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Pubblicato il 28/10/2017

TARQUINIA, 16 MARZO 1942 CRONACA DI UNA GIORNATA DIMENTICATA

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” … TARQUINIA, 16 MARZO 1942″ CRONACA DI UNA GIORNATA DIMENTICATA

Sono trascorsi settantacinque da quel 16 marzo 1942 allorché si svolse il fatto più funesto della Scuola Paracadutisti ti Tarquinia quando per un incidente di volo perirono tra le fiamme dei loro aerei 19 giovani dei quali si desidera raccontare brevemente l’epilogo.

Gli Allievi presenti quella mattina erano gli Ufficiali ed i Sottufficiali idonei che avevano aderito al bando per essere selezionati a frequentare il 7° Corso Paracadutisti; provenivano da tutta l’Italia, da ogni zona d’operazioni e da ogni specialità del Regio Esercito. C’era in ballo l’Operazione C3 e nel Campo Scuola Paracadutisti l’attività era particolarmente frenetica. Questi uomini avevano già superato le rigorosissime selezioni mediche che li rendevano idonei innanzitutto alle prove di accertamento, il salto sul telo dalla Torre e il volo d’ambientamento: superate anche queste, sarebbero stati ammessi al durissimo corso di tre moduli che li avrebbe portati, dopo l’abilitazione ai lanci (ora brevetto), a entrare nelle nuove unità della 1^ Divisione Paracadutisti. Oltre agli Allievi Paracadutisti c’erano pure gli Osservatori d’Aereo dell’Esercito e il personale del ruolo naviganti dell’Aeronautica non più idonei al pilotaggio, che dovevano acquisire la competenza e i titoli per l’abilitazione al ruolo Direttori di Lancio infatti per l’invasione di Malta era prevista una formazione di 220 velivoli, necessari al trasporto dei Paracadutisti, per cui altrettanti tecnici dovevano appunto ricoprire il delicato incarico. Inoltre il direttore di lancio di ogni aereo capo formazione doveva essere anche qualificato osservatore per truppe paracadutiste. Erano i migliori, coloro che avevano deciso di lasciare le loro unità – con cui molti avevano già condiviso le fatiche del campo di battaglia – per una nuova ed esaltante esperienza. Gli Ufficiali del 7° Corso Paracadutisti, la maggior parte Tenenti anziani, molti già in nomina a Capitano, erano provenienti quasi tutti dal ruolo di Complemento; coloro che avessero superato il durissimo corso si sarebbero trovati ad assumere i comandi di Compagnia del costituendo terzo Reggimento della Divisione, il futuro 187°. Erano uomini già formati per il ruolo da ricoprire, sia per le personali esperienze di guerra (alcuni addirittura già veterani della campagna del ‘36), sia per le responsabilità ricoperte nelle rispettive attività che da civili avevano svolto come professionisti, funzionari, professori e altro.

Dopo alcuni giorni di pioggia, con un cielo sereno e un’aria frizzante e umida, lunedì 16 marzo 1942 di buon mattino iniziava per questi uomini, esaurite le formalità d’ingresso presso l’Aeroporto Americo Sostegni, la prima prova: il salto dalla Torre.

“ Quattro alla volta salirete fino al piano telo, gli altri a terra lo terranno teso. Si salta portando le braccia in avanti e le gambe a novanta gradi con il corpo. Non cercate di trattenervi, di attaccarvi ai tubi laterali, finireste fuori, da quell’altezza si muore! Chi sbaglia viene eliminato.” (G. Pinna, In battaglia nel deserto)

Coloro che avevano superato la prima prova dovevano cimentarsi nel Volo d’ambientamento

“[…] i voli di ambientamento si effettuavano con piccole “montagne russe” che a volte determinavano l’allontanamento del soggetto troppo emotivo. Ma nulla di esagerato”. (Dalla lettera del Pilota Amilcare Lazzari)

