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Pubblicato il 06/12/2018

SANTA BARBARA: LA FEDE E LA RAGIONE

di Gaetano Canetti

Per Santa Barbara, Mille bambini coi Guastatori: alcuni ragazzi che indossano con sommesso orgoglio i copricapi “fuori moda” degli Alpini, dei Bersaglieri, dei Paracadutisti e dell’Esercito Italiano tutto, questa invocazione di protezione nel titolo che non mi è sembrata una richiesta di maniera…

SANTA BARBARA- 1000 BAMBINI DAI GUASTATORI PARACADUTISTI

SANTA BARBARA PROTEGGI GLI ARTIGLIERI E I GUASTATORI PARACADUTISTI

Insomma, tutto ciò ci deve far riflettere.

Sì, tutto ciò ci deve far riflettere: sulla nostra società, sull’attuale eclissi del senso del Sacro, ma anche sulla veridicità storica della vita e della morte di Santa Barbara e non solo…

La Storia del martirio della Santa, che agli uomini (di Fede) medioevali sarà apparsa senz’altro di una solidità granitica, suona oggi a noi, uomini evoluti e post-cristiani, se non una barzelletta, quanto meno una bella storiella fasulla.

Noi ci crediamo.


Dalla nostra piccola ed umile esperienza di credenti (non creduloni…) e come dimostrano, per esempio, anche i recenti studi sulle reliquie dei Santi Ambrogio, Gervaso e Protaso, la storia dei Martiri quando approfondita va a risultare, alla prova dei fatti, sempre corretta.

Allora, proviamo ad usare la Ragione e prendiamo in esame anche solo una parte della vicenda storica che qui ci interessa: quella riguardante il trasferimento delle reliquie di Santa Barbara dall’Egitto a Costantinopoli ed in ultimo a Venezia nell’anno 1009.

Il trasferimento delle reliquie da Palestina ed Egitto (terra cristianissima prima dell’arrivo musulmano nella metà del VII secolo) riguarda una necessità ed un periodo storico ben preciso.

Nonostante la sequenza Giustino-Egitto-Costantinopoli-Venezia non risulti (almeno a noi) del tutto convincente, ebbene, la data del “1009”, fa sussultare chi ha una certa dimestichezza con la storia della Terra Santa.

Se tale risultasse l’anno del trasferimento a Costantinopoli e poi a Venezia dall’Egitto, legherebbe il racconto sulle reliquie e sulla loro venerazione (quindi su tutta la realtà della storia della Santa) ad una serie di vicende ben più ampia, solidamente documentata e lo collegherebbe alla urgenza, per uomini “Cristiani”, di salvare dalla distruzione reliquie Sacre proprio in quel preciso anno e proprio in quel preciso territorio.


Ecco perché.

Nel 878 sorse in Egitto una nuova dinastia di califfi sciiti che sottrasse a Baghdad (sunniti) il controllo della Terra Santa.

Il sesto imam fatimide Tariqu Al Hakim nel 1009 ha ventiquattro anni e regna sull’Egitto dal 996 cioè da quando ne ha soli undici.

Approfondiamone un attimo la storia e lo “stile” di comando.

Durante il suo regno diede ordine di uccidere tutti i cani de Il Cairo (il cane al pari del gatto è animale impuro per l’islam), vietò di mangiare uva e coltivarla (per impedire la produzione di vino bevanda vietata per l’islam), vietò il gioco degli scacchi, proibì di mangiare il crescione d’acqua e qualsiasi pesce privo di squame.

Visto che il suo ritmo di vita lo portava a stare sveglio di notte e dormire di giorno, impose, di punto in bianco, che tutti i suoi sudditi lavorassero di notte e dormissero di giorno.

A quindici anni, di persona con l’aiuto di uno schiavo, uccise il proprio troppo rigido precettore inoltre eliminò fisicamente, da solo, o fece fisicamente eliminare, da altri, quasi tutti i suoi visir oltre a molti alti funzionari di corte, poeti, medici e numerosi suoi familiari e ordinò che fossero tagliate le mani a tutte le schiave del suo palazzo.

Proibì ad ogni donna di uscire di casa e a tutti i ciabattini di confezionare calzature femminili (la donna è essere inferiore all’uomo per dettame coranico), era di conseguenza contrario ai bagni pubblici per le donne ma per rafforzarne il concetto, all’improvviso, fece murare l’ingresso dello “hamman” più frequentato, seppellendo vive tutte quelle che si trovavano al suo interno.

