OPINIONI

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Pubblicato il 13/12/2019

L’ESERCITO ALLA RICERCA DELL’ EMPATIA

il Dente Avvelenato

Milano – palazzo Cusani- Tre giorni di dibattiti- giornalisti e professionisti del settore si sono confrontati con i diversi rappresentanti dell’Esercito Italiano sui temi della comunicazione. Moderatrice la dott.ssa Elvira Terranova giornalista di Adnkronos. Il Capo di SME ha invitato il dott. Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, il Dott. Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione di Mediaset e il dott. Giuseppe De Bellis direttore di Sky Tg 24, per parlare dell’empatia nella comunicazione e degli aspetti etico-deontologici relativi al rapporto tra informazione e social media.

I vertici militari a Milano si confrontano sulla comunicazione, nella idea che l’Esercito non sappia “vendersi” bene, ovvero non susciterebbe empatia ( partecipazione emotiva) nel suo pubblico di riferimento. In base a questa analisi, ha iniziato una intensa attività giornalistica, diffondendo in proprio foto, filmati e notizie, passando da “grossista” di notizie a “dettagliante” , sostituendosi alla stampa tradizionale , soprattutto quella costituita da testate di media e medio piccola dimensione, ma che “cuba” qualche milione di lettori e che per anni ha macinato chilometri a proprie spese per diffondere notizie e conoscenza dei lati positivi del nostro Esercito.
I lettori avranno notato che l’ Esercito ormai da tempo pubblica su canali propri in modo completo, in tempo reale , lasciando a disposizione dei giornalisti -soprattutto quelli delle testate “minori” le notizie di seconda mano che si possono prelevare sui loro siti ( twitter, facebook,webtv, internet e fra poco anche radio). Sono stati sospesi i viaggi “embedded” sui teatri operativi e vige una a dir poco rigorosa gerarchia per la diffusione di notizie, anche quelle minori.
L’esercito guarda alla gente nella convinzione che la stampa non descriva illuminando adeguatamente gli aspetti che la forza armata vorrebbe evidenziare.
Eppure le notizie che pubblicano non suscitano tutta quell’empatia che meriterebbero, la cui mancanza ( da parte del pubblico e ora anche della stampa) viene attribuita all’utilizzo di un linguaggio poco efficace. Ecco il motivo del tema del 2° Meeting sulla comunicazione tenutosi l’11 dicembre a Palazzo Cusani, centro della Milano da bere.
Eppure il Data Lab della LUISS, il centro di ricerca specializzato in social media e data science, segnala che il Ministero della Difesa è risultato il più attivo nella trasmissione di contenuti sui social network, ( ce ne eravamo accorti) ma anche il meno coinvolgente. Chissà perchè. Sdolcinati? Stucchevoli? Che rappresentano un “esercito di pace” che non piace alla gente? Chissà.

Ecco il motivo dell’invito ai professori ed i praticanti delle Scuole di giornalismo LUISS di Roma, Walter Tobagi, IULM e dell’Università Cattolica di Milano.

Dal dibattito riaffiora la “solita” necessità di “narrazione di storie coinvolgenti” ( bambini in braccio? ospedali da campo? barconi in mare? rianimazioni con elicottero in arrivo? sguardi all’orizzonte di soldati senza armi?) e la necessità della “comunicazione flessibile”, quella che strizza l’occhio a tutte le categorie di lettori su tutte le piattaforme. Mi ricorda il marcketing della nutella, con il vasetto personalizzato.

Quindi viene definita “profonda conoscenza ed una piena comprensione della realtà” l’adattarsi all’esterno, scrivere e far vedere ciò che il pubbico vuol vedere, pensando che l’esrcito dei buoni sia più graduito e coinvolgente , anzichè proporre il proprio modello , magari anche rigido culturalmente. Magari anche “severo”.

Secondo gli esperri civili andrebbero conosciuti coloro a cui si rivolgono i militari, apprenderne ( e usarne?) valori e linguaggio.
Avremo i primi spot “rap”?. Obiettivo dell’Esercito sarà ( ed è) quello di coinvolgere emotivamente e suscitare empatia creando una connessione sentimentale ( così ha detto un docente della scuola di giornalismo)..
Non potevano mancare i “soscial” , citati dal professor Gianluca Crinaglia, dell’Università Cattolica. Meno male che qualcuno ha espresso i propri dubbi come il professor Luciano Clerico della scuola Tobagi, il quale ha rimarcato l’importanza di un approccio comunicativo tradizionale, anche e soprattutto online, ritenendolo ancora oggi il più efficace, credibile ed empatico. In altre parole + avere un apropria linea culturale, un proprio spessore di scrittura ed una linea che rifletta quella di una istituzione così importante e solida.

E la generazione mediatica Facebook, che influenza la narrazione, andrebbe forse fornita di strumenti con maggior peso specifico culturale.

Cambiano i modi e le tecniche per esprimere al mondo le proprie idee, per pubblicizzare un prodotto, per raccontare una notizia o per arruolare nuove leve.

E io che pensavo che i giornalisti, soprattutto quelli fedeli sempre in movimento ( a proprie spese) per parlare bene delle Firze Armate e dell’Esercito in particolare, servissero a qualcosa. No fanno da soli, dopo che han trovato un clima favorevole fatto di venti anni di articoli che li raccontavano trasmettendo ognuno empatia al proprio pubblico.

E noi che non siamo TG5 , RAI, SKY e blasonate agenzie che faremo? Beh, diventeremoo opinionisti anzichè cronisti, vist che le notizie ce le scriveranno e “bruceranno” gli addetti alla comunicazione con le stellette.