Tre apparecchi Ca 133, soprannominati sia la “Caprona” che la “Vacca”, erano pronti accanto all’hangar dove si erano sistemati Ufficiali e Sottufficiali sedendosi a terra perché indossavano il pesante contenitore del paracadute. Rimasero li seduti, in fila e divisi in squadre di nove persone ciascuna, in attesa del proprio turno d’imbarco. Il primo aereo, contrassegnato dal numero 22 sulla fusoliera (MM 60230), era pilotato dal Capitano Carlo Gerosa, gli altri due, il 7 (MM 60162) e il 14 (MM 60255), lo erano rispettivamente dai Sergenti Maggiori Giuseppe Palmisano e Giovanni Pinter coadiuvati a loro volta dal Motorista Aviere Scelto Giulio Mariani e dall’Aiuto Motorista Primo Aviere Baldassarre Stea. Vennero chiamati per primi i Sottufficiali che iniziarono a imbarcarsi, ma un contrordine li fece scendere per far posto agli Ufficiali: dovevano volare per primi in quanto più alti in grado.

Erano circa le dieci e un quarto. Gli istruttori avevano espletato le formalità presentando le liste d’imbarco presso un tavolino che fungeva da ufficio all’aperto ove venivano registrati i piani di volo; nell’aereo di Pinter salì la squadra coordinata dal Sottotenente Istruttore Giacomo Tudisco ed in quello di Palmisano la squadra del Tenente Istrittore Guido Verna.

Sono le dieci e mezzo. I tre aerei in formazione a cuneo, in testa il Capitano Gerosa con la Vacca 22 e gli altri ai fianchi, iniziarono a rullare sulla pista e decollarono dopo quattrocento metri virando a nord e prendendo quota in formazione a cuneo in direzione Montalto di Castro.

Raggiunto velocemente il sito, venne rotta la formazione e ogni pilota iniziò indipendentemente a far fare le montagne russe al proprio aereo. Quando, dopo le acrobazie di rito, il velivolo veniva stabilizzato, (all’interno) ogni istruttore faceva avvicinare un allievo per volta al portellone in posizione di pronti, cioè aggrappato con le mani ai bordi di questo, le gambe leggermente flesse e i piedi appena sporgenti nel vuoto. In tale posizione l’allievo doveva a comando guardare nel vuoto muovendo velocemente il capo da sinistra a destra e dall’alto in basso: chi titubava o accusava mal d’aria veniva scartato, e un medico attendeva gli Allievi dopo l’atterraggio per controllare e verificare (mentre scendevano dal portellone) se c’era qualche problema. Dopo che tutti gli allievi ebbero terminato la prova, ogni aereo autonomamente fece ritorno all’aeroporto Sostegni, in testa il Ca 133 numero 22, a seguire gli altri.

Mentre l’aereo del Capitano Gerosa era già atterrato, con un notevole anticipo, gli altri due aerei iniziarono la manovra in virata a sinistra poco prima delle undici, a una quota di 150 metri d’altezza e riducendo la velocità. La virata avrebbe permesso l’ingresso alla pista in sottovento dovendo atterrare con prua ovest provenendo da est. Il tratto di cielo era quello antistante la linea ferroviaria nella zona di Taccone di Sotto. Si trovava sopra il Casale Pacini, nelle adiacenze della curva del consorzio agricolo, sotto la parte sud-ovest di Tarquinia.

Il primo aereo a iniziare la virata a sinistra fu quello del Sergente Maggiore Palmisano. Allo stesso tempo il Sergente Maggiore Pinter, pilota del secondo aereo, cercò di fare una manovra per avvicinarsi ulteriormente all’aereo che lo precedeva in modo da atterrare probabilmente in formazione l’uno dietro all’altro, perché non era possibile farlo affiancati, da quella direzione. Ma una serie di coincidenze sfortunate si sommarono, fra queste la scarsa visibilità dalla cabina di pilotaggio, la zona piena di turbolenze e i raggi del sole che a quell’ora provenivano da sud verso nord accecando la visuale dei piloti. Probabilmente ci fu anche una valutazione sbagliata della traiettoria.

