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Pubblicato il 15/05/2018

RASSEGNA STAMPA- A VICENZA SI PARLA DELL’ ARDITO CARLO SABATINI – IN CINQUE ESPUGNARONO IL MONTE CORNO BATTISTI

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foto sopra: il Tenente Sabatini – secondo da sinistra- con tre dei suoi quattro arditi , dopo la conquista del Monte Corno. Il quarto era in ospedale a causa delle ferite riportate.
Sotto: in primo piano

Il diario del tenente degli arditi Carlo Sabatini è diventato il libro “Carlo Sabatini – Diario di Guerra 1915-19”, pubblicato dalla famiglia Sabatini e curato da Roberto Roseano, già vincitore del 50esimo premio “Acqui Storia” con il romanzo “L’Ardito”

Il Giornale di Vicenza
sezione: CULTURA data: 15 maggio 2018 – pag: 47

GRANDE GUERRA. Il diario curato da Roseano

Il tenente Sabatini tra gli “Arditi” del Monte Corno

Il 13 maggio 1918 con 5 soldati vendicò la morte di Battisti e Filzi

Cinque arditi scalarono il 13 maggio 1918 la parete a picco di Monte Corno Battisti, sul Pasubio, così chiamato perchè tra quelle rocce venne catturato Cesare Battisti il 10 luglio 1916.

Ebbero la meglio sull’intero presidio austro-ungarico di 26 uomini che dominava la vetta.

Ideatore e realizzatore di quella impresa fu Carlo Sabatini, tenente del III Reparto d’assalto. Il suo diario è diventato un libro “Carlo Sabatini – Diario di Guerra 1915-19”, da poco pubblicato dalla famiglia Sabatini e curato da Roberto Roseano, già vincitore del 50esimo premio “Acqui Storia” con il romanzo “L’Ardito”.

Il volume narra le vicende belliche dell’ufficiale di Alessandria con la brigata “Casale” sul fronte di Gorizia e poi con i mitraglieri della brigata “Brescia”. È incentrato sulle azioni condotte con gli Arditi, di cui fu uno dei primi volontari nella scuola d’assalto di Sdricca di Manzano. Tra le sue fila spiccava l’audacia dei reparti d’assalto, i cosiddetti Arditi, truppe addestrate ad eseguire colpi di mano e guidare gli attacchi a colpi di pugnale e bombe a mano. Una delle loro imprese epiche fu la conquista del Monte Corno, irto di mitragliatrici incavernate e osservatorio sui movimenti delle nostre truppe in Vallarsa. Circa due anni prima, 10 luglio del 1916, tra quelle rocce erano stati catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, dopo l’assalto al battaglione alpini “Vicenza”. Nella primavera del 1918 la conquista del Monte Corno era diventata una priorità per i comandi italiani, sia per l’elevato valore simbolico, vendicare i due martiri, che per una ragione strategica.

L’azione venne affidata al III Reparto d’assalto (dal 20 maggio rinumerato V). Gli Arditi attaccarono all’alba del 10 maggio, riuscendo ad espugnare numerose trincee. La vetta, però, rimase nelle mani del nemico, che dall’alto impediva ogni movimento alle nostre truppe. La soluzione allo spinoso problema venne proposta dal tenente Sabatini, nato ad Alessandria nel 1891, comandante della terza compagnia del III Reparto d’assalto. L’idea era semplice e audace al tempo stesso: raggiungere la vetta dal lato in cui gli austro-ungarici si sentivano più protetti, una parete di roccia friabile alta 50 metri e quasi a strapiombo. Alle 15 del 13 maggio 1918, avvalendosi di una rudimentale corda, Sabatini cominciò ad inerpicarsi assieme ad altri quattro uomini, seguito dagli sguardi e dai binocoli dei militari italiani. Giunti in vetta diedero l’assalto. Grazie al fattore sorpresa ebbero la meglio sull’intero presidio, conquistando finalmente Cima Battisti. Dal diario di guerra del tenente Sabatini leggiamo: «Mi alzai in piedi lanciando gli altri petardi, poi sparai revolverate finché ebbi pallottole nella pistola, infine diedi mano a pugnalare. I miei compagni fecero lo stesso. Reagirono gli Austriaci; ne sbucarono un’altra decina dalle gallerie, gridò parecchi ordini il loro ufficiale, ma fu tutto inutile. Qualcuno volle arrendersi, morì lo stesso, qualcuno volle fuggire, cadde pei dirupi, e dagli osservatori li videro e videro la lotta. Ventisei erano, venti caddero uccisi, gli altri sei quasi tutti feriti discesero per le corde prigionieri. Fra essi l’Ufficiale con una pugnalata in un fianco, è un animale alto due metri che da solo avrebbe potuto lottare con tutti e cinque». I principali protagonisti di quell’audace impresa ottennero una decorazione sul campo, conferita il 21 agosto dinnanzi al re, ai generali Diaz e Badoglio, ad alte cariche militari e alle truppe delle due Divisioni d’assalto, comandate dal generale Grazioli. Alla presenza dei suoi genitori il tenente Carlo Sabatini ricevette la Medaglia d’Oro al Valore Militare motu proprio del re. ( foto sotto: il giorno della ocnsegna della onotificenza.
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