OPINIONI

Condividi:

Pubblicato il 28/10/2006

LA NUOVA MISSIONE IN LIBANO

PARMA- Al Generale Francesco Merlino, per la sua esperienza internazionale come addetto militare e per avere a lungo seguito i problemi del Medio Oriente,è stato chiesto di affrontare un tema “caldo”: la missione in Libano.

L’articolo, che la spiega nei dettagli, è sul numero di Ottobre della rivista FIAMME D’ARGENTO, organo ufficiale dei Carabinieri in congedo (210mila copie), a capo dei quali c’è il Gen. CA Michele Colavito.

Avevamo chiesto ai Generali Merlino e Colavito di poterlo pubblicare.

Eccolo:

LA NUOVA MISSIONE IN LIBANO

Gen. DIV. par. (aus) Francesco Merlino

Nell’editoriale di questo stesso numero, il Presidente Nazionale, con l’ormai abitudinaria attenzione all’ attualità, a corollario delle celebrazioni in Bari per tutti i Caduti d’oltremare, “induce ad alcune riflessioni circa l’ultimo, in ordine di tempo, impegno fuori area dei nostri soldati, quello in Libano: qualunque cosa siano andati a fare i nostri militari laggiù”. Ci sembra allora opportuno, e perfino doveroso, approfondire questo aspetto affinché il quadro di riferimento possa essere quanto più possibile chiaro e di aiuto per orizzontarci nel marasma di informazioni non sempre esatte che i media nazionali ci propinano. E il modo più corretto ci sembra essere quello di riferirci alla risoluzione 1701/2006 delle Nazioni Unite ed al conseguente Decreto-Legge del Governo Italiano n. 253, del 28 agosto 2006. concernente l’intervento di cooperazione allo sviluppo in Libano ed il rafforzamento del Contingente militare italiano nella missione UNIFIL ( United Nations Interim Force in Lebanon ) ridefinita dalla citata risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Dunque la Risoluzione ONU nei suoi elementi essenziali. Il Consiglio di Sicurezza, determinando che la situazione in Libano costituisce una minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale,….chiede….. una piena cessazione delle ostilità basata sulla immediata fine da parte degli Hezbollah di tutti gli attacchi e di tutte le operazioni militari offensive di Israele…..al Governo del Libano ed all’UNIFIL l’invio delle loro Forze in una missione congiunta nel sud del Paese …..ed al Governo di Israele di ritirare le proprie Forze.

Lo stesso Consiglio …..sottolinea l’importanza dell’estensione del controllo del Governo Libanese su tutto il suo territorio….

reitera il proprio forte sostegno per la sovranità e l’indipendenza politica del Libano all’interno dei confini….

chiede alla comunità internazionale di attivarsi al più presto possibile efficacemente per dare impulso all’assistenza finanziaria ed umanitaria…chiede ad Israele ed al Libano di sostenere il cessate il fuoco ed una soluzione di lungo termine….

invita il Segretario Generale a sostenere gli sforzi per arrivare al più presto possibile ad accordi di principio, in collaborazione con i partners internazionali e le parti coinvolte….decide di autorizzare un incremento della Forza della UNIFIL ( n.d.r. : quella già presente in Libano dal 1978, con la partecipazione anche dell’Italia ) fino ad un massimo di 15.000 uomini e che questa Forza debba sorvegliare la cessazione delle ostilità, affiancare e sostenere il dispiegamento libanese, coordinare con le parti le proprie attività, contribuire a garantire l’accesso da parte della popolazione agli aiuti umanitari ed il rientro degli sfollati……chiede al Governo libanese di controllare i propri confini per impedire l’importazione di armi e di materiali bellici…..decide, infine, di estendere il mandato dell’UNIFIL fino al 31 agosto 2007.

