OPINIONI

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Pubblicato il 01/12/2006

L’AFGHANISTAN VISTO A RIGA DALLA NATO. UN COMMENTO SULLE NON DECISIONI

L’AFGHANISTAN VISTO A RIGA DALLA NATO

Alcune considerazioni sulle ( non ) decisioni.

Nel corso del summit della NATO testè terminato a Riga, in Lettonia, dedicato principalmente al “ problema Afghanistan “ a fronte di una insistita richiesta del Presidente Bush di incentivare colà la lotta al terrorismo aumentando la presenza militare sul terreno, ha prevalso, invece, l’opinione che l’obiettivo ormai storico del perseguimento della pace nel Paese deve essere raggiunto cercando soluzioni politiche da discutere in una Conferenza internazionale e la cui preparazione è stata affidata ad un “gruppo di contatto” costituito ad hoc.

Tutto questo nella assoluta consapevolezza, già consolidata in ambito politico italiano, della difficoltà di conseguire l’obiettivo e comunque in tempi non brevi, come il Ministro per gli Affari esteri D’Alema ha dichiarato in Parlamento. Persiste quindi l’equivoco di fondo : interventi militari ( mascherati da interventi di pace ) o interventi politici sostenuti principalmente da forze militari? L’equivoco, ovviamente, non solo in ambito italiano.

La Nato nello stesso citato summit non ha saputo respingere totalmente le argomentazioni e le richieste di Bush ma, forse condividendo la filosofia che la lotta al terrorismo è guerra da combattere con forze militari, ed infatti ha visto alcuni membri ( Italia, Spagna, Francia e Germania ) dichiarare la propria disponibilità ad inviare le proprie forze ma solo per operazioni di emergenza.

Quindi: siamo consapevoli che esistono concrete possibilità di escalation ma non ce la sentiamo di assumere ulteriori impegni!. Come si dice: chiuderemo i cancelli dopo che i buoi saranno fuggiti….. Avanti quindi ancora una volta tra gli equivoci di chi non vuole apertamente ammettere che la lotta al terrorismo è guerra che va combattuta appunto con le modalità di essa peculiari.

Cosa significa emergenza? Chi stabilisce la soglia di demarcazione tra una situazione grave ma tollerabile ed una che non lo è più?

A conferma di quanto sia radicata la convinzione che anche in Afghanistan si tratti di combattere il terrorismo talebano, locale e da esportazione, con forze militari, Bulgaria e Macedonia, oltre alla già conosciuta Polonia, hanno fatto capire di essere pronti ad inviare proprie unità che consentiranno al Gen. James Jones, Comandante supremo della NATO, di ottenere sul campo il 90 % dei 2500 uomini richiesti.

Si tratta di parziali adeguamenti che il summit ha varato per rispondere alla nuova situazione sul campo, dopo la nuova offensiva talebana delle ultime settimane e la difficoltà della NATO a rispondere con le regole adottate fino ad oggi. Se si considera poi che questa ultima offensiva è stata probabilmente lanciata solo per ribadire la permanente esistenza del fronte talebano proprio in occasione dell’avvio del summit, resta facile considerare quanto poco adeguata sia stata la risposta del summit.

Se le cose stanno veramente così sarebbe opportuno che la NATO, militarmente impegnata in Afghanistan, dichiarasse apertamente la situazione di belligeranza e che anche il Governo italiano si regolasse conseguentemente senza rifugiarsi dietro un gioco di specchi e rassicurazioni alla pubblica opinione incapaci di reggere a lungo. Mal si concilia il tentativo di reggere a lungo a mascherare la situazione con la dichiarazione contemporanea che l’impegno è importante e non sarà di breve durata.

Importante perché, per memoria, per l’Afghanistan é stata autorizzata dal Governo italiano la partecipazione di 1.938 militari. L’Italia fornisce il Regional Commander West, il cui Comandante è da alcune settimane, dopo aver lasciato il Comando della Folgore, il Generale Antonio Satta, ed ha il ruolo di Lead Nation del PRT ( Provincial Reconstruction Team ) di Herat. Il Gen. Satta ha sotto la sua responsabilità quattro PRT ( Herat, Badghis, Farah e Ghor ) ed è, quale più elevato in grado nella zona, il Comandante del Contingente Nazionale.

Come si vede un impegno qualitativamente e quantitativamente importante che opera – a nostro, ma non solo, parere – come sempre è avvenuto per le nostre missioni militari di pace all’estero con una copertura equivoca per quanto riguarda il suo statuto, equivoca per quanto riguarda i compiti, equivoca per quanto riguarda le regole di ingaggio.

Personalmente abbiamo sempre criticato questi atteggiamenti politici di poca chiarezza, dimenticando forse che chiarezza non è sinonimo di politica, fin dai tempi in cui operavamo in Albania e nel Kosovo, nella assoluta convinzioni che possono essere forieri di situazioni drammatiche. In merito, non ci pare proprio azzardato affermare che se al momento della strage di Nassiriya fosse stato ben chiaro ( politicamente e conseguentemente militarmente ) che si era in una situazione bellica e non di pace l’attacco avrebbe potuto essere altrimenti arginato e dimensionato. Noi non abbiamo mai dimenticato di ricordare ai nostri militari comunque in partenza per missioni di pace, che di ciò non si tratta, ma di vere e proprie missioni di guerra.

Abbiamo sempre fortemente consigliato : occhio alla penna……….!. E continueremo sempre a farlo finché il nemico sarà oltre tutto subdolo e non evidente sul terreno. Noi sappiamo perfettamente che per il militare esistono solo il bianco ed il nero mentre l’essenza della politica è, molto spesso, il grigio anzi, noi poverini!, il grigiastro.

Francesco MERLINO