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Pubblicato il 09/10/2018

SAVONA: PROTESTE PER LA LAPIDE VOLUTA DA ALBERTAZZI CHE CITA ANCHE LE CAMICE NERE TRA I COMBATTENTI

Savona. Una lapide posta al cimitero di Zinola elenca i reparti di savonesi che combatterono nella seconda guerra mondiale. Tra questi ci sono anche le Camice Nere, ma la sinistra vorrebbe togliere illoro nome dalla lapide.

Le Camicie Nere erano regolarmente inquadrate nelle forze armate ( ne erano la quarta forza). Cancellarle sarebbe stato un atto oltraggioso per le famiglie che piansero e piangono i loro cari caduti”, ha detto Enrico Albertazzi, presidente regionale della “Opera Nazionale per i Caduti senza Croce”, che così cerca di spiegare le ragioni che hanno portato l’associazione ad inserire anche il corpo della Milizia fascista nell’elenco delle forze armate citate sulla targa posizionata sabato al cimitero di Zinola.

La lapide è stata scoperta sabato mattina, alla presenza del sindaco Ilaria Caprioglio, del prefetto e delle altre autorità, all’interno del cimitero di Zinola, nel Campo “V” dei Valorosi, in una cerimonia promossa dall’Opera Nazionale Caduti Senza Croce, e si trova nel punto in cui una colonna tronca ricorda appunto i militari savonesi caduti o dispersi nel conflitto, le cui spoglie non sono mai rientrate in Italia. In quel punto da tempo si trova un piccolo complesso monumentale composto dalla colonna, da una teca che custodisce un albo con i nominativi dei caduti e, a lato, da una lampada sempre accesa. Sabato, grazie al progetto realizzato dall’Associazione, che si è fatta carico dei costi, alla colonna sono state affiancate due lapidi: una sulla destra con l’elenco dei teatri di guerra, e l’altra a sinistra recante l’elenco dei corpi combattenti. Tra questi ci sono, come detto, le Camicie Nere.

Albertazzi cerca di rispondere: “Il fatto che buona parte di loro [le Camicie Nere] partirono volontari per il fronte accresce l’apprezzamento per lo slancio con cui risposero alla chiamata della patria in armi. Persero la vita su vari fronti: in Africa settentrionale, nei Balcani, e in maggior numero sul fronte russo dove, una volta catturati e riconosciuta dai soldati dell’Armata Rossa la loro appartenenza al corpo delle Camicie Nere venivano immediatamente passati per le armi. Certo fu una guerra fascista ma anche una guerra italiana e italiani (fra questi le Camicie Nere) che morirono e italiane le famiglie che per loro trepidavano e che oggi hanno un campo dedicato ai loro cari (a tutti i militari savonesi caduti e in particolare a quelli dispersi, caduti senza croce) dove poterli piangere e ricordare”.