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Pubblicato il 26/03/2020

RASSEGNA STAMPA- LA STAMPA DI TORINO E ALTRE TESTATE GIORNALISTICHE SOLLEVANO DUBBI SULLA REALE BUONA FEDE DEGLI AIUTI RUSSI

Da LA STAMPA del 27 marzo 2020

Come anticipato da La Stampa, si sono rafforzati i timori – sia nel governo sia in ambienti militari – che l’operazione di aiuti spediti da Vladimir Putin al Belpaese, dopo il colloquio con il premier Giuseppe Conte, si palesi infine anche come la spedizione di forze militari, tra cui un centinaio di specialisti in guerra batteriologica, medici sì, ma militari in divisa, molti con grado alto, e reduci da esperienza in Africa in teatri di azioni dove ha sempre operato anche l’intelligence estera di Mosca. Il contingente, atterrato a Pratica di Mare domenica, ieri ha proseguito il suo dispiegamento nell’area di Bergamo – la cosa è stata comunicata dai russi, e pubblicata dalla Stampa, ma non era stata riferita dalle autorità italiane. Mentre l’Italia era restata vaga sul tipo di forniture, ieri l’ambasciatore russo a Roma, Sergej Razov, ha spiegato: «In totale a Roma sono arrivati 15 voli speciali dell’aviazione militare di trasporto della Russia con gli specialisti, attrezzature e mezzi sanitari a bordo. Decisioni su voli speciali supplementari saranno adottate in base all’evolversi della situazione. In Italia sono stati inviati 122 specialisti, di cui 66 membri delle Forze di protezione dalle radiazioni, chimiche e biologiche (NBC)». Razov ha poi tenuto a dire che «l’aiuto gratuito fornito non è oggetto di mercanteggiamenti, “pagamento di conti” e via dicendo. Oggi su un autorevole quotidiano ho letto con notevole sorpresa che una parte significativa delle attrezzature e dei veicoli forniti dalla Russia non sarebbe necessaria e che la nostra assistenza sarebbe dovuta soprattutto a considerazioni di propaganda politica. Meglio sarebbe rivolgere tale domanda agli abitanti della città di Bergamo». La cosa però non dissipa i timori.
Il g enerale Marco Bertolini, ex comandante del Coi, il Comando Operativo di Vertice Interforze, e della Brigata Folgore, spiega con parole assai equilibrate la situazione: «Gli aiuti non si rifiutano, e è vero il detto che a caval donato non si guarda in bocca. Però bisogna stare anche molto attenti, il Mediterraneo, sia orientale sia centrale, è un terreno di lotta per l’egemonia, dalla Siria alla Libia. Bisogna evitare che una crisi di carattere sanitario diventi una vicenda politico-militare. Va bene se c’è un’offerta di aiuti, ma bisogna anche mettere dei paletti». In ambiente militare italiano, qualcuno dotato di una certa cultura storica si spinge a un ricordo, ovviamente slegat o dalla vicenda odierna, ma suggestivo: «La data con cui in genere si fa coincidere l’inizio dell’invasione sovietica in Afghanistan è il 25 dicembre del 1979, quando gli enormi aerei da trasporto sovietici carichi di soldati iniziarono ad atterrare nella base aerea di Bagram, poco lontano da Kabul. In quel momento Amin era ancora convinto che i sovietici fossero suoi alleati e accolse con gioia il loro arrivo: finalmente le sue richieste di aiuto erano state ascoltate. Ora sono cambiati i tempi e i modi, ma la sostanza resta la stessa».

da congedatifolgore: CHI SONO I MEDICI ARRIVATI
Ll gruppo – un centinaio di persone in tutto – è guidato dal generale-maggiore Sergey Kikot esperto nel campo della decontaminazione. Ha eseguito praticamente tutti i test per quanto riguarda l’organizzazione dei lavori in condizioni epidemiologiche complicate la diffusione dell’Antrace.

Tra gli specialisti c’è il tenente colonnello Gennadiy Eryomin che è scienziato leader del centro scientifico di ricerca, PhD in medicina. Esperto nel settore dell’organizzazione e realizzazione delle misure antiepidemiologiche. Ha una esperienza nella peste suina africana e afta epizootica.

Il tenente colonnello Vyacheslav Kulish, un altro membro del gruppo, è specialista contro agenti biologici virali. Ha partecipato all’elaborazione dei vaccini contro Ebola, medicinali antipeste. Ha esperienza nella decontaminazione durante le epidemie. Poi Alexander Yumanov, docente dell’Accademia militare di medicina. Ha lavorato a lungo alla realizzazione antiepidemiologica durante disastri naturali e situazioni d’emergenza dovuti a Ebola. Infine lo scienziato Alexey Smirnov autore più di 70 lavori scientifici dedicati alle ricerche nel campo di epidemiologia e la prevenzione delle malattie infettive.