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Pubblicato il 12/02/2019

OFFENDE I SOLDATI DELLA PRIMA GUERRA. DOPO LA MULTA LE GIUSTIFICAZIONI ALTRETTANTO OFFENSIVE

IL RESTO DEL CARLINO
MACERATA PRIMO PIANO pag. 5
«Bastava dire ragazzi sfortunati»

Giovane multata, l’avvocato Valori: strappati alle famiglie e buttati al fronte

«Bastava dire ragazzi sfortunati» Giovane multata, l’avvocato Valori: strappati alle famiglie e buttati al fronte
di PAOLA PAGNANELLI

«QUATTRO sfigati morti in guerra»: così una 22enne maceratese ha liquidato il sacrificio di uomini e di suoi coetanei nella Prima guerra mondiale. Una leggerezza che le costerà 103 euro, perché i carabinieri l’hanno multata. È successo l’altro giorno. I carabinieri del Nucleo radiomobile erano intervenuti per una rissa in strada. Per capire cosa fosse successo, hanno chiesto le generalità ai presenti, così da sentirli in seguito. Tra loro c’era la 22enne, che ha detto di abitare «a Macerata, in via 223° Fanteria, quattro sfigati morti in guerra». I carabinieri non hanno apprezzato queste parole, le hanno ricordato che i soldati di quel reggimento, appartenente alla brigata Etna del Regio Esercito italiano, erano morti durante la Prima guerra mondiale sul Carso, e il loro sacrificio era stato riconosciuto con una medaglia d’argento al valore militare. La ragazza dunque è stata sanzionata per oltraggio ai defunti con la multa da 103 euro.

«Eppure – commenta l’avvocato Federico Valori – quei soldati, contadini costretti ad andare al fronte, non credo si sarebbero offesi nel sentirsi chiamare sfigati, nel senso di sfortunati. E lo dico pensando anche al mio bisnonno, Cesare Cicconi, morto a Caporetto». Ma la frase è offensiva nei confronti di chi ha sacrificato la vita al fronte. «Non conosco il tono con cui è stata pronunciata, e non posso dire quali fossero le intenzioni di chi l’ha pronunciata. Ma a leggerla, non mi sembrano parole così offensive. Basta mettere l’aggettivo sfortunato al posto di sfigato, parola dallo stesso significato ma di uso giovanile. E quei ragazzi morti ammazzati in guerra si possono definire sfortunati. Forse, più che offendere i morti, questa ragazza ha contestato la retorica vuota intorno a quei morti». In che senso retorica vuota? «La celebrazione dei caduti diventa retorica vuota e irriguardosa quando viene applicata in modo formale. Se si parla degli eroi di Vittorio Veneto senza dire come avessero vissuto negli anni precedenti, si fa retorica. La Prima guerra mondiale non è la quarta guerra di indipendenza, fu una tragedia immane, la prima guerra di massa combattuta con tutte le potenzialità del capitalismo. Quella guerra ha ristrutturato le forme del potere come le avevamo conosciute fino ad allora, vennero fuori il nazionalismo e il socialismo, alcuni Stati scomparvero. Non dobbiamo pensare all’eroe risorgimentale. Cesare Cicconi, il mio bisnonno, era un contadino analfabeta di Capodarco di Fermo, costretto ad andare in guerra e morto a Caporetto senza sapere né perché né per chi, lasciando due figli piccoli e la moglie che non sapeva cosa fare». Dunque la multa le sembra eccessiva? «Se i carabinieri hanno colto nel suo tono sufficienza, forse sarebbe stato più utile dirle di cosa si stesse parlando, rimetterla a posto e rimandarla a casa. Anni fa, difesi alcuni ragazzi denunciati perché si erano arrampicati sul monumento ai Caduti per metterci non so cosa; il procedimento venne archiviato per mancanza dell’elemento soggettivo: quei ragazzi avevano fatto una sciocchezza, ma non volevano oltraggiare le istituzioni o i caduti. Le parole di questa ragazza più che offendere mi sembrano rispecchiare la realtà: quei soldati erano disgraziati strappati dai campi e dalle famiglie, che se cercavano di tornare a casa per i lavori venivano fucilati»