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Pubblicato il 13/02/2020

RASSEGNA STAMPA- IL TIRRENO PARLA DI PAOLO FILIPPINI CAMPIONE DI PARACADUTISMO

foto: archivio del nostro giornale – Paolo Filippini con la tuta del Team Folgore

Il Tirreno ed.
sezione: PISA-PONTEDERA data: 13/2/2020 – pag: 20

All’inseguimento di obiettivi sempre nuovi allenando se stesso

Paolo Fillippini, campione del mondo di paracadutismo, racconta come è diventato un “professionista del cielo”

il personaggioUna lunga carriera di impegno, determinazione e successi. Dove la passione per quello che si fa, unita alla competenza e al costante esercizio, hanno fatto e fanno la differenza. In una prospettiva di crescita continua dove ci si pongono sempre nuovi obiettivi, nuove sfide. Innanzitutto con se stessi. Paolo Filippini, paracadutista, campione del mondo, istruttore, recordman, è tutto questo grazie «al cuore e alla testa, che devono sempre lavorare insieme», come afferma lui stesso. Sarà tra i protagonisti dell’incontro di quest’oggi nell’ambito della rassegna MotivAZIONI. Da giovanissimo, subito dopo la scuola superiore, incontra il mondo del paracadutismo: diventa un parà nel 1981. Dal corpo militare si è congedato nel 2017. L’aria è, per così dire, la sua casa. L’attività sportiva (ben dieci titoli nazionali, due mondiali individuali e sette titoli iridati a squadre) e quella da istruttore sono due facce della stessa medaglia che hanno portato Filippini praticamente in tutto il mondo. Al suo attivo la realizzazione di veri e propri “eventi” dell’aria che nel dicembre 2019 lo hanno portato a realizzare un nuovo record nazionale di paracadutismo: Filippini si è lanciato da 2mila metri di altezza srotolando nel blu una bandiera tricolore grande 1.600 metri quadrati.«È vero, non mi fermo mai, mi pongo sempre nuovi obiettivi. E credo che questo accada per la passione che provo verso quello che faccio – spiega – È una cosa che ho sempre sentito mia, fin da piccolo, quella di cercare di superare i miei limiti, esplorare, imparare a fare cose nuove e più difficili, facendo sempre un passo dopo l’altro e sempre con poco. Credo di essere un professore in una materia non molto conosciuta che definisco “fare le nozze coi fichi secchi”, ovvero ottenere il massimo con poco. Lo facevo anche da piccolo, quando mi costruivo i giochi da solo, una esperienza che credo mi abbia aiutato a sfruttare la massimo le risorse, comprese le mie potenzialità e capacità mentali e fisiche che non ritengo siano eccezionali: diciamo che ho saputo dare fondo alle mie possibilità di miglioramento, ho cominciato presto ad essere allenatore di me stesso». Un allenamento costante, una preparazione meticolosa di ciascun passo verso il raggiungimento dell’obiettivo. E all’orizzonte ce ne sono altri, per Filippini, naturalmente ambiziosi. «Intanto continuare con le manifestazioni con l’ultima bandiera da 1600 metri quadrati che ho costruito in privato, da solo, in maniera per così dire home made – racconta il campione del mondo – una esperienza che mi consente di vedere in maniera privilegiata le bellezze di questo nostro Paese. Poi resta il mio impegno nelle gare: spero di confermarmi in Nazionale, ho una decina di gare in programma in giro per l’Europa e il sogno è di stare tra i più forti al mondo». — V.L.