“Mentre il Sergente Maggiore Palmisano ad una quota di circa 150 metri stava eseguendo il “quarto di giro” per porsi in direzione di entrata in Campo, il Sergente Maggiore Pinter, che nel frattempo si era portato ad una distanza ravvicinata (circa 500 metri) dall’apparecchio che lo precedeva, iniziava esso pure nel medesimo istante il “quarto di giro”. Ciò facendo, ne veniva di conseguenza per il Pinter una riduzione di percorso e si produceva una pericolosa situazione, in quanto i due apparecchi entravano automaticamente in rotta di collisione aggravata dal fatto che entrambi i piloti non si potevano reciprocamente scorgere in quanto l’assetto dell’apparecchio in virata, data l’ala a “parasole”, impediva la visuale laterale.”

Erano pressappoco le undici quando avvenne la collisione e ciò che seguì in una manciata di secondi cancellò le prime sedici giovani vite. Nei giorni che seguirono altri tre ufficiali non riuscirono a sopravvivere. Quattro infine furono i superstiti.

“… Risulterebbe che l’apparecchio del Sergente Maggiore Pinter avente quota leggermente superiore, si trovò improvvisamente in virata e sopra a quello del Sergente Maggiore Palmisano e proseguendo la sua rotta si sarebbe appoggiato con la parte terminale sulla parte centrale dell’altro apparecchio incastrando il ruotino di coda nel cielo della cabina piloti asportandone tutta l’intelaiatura e ricevendo in pieno la “staffilata” dell’elica del motore centrale che gli tranciava netto il complesso di coda (ad avvalorare questa ipotesi fa fede la dichiarazione del Pilota Sergente
Maggiore Palmisano che asserisce essergli improvvisamente apparsa davanti e sopra il posto di pilotaggio un’ombra mentre l’apparecchio riceveva l’urto).
L’apparecchio del Sergente Maggiore Pinter precipitava in candela perché privo del complesso di coda e si incendiava toccando terra, mentre quello del Sergente Maggiore Palmisano, nonostante gli sforzi del pilota ostacolato nella manovra del pilotaggio dal bloccaggio dei comandi degli impennaggi e impossibilitato a diminuire il regime dei motori per rottami caduti nel posto di pilotaggio assumeva una posizione di accentuata picchiata mantenendola sino a terra, dove, dopo un paio di balzi capottava incendiandosi.”

Dall’aereo capottato vennero estratti vivi alcuni malcapitati anche grazie al generoso contributo di alcuni agricoltori, che lavoravano nei paraggi. Uno di questi era il proprietario del campo nel quale giacevano i relitti, l’agricoltore Trittolemo Pacini (soprannominato Titeti), gli altri erano contadini che lavoravano insieme a lui nei campi circostanti, atto a dir poco eroico e mai premiato da alcun riconoscimento.

Ecco quanto accadde alla Regia Scuola Paracadutisti di Tarquinia presso l’Aeroporto Sostegni (n°365) lunedì 16 marzo 1942 a seguito del quale evento perirono 19 uomini lasciandone altri 4 gravemente ustionati e feriti. Responsabilità, fatalità o altro poco importa; le parole migliori per un commento le trovò già allora proprio il Comandante della struttura nella stesura dell’inchiesta.

Di quanto sopra emerge che l’incidente è stato provocato da fatale circostanza difficilissimamente verificabile e che non può essere imputabile ad alcuno dei due equipaggi di volo.”
Aerop.365 P.M.3300 lì 14 maggio 1942 XX , Colonnello Comandante Giuseppe Baudoin
(Tratto dall’inchiesta disciplinare del maggio ‘42)

ELENCO DEGLI UOMINI COINVOLTI NELL’INCIDENTE

AMMILLERI GASTONE di anni 27, Tenente in S.P.E., di Roma

BENEDETTI CATULLO di anni 34, Tenente Cpl. di Fanteria, di S. Lucia D’Uzzano

BERTINI BERTO di anni 27, Tenente Cpl. di Fanteria, di Livorno
Deceduto il 17 marzo 1942 alle ore 2.30 presso l’ Ospedale Civile di Tarquinia a causa delle gravi ferite ed ustioni a seguito dell’ incidente di volo.

