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Pubblicato il 12/09/2017

RASSEGNA STAMPA: APPASSIONATI RICOSTRUISCONO UN CARRO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

LA STAMPA del 12 Settembre 2017
Ricostruire ex novo il Fiat 2000 perduto
Ispirati da un nostro articolo, alcuni appassionati di veicoli storici varano l’ambizioso progetto

Carro M15 della Spa Militare

andrea cionci

Prendere spunto da un giornale e rimboccarsi le maniche per ricostruire, in dimensioni reali, il più grande carro armato della Prima Guerra mondiale. Sembra una follia, ma è successo proprio così: protagonisti l’articolo de La Stampa del 7 aprile scorso dedicato al carro armato Fiat 2000 e il gruppo di appassionati di veicoli storici Spa Militare, di San Marino.


Il parco mezzi della Spa Militare

Cuore e acciaio

L’associazione possiede già un carro medio M 15, un’autoblindo Ab 41 e un carro d’assalto L3, tutti modelli degli anni ’30-’40, perfettamente restaurati e funzionanti anche se – naturalmente -inoffensivi. Spa Militare restaura nella sua piccola, ma specializzata officina autocarri, autovetture militari e mezzi speciali delle due guerre mondiali prediligendo quelli di costruzione nazionale. Molti modelli della collezione sono pezzi rarissimi. Il varo dell’impresa di ricostruzione del Fiat 2000 è stato annunciato in esclusiva al nostro giornale con l’approssimarsi del grande raduno dei carristi che si terrà a Pordenone dal 29 settembre al 1° ottobre per celebrare i 90 anni della specialità che fu costituita ufficialmente nel 1927 col il Reggimento Carri armati.

«Da almeno vent’anni sognavamo – spiegano da Spa Militare – di ricostruire dal nulla un carro armato, ma quando abbiamo letto il servizio de La Stampa sul Fiat 2000 ci siamo finalmente decisi. Quello storico modello di carro compie il centesimo anniversario proprio quest’anno e vogliamo tentare di ricostruirlo in tempo per il novembre 2018, anniversario della Vittoria».

Il Fiat 2000 sfila per le strade di tripoli, 1919

Il gigante perduto

Il Fiat 2000 fu il primo carro armato italiano, una montagna di metallo costruita in due soli esemplari oggi irrimediabilmente perduti. Era il più grande e pesante fra i corazzati di tutti gli eserciti belligeranti nella guerra del ’14-’18 e fu il primo ad essere dotato di cannone in una torretta girevole. All’epoca, era decisamente innovativo anche se, in territorio alpino, avrebbe avuto vita dura con le sue 40 tonnellate di stazza e i suo 6 km orari di velocità media. La sorte dei due prototipi costruiti dalla Fiat è ormai stata chiarita: uno è sparito – chissà dove – nel deserto di Libia dopo aver partecipato alla campagna di Cirenaica del 1919-20 e l’altro, custodito in una caserma di Bologna, finì in fonderia subito dopo la guerra.

Fiat 2000, progetto

“Il carro dei folli”

Il gruppo di soci di Spa militare (che riprende il nome di un’antica fabbrica di mezzi pesanti poi confluita in Fiat) annovera imprenditori, funzionari pubblici, professionisti e ha già raccolto una quantità di fotografie e parte dei disegni costruttivi. Il motore già c’è: uno dei soci metterebbe a disposizione un “sei cilindri in linea” di derivazione aeronautica, originale d’epoca, che è pressoché identico a quello che venne usato per i due prototipi. Le maglie dei cingoli potranno essere fuse secondo i disegni ritrovati, mentre le corone (ingranaggi delle ruote motrici) saranno riprodotte con lastre d’acciaio intagliate al laser. Per quanto riguarda l’armamento, si procederà a realizzare simulacri, ovviamente inerti, del cannone da 65 mm – posto in torretta e delle ben sette mitragliatrici Fiat mod. 1914 in cal. 6,5 mm.

