ADDESTRAMENTO

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Pubblicato il 19/11/2006

TRE GIORNALISTI INFILTRATI CON LA MANGUSTA

PRIMA PUNTATA

PARMA- Abbiamo pubblicato alcune settimane orsono uno “speciale” sulla esercitazione della Folgore, la “MANGUSTA 2006”, di cui troverete più sotto una scheda che ne riassume le caratteristiche.

In quella occasione,come ricorderete, grazie al nullaosta del Comando e dell’Ufficio Pubblica Informazione della Brigata, tre giornalisti sono stati “infiltrati” insieme ad una Pattuglia del 183° NEMBO che era stata aviolanciata 10 giorni prima nel grossetano.

Erano il dr ( già s.ten paracadutista) Giovanni Neri, del TIRRENO di Livorno, Walter Amatobene ed Alberto Manfredi, del sito www.congedatifolgore.com.

Occasione rara, come potete facilmente immaginare, che ci ha còlto quasi di sorpresa ( la procedura di autorizzazione parte da Roma ed è sempre incerta fino all’ulimo minuto..), impedendoci di attrezzarci per le riprese notturne ( il limite di questo servizio).

Nonostante la nostra lacuna, grazie al MEDIA COMBAT TEAM, le gallerie che presentiamo alla fine di questo “diario”, danno ugualmente l’idea delle condizioni operative che abbiamo incontrato.

L’appuntamento era per il giorno 10 Settembre presso il centro ippico dell’Esercito, a Grosseto, dove saremmo stati inquadrati e “vestiti”, per partire, la stessa notte, al seguito di un nucleo di infiltrazione.Ci aspettavano due giorni operativi, con lo zaino in spalla.

Saremmo stati, per spiegarci meglio, tre giornalisti “embedded”, ovvero presi in carico da una pattuglia, e condotti sul territorio al loro seguito come osservatori da proteggere.

L’accoglienza è stata a dir poco cordiale, da parte di tutto lo staff di Comando, agli ordini del Colonnello Jacono, Vice Comandante di Brigata.

Eravamo “ospiti” del Tenente Colonnello Fabio Mattiassi, responsabile della comunicazione della Folgore, che si pone come obbiettivo quello di aiutare la stampa a descrivere con più precisione il loro lavoro, mettendo i giornalisti in condizione di “contatto” con la vita operativa vera.

Meglio di dieci “media day”, diciamo noi.

I risultati sono eccellenti. La stampa radiotelevisiva e quella “cartacea” nazionale e locale lo dimostrano ogni giorno,da un anno a questa parte, dedicando alla Folgore spazi sempre più ampi e documentati.

Torniamo alla Mangusta.
L’accampamento è molto vasto e sorvegliato da Polizia Militare (i Carabinieri del Tuscania). Tutto lascia capire il vasto spiegamento di forze e la estrema complessità dell’operazione (leggete ,sotto,la nota della Brigata sulle forze in campo)

C’è un via-vai di Paracadutisti armati di Colt-m4 ed SCP,perfettamente mimetizzati, in partenza ed in arrivo: sono le pattuglie della contro-interdizione d’area che si danno il cambio.
Vanno a caccia delle pattuglie offensive, a cui anche noi ci aggregheremo.Gli zaini che vediamo lasciano capire che staranno via diversi giorni.

Tranne alcune zone “off limits” ( una di queste è proprio quella riservata alle pattuglie che vediamo in partenza, che non devono entrare in contatto per alcun motivo col resto del campo), siamo stati introdotti e presentati a tutto lo staff.
La tenda comando è piena di computer, con diverse mappe e schermi, e ci dà l’idea di come sia diventata veloce e tecnologica la catena gerarchica.

Appaiono su uno schermo le immagini girate poche ore prima, che documentano le fasi di un elirifornimento. Splendide, quasi cinematografiche. Sapremo dopo che lo Stato Maggiore ha adottato il video riassuntivo della MANGUSTA come spot ad importanti manifestazioni pubbliche.

Per 24 ore al giorno,dicevamo, lo staff della Direzione di Esercitazione tiene i collegamenti con tutte le forze terrestri ed aeree schierate, e comunica gli obbiettivi alle pattuglie infiltrate, raggiungendole tramite un ponte radio gestito anche con un dornier in volo.

Terminiamo il giro nella zona riservata al Media Combat Team, nucleo di militari specialisti dell’immagine di cui il Ten Col Mattiassi è coordinatore, formato da personale che ci accompagnerà sui luoghi di esercitazione.

