ADDESTRAMENTO

Condividi:

Pubblicato il 14/02/2007

IO, PARACADUTISTA DELLA RISERVA IN IRAQ. ORGOGLIOSO DELL’ITALIA

MISSIONE “ANTICA BABILONIA”.

di Giulio Savina

A Dicembre del 2006 dopo circa 1270 giorni si è conclusa la Missione Italiana “Antica Babilonia”, cui ho avuto l’onore di partecipare l’anno prima quale ufficiale della riserva. La consegna del silenzio su argomenti “riservati” mi avevano impedito di scrivervi un articolo. Questa missione mi ha consentito di constatare quanto le nostre Forze Armate siano cresciute in termini di professionalità, addestramento, logistica rispetto alla Missione Ibis cui partecipai 12 anni fa.

Prima di essere immesso nel teatro di operazioni iracheno, il 187° RGT di Livorno ha provveduto al mio ricondizionamento, visite mediche, lezioni di tiro(eccellenti, grazie agli istruttori del Col Moschin ed alle tecnologie avanzate del poligono ricavato nel centro addestrativo intitolato alla M.O. Lustrissimi), informazioni sulla storia e sulla attuale situazione politica e militare del paese.

La situazione politica dell’Iraq era( ed è )ancora instabile a causa delle forze ribelli che non accettano il nuovo corso democratico avviatosi colle elezioni di Gennaio 2005. L’Iraq nella sua storia plurimillenaria risalente a prima della civiltà Egizia(vicino la base italiana ci sono le rovine della città di Ur colla sua Ziqqurat visibile nella foto) conobbe la dominazione della civiltà romana ma in seguito conobbe solo regimi dispotici e tirannici, sino all’ultimo di Saddam Hussein. L’instaurazione dell’attuale democrazia è un fatto realmente “rivoluzionario” cui si oppongono le forze della reazione, appoggiate da paesi stranieri retti da regimi c.d. “teocratici” e di professione religiosa sciita( Iran, ma anche Siria).

Il modello teocratico prevede che i “sudditi” siano sottoposti a leggi e divieti religiosi con l’applicazione della “sharia”, la legge coranica per chi le trasgredisce. In Iraq altri ribelli, i Sunniti, fedeli del deposto regime di S.Hussein, oltre a condurre una guerriglia armata ne conducono una “mediatica”, psicologica, vendono, infatti sulle bancarelle CD colle immagini ed il sonoro delle decapitazioni degli oppositori di Saddam, e fanno ciò per incutere terrore e dissuadere le menti di chiunque pensi di abbracciare le idee democratiche. Per contrastare le azioni dei terroristi e dei ribelli e per adempiere alla disposizione ONU n. 1546 , la Forza Multinazionale si è data il compito, in cooperazione colle forze di sicurezza irachene di neutralizzare i nemici della democrazia ed in parallelo di supportare lo sviluppo di un robusto e credibile sistema di sicurezza iracheno che una volta entrato in funzione congederà la forza multinazionale ed inizierà a prendere sotto la propria responsabilità la sicurezza del paese.

PARTENZA

Dopo essere stato “indottrinato” su tutto ciò, sono stato ben equipaggiato (25 chilogrammi tra armi, munizioni e protezioni da indossare quotidianamente per uscire dalla base) ed imbarcato sul primo volo militare(C130!) per Nassirya. Giunto alla base di Camp Mittica, distante 5 minuti dall’aeroporto, ho iniziato ad acclimatarmi(+55° C!) poi mi hanno presentato al Dipartimento SSR(Security Sector Reform), dipendente dalla Joint Task Force Italiana, dove i Comandanti mi hanno illustrato i compiti futuri del Dipartimento. Il più incombente di essi era l’incorporamento e l’addestramento di un Battaglione di reclute irachene(702) scaglionate in tre blocchi. Insieme ad altri colleghi, tra cui i Ten. M. LIVIGNI ed il Ten. Med. E. GENTILE, anche loro Paracadutisti della riserva, abbiamo coordinato la ricezione delle prime 250 reclute. Sia l’incorporamento di questo primo blocco che quello dei due blocchi successivi si sono svolti senza il temuto attacco suicida grazie alla perfetta e ben pianificata coordinazione delle attività di ricezione delle reclute.

