ADDESTRAMENTO

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Pubblicato il 19/08/2007

PATTUGLIA IN GUATEMALA



IN PATTUGLIA CON I PARA’ DEL GUATEMALA
Base Generale Felipe Cruz – Puerto San Josè – Aprile 2007

La mattinata se n’è andata nell’ennesimo ricondizionamento al lancio con corse, false carlinghe, cadute, torri ecc, il tutto in un clima tropicale, caldo umido all’inverosimile.

Il programma del pomeriggio prevede la partecipazione, in qualità di osservatori, ad una pattuglia impegnata in un’esercitazione di assalto ad una base di guerriglieri.

All’orario stabilito lasciamo la camerata e ci avviamo al punto di incontro con la pattuglia, al seguito dell’ufficiale responsabile del nostro gruppo.

Il sentiero rapidamente si immerge nella lussureggiante foresta tropicale fatta di alberi giganteschi, di una vegetazione di sottobosco impenetrabile, del canto di innumerevoli varietà di uccelli e dello strisciare di rettili allarmati dal nostro incedere.
A tratti il sentiero si allarga per lasciare il posto a qualche ostacolo di un classico percorso di guerra.

Ci guardiamo intorno nel vano tentativo di individuare un qualche rumore, un movimento che ci permetta di scorgere una presenza umana.
Una piccola esplosione ed alcuni colpi a salve ci danno il benvenuto mentre uno snipper scende rapidamente in corda doppia dall’albero su cui era appostato ed un altro paio si materializzano dal margine del sentiero per sparire nuovamente nel folto della foresta dal lato opposto. Pezzi di foresta in movimento.

Un tenente dei Kaibil in assetto di guerra ci conduce nell’anfiteatro della compagnia “Pentagon” nel cui centro è stato predisposto un plastico raffigurante il teatro di operazione.

Ad un richiamo del tenente, dalla foresta circostante esce correndo la pattuglia che eseguirà l’atto principale della manovra e velocemente si ammassa intorno al tavolo del breafing.
Con tono pacato ma perentorio ed un’espressione del viso impassibile il tenente illustra il piano dell’operazione, nel silenzio più completo.

L’obbiettivo è un accampamento di guerriglieri segnalato da una pattuglia di esploratori.

La squadra che avrà l’onere di portare l’attacco seguirà un percorso di avvicinamento diretto sotto la copertura dei tre snipper che avevamo incrociato al nostro arrivo. Altre due squadre sono già in viaggio su percorsi più larghi con il compito di cinturare l’accampamento avversario, con una manovra a tenaglia, al fine di impedire eventuali fughe di guerriglieri e di intervenire nell’assalto in caso di necessità.

Una quarta squadra seguirà quella di attacco con il compito di supporto tattico e retroguardia anche finalizzato al recupero ed esfiltrazione di feriti e prigionieri. Gli osservatori procederanno su un sentiero parallelo a quello di attacco.

Inizia l’operazione. I componenti della squadra di attacco si muovono nel folto della foresta in silenzio assoluto, gli unici rumori che si sentono sono quelli della foresta ed i nostri che procediamo sul sentiero.

La loro mimetizzazione fatta di frasche ed arbusti direttamente prelevati dalla foresta li rende invisibili già a 10 metri. Solo il movimento ne indica, ad una attenta osservazione, la presenza.
Sono trascorsi quindici minuti dalla partenza quando una forte e ravvicinata esplosione a terra squarcia la serenità della foresta.
Istintivamente mi inginocchio con un fastidioso ronzio nelle orecchie.

Per un periodo che non saprei quantificare, una manciata di secondi, forse dieci o quindici, che però paiono non finire mai, la foresta cade in un silenzio irreale, anche gli uccelli tacciono.

Poi improvvisamente un urlo disumano squarcia il silenzio.
E’ il grido di dolore di un ferito verso il quale stanno già accorrendo gli elementi della pattuglia più vicini. Il grido lentamente si trasforma in un rantolo a tratti coperto dalle voci dei soccorritori che si prodigano per i primi soccorsi.

Il ferito viene portato sul nostro sentiero su un’improvvisata barella mentre alla squadra di supporto vengono trasmesse via radio le coordinate per il recupero.

Quello che vediamo è brutale, ha l’effetto di un pugno nello stomaco.

Il ferito si lamenta appena mentre un fiotto di sangue, che ne ricopre il corpo, gli esce dalla bocca.

Una gamba è intera ma la seconda appare troncata sotto il ginocchio dove spunta un troncone di osso, apparentemente ciò che resta di una tibia.

La scena pare assolutamente reale, anche se la “ragione” è li a tentare di ricordarci che stiamo osservando un’esercitazione.

Abbiamo appena visto un uomo vittima di una mina sulla quale ha perso parte di un arto, gli uomini della squadra intervenire per portare i primi soccorsi ed il conforto possibile in una simile circostanza, quelli della pattuglia di supporto rientrare rapidamente alla base con il ferito.

Una modalità di esercitazione in cui la finzione si confonde con la realtà. Gli uomini della pattuglia in esercitazione hanno visto e provato un fatto tanto simile al vero da sembrare vero. Sicuramente non saranno impreparati quando si troveranno ad affrontare una analoga tragica realtà.

Dopo aver consegnato il ferito, la pattuglia procede verso l’obbiettivo.

In prossimità dell’obiettivo la squadra si predispone per l’attacco. Il comandante comunica via radio le coordinate del campo dei guerriglieri e dopo un paio di minuti deflagrano alcune cariche a simulare i colpi di obice da 105.

Il nome della compagnia “Pentagon”, urlato dall’ufficiale, è l’ordine di attacco che scatta fulmineo. Il sottobosco nelle vicinanze del campo si anima, tra raffiche di armi automatiche e scoppi di granate. A colpi di carabina e di machete gli assaltatori fanno strage dei guerriglieri scampati alll’ariglieria. A quanto pare l’operazione non prevedeva la cattura di prigionieri.

I nemici sono neutralizzati e l’accampamento viene rastrellato e bonificato, quindi ad un successivo ordine del comandante di squadra, nella radura dell’accampamento si materializzano, apparendo dalla foresta, i componenti delle due squadre di supporto.

L’operazione è conclusa.

In una radura adiacente, al riparo di due capanne dal tetto di palma, ci attende un rinfresco a base di latte di cocco e manghi che la natura generosamente mette a disposizione in questo angolo di paradiso che è la foresta tropicale.

Consumiamo il rinfresco in compagnia di questi ragazzi, giovani di leva, volontari nella Brigata Paracadutisti del Guatemala che si addestrano con impegno e dedizione, al comando di ufficiali forgiati nei reparti Kaibil, il corpo di elite dell’esercito del Guatemala.

Divido con vero piacere il mio cocco con il “ferito”, che per l’occasione è tornato a camminare su entrambe le gambe e mi sorride divertito mostrando i denti ancora colorati di rosso.
Lo ritroveremo in decollo il giorno successivo, probabile premio per la superba interpretazione.