EL ALAMEIN

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Pubblicato il 28/10/2008

LA STAFFETTA PER I LEONI DELLA FOLGORE – EDIZIONE 2008


PARMA-I due “plotoni” di paracadutisti partiti da Tradate il 23 Ottobre e da Tarquinia la mattina del 24, hanno percorso l’Italia di giorno e di notte, in una atmosfera “speciale” creata dalla sensazione di essere pochi e un pò matti. Un pò pazzi , un pò poeti, dice la canzone.

Lungo il percorso si sono incontrati con numerosi altri che hanno dedicato qualche ora all’impresa, per poi tornare al lavoro oppure proseguire per Livorno. Tutti si sono incontrati e abbracciati alla Vannucci,la notte tra il 24 Ottobre e 25 ottobre, oppure la mattina del 25.

Quelli giunti di notte -alle quattro del mattino quelli di Roma, poche ore prima quelli di Tradate- hanno reso omaggio, nell’oscurità illuminata solo dalla torcia, al Monumento ai Caduti.

Prima di tutti gli altri. Un privilegio raro.

Quelli di Tarquinia hanno addirittura “pompato” davanti al Nostro monumento. In silenzio. Poi una doccia e una branda nella palestra del 187mo Reggimento.

Mentre molti erano appena rientrati dai ristoranti del pesce, pieni di alcool, i Tedofori hanno festeggiato i 230 e 340 chilometri percorsi senza sosta, come paracadutisti.

Stanchi, bagnati, contenti come ragazzi. Come se avessero ancora vent’anni. I veri Paracadutisti rimangono forti, anche se invecchiano. Rimangono fanciulli, anche se il tempo li aggredisce. Rimangono a schiena dritta, anche se la vita cerca di piegarli. Per un giorno deve saltare fuori l’anima che ci distingue dalla massa. Si: dalla massa. Anche dalla massa dei similparacadutisti.

Insieme, i due coordinatori Aldo Falciglia e Fabio Orsini, hanno scelto coloro che avrebbero scortato la Fiaccola all’ingresso in Piazza d’Armi e chi avrebbe fatto il picchetto d’onore vicino al Braciere. Per motivi di spazio e di tempi della cerimonia, molti, moltissimi non sono comparsi. Hanno umilmente e semplicemente portato la Fiaccola per qualche chilometro, o per tutta la notte, e hanno assistito alla cerimonia dalle tribune. Così è stato per molti paracadutisti romani e di Velletri, di Parma, di Piacenza, di Massa, di Civitavecchia, di Viterbo, di Cremona, di Milano, di Monza, di Bergamo e delle atre città da cui provenivano.Così è stato per quelli che venivano dal CAPAR.

Ecco l’articolo di uno di loro, più fortunato, cha -giunto alla Vannucci- è stato scelto per terminare la cerimonia in Piazza d’Armi.

LE FOTO DEGLI ULTIMI CHILOMETRI DI TARQUINIA

ALCUNE DELLE FOTO DI TRADATE – ALTRE SEGUIRANNO –

Ecco cosa ci scrive uno dei Tedofori: (l’articolo passerà in STORIA E REDUCI , per avere una visibilità permanente, come merita, ndr)

Staffetta per i Leoni della Folgore – edizione 2008 –

di G.Salinari


Nei resoconti come quello che sto per fare si rischia sempre di essere un po’ retorici. Tanto più se si ricorre all’anafora, la più retorica tra le figure della nostra bella lingua italiana. Ma altrimenti non potrebbe essere nel nostro caso, dal momento che parlerò di “onore”: un termine che non tollera sinonimi, poiché che lo si scomoda – o almeno, lo si dovrebbe scomodare – solo in rare occasioni.

Un onore, dunque, è partecipare di buon mattino alla ristretta – direi intima – e toccante cerimonia al cimitero di Taquinia. E’ lì d’altronde che ha preso vita il paracadutismo italiano. E’ lì che si sono forgiati i Leoni di El Alamein.
E’ un onore correre la staffetta con paracadutisti di ogni ordine e grado.

E’ un onore riposare le stanche membra tra le pareti delle caserme che sono dei paracadutisti. E il pensiero – consentitemi – va a quei soldati che, pensando a noi della staffetta, hanno approntato con accurata attenzione le brande nella bella palestra della Vannucci.

E’ un grande, grandissimo onore, infine, attraversare la piazza d’armi della caserma livornese d’innanzi ai reggimenti sull’attenti; al cospetto delle autorità e di un meraviglioso pubblico appassionato.

Attraversare quel piazzale, col la Brigata Paracadutisti schierata, più che un’emozione, è un sentimento nobilitante, che non può non lasciare un segno indelebile nell’animo.

Ma il senso profondo della Staffetta della Folgore lo si afferra di notte, correndo da soli sull’Aurelia, magari, com’è successo quest’anno, sotto una pioggia scrosciante.

Da solo, e con la Fiaccola degli Ideali alzata verso il cielo, incede spavaldo e fiero il tedoforo. Da solo, ma sul collo il respiro rassicurante dei paracadutisti dietro di sé. E’ in quel momento che riaffiora nella mente del paracadutista il senso recondito di tenere accesa quella fiamma.

Non c’è attività più comunitaria e metaforica di una staffetta. Il passaggio del testimone, la necessità di tener vivo il fuoco della tradizione.

Ancor più nobile – permettetemi di dire – è la discrezione con la quale tutto ciò accade. In una società alla ricerca spasmodica del mettersi in mostra, dell’apparire, c’è ancora chi, nel silenzio, percorre la sua strada, in disparte, con disciplina e decoro, senza bisogno di riflettori o del riscontro di chicchessia. Forte, deciso, discreto, il tedoforo della Staffetta della Folgore corre sotto l’egida delle proprie convinzioni; alla luce di una morale che appare ancora vigorosa e lascia ben sperare per il futuro.

Si percorre di fatto l’Aurelia a piedi da Tarquiinia a Livorno, l’antica strada tracciata dai padri: la metafora viene fin troppo naturale. Il pensiero in quei momenti va ai paracadutisti di El Alamein così come a tutti i “Padri”, eroi della nostra Patria e della nostra cultura.

Un gesto che ai più potrebbe apparire privo di senso, ma che trova invece la sua ragion d’essere proprio nell’assenza di un tornaconto di qualsivoglia genere. Sforzo fisico fine a se stesso, impegno, sudore, fatica. E tutto il resto che non si dice, perché bisogna essere lì per sentirlo. Sentirlo in un modo, che tutte le parole, qui, diventano inutili.

L’ELENCO DEI PARACADUTISTI DELLA STAFFETTA DI TARQUINIA

Sezioni che hanno partecipato:


A.N.P.d’I. ROMA–VELLETRI-CIVITAVECCHIA E VITERBO

“Infiltrati” da nord , in ordine alfabetico:

Amatobene walter – Socio ANDPI ROMA –

Cenci Fulvio

Hauff Rodolfo

VIP

Generale di Brigata Giovanni Fantini

Da Roma:

Orsini Fabio
Venturini Stefano
Fenili Augusto
Calamai Leonardo
Salinari Giuseppe
Venturi Giampiero
De Mastrangelo Francesco (lagunare in servizio)
Tesserini Virginia

Di Paolo Umberto (reduce 183° , al check point Pasta)

Picciau Roberto – GdF

Tonicchi Gianluca
Deriu Simone

Cirillo Mario
Palazzi Lorenzo
Santamaita Fabrizio
Romagnoli Maurizio
Bernardi Marco