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Pubblicato il 05/01/2018

MUSEO EGIZIO DI TORINO APERTO AGLI ARABI: FARAONE CI SARA’ LEI!

di Corrado Corradi
Leggo dell’iniziativa torinese di concedere alle coppie con carta d’identità araba due biglietti al prezzo di uno per accedere al museo egizio.
Tale iniziativa, dettata forse da una volontà di avvicinare una specifica etnia (quella araba) ad un museo che tratta argomenti attinenti a quella etnia (niente di più falso perché l’Egitto del museo egizio è un Egitto prevalentemente greco e non specificatamente arabo) testimonia dell’ignoranza che alberga nelle testoline di chi è preposto a gestire la cosa pubblica.
Mi sembra di capire che questi mentecatti (absint iniuria verbis ma, sinceramente, non trovo altra espressione per indicare colui il quale ha la mente ristretta) non han capito che cosa sia un arabo; mi spiego:
– un arabo non è necessariamente musulmano (come si evince sulla foto del cartellone che pubblicizza quell’intelligente iniziativa in cui si vede la donna con il capo coperto da un elegante hijab)
– vi sono numerosissimi arabi cristiani, basti pensare ai libanesi, ai siriani, ai giordani, agli iracheni, ai palestinesi, agli egiziani stessi;
– il sudanese che storicamente con l’Egitto ha qualcosa da spartire, deve pagare il biglietto intero perché è numida e non arabo?

– E che cosa ne facciamo dell’etnia persiana (iraniana) che araba non è ma è musulmana sciita come musulmana sciita era la dinastia fatimide che per decenni ha imperato sull’Egitto? Li lasciamo fuori dal museo perché non sono arabi?
– E l’algerino kabilo o il libico berbero, possono accedervi a prezzo scontato pur non essendo arabi?
– Basta che la loro donna dimostri purezza islamica presentandosi sorridente con lo hijab?

Inoltre, dando per assodato che nel mondo arabo siano più numerosi i musulmani, si sappia che per il musulmano praticante il termine “faraone” è dispregiativo, infatti il Presidente egiziano Moubarak era definito faraone dagli islamisti militanti.

Non ho approfondito oltre alla lettura dell’articolo e coltivo la speranza che si tratti di una “bufala”, ma se la notizia fosse vera … una sana pernacchia spettini i responsabili di tale iniziativa.