Macchine fotografiche, fari, batterie, cavi elettrici, videocamere: oltre all’arma individuale un operatore di M.C.T. deve portarsi dietro anche gli “attrezzi” del mestiere.Digitali o no, sono tanti chili aggiuntivi sulle spalle.

Il mar. ( inc.) par Boarino prepara rapidamente l’attrezzatura, mentre il 1° Mllo MANCINO si occupa dei montaggi ( ad ogni ora del giorno e della notte), per dare al briefing del giorno successivo il supporto visivo.Sono le 18.

Pasto veloce in mensa,totalmente “autoctona”, zaino in spalla, e alle 19 circa iniziamo l’avvicinamento. Verremo condotti in CM in un’area contigua alla zona dove saremo “prelevati” da una pattuglia del 183°, che si era infiltrata dieci giorni prima con aviolancio, a molti chilometri di distanza.

Lasciamo i centri abitati. Siamo a circa 40 kmt dal campo.
Fa buio. L’automezzo viaggia con le luci tattiche, praticamente immerso nell’oscurità, inerpicandosi in collina, attraversando piccole frazioni ed inoltrandosi alla fine su una ripida carraia.

Si scende. Sono le 21.30 circa.Siamo in tre più un osservatore ed il Mllo Boarino. La consegna è tassativa: silenzio. Niente flash, niente chiacchiere, niente rumori, niente lampade e cellulari spenti. Gli attivatori, oltre 1000 schierati sul terreno, sono dovunque. Ci sembra addirittura di avvertirne la loro presenza alle spalle, ma è suggestione. L’aria è fresca e umida, nonostante il caldo e le zanzare del giorno . Siamo in piena maremma, ovvero in una vasta area collinosa, disseminata di casali e di strade vicinali, con boschetti e piccoli fossati circondti da alberi che offrono riparo a chiunque, anche a chi ci sta cercando. Con minuscole luci azzurrine l’osservatore a cui siamo stati affidati verifica la posizione e comunica sottovoce al comando il punto.

Si inizia lo spostamento a piedi. Dopo circa un ora di marcia siamo nei pressi di una zona boschiva, delimitata da carraie. Si sentono solo i rumori della campagna e qualche lontano latrato proveniente dai casali.

Qua e là le luci dei portici delle case aumentano la sensazione di essere seguiti.

Da Paracadutisti che l’hanno fatta qualche anno fa, riscontriamo con piacere che l’essenza della Mangusta rimane sempre la stessa: Zaino in spalla, movimento rapido e veloce dietro le linee nemiche in nuclei ridotti ed autosufficienti per portare offesa e disturbo al “nemico”.

E’ così anche per la Folgore di oggi. Noto i GPS, che vanno tenuti spenti, le armi più potenti, l’equipaggiamento più idoneo e leggero, ma lo zaino è sempre lo zaino, e la marcia col fiatone è sempre quella.Come diceva il Generale Bertolini “il paracadutista deve portarsi tutto quello che gli serve nello zaino, altro che elettronica e diavolerie con il computer. Ci vogliono polpacci e cuore.”

In queste lunghe esercitazioni ci si sfianca per chilometri con venti, trenta chili sulle spalle- ci bisbiglia durante una sosta di controllo il valutatore- e solo i più robusti, i più motivati ed allenati, reggono e sono pronti all’azione. Resistenza fisica e mentale, quindi.

Ecco cosa rende i Paracadutisti così legati tra loro: queste lunghe e difficili esperienze che si fanno in volo, a terra e in zone ostili sia meterologicamente che dal puno di vista addestrativo.

C’è poco tempo per pensare: lo zaino sulle spalle distrae dagli argomenti poetici.Neri ed il sottoscritto, forse i più anziani del gruppo, non vogliono sfigurare. Il fiatone c’è , ma si dissimula e non si ammette. Manfredi è dietro di noi, e dal suo passo deduco che è in perfetta forma.

Siamo fradici di sudore, nonostante l’aria fresca.

In prossimità di un incrocio tra alcune strade di campagna, notiamo un’ombra. Si avvicina silenziosamente all’osservatore. Chiede la parola d’ordine e ottiene risposta. In pochi secondi, ad un gesto di chi ci ha agganciato, emergono dal fogliame altri dieci Paracadutisti. Perfettamente mascherati e silenziosi. Gli eravamo passati a pochi centimetri. Saremmo stati spacciati, se fossimo stati il loro obbiettivo.