L’associazione ha anche già acquistato dal mercato antiquario il modello originale in scala 1/5 realizzato direttamente dalla Fiat nel 1917 che servì per la costruzione del carro armato. Tutto quello che non si riuscirà a reperire dai progetti originali, sarà ricostruito con il programma Autocad. I progettisti del gruppo sono già a buon punto.

«Vorremmo lanciare un appello – continuano da Spa Militare – a tutti coloro che possiedono foto e disegni riguardanti il Fiat 2000. In particolar modo, vorremmo chiedere alla Fiat di aiutarci nella ricerca dei piani costruttivi originaliprobabilmente ancora sepolti in fondo al loro vastissimo archivio».

Costo dell’operazione? Circa 300.000 euro, uno scherzo per un grande sponsor, un sforzo notevolissimo per l’associazione. Se il progetto andasse in porto, si potrebbe ridonare all’Italia uno dei pezzi di storia militare e industriale più importanti e interessanti, oggetto della curiosità degli appassionati del settore di tutto il mondo. Il mezzo si potrebbe poi ripagare tramite il noleggio per manifestazioni militari e rievocative, film, mostre e musei.

Dimostrazione con Fiat 2000 e Ft 17

Padri nobili

Tra i patron morali dell’iniziativa, il conte Filippo Bennicelli, 78 anni, discendente non solo del famoso Adriano detto il conte Tacchia, lo spiritoso e vivace personaggio romano di fine ‘800, ma anche del generale Alfredo Bennicelli che fu il vero padre del Fiat 2000 e, più in generale, del carrismo italiano.

Nel ’17, era capitano e aveva l’incarico di ufficiale di collegamento tra inglesi e francesi. Con mille difficoltà, riuscì a esaminare, in Europa occidentale, sia i carri alleati che quelli catturati ai tedeschi e prese parte, con i carristi francesi, alla battaglia della Somme. Qui rimase favorevolmente colpito dal loro carro Schneider CA1 di cui riuscì a far inviare un esemplare in Italia per valutare un acquisto. I cugini d’oltralpe furono però avarissimi: Su 120 carri che il governo italiano voleva comprare dai francesi, gli stessi concessero appena quattro Renault Ft 17. Così, Bennicelli, mentre seguiva la costruzione del Fiat 2000, organizzò una spettacolare dimostrazione con i corazzati appena comprati tanto da convincere le Commissioni ad acquistare la licenza dalla Francia per costruire 1400 copie italiane dell’FT 17, i Fiat 3000. Partiva così la storia del carrismo italiano.

«Ho un ricordo vivido dello zio Alfredo ricorda Filippo Bennicelli – era un gigante che ci aiutava a riparare i nostri giocattoli. Era una figura molto autorevole, ma anche dotato di una particolare dolcezza con noi bambini. Il progetto di ricostruire il Fiat 2000 onora grandemente la nostra famiglia».

Carro veloce L 333 della Spa Militare

Errori di valutazione

Nonostante l’impegno di Alfredo Bennicelli, finita la Grande Guerra, la specialità carristi non fu mai molto implementata dalle nostre alte gerarchie militari, purtroppo, va detto, con una certa miopia. L’orografia montana dei nostri confini settentrionali, non faceva supporre che, un giorno, cingoli italiani avrebbero dovuto solcare i deserti africani o le steppe russe. Pertanto, si puntò su carri armati piccoli e veloci che potessero percorrere le mulattiere alpine. Come upgrade del Fiat 300, furono prodotti in massa i carri leggeri d’assalto L3, quelli che vengono ancor oggi ricordati con un epiteto (che generalmente fa infuriare i carristi): le “scatole di sardine”. In realtà, si trattava di un progetto piuttosto valido, almeno per l’esplorazione. Leggero e veloce,con dimensioni paragonabili a quelle di un’utilitaria, l’L3/33 aveva due uomini a bordo, un pilota e un mitragliere. Poteva essere armato con mitragliatrici, lanciafiamme e poteva rimorchiare un cannoncino anticarro. In Etiopia, gli L3 svolsero egregiamente il loro compito, ma già l’anno dopo, nella Guerra di Spagna, il confronto con i carri pesanti sovietici – dotati di ben maggiore potenza di fuoco e corazzature più spesse – dimostrò l’obsolescenza della loro concezione.