Iniziò una politica di forzate conversioni all’islam, che, solo nominalmente, sarebbero vietate dal corano.

Agli “Ahl al-dhimmah” (“gli uomini del Libro” cioè ebrei e cristiani cittadini di secondo livello approfondendo magari un’altra volta) oltre alle consuete e codificate per “sharia” umiliazioni civili, religiose e pecuniarie, impose ai cristiani di portare al collo una croce di due chilogrammi ed agli ebrei la scultura di un vitello di identico peso (riferendosi alla adorazione dell’idolo d’oro).

Infine, ecco cosa fece e la ragione per la quale rimarrà per sempre nella storia, nonostante, si badi bene, alcuni storici contemporanei lo definiscano “reggente illuminato”: nell’anno 1009 d.C. diede ordine di incendiare e/o confiscare tutte le chiese cristiane ed alla fine risultarono bruciate e devastate circa 30.000 chiese.

Tra queste chiese si rivolse espressamente e perentoriamente proprio contro la Chiesa più importante della cristianità di allora e di oggi: il Santo Sepolcro in Gerusalemme costruito da Costantino.

Ed ecco, con un filino di malcelato orgoglio, il cronista arabo dell’XI secolo Yahya ibn Sa’id al-Antaki:

Al Hakim ordinò al governatore della Palestina Yaruk di “demolire la chiesa (il Santo Sepolcro n.d.r.) e rimuoverne ogni suo simbolo, distruggendone ogni traccia e ricordo”. Inoltre, il figlio di Yaruk “rapinò tutti i sacri arredi che vi si trovano e fece abbattere la chiesa fino alle fondamenta, risparmiando ciò che era impossibile distruggere…”.

Per ben undici anni fu proibito ai pellegrini cristiani di visitare ciò che rimaneva in piedi e non era permesso nemmeno pregare tra le rovine (sarà vietato anche in epoche successive e comunque sotto pagamento di pesanti tributi che magari i poveri pellegrini arrivati fin lì non potevano nemmeno permettersi).

La notizia di un simile oltraggio sollevò un’ondata di rabbia in tutta il continente europeo (allora) cristiano, accendendo quei sentimenti che si amplificheranno negli ottanta anni seguenti con l’arrivo ed il dominio di Gerusalemme da parte dei Turchi sunniti e che porteranno alla Prima Crociata (presa di Gerusalemme anno 1099).

Ecco dunque spiegato il perché del “sussulto”: in quel preciso anno 1009 d.C. ed in quel preciso luogo l’Egitto, e le documentate ansia e la foga nel salvare le reliquie (o quanto si poteva di Sacro) dalla furia islamica.

Spiegazione soddisfacente?

Nemmeno per sogno, vorremo saperne di più, ma vogliamo ragionarci su.

In ogni caso, non troveremo mai neppure la prova che Gesù è risorto da quella tomba racchiusa nel Santo Sepolcro: il nostro è il “Deus Absconditus”, che non ci darà mai la prova provata della Sua esistenza, proprio perché ci vuole liberi di credere e comunque mai sottomessi (muslim) a Lui.

Ricordiamo, inoltre, che neppure il Santo Sepolcro è il luogo “certo” della passione e deposizione di nostro Signore Gesù Cristo, ma solo altamente “probabile”, poiché il luogo dove sorge è stato ritrovato da Sant’Elena (madre di Costantino) su testimonianze tramandate in quella Gerusalemme del IV secolo distrutta definitivamente dall’Imperatore Adriano e divenuta “Aelia Capitolina” nel 134 d.C.

Chiedo a Marco Aldigeri, splendido novantaduenne, di suo fratello Vittorio, che fu Guastatore nel XXXI BTG. di Paolo Caccia Dominioni ad El Alamein:

“Dimmi Marco: Vittorio, nel maneggiare tutte quelle mine… Ti ha mai detto se ha avuto paura?”

Risposta: “Mah, sai, lui era un tipo tranquillo. E se a volte aveva paura, mi diceva che si metteva a cantare…”

Santa Barbara, Ti imploriamo: intercedi per noi presso Gesù, il Cristo, affinché conceda ai nostri giovani la Fede, la retta Ragione e faccia loro dono di quel canto.

Gaetano Canetti

Cara patria, già madre e reina
Di possenti magnanimi figli,
Or macerie, deserto, ruina,
Su cui regna silenzio e squallor;
Ma dall’alghe di questi marosi,
Qual risorta fenice novella,
Rivivrai più superba,
Più bella della terra, dell’onde stupor!

1846 “ATTILA” G. VERDI – T. SOLERA