OPINIONI

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Pubblicato il 24/04/2020

LA GIORNATA DEI VINTI

LA GIORNATA DEI VINTI
Il Dente Avvelenato

25 Aprile. Anche quest’anno, come tutti gli anni vedo scorrere i filmati dell’ingresso delle truppe americane inglesi,indiane, nere e marocchine nelle città italiane.
Devo esser sincero: non mi sarebbe piaciuto essere nazista, né avrei seguito le campagne di invasione di Hitler. Credo nella superiorità del modello culturale “romano” e credo nella sua attualità. Credo anche nella superiorità e nella forza dell’idea organizzativa della società che dal 1922 al 1943 ha tentato di plasmare una razza, quella italica, ormai corrotta da duemila anni di storia, di filosofia e di decadenza e dagli errori orientali costantiniani.

Mi sarei accontentato, se fossi nato nel 1900, di studiare , seguire ed applicare i modelli culturali , sociali, economici della nostra storia antica con la forza dei vent’anni. Vedere l’Italia di quel periodo sconfitta, vinta, soggiogata, svenduta e cameriera mi umilia sempre.
Dal Settembre 1943, e se ne parla malvolentieri, migliaia di Militari e di giovani si batterono per non svendere l’Onore dell’Italia, o meglio: per non svendersi con disonore.
Se una guerra andava persa, che lo fosse con le armi in pugno, perlomeno.
Questo devono aver pensato quei ventenni e questo avrei pensato anche io,al loro posto. Meglio sarebbe stata  una resa definitiva e contemporanea.
Non  savoiarda  con il tradimento di un armistizio negoziato nelle cantine ed annunciato con i generali in fuga seguiti dai camion con l’argenteria.

Ecco il succo delle decine di colloqui, interviste, incontri, dibattiti che ho avuto l’onore ed il dolore di fare in questi anni di indagine, parlando con i “nostri” Paracadutisti vinti ma mai arresi. Spezzati ma non piegati.

Ogni anno, appena sento le note della prima “o bella ciao” rifletto sui volti dei nostri “Ragazzi della Folgore” impegnati in Africa e, dopo, nel nordovest d’Italia; ripenso alle parole del sottotenente par Lucio Grimani, della Nembo del 43, che sul Moncenisio ha protetto i confini dai francesi, impedendo di avere la Francia ben oltre Cuneo; ricordo le lacrime di un “ragazzo” di Anzio, che si immolò con altri seimila per non svendere la propria Bandiera al primo nemico che passava per la strada. E mentre penso alla loro scelta, unica, irrevocabile, terribile, mortale, i filmati della televisione mi scorrono davanti agli occhi.


Vedo le nostre donne sguaiatamente abbracciate a soldati inglesi ed americani. Vedo passare camionette di foggia straniera cariche di italiani con cappelli da alpino, con cappotti militari strappati e disonorati, con fazzoletti al collo. Vedo ufficiali di un esercito in disfatta, sorridenti e straccioni con le armi sottratte al proprio reggimento. Il colore dominante è il bianco e nero, ma le falci ed i martelli lo fanno intuire, quel colore. Sfila gente in impermeabile, pistola in pugno e sigaretta all’angolo della bocca. Ragazzini con mitra e caricatori a tracolla che puntano armi su terrorizzate schiene adulte. Soldati stranieri che lanciano oggetti, raccolti senza dignità fin sotto alle ruote dei loro camion. Baci rubati a donne sul ciglio della strada. Una popolazione sul marciapiede. Sul lastrico, letteralmente.

Un formicaio di umanità impazzita che riverisce, bambini che accattonano, anziani che benedicono piangenti. L’Italia liberata. L’Italia cameriera. L’Italia che si inchina ancora una volta, e come sempre nell’ultimo secolo,davanti a chi vince. Prima che vinca. L’Italia improvvisamente unita, partigiana ed antifascista. Una Italia sofferente e senza onore. Senza dignità, nella tragedia della sconfitta. Una Italia che pur di affrettare la fine delle angherie di un nazismo impazzito per la rabbia del tradimento ha venduto per l’ultima volta, ancora una volta, come sempre, l’orgoglio dell’orgoglio. La fine sarebbe arrivata lo stesso.
Non era necessario accendere il fuoco fratricida.

Le truppe, inarrestabili e potentissime, sarebbero ugualmente entrate in Italia. Il contributo dei “resistenti”, con le loro armi rubacchiate ed aviolanciate col contagocce, è stato trascurabile. Molto di più fece, ad essere onesti, quella parte di Esercito Italiano che rimase fedele a sciaboletta,. senza buttare alle ortiche la uniforme, ma facendo una scelta di coscienza, identica a quella di chi and’ al Nord.

Non c’era bisogno di tanta viltà, di tanti assassinii, di tante angherie, di tanto servilismo, di tanto sangue versato. Il “piatto” della bilancia dei vincitori ci ha attribuito poche centinaia di azioni efficaci. I paracadutisti della Herrring furono immolati a poche ore dalla invasione di Bologna da parte degli alleati.Morti inutili, hanno scritto gli storici.

Nei nostri paesi sono rimaste le migliaia di morti civili inermi e non strategici per gli alleati. Il triangolo rosso, con i suoi quattromila omicidi notturni,uccisi alle spalle, con mogli e figli fucilati davanti ai “fascisti” farebbe impallidire qualunque Stazzema. Bombardamenti a tappeto sui civili: di quelli ne parlano timidamente i sacerdoti a Messa, ma non i politici in piazza.
Montecassino rasa al suolo senza motivo e tanto, tantissimo altro, come la ciociaria stuprata da marocchini e indiani. Che brutta figura ci facciamo raccogliendo le loro elemosine per terra. 60 mila morti civili dopo l’armistizio. Bombe “alleate”.

Preti, donne, militari “collaborazionisti” sono stati le prede di bande di improvvisati partigiani che da colline, casali e montagne calavano di notte e terrorizzavano la popolazione collaborante, sino alla fine del 1946.

Vedo dai filmati migliaia di queste formazioni partigiane per le strade. Uniformi le più strane. Tutti dicono di aver combattuto. Ognuno ha potuto vantarsi di un omicidio di fascista, di una decapitazione, di una angheria a qualche “collaboratrice”. Qualcuno, più “eroico”, ha pure preso medaglie d’oro per via Rasella.
Una Italia che nulla ha a che vedere con altri popoli.

Quello germanico, ad esempio, o giapponese. Anch’essi sconfitti, decapitati, angariati, straziati, bombardati, sgretolati, ridotti in miseria ma non servi. Atterriti. L’Italia, al contrario vinta, umiliata e sottomessa, a mendicare caramelle e sigarette sui marciapiedi.

Il Dente Avvelenato