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Pubblicato il 18/09/2017

MAXI BOMBE A LEGNAGO: L’OTTAVO FA UN FIGURONE CON LA POPOLAZIONE E LA STAMPA

dipasquale
da ARENA di Verona del 18 Settembre 2017

«Tre, due, uno: fuoco!». Con quest’ordine secco, alle 13.45 di ieri, il colonnello Carlo Di Pasquale, comandante dell’ Ottavo Reggimento Genio Guastatori paracadutisti Folgore, ha ordinato ai propri artificieri di far brillare, nella golena di Volta Mira a Vigo di Legnago, la prima di due bombe aeree di fabbricazione americana, rinvenute lo scorso marzo nell’Adige, vicino al rione di Porto.Cinque ore più tardi, è stato fatto scoppiare anche il secondo ordigno, concludendo il «bomba day» in un solo giorno, contro i due inziialmente previsti. La «maxi evacuazione» che dalle 7,30 alle 17,40 di ieri ha coinvolto 10mila residenti di Legnago e dei rioni di Porto, Casette, Terranegra, Vigo e Canove, si è svolta come da manuale, o quasi.Visto il ritardo con cui una manciata di abitanti del centro ha lasciato la propria casa nella zona Rossa, compresa nel raggio di 800 metri dal luogo di ritrovamento delle bombe i militari della caserma Briscese hanno dovuto iniziare il disinnesco alle 9.51.

Da Livorno è giunto pure il generale Rodolfo Sganga, comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, che ha seguito le operazioni fino al primo brillamento.

Dal canto loro, i palombari del Gruppo operativo subacquei e incursori della Marina Militare, distaccati al nucleo Sdai di Ancona, hanno recuperato dall’acqua i due ordigni da 454 chilogrammi ciascuno e risalenti alla Seconda guerra mondiale.Per tutta la giornata, coordinati dall’Unità di crisi allestita nella palazzina operativa di via Olimpia, 350 addetti di Protezione civile, forze dell’ordine, vigili del fuoco, oltre a soccorritori, volontari e tecnici di vari enti hanno cooperato per la buona riuscita della mobilitazione.Entro le 8.30, seimila residenti dell’area Rossa e di quella Arancio, quest’ultima compresa nel raggio di un chilometro dall’area di brillamento di Vigo, hanno lasciato i loro alloggi, trasformando le vie cittadine in un deserto.

Ai restanti quattromila abitanti della zona Gialla, compresa tra gli 800 e i 1.200 metri dai due ordigni, è stata concessa la possibilità di rimanere barricati in casa, lontano da finestre e vetrate.La rimozione della spoletta del primo ordigno, sulla riva dell’Adige, si è conclusa alle 12.35. I militari, dopo aver caricato la bomba su un automezzo, sono stati poi scortati dai carabinieri della Compagnia di Legnago, coordinati dal capitano Lucio De Angelis, fino alla zona golenale dove, in precedenza, era stata allestita una buca profonda tre metri per il brillamento. Il convoglio, per raggiungere Volta Mira, ha attraversato Porto e, nel capoluogo, Ponte Principe Umberto e le vie Frattini e don Minzoni, prima di proseguire lungo l’argine destro dell’Adige.Alle 13.45, la detonazione, udita anche nel centro cittadino, ha sollevato un cumulo di terra per tre metri di altezza, confermando il potenziale letale dell’arma. Quindi, il personale della «Folgore» ha iniziato a lavorare sul secondo ordigno. Tolto l’altro innesco, la bomba è stata condotta in golena. Tutto ciò ha permesso di riaprire l’accesso alle zone Gialla e Rossa fin dalle 16.20, mentre l’elettricità è stata ripristinata in tutte le zone della città.

I 300 abitanti della zona Arancio hanno invece dovuto attendere lo scoppio finale, avvenuto alle 17.40, prima di rincasare. La circolazione dei treni, sospesa fin dal mattino, è ripresa regolarmente.«Erano due ordigni molto vecchi», ha commentato il colonnello Di Pasquale, «e il primo, che abbiamo potuto esaminare soltanto una volta riemerso dall’acqua, ci ha impegnato di più, anche se tutto, alla fine, è filato liscio».«Tranne qualche sporadico caso», rimarca il viceprefetto aggiunto Teresa Inglese, «l’operazione di evacuazione della popolazione è riuscita in pieno».«Il tempo sereno», sottolinea il sindaco Clara Scapin, «ed il coordinamento tra tutti gli enti coinvolti ha permesso di portare a termine la messa in sicurezza prima del previsto». Anche l’attività sanitaria, nonostante il blocco degli accessi all’ospedale Mater Salutis nelle fasi di disinnesco, è risultata nella norma .Le persone curate al punto medico allestito a San Pietro sono state una quindicina, ed altre 10 quelle che si sono recate autonomamente al Punto sanità di Bovolone. Due anziane con problemi cardiaci, infine, sono state soccorse e ricoverate all’ospedale di Borgo Trento.