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Pubblicato il 09/01/2019

L’INDUSTRIA TECNOLOGICA ALLA COMMISSIONE DIFESA: PREOCCUPATI PER I TAGLI DI BILANCIO

Il periodico AIRPRESS riporta nella edizione del 9 gennaio 2019 una interessante analisi sui tagli al bilancio della Difesa, che avranno certamente ripercussioni sull’industria.

Airpress riporta le preoccupazioni espresse durante una audizione della commissione difesa di Carlo Festucci, segretario generale dell’Aiad, la federazione che riunisce le aziende italiane dell’aerospazio, difesa e sicurezza. Si tratta di aziende il cui fatturato nel 20127 ammontava a 16 miliardi di euro con sessantamila dipendenti

I 580 milioni di tagli per la parte Difesa e circa 180 milioni per quella relativa al ministero dello Sviluppo economico preoccupano fortemente gli industriali che producono tecnologie per le nostre forze armate, al punto tale che , col taglio dei programmi di sviluppo c’è il rischio “di non poter rispondere alle esigenze che le Forze armate di pongono”. Per non parlare degli impegni a livello europeo quali il Programma europeo di sviluppo dell’industria e Fondo europeo per la Difesa (Edf).

Per poter partecipare a quelle ed altre iniziative di ricerca, sviluppo e produziuone europee, ricorda Festucci, “ci vogliono risorse”.

La difesa resta l’unico grande settore in grado di esprimere altissima tecnologia, viste le profonde trasformazioni negative degli altri settori industriali italiani.

Oltre al personale qualificato, l’industria della difesa coinvolge un alto numero di piccole e medie imprese, che -secondo Festucci- risentiranno dei tagli, che comporteranno anche un accorciamento o cancellazione della filiera tecnologica di forntura-

Al decremento tecnologico, occupazionale ed industriale si associa una più grave conseguenza che colpirà le forze armate, le quali non potranno raggiungere gli obbiettivi di ammodernamento sperati. Un esempio per tutti: nel 2021 tutti i missili Aspide ( terra-aria) raggiungeranno il fine vita tecnologico, ma il piano finanziario non prevede investimenti per questa tecnologia, col rischio che l’ Italia possa rimanere senza difesa area”. Si tratta di “un problema del Paese, non dell’industria”.