Il Comandante di Pattuglia, un maresciallo, a gesti ci segnala di stare in fondo, insieme alla retroguardia. Il nucleo si muove veloce , allungato sul terreno a distanza di 6-7 metri. Le due Minimi, armi di squadra, sono in testa ed alla fine. Il mitragliere ha un peso aggiuntivo, compresi 200 colpi, di circa 5 kg. La comunicazione avviene esclusivamente a gesti. Ogni incrocio viene segnalato con un gesto della mano, che, uomo dopo uomo, raggiunge anche il Paracadutista che ci tiene d’occhio.

Periodicamente il capo pattuglia indica col braccio il punto di eventuale ritrovo in caso di attacco ostile. Il segnale viene trasmesso fino a noi anche in questo caso. Una radura, un bosco, un anfratto, dove gli uomini non colpiti devono riordinarsi per riprendere la marcia..

L’obbiettivo di questa prima azione è una autocolonna che transiterà intorno alle due del mattino. Camminiamo da tre ore , manca poco al punto. Lo zaino pesa. I ragazzi davanti a noi dimostrano una ottima resistenza. Si sente solo il rumore dei passi, anch’essi attutiti volutamente, camminando dove possibile sul margine della strada, dove c’è un pò d’erba.

Il transito della autocolonna sarà di lì a pochi minuti. Raggiungiamo quasi correndo la zona di attacco. Un cocuzzolo di una collina, totalmente scoperto,con un fossato di circa un metro su un lato, illuminato dalla luna e con una terra bianca che riflette la luce e staglia le ombre. Gli obbiettivi sono difficili,volutamente, l’area pericolosa e la pattuglia numericamente insufficiente a coprire l’intera area.
Un test per valutare anche il Comandante del nucleo.

Veniamo accantonati insieme al valutatore. Siamo a ridosso della Minimi che attaccherà per prima. Ancora una volta ci è proibito parlare e scattare foto con luce bianca. Il Maresciallo Boarino è dotato di lenti IR e “luce nera” , ovvero schermata all’infrarosso anch’essa. Dopo l’assalto “scapperà” via, per rientrare, con una serie di appuntamenti al minuto. Rientrerà al campo, dove monterà i filmati da consegnare al Comando di esercitazione per i de-briefings operativi. Dagli spezzoni di ogni ripresa è stato tratto un filmato che farebbe venire l’acquolina in bocca ad ogni giornalista. Alcuni fotogrammi sono nella “gallery” qui sotto.

Il Comandante decide di schierare gli uomini seguendo lo schema di imboscata classico: le due minimi che tagliano strada a 30 gradi , il resto della pattuglia sistemato per intercettare il resto dei veicoli, che saranno fermati dalla prima arma che aprirà il fuoco al segnale del comandante.

Nel silenzio totale si sentono i rumori dei camion in arrivo. Siamo vicini ad un abitazione. I cani abbaiano. I veicoli salgono lentamente. La postazione è buona per vedere tutta la scena. Sono circa 10 camion preceduti da una camionetta dei carabinieri del Tuscania. La minimi apre il fuoco, seguono tutti gli altri della pattuglia. Gli automezzi rispondono violentemente. Il conducente in testa non si ferma, la autocolonna “”scappa”” velocemente , sfruttando la discesa. Una sorpresa non prevista.Ci sta anche questo. I colpi sparati sono centinaia. Le minimi , con il loro rumore classico, fendono tutta la valle. Centinaia di vampate illuminano le bocche da fuoco. Se non fosse tutto a salve ci sarebbe da aver paura. Centinaia di colpi che, se veri, avrebbero neutralizzato il ocnvoglio.

Pochi minuti per riordinarsi e si esfiltra velocemente, raggiungendo due retroguardie, lasciate a controllare gli zaini.

Qualche parola, qualche battuta sottovoce. Capiamo che molti ragazzi sono stanchi.

Abbiamo l’impressione che il comandante di pattuglia non sia soddisfatto. Sentiamo che parla con l’osservatore-valutatore. Quest’ultimo non può nè suggerire, nè segnalare le sue opinioni, nè fare commenti verbali. Sarà tutto scritto, e finirà nelle mani del Direttore di Esercitazione.

Sono le tre del mattino. La stanchezza comincia a farsi sentire. I ragazzi,per giunta, sono in ballo da molti giorni. Hanno già condotto diverse azioni notturne, con Alcuni aviarifornimenti e un elirifornimento proprio la sera prima, per ricevere munizioni e viveri.

