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Pubblicato il 04/07/2017

SEZIONE ANPDI DI VERRES: STORIA DEL BRIGADIERE CARABINIERE PARACADUTISTA TOMMASO BOGLIONE

Ci arriva dalla Val D’ Aosta il ricordo di due Leoni di El Alamein: un “Folgorino ed Carabiniere paracadutista, le cui immagini ed alcuni reperti facevano parte di una mostra allestita in occasione della ricorrenza del Check Point Pasta, celebrata a Verres il 2 Luglio 2017 con la partecipazione della MOVM Gianfraco Paglia-


Mar. Magg. Tommaso Boglione – 1906/1977

(Nel ricordo del figlio Giorgio)

E’ indubbiamente difficile parlare in modo oggettivo e credibile della figura e della vicenda umana del proprio padre; credo tuttavia di non discostarmi molto dall’opinione che di lui si fecero le tante persone che, per motivi di servizio, di amicizia o di semplice conoscenza, ebbero modo di incontrarlo, quando dico che fu essenzialmente un uomo coraggioso, di solidi principi, guidato nelle sue azioni da un innato senso della giustizia e per questo motivo spesso intransigente, soprattutto nei confronti di sé stesso e dei suoi figli, ma la cui intransigenza era di solito temperata da una grande umanità.
Con queste caratteristiche, cui soprattutto in gioventù si sommava anche uno spirito ribelle e avventuroso, non deve stupire la sua decisione di lasciare presto la famiglia, in quel di Cuneo, per intraprendere la carriera militare nel corpo dei Carabinieri e successivamente, all’inizio del secondo conflitto mondiale, di entrare come volontario, con il grado di Brigadiere, nel I° Battaglione Carabinieri paracadutisti.
Va comunque detto che la carriera delle armi non era cosa inconsueta nella nostra famiglia: entrambi i fratelli di mio padre fecero infatti scelte analoghe; uno come Sottufficiale dell’Esercito e l’altro, purtroppo scomparso in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale, come Ufficiale nella Divisione corazzata “Ariete”.
Il conflitto in Nord Africa costituì peraltro una svolta fondamentale anche nella vita di mio padre, in quanto su questo teatro di guerra si compì, nel dicembre del 1941, il destino del suo Battaglione, che proprio lì, dopo aspri combattimenti, venne quasi completamente distrutto.
Nonostante l’esito infausto di quella azione bellica, di essa mio padre fu sempre assai orgoglioso, anche se con noi si limitò a parlarne solo con brevi accenni, per quella sorta di modestia e pudore che spesso caratterizza chi compie gesti autenticamente eroici. Tanto che solo dalle parole scritte da uno dei suoi più cari commilitoni, Luigi Salvati, ho avuto modo, dopo la sua scomparsa, di apprendere l’effettivo svolgimento dei fatti che lo videro protagonista.
La testimonianza di Salvati è contenuta in una lettera da lui spedita nel 1976 alla redazione della rivista “Folgore”.
E’ uno scritto che mi ha molto colpito e commosso per la mancanza di retorica e per lo stile semplice ma efficace. Proprio per questi motivi ritengo anzi di doverlo riportare integralmente, in omaggio alla memoria di mio padre e di chi con lui condivise quei tragici eventi.
Tengo a precisare che varie indirette verifiche mi hanno consentito di accertare la sostanziale veridicità dei fatti narrati.

Scrive dunque Salvati:

