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Pubblicato il 06/12/2017

RASSEGNA STAMPA: ARSENALE A CASA DI UN CONGEDATO DECEDUTO A 57 ANNI

La Stampa (Ed. Canavese)
sezione: Cronaca data: 06/12/2017 – pag: 51

Lo hanno trovato a San Benigno dopo la morte dell’uomo

Un’arsenale da guerra L’eredità ai figli dell’ex paracadutista

Amava gli aerei, le imprese belliche, la storia dell’Italia in guerra. Da giovane era stato un paracadutista della Folgore e suo padre, ritratto in vecchie foto in bianco nero, era stato in guerra e poi prigioniero degli americani. Sulla sua pagina Facebook, aveva pubblicato una foto di un Fal Mb59 – fucile che ha accompagnato generazioni di italiani nei mesi di «naia» quando ancora esisteva il servizio di leva – con un commento da militare nostalgico: «Un classico e sempre affascinante… In tutte le versioni».

Ma la passione per le armi e i miti bellici coltivati da Alfredo Boero, elettricista di San Benigno Canavese, manutentore all’aeroporto di Caselle, morto lo scorso settembre all’età di 57 anni, lo avevano portato ad accumulare un arsenale quasi tutto illegale. Lo hanno scoperto i familiari, dopo la sua morte, quando si sono rivolti in questura per capire che cosa fare di quella montagna di fucili, mitragliatori e pistole. Quando la polizia ha ispezionato il suo magazzino, in un cascinale isolato di San Benigno, ha trovato anche un chilo e mezzo di tritolo.

Un vero arsenale, quasi tutto perfettamente efficiente. Tra i pezzi sequestrati dalla Squadra Mobile, anche autentici esemplari da collezione, che hanno fatto la storia della Seconda guerra mondiale: come il mitragliatore Sten inglese, che ha accompagnato l’erercito Britannico dalla disfatta di Dunkerque alla rivincita dello sbarco in Normandia, o il fucile mitragliatore tedesco Pm 40. E poi anche kalashnikov, un M16 con silenziatore, razzi da mortaio, un Mg Browning calibro 50. Una montagna di munizioni di vario genere. Fucili a pompa, carabine. «Non è normale che un uomo solo, del tutto sconosciuto alla giustizia, avesse questo enorme arsenale illegale. Su queste armi dovremo fare accertamenti, per capire se sono state utilizzate in conflitti a fuoco» ha spiegato Marco Martino, dirigente della Squadra Mobile. «Non sappiamo se questa persona le teneva solo per sé o per altre persone». I familiari non sapevano nulla di quell’arsenale. «Papà era un cacciatore, ma era sempre impegnato, usciva poco di recente. Siamo addolorati» dice il figlio.