che, come si sa, ha l’assoluzione incorporata, furono accuratamente nascosti e addebitati, come si fa in questi casi, al fato. Che cosa si dice nel Trattato di Dublino, incautamente firmato dal governo Prodi? Che i migranti entrati abusivamente in un paese europeo sono di competenza (anche per il rinvio definitivo nel paese d’origine) del paese europeo che, incautamente, li ha lasciati entrare.

Il principio, di per sé, non sarebbe strano. Infatti, dato che all’interno della Ue, fra i paesi che aderiscono al Trattato di Schengen, sono state abolite le barriere interne, i confini esterni dell’Europa vanno presidiati militarmente (a tutela di tutti i paesi aderenti) come lo erano un tempo (peraltro non molto lontano) al confine fra i paesi comunitari. I giovani millennial, abituati a passare da un paese all’altro dell’Europa senza dover nemmeno esibire una carta d’identità ai posti doganali (che, tra l’altro, non ci sono più) non pensano a questa assoluta eccezionalità della storia che è mantenibile solo se i confini interni vengono trasferiti ai bordi esterni dell’Europa. Infatti se cedono i confini esterni, gli stranieri che entrano in un paese europeo qualsiasi, possono poi scorazzare da un angolo all’altro dell’Europa senza più essere controllati, né controllabili. Ma questo principio, in teoria giusto e valido per tutti i paesi Ue (da qui, ad esempio, la legittimità, anche se resta l’esagerazione, per l’Austria, di schierare i carri armati al suo confine) non tiene conto delle differenze geografiche e cioè del fatto che solo due paesi del Sud Europa, raggiungibili dalle coste nord africane e dai paesi del Medio oriente, hanno dei confini marittimi. Essi sono l’Italia e la Grecia. Ora, per difendere un confine fisico, basta erigere una barriera.

Cosa, questa, che è stata fatta da molti paesi europei. Mentre è tecnicamente molto più difficile e umanitariamente molto più rischioso presidiare un confine marittimo. Ne sa qualcosa sempre Romano Prodi che, nel tentativo di far fermare, il 28 marzo 1997, nel canale di Otranto, la nave Käter i Radës (Quattro in rada, in italiano) rubata in un porto albanese da un gruppo di malavitosi e che stava portando in Italia 120 profughi, finì per speronarla (sia pure inavvertitamente) provocando però così la morte per annegamento di 100 trasportati. L’operazione di contrasto fu operata dalla corvetta Silla della Marina militare italiana tra la disapprovazione di tutte le anime belle europee che poi sono le stesse (vedi la Francia) che adesso non fanno una piega se il loro Paese insegue con gli elicotteri militare i profughi che tentano di entrare dal confine italiano. Ora il presidio dello spazio marittimo, per risultare anche politicamente sostenibile, oltre che tecnicamente efficace, dovrebbe essere gestito a livello europeo con una flotta continentale che, difendendo i confini marittimi italiani e greci, difenderebbe anche i confini interni del Vecchio continente. Ma la Ue (visto che non c’è scritto nel Trattato di Dublino; e non c’è scritto perché non ce lo fece scrivere il governo Prodi) la Ue, dicevo, non vuol sentire ragioni, per cui, applicando il Trattato di Dublino, rende responsabile l’Italia di non aver respinto gli immigrati clandestini. Pertanto questi (che l’Italia deve identificare obbligatoriamente al momento del loro attracco) se poi vengono scoperti in un altro paese Ue vengono respinti direttamente dalla polizia, senza nessuna altra procedura di garanzia, nel paese di «penetrazione nell’Europa», cioè in Italia. E ciò perché, al momento di firmare il trattato di Dublino, il governo Prodi non sapeva che cosa stava firmando. Anche se nessuno oggi ne parla. Pierluigi Magnaschi