Il Decreto-Legge italiano,
emanato in scia ed a completamento e precisazione per gli aspetti nazionali,…..autorizza la spesa di euro 30.000.000, nel quadro della cooperazione, destinata ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione…….ed autorizza inoltre la spesa, fino al 31 dicembre 2006, di euro 186.881.868 per la partecipazione del Contingente militare italiano…..autorizza la spesa di euro 64.871, fino al 31 dicembre 2006, per l’invio di un Consigliere diplomatico del Comandante militare….dispone l’attribuzione della indennità di missione prevista per il personale militare …..e stabilisce che allo stesso Personale si applica il Codice penale militare di pace.

Lo stesso Decreto-Legge autorizza, inoltre,… la spesa di euro 74.880, fino al dicembre 2006 , per lo svolgimento di corsi di introduzione alla lingua ed alla cultura araba a favore del Personale impegnato nella missione….. e per il 2006, la spesa di euro 2.440.000 per consentire il potenziamento e l’adeguamento infrastrutturale della base logistica di Brindisi…..stabilisce infine che quota parte dei rimborsi da parte dell’ONU sia destinata alla costituzione di un fondo per il ripristino di scorte e di sostituzione e manutenzione straordinaria di mezzi, materiali ed equipaggiamenti impiegati nella stessa missione.

Poche sono le considerazioni che sembra necessario fare a margine del quadro di riferimento riportato. In primis , che la consapevolezza della lunghezza dell’impegno, dei costi e dei rischi della missione non possono e non debbono fermare l’Italia nell’assumersi le proprie responsabilità.

Ed è proprio la determinazione ad assumersi le proprie responsabilità che deve spingere il Governo Italiano a ponderare, limitare, governare in modo realistico e prudente rischi e pesi impliciti nella missione stessa.

Quanto alla dimensione militare della nostra partecipazione il punto di partenza di ogni ragionamento al riguardo è costituito dal fatto che la Risoluzione ONU definisce di fatto il nuovo intervento come un ampliamento ed una ridefinizione della missione UNIFIL ancora in atto dal 1978, creata per ottenere il ritiro delle Forze di Israele, ristabilire la pace e la sicurezza internazionale, assistere il Governo del Libano nella ripresa della sua effettiva autorità nell’area.

E’ forse troppo ovvio evidenziare come questi obiettivi siano stati completamente mancati alla luce della situazione creata dagli avvenimenti degli ultimi mesi, anche se è doveroso considerare che la missione aveva compiti di mera osservazione.

Ed è, altrettanto ovviamente, auspicabile che i risultati della missione, così come ora nuovamente definita, possano essere di soddisfazione e comunque tali da assicurare una pace duratura pur nella certezza che i tempi saranno molto lunghi e forieri di situazioni sicuramente difficili e di rischio.

Per quanto attiene gli aspetti più propriamente militari, lo Stato Maggiore della Difesa ha già definito gli aspetti operativi della missione ( in corso nel momento in cui scriviamo ) non completamente divulgati, come ovvio, e sui quali ci riserviamo di informare in una prossima occasione in modo quanto più possibile dettagliato e preciso. Il quadro generale delineato risulta, comunque, sufficientemente chiaro : qualche indeterminatezza riguarda ancora la definizione delle “regole di ingaggio” che saranno sicuramente inequivocabili nella cennata prossima occasione. E’ comunque bene evidenziare fin da ora come la definizione completa di tutti gli aspetti, anche e soprattutto quelli in primis di natura politica e poi militare sia indispensabile.

Si deve sapere esattamente il perché e il come dell’impegno da parte italiana nella missione in Libano. E’ doveroso che sia così e che si sia tutti consapevoli e coscienti che l’impegno è voluto e condiviso dal popolo italiano nella sua espressione attraverso la rappresentanza parlamentare. Perché, come ricorda bene il Presidente Nazionale ancora nello stesso editoriale che ci ha dato l’occasione per questo scritto, “ove, Dio non voglia, abbia a verificarsi una qualche tragica evenienza, vorremo o no, saremo in grado di evitare che i soliti beceri nostrani vadano blaterando in giro : dieci, cento, mille Beiruth?