DI IORGI LEONARDO di anni 22, Sottotenente Cpl. di Fanteria, di Laigueglia (SV).

DE LORENZIS EUGENIO di anni 29 Tenente S.P.E., di Foggia
Deceduto il 17 marzo 1942 alle ore 22.30 presso l’ Ospedale Civile di Tarquinia a causa di gravi ferite ed ustioni a seguito dell’ incidente di volo.

DEPETRONI BRUNO di anni 28, Tenente Cpl. del 9° Alpini, Btg. L’Aquila Bis, Divisione “Julia”, di Trieste

FAVARO STEFANO di anni 31, Tenente Cpl. , di Monselice (PD)

FUSARO SALVATORE Tenente Cpl. del Corpo Automobilistico, di Lecce
“SOPRAVISSUTO ALL’INCIDENTE DI VOLO DEL 16 marzo 1942”

GHETTI AURELIO di anni 30, Tenente Cpl. , di Reggio Calabria

MARIANI GIULIO di anni 23 Aviere Scelto (di Leva) , Aiuto Motorista della Regia Aeronautica di Samarate (VA)
“SOPRAVISSUTO ALL’INCIDENTE DI VOLO DEL 16.3.42”

PALMISANO GIUSEPPE di anni 24, Sergente Maggiore Pilota S.P.E. della Regia Aeronautica di Locorotondo (BA)
“SOPRAVISSUTO ALL’INCIDENTE DI VOLO DEL 16.3.42”

PALUMBO GENNARO di anni 29, Tenente Cpl. , di Accadia (NA)

PARODI LUIGI di anni 28, Tenente. Cpl. , di Sestri Levante (GE)

PERRINI FRANCESCO di anni 29, Tenente CPL., di Bari

PINTER GIOVANNI di anni 25, Sergente Maggiore Pilota S.P.E. PILOTA della Regia Aeronautica di Verona

PIROZZI MARIO di anni 29, Tenente Cpl., di Napoli

REMONDINI CARLO di anni 25, Tenente Cpl. , di Pontoglio (BS)

RUBINELLI GIUSEPPE di anni 30, Tenente Cpl. , di Taranto

STEA BALDASSARRE (BALDINO) di anni 23, 1° Aviere Motorista di Leva della Regia Aeronautica di Adelfia (BA)

TUDISCO GIACOMO (MIMMO) di anni 26, Sottotenente. Cpl. Istruttore Paracadautista, di Catania

VERNA GUIDO di anni 26, Tenente S.P.E. Istruttore Paracadutista, Diplomato alla Farnesina di Cuorgne’ (TO)

VIGNERI MARIO MATTEO (oppure VENIERI) Capitano di Artiglieria Osservatore d’Aereo S.P.E. , Allievo Direttore di Lancio ,
“SOPRAVISSUTO ALL’INCIDENTE DI VOLO DEL 16.3.42”

SANCHINI GALLIANO di anni 23, Sottotenente Cpl. del 28° Reggimento di Fanteria della Div. “Pavia”, di Urbino (PS)

In una lettera/testimonianza, l’unico dei sopravvissuti che sono riuscito a conoscere, Salvatore Fusaro, mi scrisse il perché sia lui che altri giovani, allora fecero la particolare scelta di voler divenire Paracadutisti:

“Credevamo – come fermamente anch’io lo credevo – che per la Patria (quella appunto con la “P” maiuscola !) è bello lottare e vincere, ma anche occorrendo, soffrire e perfino morire.” (Dulce et decorum est pro Patria mori – dalle Odi di Orazio). (Dalla lettera di Salvatore Fusaro, 9 agosto 1995)

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