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Pubblicato il 12/01/2018

TUNISIA:- RIVOLTE CONTRO IL GOVERNO ( ISLAMISTA) UNA BUONA OCCASIONE PER RIDARLA AI TUNISINI

di Corrado Corradi

I media ci informano che la Tunisia é tornata ad infiammarsi, scossa com’é da una serie di proteste a sfondo prevalentemente sociale che hanno generato importanti scontri in quasi tutte le città (ad ora sarebbero stati operati oltre 400 arresti).

Ho lasciato la Tunisia ormai due anni fa dopo esservi giunto nell’ottobre del 2011.
In quei quasi 5 anni di permanenza ho avuto modo di constatare che la maggior parte della popolazione, cessata la «sbornia» della protesta e fatti bene i conti, rimpiangeva sempre più manifestatamente la gestione del deposto Ben Ali. Ormai tutti avevano preso coscienza che il partito Ennahda era un partito confessionale islamico a tutto tondo e chi lo aveva paragonato alle democrazie cristiane europee aveva preso un abbaglio perché Ennahda aveva iniziato a instaurare «piano piano, sottovoce, sibilando» (proprio come cantato nell’arietta de “la calunnia” nel Barbiere di Siviglia) una gestione che si apprestava a diventare scriteriatamente islamista nell’accesso militante del termine.
Porto due esempi:
• Con la pressante problematica socio-economica che reclamava urgenti provvedimenti mirati a rilanciare almeno il turismo, il parlamento era impegnato a discutere se con la prossima stagione estiva si dovesse autorizzare o meno il bikini sulla spiagge.
• Nello stesso contesto, in vista del Ramadan, qualche parlamentare si era spinto a proporre di usare le telecamere poste nelle strade cittadine per controllare e denunciare pubblicamente chi non avesse rispettato il digiuno.
Chiaramente, in quei 3 anni in cui Ennahda e i partiti politici suoi alleati sono stati padroni della Tunisia, il paese é andato a scatafascio almeno fino a quando qualcuno non si é ravveduto e con la prima tornata elettorale ha dato il benservito a quell’alleanza politica.
Pero’, Ennahda, espressione tunisina della fratellanza musulmana, era riuscito in alcune operazioni che sicuramente non avrebbero risolto i problemi della Tunisia ma erano strumentali alla più ampia strategia dell’islamismo internazionale il quale, avendo preso atto dell’impossibilità di portare a termine l’islamizzazione dei paesi della riva sud del mediterraneo, stava progettando una nuova offensiva da condurre almeno in quei due paesi dove l’islamismo aveva avuto accesso alle stanze dei bottoni, la Tunisia e l’Egitto.

Quanto all’Egitto, mi sembra che Al-Sisi (il pio Generale al quale nessun musulmano po’ muovere accuse di fede tiepida) sia riuscito a raddrizzare la baracca ormai preda diel più torvo confessionalismo di stampo islamista.

La Tunisia invece, priva di un uomo «forte» (l’attuale presidente, benché sia una persona di caratura, cultura ed esperienza, ha un difetto: si avvicina ai 90 anni e li dimostra tutti) é in balia di quello che Ennahda é riuscito a portare a termine come più ampio progetto di islamizzazione del paese:
• il Ministero dell’Interno é stato infiltrato con migliaia di agenti e funzionari militanti islamisti fedeli del partito;
• i sindacati sono stati anch’essi infiltrati e ormai da 6 anni sono orientati ad avanzare istanze in linea con la visione sociale islamista;
• le comunità salafite che man mano giungevano in Tunisia attratte dalle promesse di Ennahda sono ora consolidate in alcune regioni ell’entroterra tunisino;
• dulcis in fundo, complice il Ministero dell’interno, la Tunisia ha avuto il suo proprio gruppo jihadista (Ansar Charia), tutt’ora attivo sul confine con la Libia.

Non fa quindi specie se nelle manifestazioni vengono segnalati (anche dall’Intelligence tunisina che é stata risparmiata dall’infiltrazione di Ennahda) elementi jihadisti fra i quali alcuni già arrestati durante l’assalto all’Ambasciata USA in Tunisi nel 2012, episodio che ha segnato la nascita del gruppo jihadista, Ansar Charia, di cui sopra, il cui ostetrico é stato l’allora ministro dell’interno.

Molti tunisini chiedono a gran voce all’Europa di non ripetere l’errore del 2011 quando si é schierata a favore delle primavere (ma de ché??) arabe.
Questa situazione che mi consta essere caratterizzata da una profonda spaccatura tra i due poli della società tunisina:
• Il maggioritario laico (nazionale);
• Il minoritario confessionale (internazionale ed eterodiretto);
potrebbe essere una opportunità piovuta dal cielo per inserirsi in un processo mirato a ridare la Tunisia ai tunisini espungendo il cancro islamista da un paese troppo vicino alle nostre coste.