OPINIONI

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Pubblicato il 28/11/2006

PITTILANCIO: ESAME SERIO


par. Nicola Ronzoni

Credo che la rubrica pittilancio, piuttosto che ra(i)mbilancio, sia una delle più esileranti che un esuberante redattore abbia mai creato.

La poco velata ironia e la soverchia attenzione per la forma induce, in un certo qual modo, a porsi degli interrogativi fondamentali al confine della pura speculazione. Nel nostro caso si tratterrà di erudita ricerca del sinolo o più semplicemente all’osservatore gli prillano gli attributi di fronte a cotanta sfrontatezza registrata per il nostro sollazzo.

Ammesso e non concesso che l’assenza di forma, se non il poliformismo, sia un lusso concesso solo agli dei, dobbiamo decidere cosa farne del nostro abito e quale sia la sua funzione in rapporto alla attività che stiamo per compiere.

Da dove iniziamo e che materiale vogliamo utilizzare per questa breve dissertazione? Mi avrebbe fatto piacere sviscerare il ragionamento sulla base di seria documentazione riferentesi al trofeo San Martino, recentemente svoltosi nel vicino Ticino. Ma un reticente articolista parco nella fotografia e la presenza nell’organizzazione di un Elvetico quanto inappuntabile amico e socio, non mi forniscono sufficienti dati.
Ed allora non mi rimane che spaziare, per rimanere nel nostro orticello, alle numerose manifestazioni che ci accolgono con labari e quant’altro.

– Il piùcheperfetto, con simpatia e senza ironia.

Vestito impeccabilmente con uno spezzato, giacca blu e calzoni grigi ai quali si devono accompagnare scarpe rigorosamente nere (non sia mai che le mettiate marroni!!!). Basco amaranto senza patacchine da americano o alpino, comprensive dei mille raduni nei quali si è partecipato, brevetti e brevettini nastrini e prime comunioni del nipote. Insomma tutto quello che rende il basco un po’ più simile ad un oggetto natalizio che ad altro. Lo stesso dicasi della giacca la quale deve comprendere solamente lo scudetto dell’associazione e non sembrare la svendita di un bazar. Questa è la corretta rappresentazione di quello che dovrebbe indossare un dirigente in manifestazioni ufficiali.
Funzionale all’istituzione.

 Il guerriero.

Anarchia e abbigliamento allo stato brado o bradipo da combattente di qualsiasi era geologica, pur essendo congedato da oltre 20 anni. Si mette in perfetta tenuta da combattimento con significativo avambraccio in evidenza anche in pieno inverno, rischiando la polmonite fulminante (se esiste), o con fiera panzetta in escrescenza, con voce roca alla testa dei suoi uomini guidati per le vie dei centri abitati (notoriamente pullulanti di nemici) lanciando di quando in quando il grido di battaglia al quale risponde subitaneamente la legione. Se si tratta di una sfilata storico didattica, volta ad illustrare ai civili i vari stadi del paracadutista, può avere un senso.
Funzionale a nulla.

 Il guerriero vetrina.

Vestito impeccabilmente in tuta da combattimento (ultimo modello) anche e/o solo per andare a trovare gli amici quando un comune mortale da un pezzo si sarebbe cambiato e prima lavato; ci dorme pure con un pigiamino pezzato. Prodigo di racconti ed aneddoti illustra la situazione geopolitica attuale, oltre agli sviluppi prevedibili ed auspicabili. Darebbe un figlio (non il suo ovviamente) per una missione, comodamente aviotrasportato, comodamente autotrasportato, bellissimo nella desertica con un tocco di polvere sugli stivaletti per dare un senso di vissuto, sempre impegnato in “briffing”, che una volta si chiamavano riunioni. Ti incontra e saluta se è da solo, quando spunta una stelletta scompare nell’empireo lasciandoti nel purgatorio dove ti ha collocato e dove, dall’alto, ovviamente non ti può vedere.

Funzionale a se stesso.


 Il guerriero vero.

Non lo vedi nelle manifestazioni e se lo vedi, soprattutto in divisa, è perché glielo hanno chiesto come favore o comandato. Se in divisa la porta con orgoglio ma con molta modestia, senza atteggiamenti, senza fronzoli, senza ostentazione, quasi sembra goffo. Ti avvicini e ci parli, lo saluti anche se non lo conosci, un po’ lo imbarazza, ed in cuor tuo lo ringrazi perché è il migliore ed il meglio. Se poi viene in borghese, spoglio anche di quella patina di ufficialità che una divisa impone, scompare quasi. Questa è la sua grandezza, la sicurezza di essere senza doverlo dimostrare.
Compendio di funzione e sostanza.

 Il congedato verace.

Non gliene frega nulla dell’abbigliamento, non ha un ruolo istituzionale che lo imponga, viene solo per stare in compagnia di chi ha condiviso la sua stessa esperienza. Si mette il suo basco e con un po’ di disordine e poca disciplina è contento di ripercorrere i suoi ricordi. C’è quello che si mantiene in forma con strenui esercizi fisici, c’è quello che si sforma con strenue tavolate imbandite, quello che a quaranta ne dimostra sessanta e l’inverso. Ognuno con il suo carattere e con i suoi spigoli, ognuno, in fondo, partecipe di una scelta comune. Certo, come non riconoscerlo, il tempo poi lo ha cambiato, a volte modellato o sfondato, la vita – si sa – non è uguale per tutti e non con tutti è benevola. Ma in un determinato frangente scelse di essere volontario, scelse senza costrizione e senza un reale tornaconto, volle il lancio e volle quel brevetto che distingue non per il lancio in se, ma per come fu ottenuto e per quello che ne è seguito. Fu una scintilla per tutti che nella molteplice rifrazione di uno specchio scheggiato che ci rappresenta accomuna ciascuno nella esperienza del servizio di leva.
Funzionale alla simpatia.


 Quello che se le cerca.

Racconta la cronaca che un giorno un gruppo di soci venne aggredito in quel di … notoriamente città che non gradisce il paracadutista per vari motivi e pretesti, non ultimo una sbagliata quanto deviata e deformata identificazione politica dello stesso. In questo crogiolo di centri sociali i nostri amici pare che si presentarono con stivaletti da lancio, calzoni della verde non so se infilati in detti stivaletti e maglietta nera. Come una zecca nella banca del sangue.
Funzionale ad una sana randellata.

Altro ancora ad una prossima puntata…

Cordialità