Queste,infatti, venivano controllate e perquisite fuori della base di Camp Ur (la base predisposta per le stesse reclute e protetta, in un primo tempo, da “contractors” anche Fijan), in spazi molto ampi ed aperti e distantissimi dalle strade e dalle aree urbane. La sicurezza continuava poi all’interno della base dove le reclute in piccoli gruppi ricevevano la visita medica d’incorporazione più la scheda personale ed il tesserino militare di riconoscimento stampati da noi a tempo record. Abbiamo in tal modo e, per ben tre volte, assicurato l’incolumità e la sicurezza di questi soldati che giunti impauriti al centro di reclutamento ci hanno fatto,(con loro anche i militari Statunitensi di stanza nella base), i complimenti per la esemplare e “salvifica” fase del loro arruolamento.

Quindi, col contributo di Carabinieri ed Incursori del 9° RGT Col Moschin abbiamo poi provveduto al loro addestramento(vedi foto): lezioni sulla difesa di una base, sul controllo dei veicoli e del personale in entrata ed in uscita, sulle pattuglie motorizzate, sulle scorte ravvicinate, sulle RAI(reazioni a contatto), sull’uso e il maneggio delle armi(anche tiro dinamico), delle radio e persino del computer.

Anche questa fase si è svolta senza pericoli specie nei momenti più delicati quali sono state le lezioni(AK 74) di tiro al poligono. A differenza di altri reparti, quali Britannici e Australiani che assistevano come “balie preoccupate” le loro reclute, noi Italiani abbiamo dato a queste più autonomia, ma pur sempre cogli occhi attenti a come (e dove) brandivano le armi.

Finito l’addestramento dei 702 iracheni il SSR della IT JTF ha affidato alla 3° Brigata Irachena un reparto che difenderà un’area logistico-addestrativa di strategico interesse per il Sud Iraq. Nella foto il Gen. SA’AD , eroe a Falluja, mi stringe la mano per ringraziare la Forza Multinazionale e la Brigata “Folgore” per il lavoro da essa svolto per il suo Paese. Solo adesso che la missione è terminata penso alla mole di lavoro svolto, alle ore passate in poligono e nelle aree addestrative sotto il sole cocente ma anche alla soddisfazione ricevuta sul campo, al sorriso ed alla stretta di mano dei soldati del futuro e “democratico” esercito iracheno.

Più bella soddisfazione ho ricevuto da tutti i militari italiani che ho avuto modo di rivedere ad anni di distanza o di conoscere per la prima volta. Ho rivisto in Iraq, infatti, quello che in Somalia aveva contraddistinto il militare italiano: un mix di combattente, gendarme, addestratore ed operatore umanitario, abile nello schierarsi in scenari delicatissimi e capace di incarnare tutte le migliori qualità del Popolo Italiano, l’altruismo, l’eroismo. Queste qualità sono state dimostrate dai 39 connazionali caduti in Iraq, a loro vanno resi quegli onori che tutte le Nazioni civili, al di là degli schieramenti politici, rendono a chi cade per la pace e per la democrazia. Questo non accade in Italia, da quando prevalgono ancora i distinguo ideologici tra buoni e cattivi combattenti.

Il Parlamento di oggi è veramente cambiato rispetto a quello di un anno fa, ed ha volutamente dimenticato di commemorare degnamente i caduti in Iraq. Qualche parlamentare poi ha scientemente voluto sfilare per le vie di Roma nei cortei dei “no global” che hanno incendiato manichini con sembianze militari e vilipeso la memoria dei caduti. Questo è il nuovo corso del Governo guidato da Prodi e “compagni”, quelli che vogliono la commissione d’inchiesta che condanni la nostra Polizia per i fatti di Genova, quelli che vogliono condannare il Carabiniere Placanica, reo di essersi difeso da una folla di violenti assalitori, più violenti di quegli “ultras” del calcio che abbiamo visto a Catania.

I nostri morti sono vivi, sono in piedi anch’essi,
non guardate a loro se non com’essi a voi guardano

G.D’Annunzio