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Pubblicato il 13/11/2018

MATTEO COLNAGO ANPDI MONZA A QUOTA 6473 ( HIMALAYA) IN SOLITARIA

E’ terminata il 5 Novembre nei migliori dei modi la spedizione alpinistica partita il 15 Ottobre organizzata ed effettuata dal par. Matteo Colnago e supportata dall’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia sez. Monza che ha visto la sua bandiera di sezione sventolare a 6473m in vetta al Mera Peak, una delle cime che compongono la maestosa catena Himalayana.
La sezione di Monza ha collaborato attivamente alla spedizione partecipando alla raccolta fondi iniziata dal par. Matteo Colnago in favore degli atleti di scherma paralimpica dell’Associazione Scherma Groane presso l’unita spinale dell’ospedale Niguarda di Milano.

La Spedizione è stata dedicata a loro, perchè è espressione di sacrificio e forza di volontà, ovvero elementi che contraddistinguono gli atleti paralimpici che attraverso lo sport ritrovano equilibrio psico-fisico e risorse caratteriali per contrastare e combattere la loro disabilità.

CRONACA
La spedizione in NEPAL ha avuto una durata di 20 giorni con partenza da Lukla dove è iniziato un impegnativo trekking di avvicinamento a Khare, località del campo base. Il trekking si è svolto lungo la Valle dell’Hinku, attraverso un sentiero proiettato in un territorio selvaggio reso ancor più austere dal notevole dislivello che veniva affrontato quotidianamente con picchi di circa 4000m di dislivello.

Il campo base composto da alloggi tendati assicurati con pietre ha permesso al Colnago di acclimatarsi con alcune escursioni condotte in quota per ridurre i rischi dell’ipossia dovuta alla carenza di ossigeno.

Lungo una via mista di ghiaccio e roccia si giunge al campo alto a quota 5800m, dove ha atteso le due del mattino di notte per l’”assalto” alla vetta preceduta da una lunga via che ha attraversato l’intero ghiacciaio con salite e falsi piani e passaggi tecnici in particolar modo presso l’anticima attrezzata in alcuni punti con corde fisse.

Alle ore 8.30 il tricolore della sezione ANPDI di Monza sventolava a quota 6473m., fatica e sofferenza sono state ricompensate dallo sguardo che abbracciava l’intera catena Himalaya. La linea sottile dell’orizzonte che delimita la curvatura della Terra era spezzata dall’imponente Everest con i suoi 8848m ed altre vette come il Lhotse, Makalu, Kangchenjunga, Cho-Oyu che sbucano tra le nuvole con le loro cime sopra gli 8000m.

Dopo 8 ore di discesa, si ritorna al campo base per poi procedere al rientro a Lukla lunga la stessa via in circa 5 giorni di trekking.

ALPINISMO E PARACADUTISMO – SPORT “VERTICALI” – FORZA DI VOLONTA’ E CAPACITA’ FISICA
L’alpinismo ed il paracadutismo rappresentano una disciplina sportiva completa sotto l’aspetto tecnico, fisico e mentale che permette di coltivare capacità ed attitudini di chi lo pratica, regalando progresso tecnico ma anche e soprattutto umano.

LA “FILOSOFIA” DEL GESTO ATLETICO
Paracadutismo e alpinismo condividono la verticalità degli spazi. L’atleta si avvicina allo spirito autentico dello sport spingendolo ad andare oltre il potenziamento fisico.
Ascesa ed ascesi:
La ascesi si raggiunge se l’individuo vive il gesto come una graduale liberazione, col necessario distacco e concentrazione, sia che si trovi nel vortice del flusso d’aria sia lungo una parete in alta quota . Si realizza quello spirito di ricerca interiore che già Socrate riassumeva in “Conosci te stesso”.
L’essere umano insegue l’istinto e la capacità di superare i propri limiti fisici e mentali. Le attività sportive aiutano questa ricerca.

Esiste un grande stadio fatto da montagne, valli, nuvole, tempeste, boschi, ghiacciai: tutti favoriscono la solitaria consapevolezza dell’atleta scalatore o paracadutista, che va incontro al suo destino di azione nel silenzio.