A giudicare dalle condizioni delle mimetiche (la pattuglia indossa le vecchie, mentre gli attivatori le nuove con mimetizzazione vegetata) , hanno vissuto nei boschi. Gli zaini sono gonfi e pesanti, a giudicare da come marciano, piegati in avanti, con il contrappeso dell’arma imbracciata. Fortunatamente non ha piovuto, ma non sarebbe cambiato nulla: avrebbero dovuto continuare. La Mangusta non cambia mai, come i paracadutisti che la fanno: raggiungere l’obbiettivo comunicato a sorpresa, attaccare, esfiltrare, bivacco diurno e movimento notturno, evitando gli attivatori, che sono sul terreno con un rapporto di 1 a 15. Ecco l’essenza del lavoro di questi ragazzi, da 15 giorni.

Mentre siamo in marcia verso il punto di sosta, sentiamo , lontani, altri spari. Gli attivatori sono vicini. Si accellera il passo e si costeggia il fossato, accucciati.

Carabinieri Paracadutisti, 186°, 187°, 185° Rao ed Incursori sono sul terreno.Tutti veterani della controinterdizione.

Sappiamo che la sera successiva un distaccamento del Col Moschin caricherà a bordo di un CH47 una Defender totalmente attrezzata, di quelle che abbiamo visto in Iraq o Afghanistan.. Sbarcheranno in una zona collinare per prendere in consegna ( o liberare?)il capo dello stato “amico”, trasportarlo in luogo sicuro e farlo incontrare con negoziatori internazionali. Scenari sorprendentemente reali, quasi di cronaca. Si addestrano da anni a fare questo. Sono tra i migliori al mondo, adesso.Speriamo di essere aggregati a loro.

La campagna scorre sotto i nostri piedi. Casali,latrati, rumori che fanno fermare il gruppo,civette…Sembra un film. Le zone sono splendide , ma non c’è tempo di guardarle. Scendiamo verso quello che sembra un boschetto. Una sentinella, totalmente nascosta, ci osserva, non vista.Parola d’ordine e risposta. Bivacco. Niente fuochi, niente chiacchiere. Si mangia una barretta e una simmenthal e poi a nanna. Silenziosamente ci si sparpaglia tra gli alberi. Alle quattro crolliamo.

Le prime luci dell’alba mi fanno vedere una sentinella che sgranocchia un biscotto.Colazione a freddo. Ogni ora si sono alternati all’imbocco dell’area. Loro si fermeranno l’intera giornata, in attesa del prossimo obbiettivo. Gli mancano ancora quattro giorni di marce. Noi saremo esfiltrati dall’osservatore, che sarà “cambiato”. torneremo al campo seguendo un itinerario preciso.

Camminiamo in pieno giorno, “protetti” dalla fascia bianca che contraddistingue i neutri ( comando, osservatori, valutatori, stampa)

Raggiungiamo una radura. Veniamo lasciati dal Valutatore. Siamo stanchissimi. Neri si fa un thè, dimostrando di essere stato previdente. La giornata è calda e soleggiata. Vediamo in lontananza il DORNIER che sorvola l’area per fare da ponte radio con le pattuglie infiltrate. Quella che abbiamo lasciato e tutte le altre attendono di sapere le coordinate dell’obbiettivo che li attende. Muoveranno all’imbrunire. La media dei chilometri percorsi è tra i 15 e i 20 al giorno.

Sappiamo che dovranno raggiungere un posto comando piazzato sul cocuzzolo di una collina senza vegetazione intorno, illuminato, con luna piena e difeso dal Capar e da una pattuglia di americani della AIRBORNE. Difficilissimo da espugnare.

Arriva l’automezzo che ci recupera. Carichiamo gli zaini e rientriamo al campo. Ritorniamo ad essere attempati giornalisti, mentre prima eravamo “solo” Paracadutisti in esfiltrazione, grazie alla Brigata che ci ha accolti e ci ha regalato queste emozioni professionali ed umane.. I giovani Paracadutisti in servizio sono più esperti, più preparati e hanno alle spalle molte missioni, eppure in quei boschetti “lo spirito guerrier ch’entro mi rugge….”…Beh. Lasciamo stare. Dovevamo pensarci prima.

Torniamo per conoscere dove saremo mandati la notte successiva…..

Continua…….

AVVISO AI LETTORI
La documentazione fotografica è scarna e di bassa qualità perchè il webmaster ed il par Manfredi avrebbero intralciato e messo in pericolo l’esito della missione con i flash, e avrebbero rallentato le operazioni in corso,soprattutto quelle notturne, fatte con passo rapido e poche soste. Una gallery ospita i bellissimi fotogrammi tratti dai filmati che il MEDIA COMBAT TEAM girava ogni notte e preparava per la D.E. il pomerigio . Un lavoro massacrante e di alta qualità, fatto con passione, e si vede.