Carristi della Divisione Ariete con carri M14

I carri M

Dal 1938 era stato messo in produzione il carro medio M 11/39 poi superato dai modelli M 13-14-15. Erano definiti “carri di rottura” in quanto dovevano servire per sfondare gli schieramenti nemici. Il calibro dei loro cannoni da 37 o 47 mm e le loro corazze rimanevano sempre, comunque, inferiori rispetto ai carri nemici. Solo il valore dei carristi italiani e la loro precisione nel tiro, mirato a colpire gli avversari ai cingoli, poteva ottenere qualche risultato. Purtroppo, il ritardato ingresso in servizio fece sì i carri M riuscirono ad essere finalmente impiegati efficacemente a massa solo a partire dal 19 novembre 1941. Un anno dopo, ad El Alamein, vale la pena di ricordare che ben due divisioni carristi del Regio esercito (la celebre Ariete e la Littorio) si fecero completamente annientare per salvare la ritirata del grosso delle fanterie dell’esercito italiano.

Un problema fu, per molto tempo, la mancanza di apparati radio. Gli ordini alle formazioni venivano impartiti con bandierine esposte in torretta: stop, via, destra, sinistra, rallentare, accelerare. Nel corso della guerra furono messi in progettazione anche un carro sahariano adatto alla guerra nel deserto e uno pesante, il P 40/26, questo prodotto, secondo fonti tedesche, in soli venti esemplari dopo l’8 settembre ‘43. Era un carro che si avvicinava ai T 34 sovietici, agli Sherman americani e ai Panzer IV tedeschi, ma non fece in tempo ad entrare in linea nei reggimenti italiani.

Brigata corazzata Ariete in addestramento, 2016

Il raduno dei carristi a Pordenone

Il raduno dei carristi previsto a fine mese nel capoluogo friulano (dove è di stanza la brigata corazzata Ariete) avrà un programma denso di appuntamenti. Il 27, inaugurazione di una mostra di modellismo in Corso Garibaldi; il 29 alzabandiera della manifestazione; il 30 una conferenza, moderata da Lieta Zanatta, sulle trasformazioni dell’Esercito più significative degli ultimi anni con la partecipazione di Toni Capuozzo, Fausto Biloslavo, Andrea Angeli. Le conclusioni saranno affidate a un ufficiale dello Stato Maggiore dell’Esercito che illustrerà le prospettive sull’impiego dei corazzati, visti gli attuali scenari internazionali. La giornata si chiuderà con un concerto della Fanfara dell’11° Reggimento Bersaglieri e la partecipazione di tre tenori del coro della Scala di Milano. Il 1° vi sarà lo schieramento dei Reparti in armi e lo sfilamento del Reggimento di Formazione dei “Carristi d’Italia” con tutte le associazioni afferenti. Come spiega il Gen. C.A. Salvatore Carrara, Presidente dell’Associazione Carristi: «Il nostro sodalizio si propone di tenere vivo nei carristi l’amore per la Patria, lo spirito di corpo, il culto delle gloriose tradizioni della specialità e la memoria dei suoi Caduti, di promuovere e cementare i vincoli di solidarietà fra tutti i militari in congedo ed in servizio della Specialità, assistere moralmente e materialmente i soci e le famiglie. Il raduno sarà anche l’occasione per ricordare il Gen. Enrico Maretti, carrista sapiente, eroe pluridecorato dell’Africa Settentrionale».

Replica russa di carro tedesco Tigre

Il raduno offrirà anche risonanza al progetto di ricostruzione del Fiat 2000, per raccogliere energie, fondi, documentazione tecnica e contributi vari destinati all’impresa. All’estero hanno già ricostruito ex novo alcuni carri armati rari, come avvenuto in Russia e in Belgio dove sono stati replicati fedelmente due modelli tedeschi, rispettivamente un Tiger e un Panther.

La ricostruzione filologica del Fiat 2000 sarebbe il primo caso in Italia e, con ogni probabilità, il primo al mondo per un carro della Grande Guerra.