“A distanza di 35 anni mi permetto di segnalare l’ultimo atto del giorno 19 dicembre 1941 del I Battaglione CC. Paracadutisti.
Il Sig. Comandante, Magg. ALESSI Edoardo, verso le ore 18,30 dispone il ripiegamento del reparto. Il Tenente GRILLI Lino al comando di 30 volontari resta sul posto per proteggere e consentire lo sganciamento del Btg.
Verso le 23, dopo aver consultato i due brigadieri comandanti di squadra, ed avendo assolto i compito ricevuto, decide a sua volta lo sganciamento. L’operazione riesce bene. Gli uomini salgono su di un camion “Lancia RO”, i due brigadieri dispongono i mitraglieri, in numero di quattro a difesa e si parte, certi di poter congiungersi al reparto. Giunti a pochi chilometri dal bivio per Cirene, boschi dell’Amluda, si fermano per prendere a bordo dei soldati sbandati; questi comunicano che la strada è presidiata da truppe inglesi.
Il Tenente e i due sottufficiali stanno esaminando la situazione quando uno dei soldati li apostrofa: “Voi siete carabinieri paracadutisti, cosa volete fare? Il vostro Btg. ha ingaggiato combattimento al bivio ed è stato distrutto”.
Un solo grido “Come loro così noi”. Risalirono sul camion e, poco dopo, all’altezza della casa colonica n. 80, furono investiti da un fuoco incrociato micidiale. Il combattimento fu breve e rabbioso. La zona era illuminata a giorno dai razzi. Gli inglesi, più volte, ordinarono la resa e la risposta fu sempre lasciata alle armi da fuoco. La strada era ostruita da due camion, ma continuarono a sparare finché in una breve pausa si sentì in un perfetto italiano: “Basta, cessate il fuoco, state ammazzando anche degli italiani prigionieri”. I superstiti, con la rabbia in corpo, dovettero arrendersi. E dopo, passata la terribile tensione, qualcuno si permise il lusso di piangere.
Ero con il brig. BOGLIONE Tommaso uno dei trenta.”

A questo episodio glorioso e cruento seguirono cinque lunghi anni di prigionia nei campi di concentramento inglesi, dapprima in Sud Africa e quindi in India.
Esperienza durissima, che tuttavia non valse a spezzare il forte carattere di mio padre, che al ritorno in Italia, nonostante l’età non più verde, trovò l’energia di costituire una famiglia e di riprendere con successo la sua carriera nell’Arma, infine conclusa con il grado di Maresciallo Maggiore e apprezzato comandante della Stazione di Aosta.
Dopo il pensionamento partecipò inoltre alla costituzione della sezione aostana dell’Associazione Paracadutisti d’Italia, di cui fu a lungo stimato e non dimenticato presidente. (=)
A proposito del suo periodo di comando ad Aosta mi preme sottolineare il fatto che, anche a distanza di molti anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1977, ho continuato a ricevere da tantissime persone sinceri attestati di grande stima per le doti di equilibrio, correttezza, umanità, competenza, onestà e giustizia di cui dette prova nello svolgimento del suo lavoro.
Il suo esempio, nonché i valori e i saldi principi in cui ha creduto, e cui anche io ho cercato di informare la mia vita e la mia attività di pubblico funzionario, costituiscono ancora oggi per me la sua eredità più importante, che spero di essere a mia volta capace di trasmettere a mio figlio.

Note del paracadutista Umberto Mattone:

Il ricordo del Maresciallo BOGLIONE è stato pubblicato nel libro “Soldats-I Valdostani nella 2^ guerra mondiale” edito nell’anno 2011. Inoltre è risaputo che nell’ambiente dell’Arma dei Carabinieri, del Paracadutismo Valdostano e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma coloro che conobbero il Maresciallo Tommaso BOGLIONE lo ricordano con stima. Chi scrive non ha avuto questo privilegio, ma si permette di sottolineare che le gesta compiute durante la battaglia di Eluet El Asel-Bivio di Lamluda dal BOGLIONE come da altri commilitoni, sarebbero state meritevoli di una decorazione al Valor Militare. Per vari motivi (verosimilmente dovuti alla prematura e mai ben chiarita scomparsa del Ten. Col. ALESSI ) vennero, invece, assegnate soltanto 5 Medaglie d’Argento (Carabinieri Giulio AMADEI, Mario BENNA ZENIT, Luca CARAVAGGI MAZZON, Antonio CELI e Alfredo MADAU) e 6 di Bronzo, di cui alcune alla memoria.