GUARDA I FOTOGRAMMI DEI FILMATI DEL MEDIA COMBAT TEAM

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COSA E’ LA MANGUSTA

LIVORNO – L’ esercitazione denominata MANGUSTA è una complessa operazione che viene tenuta, ogni qualvolta gli impegni operativi lo consentono, dalla Brigata Folgore ed esprime , più di ogni altra operazione, il miglior impiego delle aviotruppe.

Per la condotta dell’esercitazione la Brigata riceve in concorso alcuni “assetti” come velivoli dell’Aeronautica Militare e dell’Aviazione dell’Esercito, unità di guerra elettronica, unità cinofile ed elementi dell’11° Reggimento Trasmissioni “Leonessa”.

Nel 2006 sono stati impiegati per oltre 10 giorni oltre 1300 uomini, circa 300 automezzi di diversa tipologia e , come anticipato, aeromobili ad ala fissa e rotante.
A questo proposito è interessante rilevare che l’attività di volo si è svolta durante tutto l’arco delle 24 ore e le missioni sono state condotte in stretto coordinamento con le unità per le quali hanno operato. Dalla fase di pianificazione fino alla esecuzione della missione di volo, gli equipaggi hanno vissuto a stretto contatto con i paracadutisti in modo da creare l’affiatamento e la conoscenza reciproca delle procedure d’impiego di ciascuna unità. Affiatamento e conoscenza che hanno poi permesso una realizzazione “concreta” dei compiti ricevuti.

Il territorio interessato comprende tutta la provincia di Grosseto e la parte Nord di quella di Viterbo.

SOLO 36 ORE DI TEMPO TRA L’ALLARME ED IL MOVIMENTO DELLE PRIME AUTOCOLONNE

Abituata a tempi di intervento rapidissimi, la Folgore si è rischiarata sul terreno in sole 36 ore. Allo scadere delle 48 tutte le componenti erano pienamente operative. Dagli apparati ad alto contenuto tecnologico ( sistemi di comunicazione, computers ect), fino alle strutture logistiche indispensabili per la vita “al campo”.

DUE SETTIMANE SCHIERATI SUL TERRENO

Un impegno durato quasi due settimane che terminerà il 15 Settembre.

Tutti i congedati conoscono bene l’operazione, una “classica” per chi ha servito nelle aviotruppe, e ricorderanno le lunghe marce di avvicinamento agli obiettivi, gli assalti, le esfiltrazioni, gli aviorifornimenti notturni e gli altri movimenti tattici sul terreno fatti sempre di notte per evitare di essere sorpresi o intercettati dai colleghi in controinterdizione.

Giorno per giorno i comandanti di pattuglia ricevono gli ordini, con il compito e lo spazio temporale entro il quale assolverlo .

Tutto l’occorrente per l’intero periodo è nello zaino e, in relazione alle necessità delle pattuglie sul terreno, vengono anche effettuati degli aviorifornimenti e degli elirifornimenti notturni che hanno lo scopo di rifornirle dei materiali di consumo e dei viveri che, esercitazione durante, sono stati consumati
Il compito di infiltrarsi e operare nel ruolo di “interdizione” è toccato al 183° Rgt Nembo di Pistoia, che ha ricevuto in concorso distaccamenti operativi del 9° Rgt Col Moschin e del 185° RRAO mentre il ruolo della controinterdizione è stato assolto dal 186°.
La Direzione di Esercitazione, con sede nel Centro Veterinario dell’Esercito di Grosseto, ha monitorizzato le attività di tutti i reparti sul terreno lasciando ai comandanti dei Reggimenti la piena autonomia di organizzare le attività e di emanare gli ordini ai propri reparti.
Di notevole importanza i contatti presi preventivante con le Prefetture ed i Comandi delle Stazioni Carabinieri che insistono sul territorio interessato all’esercitazione. Contatti che hanno avuto lo scopo di informare la popolazione sulle attività che sono state condotte, comunque, senza arrecare disturbo e, cosa davvero molto importante, evitando di interessare aree di elevato interesse naturalistico quali il Parco dell’Uccellina e molti altri disseminati sul territorio.

ARCHIVIO FOTOGRAFICO

Di seguito alcune lastrine preparate dall’’Ufficio Stampa della Folgore che riassumono i presupposti operativi della Mangusta .

CLICCA QUI PER VISUALIZZARLE